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Elizabeth Strout : Olive, ancora lei

Elizabeth Strout
Olive, ancora lei
traduzione Susanna Basso
Giulio Einaudi Editore
collana Supercoralli
2020
strout

“Forse ci si innamora di chi ci salva la vita, anche se non si crede più che valga la pensa salvarla.”

La vita fa così: non te la manda a dire.
Non tiene le mani in tasca perché il suo schiaffo potrebbe farti male.
Non aspetta dietro l’angolo considerando l’ipotesi che a sbatterle contro perderesti l’equilibrio.
Non ti corre dietro e non ti coccola se perdi il passo, la misura o la fortuna.
Lei è quel che è: a te le parole per farne qualcosa, le gambe per correrla, la luce per guardarla, la delicatezza o la rabbia per piangerla; a te il gusto di dirla, il privilegio di darla, l’ostinazione di tenerla chiusa nelle tue quattro mura anche quando sai che è inevitabile, se ne andrà.
Olive Kitteridge fa così: non te la manda a dire.
È tornata ed è quel che è: solida, tremenda, più vecchia di qualche anno, burbera, disincantata, ingenua poiché limpida.
Così Olive, se stessa senza fronzoli, di una bellezza maleducata, onesta, così simile alle fotografie che andiamo a riguardare quando abbiamo bisogno di avere fiducia, un posto, una trama.
Olive e il suo modo autentico di frequentare il tempo, di occupare lo spazio, di avere a che fare con la memoria sono un dono, oggi, aprile 2020, sono un dono straordinario.
La vecchiaia, la solitudine, la fede, gli abbandoni, i fallimenti.
E l’amore, ah, l’amore: sempre lì a fare da bandolo, nel bene e nel male, disilluso o salvifico, deluso, prepotente, necessario, sognato o che stringe forte.
La vita e Olive continuano ad annusarsi, a nutrirsi l’un l’altra, a tenersi a mente, a scegliersi.
C’è una gran luce fra le pagine di questo libro e gli odori sono pungenti.
Dire il crescere e farlo dire alla vecchiaia, agli acciacchi, alle sconfitte, ai finali di partita, alle carezze necessarie: è miracoloso, oggi, aprile 2020, sentire tanta empatia per le crepe che ci divorano prendere forma e stringere forte.
Grazie Olive.
Bentornata.

“E Bob sedette sui talloni e aspettò che Helen restasse a occhi chiusi a lungo prima di trasferirsi sulla poltrona di fronte alla sua. Era indolenzito, come se avesse camminato molto più di quanto il suo fisico potesse sostenere, sentiva male da tutte le parti, e pensò: Ho l’anima indolenzita.
E capì che non bisognava mai prenderla alla leggera, la profonda solitudine della gente, che le scelte fatte per arginare quella voragine di buio esigevano molto rispetto.”

Colonna sonora 1:
Daniele Silvestri – “Acrobati” in Acrobati, Sony Music 2016

Disobbedire alla gravità
Non credo che sia grave
Non puoi chiamarla libertà
Finchè non rischi di cadere

Colonna sonora 2:

Grant Lee Buffalo – “Fuzzy” in Fuzzy, Slash 1993

And just when those big arms lift up
Fall in love with no time to say it

Il libro
Che ne è stato di Olive Kitteridge? Da quando l’abbiamo persa di vista, l’irresistibile eroina di Crosby nel Maine non si è mai mossa dalla sua asfittica cittadina costiera, e da lí ha continuato a guardare il mondo con la stessa burbera empatia. Sono passati gli anni, ma la vita non ha ancora finito con lei, né lei con la vita. C’è posto per un nuovo amore, nella sua vecchiaia, e amicizie profonde, e implacabili verità. Perché in un mondo dove tutto cambia, Olive è ancora lei.
Olive Kitteridge. Insegnante di matematica in pensione, vedova di Henry, il buon farmacista della cittadina fittizia di Crosby nel Maine, madre di Christopher, podologo a New York, figlio lontano in ogni senso, solo una «vecchia ciabatta» scorbutica per molti in paese; una donna scontrosa, irascibile, sconveniente, fin troppo franca, eppure infallibilmente sintonizzata sui movimenti dell’animo umano e intensamente sensibile alle sorti dei suoi consimili: è questa la creatura straordinaria che abbiamo conosciuto un decennio fa, quando la pubblicazione del volume di storie collegate che porta il suo nome l’ha consacrata a eroina letteraria fra le piú amate di ogni tempo ed è valsa alla sua artefice il Premio Pulitzer per la narrativa. In Olive, ancora lei, Elizabeth Strout riprende il filo da dove l’aveva lasciato e in questo nuovo «romanzo in racconti» ci narra il successivo decennio, l’estrema maturità di Olive, dunque. Ma in questa sua vecchiaia c’è una vita intera. Un nuovo amore, innanzitutto. Jack Kennison è un docente di Harvard ora in pensione, vedovo come Olive. A parte questo i due non hanno granché in comune, eppure la loro relazione ha la forza di chi si aggrappa alla vita, e le passioni che muovono i due amanti – la complicità e il desiderio raccontati in Travaglio, la rivalsa e la gelosia di Pedicure – ne trascendono i molti anni. Trascendere il tempo è però una battaglia che non si può vincere e racconto dopo racconto, anno dopo anno, Olive si trova ad affrontare nuove forme di perdita. Deve fare i conti con la propria maternità fallace in Bambini senza madre, con la decadenza fisica in Cuore, con la solitudine in Poeta. Ma contemporaneamente, e senza rinunciare al suo piglio irridente, leva, quasi a ogni racconto, una specie di quieta, tutta terrena speranza. La vita riserva qui piccoli momenti di rivelazione, istanti di comunione, brevi felicità. Succede, magicamente, in Luce, succede in Amica, dove l’incontro insperato con l’ultima compagna di strada è insieme un’appagante occasione di rincontro per i lettori di Elizabeth Strout.

Elizabeth Strout vive a New York ed è originaria del Maine. Ha insegnato letteratura e scrittura al Manhattan Community College per dieci anni e scrittura alla New School. Suoi racconti sono apparsi in numerose riviste, tra le quali il «New Yorker». Con “Amy e Isabelle” (2000), acclamato da pubblico e critica, e vero e proprio caso editoriale, il suo primo romanzo, è stata finalista al PEN/Faulkner Prize e all’Orange Prize, e ha vinto il Los Angeles Times Art Seidenbaum Award per l’opera prima e il Chicago Tribune Heartland Prize. Con la raccolta di racconti “Olive Kitteridge” (pubblicato in Italia per Fazi editore) ha vinto il Premio Pulitzer (2009), il Premio Bancarella (2010) e il Premio Mndello (2012).Tradotti e pubblicati in Italia (sempre per Fazi ed.) anche “Resta con me” e” I ragazzi Burgess” (2013). Per Einaudi ha pubblicato “Mi chiamo Lucy Barton” (2016) e “Tutto è possibile” (2017).

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