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	<title>Lost Highways</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
	<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 15:21:23 +0000</pubDate>
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		<title>Il primo lunedì del mondo . Virginiana Miller</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 15:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Molteni</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[[at'teza], il tempo che trascorre nell&#8217;attendere: tutto quel tempo fatto di voli, funambolici e non, di incontri, di mani, di parole, d&#8217;enigmi, desiderio, ipocondria. Tempo sociale ed astrale, beato/tormentato Tempo d&#8217;amore; Amore sangue, mare, sguardo, miseria, antidoto di tutti i poi, di grossa parte dei tuttavia. Che sia oggi, fosse domani, volesse essere primavera, Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/03/vm10.jpg" alt="vm10" width="200" height="200" />[at'teza], il tempo che trascorre nell&#8217;attendere: tutto quel tempo fatto di voli, funambolici e non, di incontri, di mani, di parole, d&#8217;enigmi, desiderio, ipocondria. Tempo sociale ed astrale, beato/tormentato Tempo d&#8217;amore; Amore sangue, mare, sguardo, miseria, antidoto di tutti i poi, di grossa parte dei tuttavia. Che sia oggi, fosse domani, volesse essere primavera, <strong><em>Il primo Lunedì del mondo</em></strong> è Tempo, tutto il tempo trascorso fino a qui, quello necessario alle cure, all&#8217;emergenza, al capriccio migliore del fato, alla geometria dei sensi per tradurre in un solo attimo perfetto la tridimensionalità di tutto questo essere Umani, tanto dannatamente piccoli, nudi ed umani. Ad averlo qui, a restarne impigliati, a non poterci credere, <strong><em>Il primo lunedì del mondo</em></strong> è Amore, tutto l&#8217;amore che può r-esistere nel varco fra il credibile e il desiderato, fra l&#8217;essere e il poter esser qualcuno/qualcosa che salvi, che si salvi. Undici tracce, due più nove: un film d&#8217;autore di quel fare musica che è altro dal mestiere, che è necessità, poesia, pelle, talento, disincanto ed, infine, candore. Tornano, lo fanno dopo quasi quattro anni e già mentre scorrono i titoli di testa, mentre <strong><em>Frequent Flyer </em></strong>insinua la sensazione del piccolo capolavoro dai contorni refrattari alle regole, re-impari che i Virginiana Miller sono un segno, un odore, un livido che è privilegio, che nasce cicatrice, bellezza spogliata dai fronzoli, midollo di reazioni. <strong><em>Il primo lunedì del mondo</em></strong><strong> </strong>è oggi ed è allora, l&#8217;ennesimo passo in là lungo il parallelo di un voltarsi che è guardare avanti, chiudere una porta e uscire fuori, disossare il dicibile al peso del silenzio, dell&#8217;essenziale: sopravvivere, sopravviversi, scegliere, scegliersi. Canzoni con la propria storia cucita addosso, dai polmoni forti, con la schiena diritta, la fronte alta dei sopravvissuti, eroi nelle piccole cose (<em>&#8220;S</em><em>ono aspirina per il tuo mal di testa di questa mattina / Sono quello che resta</em> / <em>Vuoi farmi piangere? tanto dimentico, domani mi dimentico&#8221;</em> , <strong><em>L&#8217;angelo necessario</em></strong>, in <strong>La prima cosa bella</strong> di Paolo Virzì, soundtrack),  reduci dalla trincea delle caramelle facili offerte a profusione da troppi sconosciuti, tutti amici, tutti capi, tutte regine. <em>Siamo resti di un naufragio</em> (<strong><em>Acque sicure</em></strong>) / <em>Quel che rimane, rimane nel bianco degli occhi </em>(<strong><em>Cruciverba</em></strong>). Troviamoci un posto, promettiamoci eternità, abbandoniamoci al lusso di mettere in vita la vita: la paura non è un limbo, è sassi e dita; giocarci è da stupidi, soccomberle è ipocrisia. <em>Metto lenzuola davanti agli specchi se l&#8217;ultima cosa che hai detto è stata rifletti</em> (<strong><em>Cruciverba</em></strong>) / <em>Senza tante parole, tutte queste parole,che non cambiano niente, che non legano il sangue</em> (<strong><em>La carezza del Papa</em></strong>) / <em>Le parole sono mani e le mie mani sono stanche </em>(<strong><em>Lunedì</em></strong>). Raccontiamoci favole che siano migliori di noi, più semplici di noi, che amino meglio di quanto