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	<title>Lost Highways</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
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		<title>Una gita a Valdazze sognando la realtà: intervista a Mirco Mariani (Saluti da Saturno)</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 16:28:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gessi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[La fantasia di Mirco Mariani è delicata e raffinata: il nuovo e secondo disco dei Saluti da Saturno, Valdazze, ne canta la magia e ne dipinge le morbide figure. C&#8217;è qualcosa di così intimo nei brani dei Saluti da Saturno che nell&#8217;ascolto si prova quasi imbarazzo, come di fronte a qualcosa di puro. A tutela [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/LH.e.01-salutisatun@FluòDSC_0136_121.jpg" alt="" width="300" height="207" />La fantasia di Mirco Mariani è delicata e raffinata: il nuovo e secondo disco dei Saluti da Saturno, <a href="http://www.losthighways.it/2012/02/03/valdazze-saluti-da-saturno-recension/"><strong><em>Valdazze</em></strong></a>, ne canta la magia e ne dipinge le morbide figure. C&#8217;è qualcosa di così intimo nei brani dei Saluti da Saturno che nell&#8217;ascolto si prova quasi imbarazzo, come di fronte a qualcosa di puro.<br />
A tutela della sua vulnerabilità, l&#8217;unica via percorribile per avvicinarci a questa purezza, è il sogno, e così le nostre domande si rivolgono a Mirco con un piglio insolito per un&#8217;intervista. Le risposte tornano a noi solleticate da un&#8217;onirica ironia, di quelle che portano ad un sonno sorridente, che piace a noi e a chi ci guarda dormire. (<strong><em>Tra noi</em></strong> è in streaming autorizzato; foto di Emanuele Gessi)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ho ascoltato più volte il vostro nuovo ultimo disco, ma difficilmente riesco a ritenerlo tale. Secondo me è a tutti gli effetti un viaggio. Vero?</strong><br />
E’ forse una gita, una gita  sonora. Che parte dalle Ocarine di Budrio per arrivare all’Intonarumori Futurista, per poi attraversare paesi abbandonati abitati da strumenti dimenticati: il Pianoforte a Cristallo, l’Ondioline, il Cristallarmonio, l’Optigan, la  Glassarmonica, la Sega Sonora, la Celesta che sono per noi ottimi compagni di viaggio e fondamentali per tracciare il nostro percorso sonoro sognante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è la meta? Valdazze è un (non)luogo, che va al di là della geografia. Ho l&#8217;impressione che tutti abbiano una loro privata e personale Valdazze: dove la possono trovare?</strong><br />
Valdazze, noto come il Villaggio del Cantante, è il luogo ideale per serate da intrattenimento,  un po&#8217; come una seconda casa, dove ci si può ancora incantare, incontrare e lasciarsi  trasportare lontano dall’aria che profuma di indefinito, dove possono succedere cose inaspettate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanti e quali bagagli? Cosa è indispensabile portare con sé nel viaggio?</strong><br />
La prima cosa  fondamentale è che a Valdazze ci si vada accompagnati da un Maestro di Cerimonia che ti aiuti nel sentirti cittadino del Villaggio, che ti guidi alla scoperta dei luoghi più misteriosi e nascosti.<br />
In valigia si consiglia di portare sempre dei tarocchi perché, prima di prendere anche la più piccola decisione, è conveniente consultarli. Il terreno è insidioso e ci si potrebbe imbattere in cambi di tempo  repentini e sincopati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ok, deciso. Partiamo. Abbiamo detto che non sarà un viaggio in solitaria: chi altri incontreremo?</strong><br />
Ogni volta può succedere di incontrare cose e situazioni diverse, non è facile prevedere quello che ti può aspettare. Durante un’ultima visita in uno dei luoghi più suggestivi ed importanti, Via John Lennon (completamente immersa nel bosco però ufficializzata con tanto di cartello bicolore), mi è successo di sentire uno strano rumore avvicinarsi e trovarmi a tu per tu con una bellissima coppia di cervi al galoppo. Penso sia l’unica Via John Lennon al mondo che ti possa regalare un incontro così ravvicinato con tale specie animale.  Valdazze è un luogo imprevedibile e a volte anche incomprensibile…  in pieno stile Pianobar Futuristico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che paesaggi vedremo? Quali altre immagini dipingono questa “gita”?</strong><br />
Di solito la più bella immagine che si ha quando si passa un’intera giornata al Villaggio è quella dello specchietto retrovisore della tua auto, mentre stai tornando a casa. I personaggi che si possono incontrare a Valdazze nel periodo di alta stagione, cioè nel periodo delle grandi gite condominiali da Pianobar, sono i più vari, ma tutti legati da un&#8217;unica passione: il desiderio di condivisione e la capacità di creare grandi emozioni dal nulla.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un viaggio sensoriale, nel quale il suono ha una enorme importanza, giusto? Che suoni cerca chi è diretto a Valdazze?</strong><br />
