Negli anni Zero appena conclusi il microcosmo della musica ha subito grandi stravolgimenti: consumo, spazi, comunicazione ed economia sono radicalmente modificati. Intorno a noi è cambiato anche lo scenario culturale e politico; la quotidianità di ognuno si è adattata in forme nuove.
In questo decennio si snoda anche la carriera dei Velvet, band rimasta fedele a se stessa senza mai smettere di cambiare. Mutare, non per adeguarsi a qualcosa ma per seguire un’esigenza del tutto propria. Oggi, quasi ad un anno dall’uscita del loro ultimo, spiazzante album ovvero Nella lista delle cattive abitudini, facciamo il punto della situazione con Pierluigi Ferrantini. Si parla di musica, ma anche di vita. In un contesto in cui si tenta di incasellare e conformare ogni prodotto ad un’idea, i Velvet cambiano e crescono. Non si scinde più l’artista dalla persona, non si può più osservare apatici, non si può più tacere. (In streaming autorizzato I nuovi emergenti; foto di Chiara Mirelli)
Lost Roads - (Interviste - Focus - Live report di concerti)
Gradi emotivi: intervista a Michele De Finis (Il Vortice) »
By Vladimiro Vacca on Feb 3, 2010 in Editoriali, Interviste | 0 Comments
Un colore e i suoi gradi, come gli umori di un percorso interiore fitto, denso di trame interrogative, e poi sciolte. Perché un inizio che conosce la fine è dolore, è scelta, per quanto indotta e necessaria. Motivi come gradi. Macchie di gradi perse nei versi e nelle melodie. Melodie elettriche, rumorose, dilatate ma affilate. Come la selezione naturale delle parole, ordinate secondo il filo di una scomposizione. La vita e il suo punto zero, però trasfigurati. Le canzoni fanno questo, talvolta. Diventano altro dalle immagini reali che le hanno generate. Michele De Finis, alla guida della band partenopea Il Vortice, parte da sé, riformula… poi. Infila la sua scrittura d’intelligenza emotiva in eco sonica di matrice ‘90, mangiando i referenti alla mensa di una certa cura personale. Il risultato è un disco molto valido, nelle intenzioni, nella materia sostanziale, nell’attitidine. Dodici gradi di grigio è una storia, d’aria e apnee. Di opposti. LostHighways prova a leggerla col suo autore. (La struttura del vuoto è in streaming autorizzato; foto 1-2 di Federica Di Lorenzo)
Cinema senza pellicola: Tecnosospiri w/ Paolo Benvegnù @ Auditorium Parco della Musica (Rm) 24/01/10 »
By Gianluca Gentile on Feb 3, 2010 in Editoriali, Live report | 1 Comment
L’Auditorium Parco della Musica di Roma apre le sue porte alla musica delle nuove generazioni tramite la rassegna “Generazione X”, oramai giunta alla quinta edizione. Stasera sul prestigioso palco del Teatro Studio ci sono i Tecnosospiri che presentano il loro show insieme al padrino d’eccezione Paolo Benvegnù, mentre in apertura c’è spazio per i Luminal, la band romana che dopo la pubblicazione del suo disco d’esordio, Canzoni di Tattica e Disciplina, ha sempre mostrato di saperci fare davvero. E quella mezz’ora a loro disposizione conferma tutte le buone impressioni che avevamo avuto. Il loro rock regge molto bene la prova dell’Auditorium: il sound è ottimo, potente e cattivo quanto basta, basso e batteria poderosi, le distorsioni delle chitarre si impastano e si intrecciano a dovere e donano vigore ai testi ora cantati, ora pronunciati, ora cantilenati a turno da Alessandra Perna e Carlo Martinelli. Ottima prova di rock.