sappiamo fare noi; favole migliori delle scuse che ci usiamo, che risuonino come schiaffi nell&#8217;aria tiepida che ci tocca respirare. L&#8217;estate è davvero finita? Anche fosse, come non ci è dato sapere. Ma un&#8217;ipotesi del dove è scritta qui, a chiare lettere, dentro alla voce calda, enorme che scandisce ogni singola parola quasi fosse la sillaba di un sostantivo nuovo, scelto fra tanti per l&#8217;indolenza del suo restare in disparte nei discorsi fra saggi. Un quando lo suggeriscono le incursioni ritmiche, le verticali di tastiera e piano, la chitarra ora pizzicata ora percossa in urti, in code bulimiche d&#8217;aria, retrovia del migliore rock che ti capiti di ascoltare. Il perché ansima dalle melodie, vestite alla boutique dei velluti migliori, dove il raso lo si usa a ragion veduta, senza eccesso, a dire qualità, manifattura di pregio, gardenia all&#8217;occhiello; sbircia nel reinventare <strong><em>È la pioggia che Va</em></strong> (in <strong>Cosmonauta</strong> di Susanna Nicchiarelli, soundtrack), regalandole un retrogusto di zolfo, plagiandola di nuova, inconsueta bellezza. Punto a capo. L&#8217;attesa è di certo finita: oggi niente <em>sabbia in bocca, </em>niente <em>non c&#8217;è fine al peggio</em>. <em>Oggi è il primo lunedì del mondo</em>, e possiamo stringere fra le mani un innegabile <em>segno di amore sicuro</em>.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span>ZAHR/Altrove - 2010</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Simone Lenzi (Voce e parole) - Antonio Bardi (chitarre) - Matteo Pastorelli (chitarre) - Daniele Catalucci (basso) - Valerio Griselli (batteria) - Giulio Pomponi (tastiere, piano); track 11 di Lind / Mogol</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Fraquent Flyer</li>
<li>Lunedì</li>
<li>Acque Sicure</li>
<li>La Risposta</li>
<li>L’Angelo Necessario</li>
<li>L’inferno sono gli altri</li>
<li>Oggetto Piccolo (a)</li>
<li>Cruciverba</li>
<li>Il Presidente</li>
<li>La carezza del Papa</li>
<li>È la pioggia che Va</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links:</span><a href="http://virginianamiller.blogspot.com/">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.myspace.com/virginianamiller">MySpace</a></p>
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		<title>Can’t Stop Not Knowing - The new loud</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:30:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Perilli</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[DEMO/EP/Singoli]]></category>

		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><<img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/03/newloud_1263296185.jpg" alt="newloud_1263296185" width="200" height="200" />Quando il troppo diventa limite. Quando il cercare una dimensione precisa (nel caso dei The New Load quella elettronica) diventa gabbia. Così il trio di Milwaukee ha esagerato: solo tre pezzi originali, due remix ed una cover dei Radiohead per un ep di esordio un po&#8217; troppo credo che lo sia. Se poi il tutto non fosse così estremamente incentrato in chiave sintetica sarebbe sicuramente un lavoro più leggero. Dalla psichedelica al pop e al punk, tutto è in salsa electro e presto questo chiaro pop di stampo americano condito da tastiere, loop, samples e drum machines implode su se stesso, dando all&#8217;insieme un aria anni &#8216;80 pomposa e fuori tempo. Peccato davvero perché alcuni suoni non sono affatto male. Quindi anche se l&#8217;intenzioni sono apprezzabili, un lavoro di lima è necessario.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span>Self-relased - 2009</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Shane (chitarra e voce) – Jessi (tastiere e voce) – Radish Beet (batteria e voce)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Don’t dance</li>
<li>2+2=5 (cover Radiohead)</li>
<li>Heaven (singol mix)</li>
<li>The short why to get you</li>
<li>Every girl see (demo)</li>
<li>Haeven (extended mix)</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links:</span><a href="http://www.myspace.com/thenewloud">MySpace</a></p>
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		<title>Un piano per fuggire – Nadàr solo</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:23:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberta Molteni</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Album]]></category>