Il suono dominante è quello del vento silenzioso e dell’aria che Profuma di vuoto, tutto sembra muoversi in punta di piedi e in contromano. E’ per me una scuola del risveglio dei sensi e del suono, come  una scatola che ti regala una sorpresa infantile. La meraviglia del suono e la semplicità delle cose.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Valdazze è un sogno o a Valdazze si sogna?</strong><br />
Valdazze è il sogno del suonatore da Pianobar, che nasce dal sogno, e che accoglie gente che dal sogno vuole costruire la propria realtà.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In tutto ciò, dove sta Saturno?</strong><br />
Saturno sta nella gioiosa malinconia che arreda le strade e l’atmosfera del Villaggio, che dentro di sè alimenta  quella voglia di cambiare e ricercare un nuovo punto di partenza, almeno con la fantasia là dove la musica è la navicella spaziale che ti permette di viaggiare lontano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/LH.e.002-salutisatun@FluòDSC_0132_118.jpg" alt="" width="300" height="207" /></strong><strong>Quindi a Valdazze esiste la malinconia? </strong><br />
Io Penso che sia stata inventata proprio lì, tra le vie del centro storico. Però è quel tipo di  malinconia gioiosa e surreale, contagiosa, che aiuta a pensare e ti fa sentire meglio. E’ il punto di partenza e il punto d’arrivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;arrivo alla meta l&#8217;ho immaginato con una grande festa, dove tutti accorrono, ti accolgono come al ritorno di un fratello. Si fa baracca, si brinda. Come si intona un brindisi a Valdazze?</strong><br />
E’ d’obbligo che il brindisi a Valdazze venga introdotto dall’Intonarumori, il simbolo della libertà musicale dove l’equivoco può diventare univocità, un messaggio dalla forza disarmante che fa capire che le grandi cose  nascono  spesso dalla condivisione e dalla casualità dell’incontro. E dove ti torna voglia di ascoltare. Perchè  a Valdazze tutti hanno diritto di cantare, ma sottovoce.</p>
<h2 class="sectionhead">Tra noi &#8211; Preview</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="270" height="18" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/02-Tra-noi.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="270" height="18" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" allowfullscreen="true" flashvars="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/02-Tra-noi.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf"></embed></object></p>
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		<title>Spiros Maresca e la verità della musica</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 16:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Manco</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Focus]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando ho ascoltato per la prima volta Liberar lo sguardo di Spiros Maresca ho subito pensato alla verità, alla purezza, all’autenticità. La sua voce delicata e nitida, un Battiato giovane che canta di momenti vissuti, di emozioni provate e mai più dimenticate. Spiros sceglie parole semplici ma preziose, piccole gemme che si posano dentro e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/spiros-maresca.jpg" alt="" width="230" height="312" />Quando ho ascoltato per la prima volta <strong><em>Liberar lo sguardo</em></strong> di Spiros Maresca ho subito pensato alla verità, alla purezza, all’autenticità. La sua voce delicata e nitida, un Battiato giovane che canta di momenti vissuti, di emozioni provate e mai più dimenticate. Spiros sceglie parole semplici ma preziose, piccole gemme che si posano dentro e restano. I suoi ricordi in note diventano i nostri.<br />
Nato a Barletta ventisette anni fa,  si avvicina allo studio della chitarra all&#8217;età di sei anni. Gli anni dell&#8217;adolescenza passano tra lezioni di solfeggio e chitarra classica con Umberto Cafagna, di jazz con Nico Acquaviva e suonando in diverse formazioni musicali, i cui generi andavano dal rock al funky al blues.<br />