Il mondo non cambia: intervista a Giorgio Canali »
By Rosa D'Ettore on Feb 2, 2010 in Editoriali, Interviste | 0 Comments
Era il 16 gennaio. Sulla Capitale calava la notte e con essa il gelo. Al Circolo degli Artisti era in scena Giorgio Canali. Losthighways incrocia di nuovo la strada di quest’uomo eccezionale e decide di fare una sosta per una piacevole chiacchierata. Le piazzole di sosta però sono tutte occupate, è sabato e subito dopo il concerto di Giorgio Canali & Rossofuoco i deejay si sono dati da fare. Lo stesso Canali prova a cercare un posto, ma non c’è nulla ed è molto difficile comunicare tra noi perché non riusciamo a sentirci. Giorgio Canali ha un’idea: c’è il bagno. Saltiamo la fila, spieghiamo ai presenti che si tratta di un’intervista e ci barrichiamo con la speranza di riuscire a comunicare, appunto. Ci riusciamo, ma le persone bussano di continuo alla porta e Giorgio risponde bussando dall’interno. Ecco, così nasce quest’intervista. (Nuvole senza Messico è in streaming autorizzato; foto di Rosa D’ettore)
L’amore rimette in ordine le cose: intervista a Matteo Gosi (Beacoup Fish) »
By Roberta Molteni on Feb 2, 2010 in Editoriali, Interviste | 0 Comments
Occorre un pochino di leggerezza, talvolta. Occorre lasciare che le sensazioni scivolino. Occorre svestire le pose e lasciarsi andare alla buona educazione dei numeri primi, ri-partire dai colori primari. I Beacoup Fish ci riescono. Lascio tutto è un disco gentile, rock come sanno esserlo l’istinto e certe urgenze, pop come riesce alle mattine d’autunno usate alla memoria, alla malinconia. Il destino di certe parole è musica; certa musica è conversazione d’attimi, estemporaneo arrendersi alla bellezza dei Sì. Losthighways chiacchiera con Matteo Gosi di aspettative e dettagli, di umori e memoria e tutto accorre a rendere ancor più piacevole la scoperta di un disco che è tragitto e ponte, da qui ad un futuro prossimo che vuole essere crescita, che può essere scoperta, che deve avere l’occasione di dire, di dare. (Imperfetto è in streaming autorizzato)
One Fast Move Or I’m Gone: Kerouac’s Big Sur »
By Gianluca Gentile on Jan 27, 2010 in CrossRoads, Editoriali, Focus | 0 Comments
1960. Jack Kerouac è uno dei nomi più famosi ed influenti della sua generazione, catapultato in primo piano dal grande successo del suo On The Road e innalzato a emblema di tutto il movimento definito Beat Generation (come dimenticare l’intervista della nostra Pivano?). Fama che si riassume in maniera esemplare nel modo spregiativo in cui viene definito “Re dei Beatniks”. Ma il Jack Kerouac uomo, non la figura elevata a mito dalla massa, è ormai stanco e disilluso. Qualcosa dentro di lui si è rotto. Ora, famoso, ricco come non mai, deve fare i conti con la delusione, la persecuzione e la paranoia che tutto ciò ha comportato. Immerso nell’alcool, passa le sue giornate nella casa materna di Long Island, nello stato di New York, in una sorta di stato vegetativo. Incapace di scrivere, di esprimere se stesso, coltiva la vivace speranza che l’Ovest possa donargli la calma necessaria per poter finalmente condurre una vita anonima e tranquilla, come era la sua prima della pubblicazione di On the Road, per potersi disintossicare dall’alcool una volta per tutte e potersi dedicare alla stesura della sua prossima opera: non più il baccano e le storie della strada ma ciò che si cela dentro, nel profondo, nell’anima, nello spirito.
Alla ricerca di ciò che soltanto l’arte ci può dare: intervista a le Visioni di Cody »
By Emanuele Gessi on Jan 27, 2010 in Editoriali, Interviste | 0 Comments
Le Visioni di Cody sono una giovane band che vive e si muove tra Bologna ed il cesenate. Cacciatori di poesia, scopritori di bellezza, inventori di melodie, scultori di emozioni: le Visioni di Cody sembrano così puri che non si può rimanere indifferenti.
Giunti al secondo lavoro discografico, pronti a chiudersi in studio a registrare il loro terzo disco, la band si propone al grande pubblico con la promozione più diretta ed immediata possibile: il dono. Le Visioni di Cody offrono in esclusiva ai lettori di LostHighways il loro secondo disco, Écrasez l’Infâme! in free-download.
Per questa occasione incontriamo virtualmente la band per conoscere meglio qual è la linfa vitale che scorre nelle loro canzoni.
Era l’Aprile del 2008 quando vi ascoltai la prima volta, e la magia dell’anima di Faber viveva nella prima traccia del vostro Ep, Semiotique. Da quel giorno ne è passata di acqua sotto i ponti, ma se volessimo ripercorrere al contrario il corso d’acqua, come i salmoni, se volessimo scoprire la fonte, dove la troveremmo?
Nei corridoi di un Liceo Scientifico, in un paesino dell’Appennino Tosco-Romagnolo addirittura segnato nella cartina geografica.