		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><<img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/03/cover-nadar-solo.jpg" alt="cover-nadar-solo" width="200" height="200" />Se nuoti da solo non t&#8217;importa, non deve importarti. Quanto conta è quello che ti cova sottopelle e far sì che non ti esploda nei polmoni. Urlarlo fuori, come viene, prima che sia troppo tardi. Forse lo è sempre, troppo tardi. Forse non lo sarà mai. Forse quel troppo tardi è il lato migliore della medaglia, il colore genuino che consente di osare comunque, in qualsiasi direzione si vada. Se è già troppo tardi potrebbe non esserlo affatto. Nel gioco degli opposti non sono gli insiemi a vincere ma le intersezioni. Il giusto mezzo, lo si scopre con l&#8217;apnea, è la libertà: la libertà di tornare a respirare quando lo si sceglie, sfidando il cappio dell&#8217;assenza di fiato con la memoria di quanto lo si desidera. Il giusto mezzo è concedersi <strong><em>Un piano per fuggire</em></strong>, scegliersi disertori, sapersi stolti della stoltezza che rende grandi i fanciulli e tradurla in strappi di chitarra, basso e batteria; fare rumore, fare il rumore che piace di più, fare tutto il rumore necessario, perché quel certo fastidio non passi inosservato, perché suoni furioso, invadente, tagliente, perché sia qualcosa di diverso dal frastuono dei nostri silenzi, di troppa paura, di tanta ignoranza, di quella bruttezza che riempie le rughe dei senni del poi . Sgorgano nudi i dodici pezzi di questo disco, uno sull&#8217;altro, incastonati al pregio del tentativo a colpi di fame; non rapiscono e non curano, ma hanno un&#8217;anima, introdotta al tempo nello spazio di <strong><em>Un&#8217;ora sola</em></strong>, tradotta in sguardo al peso di trenta secondi (<strong><em>Se non torni</em></strong>), pioniera di fuga al passo della memoria (<strong><em>Inverno verticale</em></strong>). <em>&#8220;</em><em>Vogliamo vivere liberamente, scrivere liberamente, suonare liberamente&#8221;</em>:  e lo fanno. I Nadàr solo non si sciupano al compromesso: suonano bene un disco rock ben prodotto, che non si pavoneggia; un disco di genere, nonostante non voglia averne uno, ma leale, che riesce a non promettere più di quanto possa mantenere.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span>Massive Arts Records/Self - 2010</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Matteo De Simone (voce e basso) - Federico Puttilli (chitarra) - Andrea Zanuttini (batteria)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>7 anni</li>
<li>Radical trip</li>
<li>Un&#8217;ora sola</li>
<li>Le 100 cose</li>
<li>5 secondi</li>
<li>Stato maggiore</li>
<li>Se non torni</li>
<li>Fogli di carta</li>
<li>La strada</li>
<li>Inverno verticale</li>
<li>Polvere</li>
<li>Poe</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links:</span><a href="http://www.myspace.com/nadarsolo">MySpace</a></p>
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		<title>Nothing gold can stay - The Duke &#038; The King</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:19:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luciana Manco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Album]]></category>

		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il duca e il re. I farabutti di Mark Twain. Il genio, la cattiveria, la nobiltà. L&#8217;imbroglio e il carisma. il potere e l&#8217;abuso. C&#8217;è sempre una speciale attrattiva verso chi sa persuadere. Pur con l&#8217;inganno. Simone Felice (Felice Brothers) e Robert Burke, cantautore, uniti in questo progetto riuscitissimo, nel quale delicatezza e graffio si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/03/dukeking.jpg" alt="dukeking" width="200" height="190" />Il duca e il re. I farabutti di Mark Twain. Il genio, la cattiveria, la nobiltà. L&#8217;imbroglio e il carisma. il potere e l&#8217;abuso. C&#8217;è sempre una speciale attrattiva verso chi sa persuadere. Pur con l&#8217;inganno. Simone Felice (Felice Brothers) e Robert Burke, cantautore, uniti in questo progetto riuscitissimo, nel quale delicatezza e graffio si avvicendano in un folk atipico, un prodotto artigianale di grande qualità. Libero da accessori inutili, nell&#8217;apparenza equilibrato, ma pieno di sentimenti altalenanti, umano. Ricco di ricordi, di bagliori passati, di difficoltà di vivere, narrati da due uomini cresciuti a New York, e che di New York custodiscono il fascino del buio, l&#8217;esasperazione della luce. La contraddizione dell&#8217;esistere.<br />