Durante gli anni dell’università trascura un po’ la musica, ma  nel marzo del 2008, subito dopo la laurea in Marketing e Comunicazione presso l&#8217;Università degli studi di Bari, comincia una fase della sua vita che avrà molta influenza circa la sua crescita artistica. Con uno zaino e la chitarra classica, parte per Parigi e inizia con  l&#8217;arte di strada. Sono mesi straordinari, il suo genere varia dal bossanova nei giorni di sole a musica cantautoriale italiana e francese in quelli nuvolosi.  Dopo qualche tempo Spiros riparte, sempre con lo zaino, ma senza chitarra, per l&#8217;Islanda. È il viaggio più importante, quello della ricerca di se stesso e della natura. Questo viaggio influenzerà anche la sua musica in maniera determinante, avendo portato con sé i silenzi dei grandi ghiacciai, il frastuono delle cascate e la pazienza dell&#8217;autostop. La tappa successiva è Londra. Qui Spiros continua a suonare in strada e in alcuni locali di Camden Town. È in questo periodo che comincia a scrivere la sua musica in maniera più decisa, spinto anche dal florido movimento musicale che si respira in città. Per diversi mesi suona nel Bossanova Cafè a Portobello road ed è in quel periodo che nascono e si consolidano amicizie fondamentali per il suo cammino: è qui infatti che incontra il direttore generale dello studio di registrazione Maxfold Ldt Production, Makoto Sakamoto ed è con lui che comincia a registrare i propri pezzi musicali. Fa esperienza per circa un anno all&#8217;interno di questo studio, che diventa quasi una seconda casa, e nel frattempo comincia ad interessarsi più assiduamente anche al flamenco, ne studia la tecnica e decide di trasferirsi a Barcellona nel giugno del 2010 per prendere lezioni private dal professor Alberto Marín. Attualmente è iscritto al corso di chitarra flamenca presso la Fundación Cristina Heeren de Arte Flamenco di Siviglia.<br />
Eternamente in viaggio, affamato di luoghi, profumi, contatti umani, Spiros mette ogni sfumatura della sua vita nei suoi brani. Su MySpace è possibile ascoltarne quattro, forse troppo pochi per la dipendenza che sa creare, ma sicuramente sufficienti per evadere e raggiungere posti altissimi dove potersi perdere.</p>
<p style="text-align: justify;">A voi: <a href=" http://www.myspace.com/spirosmaresca">MySpace</a></p>
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		<title>Valdazze – Saluti da Saturno</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:19:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gessi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il classicissimo ma visionario progetto dei Saluti da Saturno giunge al secondo capitolo: Valdazze. Luogo misterioso, tra mito e realtà, Valdazze è una località sulle colline toscane denominata “il villaggio del cantante”. Storia, musica e cultura si fondono in luoghi, paesaggi, sogni ed emozioni, come in un viaggio nella memoria per riscoprire l&#8217;essenza delle cose, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/valdazze.jpg" alt="" width="200" height="200" />Il classicissimo ma visionario progetto dei Saluti da Saturno giunge al secondo capitolo: <strong><em>Valdazze</em></strong>. Luogo misterioso, tra mito e realtà, Valdazze è una località sulle colline toscane denominata “il villaggio del cantante”. Storia, musica e cultura si fondono in luoghi, paesaggi, sogni ed emozioni, come in un viaggio nella memoria per riscoprire l&#8217;essenza delle cose, o meglio, la genuinità delle cose semplici.<br />
Ascoltando <strong><em>Valdazze</em></strong> la sensazione è proprio quella di cibarsi di prodotti buoni, sapori di una volta dal gusto perduto. Il viaggio nella canzone classica si avvale dei suoni di strumenti che hanno nomi da fiaba: intonarumori, pianoforte a cristallo, cristallarmonio, optigan e tanti altri. Il tema del viaggio è una costante, quello della compagnia una necessità, l&#8217;amore un&#8217;ancora formidabile, la malinconia un&#8217;amica dal volto più gentile di quanto spesso venga dipinta.<br />
Se il precedente <strong><em>Parlare con Anna</em></strong> rimarrà un bellissimo album “d&#8217;esordio” (trainato anche dalla preziosa collaborazione di Vinicio Capossela), <strong><em>Valdazze</em></strong> è più che una conferma per il capitano Mariani e la sua squadra di musicisti da “pianobar futuristico elettromeccanico”. Oltre ai suoni curati, complessi e magnificamente amalgamati, la varietà dei generi musicali proposti è spiazzante.<br />
Tra le dolci ballate si trovano brani dal ritmo vagamente hawaiano (<strong><em>Hotel Miramare</em></strong>), ritmi sincopati (l&#8217;incantevole <strong><em>Frammenti di notte</em></strong>), danze che profumano di estati anni &#8217;60 (<strong><em>Valdazze</em></strong>): diverse sfumature di una poliedrica espressività ben definita ed affascinante.<br />
Mirco Mariani, Bruno Orioli e Marcello Monduzzi, insieme ai tanti altri componenti di questo indefinibile collettivo di musicisti prestati al sogno, hanno dato vita a qualcosa di davvero bello, che scalda mentre fuori la neve copre tutto. Ma proprio tutto. Chissà a Valdazze&#8230;</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Goodfellas Records – 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Mirco Mariani (musiche e testi) &#8211; Bruno Orioli (voce) &#8211; Marcello Monduzzi (chitarre); hanno inoltre suonato Vincenzo Vasi (theremin) &#8211; Jean Luc Teroldengo (intonarumori) &#8211; Christian Ravaglioli (pianoforte a cristallo e duduk) &#8211; Massimo Simonini (giradischi e theremin preparato) &#8211; Gianfranco Grisi (cristallarmonio) &#8211; Marco Venturuzzo (ocarine di Budrio) &#8211; Francesco Arcuri (sega sonora)<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>La giostra meccanica</li>
<li>Tra noi</li>
<li>L&#8217;ultimo giorno d&#8217;estate</li>
<li>Valdazze</li>
<li>Cinema</li>
<li>Afa</li>
<li>Frammenti di notte</li>
<li>L&#8217;amore ritrovato</li>
<li>Bianco divano</li>
<li>Optigan nella nebbia</li>
<li>Hotel miramare</li>
<li>Lontano</li>
<li>(la bocca tua)</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Link: <a href="http://lnx.salutidasaturno.it/">Sito ufficiale</a>, <a href="https://www.facebook.com/salutidasaturno">Facebook</a></span></p>
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		<title>s/t &#8211; Humanoalieno</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:14:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Arduini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il gruppo nasce ufficialmente nel 2005. L&#8217;anno seguente è quello del primo disco autoprodotto, Umano Alieno. L&#8217;Arci Libertà e Musica ha scelto dal cd Ballad of spring per la sua compilation 2007 prodotta dalla Sana Records. Radio Kemonia ha voluto Levante ed altri cinque brani per una serata in diretta dal Napul@ della città partenopea. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Humanoalieno.jpg" alt="" width="200" height="200" />Il gruppo nasce ufficialmente nel 2005. L&#8217;anno seguente è quello del primo disco autoprodotto, <strong><em>Umano Alieno</em></strong>. L&#8217;Arci Libertà e Musica ha scelto dal cd <strong><em>Ballad of spring</em></strong> per la sua compilation 2007 prodotta dalla Sana Records. Radio Kemonia ha voluto <strong><em>Levante </em></strong>ed altri cinque brani per una serata in diretta dal Napul@ della città partenopea. <strong><em>Sembianze</em></strong> invece, è la colonna sonora dello spot del IV Festival Internazionale della Biodiversità. Sempre nel 2007 arrivano secondi al festival nazionale Uno su Mille, mentre Francesco Baccini dopo aver sentito il loro disco li ha invitati all&#8217;edizione beneventana dell&#8217;Independent Music Day. I loro brani sono trasmessi da numerose radio nazionali e internazionali (Radio Altra Musica, Radio Kemonia, Radio Bla Bla Network, la statunitense WWUH Radio, etc.). Nel 2008 mettono in scena <strong>H148</strong>, quasi due ore di inediti, cover e brani scritti e recitati da Raffaele d&#8217;Ari, nella parte di un alieno catapultato nel mondo terrestre. Nessun travestimento, il gruppo con gli strumenti, l&#8217;alieno con la sua maschera umana, emozioni di note e periodi. <strong><em>Status quo </em></strong>è il titolo dell&#8217;ep che esce all&#8217;inizio del 2008.<br />
Nel 2011 si presentano con <strong><em>Humanoalieno</em></strong>, concept album che si basa su una sorta di diario di bordo dell’alieno H148 che atterra su un pianeta lontano e ne scopre tutte le contraddizioni. Un diario a ritmo di beat anni ’80 e sonorità new wave veramente ben riuscita. Spicca la cover del brano <em><strong>Polvere </strong></em>di Enrico Ruggeri. Un disco moderno nel suo essere vintage.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span> CNI Music – 2011</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Alberto d&#8217;Ari (tastiere) &#8211; Franz Miele (basso) &#8211; Enrico Sciaudone (chitarre) &#8211; Paolo Scotti (batteria) &#8211; Macs Villucci (voce e chitarra)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li> Intro</li>
<li> L’eredità</li>
<li> Figli di gente perbene</li>
<li> Il riscatto</li>
<li> Polvere</li>
<li> Mono</li>
<li> Umano alieno</li>
<li> Amornovo</li>
<li> Levante</li>
<li> L’eccezione alla regola</li>
<li> Liberi davvero</li>
<li> Valore</li>
<li> Radici</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="https://www.facebook.com/pages/Humanoalieno/176075502407047">Facebook</a>,<a href="http://www.humanoalieno.it/#/HOME-01-00/">Sito Ufficiale</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>The Wasted Years of Capitan Love &#8211; Capitan love</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 12:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Des Dorides</dc:creator>
				<category><![CDATA[DEMO/EP/AUTOPRODOTTI]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[A cathartic song annuncia l’ammaraggio di Capitan Love, Raniero Spinelli per il mondo terrestre. Una chitarra  e cori in perfetto stile Beatles descrivono l’andatura della colorata, stramba navicella che tenta la traversata. Saltelliamo al ritmo di un dance rock laccato stralunato in stile David Bowie con Blow into the sky; mentre ci stringiamo nelle spalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/cover_the-wasted-years-of-capitan-love.jpg" alt="" width="200" height="200" />A cathartic song</em> </strong>annuncia l’ammaraggio di Capitan Love, Raniero Spinelli per il mondo terrestre. Una chitarra  e cori in perfetto stile Beatles descrivono l’andatura della colorata, stramba navicella che tenta la traversata. Saltelliamo al ritmo di un dance rock laccato stralunato in stile David Bowie con <strong><em>Blow into the sky</em>; </strong>mentre ci stringiamo nelle spalle sulle note malinconiche alla Barrett<strong> </strong>de <strong><em>Lo stagno delle rane</em></strong>, che sul finire assume le sembianze di una cantilena, una filastrocca. Dino Campana ascoltandola avrebbe scritto: <em>“il fiume canta bene la sua cantilena”</em>. Pullula di suoni spaziali l’intro di <strong><em>Kitchen flower</em> </strong>che accoglie echi pinkfloydiani. Essere e non esser sicuri di essere, una follia deliziata, cercarsi, ed in mezzo al mare è difficile andar dritti per una sola direzione: <em>“Cara ascolta meglio son qua vicino perso nel vento”</em>. Tutto questo space folk rock fa venire una gran voglia di seguire la navicella orfana del proprio pianeta lontano che, ondivaga, strimpella le sue nostalgie.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Autoprodotto &#8211; 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Raniero Spinelli</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>A cathartic song</li>
<li> The wasted years of capitan love</li>
<li> Blow into the sky</li>
<li> Lo stagno delle rane</li>
<li> Kitchen flower</li>
<li> Ennio (con Marzipan Marzipan)</li>
<li> Rose</li>
<li> I fall down on the grass</li>
<li> The sky tonight</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="	 http://www.capitanlove.it">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.facebook.com/pages/Capitan-Love/107594359336122">Facebook</a></p>
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		<title>Bright Night Ep &#8211; The Gordon Setter</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 12:23:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elisa Des Dorides</dc:creator>
				<category><![CDATA[DEMO/EP/AUTOPRODOTTI]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Con i due giovani parmigiani The Gordon Night, Angie&#38;Chiamu, l’electro pop non è mai stato così appetibile fin dai primi palpiti. Sous Le Sunlight fa da apripista ad una mangiata di indie dance che provoca dipendenza, così come dopo la prima nocciolina ne segue un’altra e poi un’altra e un’altra. Nell’Ep Bright Night abbiamo cinque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Bright-Night-Ep-The-Gordon-Setter.jpg" alt="" width="200" height="200" />Con i due giovani parmigiani The Gordon Night, Angie&amp;Chiamu, l’electro pop non è mai stato così appetibile fin dai primi palpiti. <strong><em>Sous Le Sunlight</em> </strong>fa da apripista ad una mangiata di indie dance che provoca dipendenza, così come dopo la prima nocciolina ne segue un’altra e poi un’altra e un’altra. Nell’Ep <strong><em>Bright Night</em></strong> abbiamo cinque assaggi rivestiti di un pulito e lineare synth tropicale. Il paesaggio lunare desertico e alienato della copertina non corrisponde all’atmosfera festaiola e spensierata che invece suscita il ritmo di questo lavoro dove echeggia  l’omaggio a Donna Summer apertamente citata: <em>&#8220;morover warmer/ it’s Moroder on Donna Summer/ more over, morover louder”</em>. In linea col contrasto è l’intro di <strong><em>Tropical Nights</em></strong> che ha delle risonanze dark e poi però prende una piega decisamente più tropical. Con l’acquolina in bocca dopo l’assaggio, si attende l’exploit.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Autoprodotto &#8211; 2011</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Angie &amp; Chiamu</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Sous Le Sunlight</li>
<li> Sambuca Boy</li>
<li> Prisoner Of Your Style</li>
<li> Tropical Nights</li>
<li> Sambuca Boy (Leiser Remix)</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="&lt;br &gt;&lt;/a&gt; http://www.soundcloud.com/thegordonsetter">SoundCloud</a>,<a href="http://www.facebook.com/pages/The-Gordon-Setter/209195925763170">Facebook</a></p>
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		<title>Walking the cow &#8211; Monsters are easy to draw</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 12:13:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alice Riccato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi è proprio uno di quei giorni d’inverno in cui la neve imbianca ogni cosa, fino alla punta del tuo naso, le tue giunture sono immobili ma nonostante tutto rimani incantata dalla silenziosa meraviglia di questa parentesi magica del mondo che vuoi assaporare fino in fondo ed è molto vicino a ciò che accade con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Monsters-are-easy-to-draw.jpg" alt="" width="200" height="200" />Oggi è proprio uno di quei giorni d’inverno in cui la neve imbianca ogni cosa, fino alla punta del tuo naso, le tue giunture sono immobili ma nonostante tutto rimani incantata dalla silenziosa meraviglia di questa parentesi magica del mondo che vuoi assaporare fino in fondo ed è molto vicino a ciò che accade con questo album. Il progetto musicale dei Walking the cow si forma nel 2005 a Firenze, unendo esperienze musicali differenti con un’importante esperienza live alle spalle; per ultima entra in formazione Michelle Davis che con la sua versatilità vocale si rivela il vero, anche se non il solo, punto di forza della band. <strong><em>Monster are easy to draw</em></strong>, è questo il titolo del disco che può essere definito come una sorta di “parentesi fiabesca” alla Mary Poppins, dove grazie all’immaginario e alla fantasia di quando eravamo bambini (<strong><em>Summer dress</em></strong> <strong><em>Ducks and drakes</em></strong> e <strong><em>Rorschach hands</em></strong>) si intreccia a quella parte di noi stessi che non controlliamo, perché è notte e la nostra mente rmbalza  random tra paure aspettative e desideri (<strong><em>Nightknocking, e Grandchildren are wired</em></strong>). Il gruppo sceglie di fare proprio un pop arricchito da una decostruzione per contrasti sonori, che fanno di questa opera prima un mosaico variegato e interessante dove le influenze si percepiscono, Pixies su tutti, ma senza interferire. L’album è in uscita il prossimo 21 febbraio per White Birch Records. Ve lo consigliamo!</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>White Birch Records – 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Michelle Davis (voce) – Paolo Moretti (voce, chitarre, basso, bouzouski) – Bardous (chitarre, banjo, mandolino, bouzouski ukulele) – Nico Volvox (organo, fender rhodes, harmonium, synth, omnichord, casiotones) &#8211;  Martino Lega ( batteria, drum programming, pianoforte). Registrato e mixato tra il 2010 ed il 2011 ai Webb Road Studios (Firenze) dai Walking the cow. Masterizzato al No Gravity Studio (Firenze) da Gabriele Caldini. Tutte le canzoni sono scritte, arrangiate e prodotte dai Walking the cow. Tutti i testi sono scritti da Michelle Davis, ad eccezione di Monsters are easy to draw e Sweetheart, scritti da Paolo Moretti. Disegno copertina: Paolo Moretti. Grafica: Michelle Davis e Laura Ottina.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Summer dress</li>
<li> Ducks and drakes</li>
<li> River P.</li>
<li> Rorschach hands</li>
<li> Movin’ things</li>
<li> Monsters are easy to draw</li>
<li> Jesus (buy some porn)</li>
<li> Barry</li>
<li> Nightknocking</li>
<li> Grandchildren are wired</li>
<li> Sweetheart</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.walkingthecow.it">Sito Ufficiale</a>,<a href=" https://www.facebook.com/walkingthecowband">Facebook</a></p>
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		<title>s/t &#8211; Paolo Mei &amp; il Circo d’Ombre</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/02/01/st-paolo-mei-il-circo-d%e2%80%99ombre-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 15:31:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Gabola</dc:creator>
				<category><![CDATA[DEMO/EP/AUTOPRODOTTI]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Giornalista di settore, selezionatore e giudice per importanti manifestazioni musicali, ha collaborato con molti artisti di grande valore e adesso si sta dedicando ad un progetto musicale tutto suo, Paolo Mei &#38; Il Circo d’Ombre con la pubblicazione di un ep omonimo di quattro tracce a cui dovrebbe seguire, a breve (speriamo!) un disco. Quattro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/paolo_mei_cop..jpg" alt="" width="200" height="200" />Giornalista di settore, selezionatore e giudice per importanti manifestazioni musicali, ha collaborato con molti artisti di grande valore e adesso si sta dedicando ad un progetto musicale tutto suo, Paolo Mei &amp; Il Circo d’Ombre con la pubblicazione di un ep omonimo di quattro tracce a cui dovrebbe seguire, a breve (speriamo!) un disco.<br />
Quattro tracce semplici e curatissime nello stesso tempo, poco più di un quarto d’ora di musica che si ascolta e riascolta volentieri. Merito de Il Circo d’Ombre, ovvero di un gruppo di musicisti con alle spalle tanta esperienza e capaci di creare un’armonia perfetta, fatta di ritmi accattivanti e atmosfere jazz. Grande merito va ad una voce profonda, un po’ ombrosa e a quattro testi intelligenti. Niente giri di parole arzigogolate, niente melodrammi strazianti, niente banalità. Immediatezza e capacità di raccontare.<br />
<strong><em>L’età</em></strong> è la prima canzone ed è la mia preferita. Sarà che racconta di donne alle prese con l’età, con gli anni che passano, sarà la tromba di Salvo Di Stefano (ex Aretuska) che vibra per tutto il pezzo, sarà la dolce malinconia venata di speranza. <strong><em>Oggi come va</em></strong> fa venire in mente Max Gazzè e le sue atmosfere un po’ surreali. <strong><em>Cambiano le idee</em></strong> è forse la canzone più malinconica, con la tromba di Di Stefano che ci apre il cuore, ci scopre, ci rende più morbidi e ci ricorda che in fondo, se è vero che tutto cambia, che tutto si spoglia prima o poi dei suoi cliché, è vero che tutti in fondo vogliamo ascoltare una semplice canzone d’amore. Chiude l’ep <strong><em>Un giorno qualunque</em></strong>. <em>“Un girasole che guarda per fatti suoi, una lumaca che ha perso casa sua, un’immagine che nasce dentro me, se guardo un po’ più in là ci sono dentro anch’io”</em>. Vi è mai capitato in una di quelle giornate in cui vi è successo qualcosa di bello, di particolarmente bello, in cui vi sentite parte del mondo che vi circonda e sorridete guardandovi intorno? Ecco, questa canzoni riporta in mente proprio quest’immagine.<br />
Aspettiamo con grande curiosità l’arrivo dell’album di Paolo Mei &amp; il Circo d’Ombre e intanto ci godiamo quetso ep!</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Autoprodotto &#8211; 2011</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span>Paolo Mei (voce) – Peppe Sindona (basso) &#8211; Valerio Vittoria (chitarra) – Alberto e Salvo Mennella (batteria e chitarra) – Salvo Di Stefano (tromba)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;"> Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>L’età</li>
<li>Oggi come fa</li>
<li> Cambiano le idee (short edit)</li>
<li> Un giorno qualunque</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.myspace.com/paolomei">MySpace</a>,<a href="http://www.facebook.com/pages/Paolo-Mei-il-Circo-dOmbre/194599273917192">Facebook</a></p>
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		<title>Rituals (EP) &#8211; The Widest Smiling Face</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/02/01/rituals-ep-the-widest-smiling-face-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 15:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianpaolo D’Errico</dc:creator>
				<category><![CDATA[DEMO/EP/AUTOPRODOTTI]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ un flutto alla deriva, una maniera dolciastra di lasciarsi andare che non sfigura, non imbratta, non scalfisce, un melodiare postremo, un volto devoto al sorriso, come se non si sentisse esigenza di altro. The Widest Smiling Face è qualcosa che non chiede nulla alla nostra percezione, se non l’abbandono. Preambolo insolito per introdurvi questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/the-Widest-Smiling-Faces-Ritual-EP.jpg" alt="" width="200" height="189" />E’ un flutto alla deriva, una maniera dolciastra di lasciarsi andare che non sfigura, non imbratta, non scalfisce, un melodiare postremo, un volto devoto al sorriso, come se non si sentisse esigenza di altro. The Widest Smiling Face è qualcosa che non chiede nulla alla nostra percezione, se non l’abbandono. Preambolo insolito per introdurvi questo progetto accreditato aMr. Aviv Cohn, artista di casa a Brooklin che sta facendo parlare di sè sempre di più, su web e ambienti specializzati, con questa miscela senza contorni di melense derive folk, riverberi postumi e melodie arrendevoli. In verità l’EP che ci troviamo fra le mani, <strong><em>Rituals</em></strong>, uscito pochi mesi addietro per l’etichetta a stelle e strisce Fluttery Records (che qualcuno conoscerà anche per aver dato dimore discografiche a rare gemme di casa nostra come En Plein Air e Music for no Movies) viene a metà fra l’omonimo disco d’esordio del 2009 e <strong><em>Me And My Ribcage</em></strong> in uscita proprio questo mese. E’ qualcosa che rischiavamo di perderci per strada, ma che ripeschiamo  per il rotto della cuffia e non esitiamo a presentarvi come un minilavoro valido e di grande respiro. Solo un assaggio, a liquefarsi silenzioso fra isolazionismi in bassa fedeltà e arpeggi aperti (come nelle gelide penombre di <strong><em>Water Underneath</em></strong>), dove un songwriting ultraterreno e ipersensibile cesella bozzetti agresti fragilissimi, come se Joseph Mascis si fosse ritirato a fare l’eremita fra le valli (<strong><em>Green (For Piet)</em></strong>), o come i BMX Bandits senza più nemmeno quel po’ di fiato per cantare. L’approccio è sempre lo stesso, cementificare un tappeto drone di chitarra, su cui cantare nella maniera più perentoria e flebile possibile (<strong><em>When We Were Perfect</em></strong>), ma i brani che ne escono fuori brillano ognuno di una luce diversa. In questo percorso, già battuto, ma così luccicante, in quest’ibrido fra shoegaze, dream folk, slowcore e il riflesso sull’acqua della <strong><em>By This River</em></strong> di Brian Eno, si nasconde un artista da tenere assolutamente d’occhio. E potere contarci che noi lo faremo.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Fluttery Records &#8211; 2011</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Aviv Cohn</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Green (For Piet)</li>
<li>When We Were Perfect</li>
<li>Beach</li>
<li>Water Underneath</li>
<li>Strange Animals</li>
<li>Sponge</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.facebook.com/WidestSmilingFaces">Facebook</a>,<a href="http://widestsmilingfaces.bandcamp.com/album/rituals">Bandcamp</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Live at KFJC radio USA &#8211; Bradipos IV</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/02/01/live-at-kfjc-radio-usa-bradipos-iv-recensione/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 14:56:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Catia Manna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ascoltando Live at KFJC radio USA pare di trovarsi sul set di Pulp Fiction e di viverne la storia oppure in quello della cosiddetta “trilogia del dollaro” di Sergio Leone. Questo disco ha le colonne sonore perfette per film western o pulp. Alcune canzoni sono vere e proprie rivisitazioni (si vedano ad esempio A Fistfull [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/bradiposiv.jpg" alt="" width="200" height="180" />Ascoltando <strong><em>Live at KFJC radio USA</em></strong> pare di trovarsi sul set di <strong>Pulp Fiction</strong> e di viverne la storia oppure in quello della cosiddetta “trilogia del dollaro” di Sergio Leone. Questo disco ha le colonne sonore perfette per film western o pulp. Alcune canzoni sono vere e proprie rivisitazioni (si vedano ad esempio <strong><em>A Fistfull of Dollars</em></strong>, dal motivo di <strong>Per un pugno di dollari</strong> oppure la partenopea Carmela di Sergio Bruni), altre sono potenti originali, magari storici (<strong><em>Mysterion</em></strong> e <strong><em>Gunsville</em></strong>), dei Bradipos IV. Per chi non li conoscesse ancora, Ghigo, Enrico, Massimiliano e Francesco sono originari di Caserta e sono riusciti nell’ardua impresa di far conoscere la loro musica al di fuori dei confini dell’Italia, prima in Europa e ora, con il loro terzo album, anche in America. Durante il tour dell’Agosto scorso che li ha portati in giro per la California, patria natia del surf-garage, sono stati invitati a partecipare ad un programma radiofonico della storica emittente KFJC di Los Altos Hill; a chiamarli è stato niente poco di meno che Philip Dirt, tra i massimi esperti al mondo di surf music, produttore e insieme dj. Dall’occasione unica è nato questo lavoro che, oltre a pezzi strepitosi, non soltanto per gli amanti del genere, trasmette tutta la freschezza di una registrazione live. Difficile dire a chi dei componenti del gruppo si debba attribuire il merito, se alle vibranti chitarre elettriche di Francesco e Massimiliano, che stridono sulle armonie sensuali di <strong><em>Carmela</em></strong>, oppure all’instancabile, incostante e netta batteria di Enrico supportata dal fedele basso di Ghigo. Certo, stupisce quando qualcuno rimane legato a un’idea di musica così diversa da quella che quotidianamente ci circonda: lo sguardo dei Bradipos IV, già dal 1996, è fisso al surf strumentale americano degli anni ’60. Certo, è motivo d’orgoglio per tutti che un prodotto italiano riscuota così successo anche oltreconfine. Durante il tour in California, Dick Dale, un gigante del genere, si è personalmente complimentato con i nostri!</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Freakhouse/ Fullheads &#8211; 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Ghigo (basso) &#8211; Enrico: (batteria) &#8211; Massimiliano (chitarra) &#8211; Francesco (chitarra)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Fistfull of Dollars</li>
<li> Wray-Man</li>
<li> Carmela</li>
<li> Mysterion</li>
<li> Reverb Gang</li>
<li> A Shot In The Dark</li>
<li> Gunsville</li>
<li> L’inseguimento</li>
<li> Everbody up+Malaguena+Latin’ia</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.bradipos4.com/">Sito Ufficiale</a>,<a href="https://www.facebook.com/pages/Bradipos-IV/180080195366 ">Facebook</a></p>
]]></content:encoded>
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