Album che Neil McCormick ritiene uno dei migliori del 2009, e non solo lui. Il parere sembra trovare d&#8217;accordo gli addetti ai lavori, e non solo.<br />
Non resta altro che ascoltarlo, perdersi in queste dieci tracce.  Assaporare ogni sfumatura, ritrovarsi. Nella leggerezza delle voci, il tintinnare degli istanti, di <strong><em>If You Ever Get Famous</em></strong>, lo stridere lento e il morbido racconto di <strong><em>The Morning I Get To Hell</em></strong>, fino all&#8217;intreccio psichedelico di <strong><em>Lose My Self</em></strong>, che per quanto possa apparire fuori dalla fila dei restanti brani, colpisce immediatamente per la sua tragedia soffocata. E ancora l&#8217;impronta di <strong><em>Suzanne</em></strong> nella mente, pulita, sicura, la meravigliosa <strong><em>Water Spider</em></strong>, che sembra planare, scivolare, dolce e potente come una madre. L&#8217;album si conclude con <strong><em>One More American Song</em></strong>, storia di un veterano dell&#8217;esercito americano, che dopo aver combattuto in Iraq, ritorna a casa con l&#8217;anima in frantumi, a ricordarci che il sogno americano illude con la facciata buona della libertà per fare della forza del credo arma di distruzione.<br />
Questi brani raggiungono ogni angolo del nostro vissuto, e certamente non è facile muoversi su fili così delicati senza fare danni, senza snaturare il messaggio.<br />
Inquietudine di chi è giovane, scopre, si ribella, si ostina. Ma continua a credere. Strenuamente. Costruendo il giorno dopo con fatica.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span>Loose/Audioglobe - 2009</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Simone Felice - Robert Burke</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>If You Ever Get Famous</li>
<li>The Morning I Get To Hell</li>
<li>Still Remember Love</li>
<li>Union Street</li>
<li>Lose My Self</li>
<li>Suzanne</li>
<li>Summer Morning Rain</li>
<li>Water Spider</li>
<li>I’ve Been Bad</li>
<li>One More American Song</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links:</span><a href="http://www.myspace.com/dukeandtheking">MySpace</a></p>
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		<title>Time to - Park Avenue</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Arduini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Album]]></category>

		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[I Park Avenue nascono ufficialmente alla fine del 2005 in quel di Novara. Iniziano a farsi notare suonando nei club e nei pub del novarese, tanto da meritarsi critiche positive dalla stampa locale. Questo li porta, nel 2006, ad incidere il loro primo demo, Not a marionette. Iniziano a suonare un po&#8217; in tutta Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/03/park-avenue-time-to.jpg" alt="park-avenue-time-to" width="200" height="200" />I Park Avenue nascono ufficialmente alla fine del 2005 in quel di Novara. Iniziano a farsi notare suonando nei club e nei pub del novarese, tanto da meritarsi critiche positive dalla stampa locale. Questo li porta, nel 2006, ad incidere il loro primo demo, <strong><em>Not a marionette</em></strong>. Iniziano a suonare un po&#8217; in tutta Italia e in diversi festival internazionali (Sziget2007, M.E.I., Cinecittà Fest, Tauberthal Open Air Festival &#8216;07) ottenendo ottimi risultati. <strong><em>Time to</em></strong> è il loro esordio ufficiale, andiamo a scoprirlo insieme.<br />
L&#8217;apertura è di quelle belle toste, tutta energia al ritmo di batteria con <strong><em>Automatic</em></strong>. I Park Avenue ci presentano il loro pop-rock attraverso dodici tracce che si muovono tra energia (<strong><em>Time to</em></strong>, <strong><em>South road, On my own</em></strong>), brani più acustici (<strong><em>Lady truth, I&#8217;ll go</em></strong>) e vere e proprie ballads (<strong><em>Golden mind, I play</em></strong>, <strong><em>Morphine,</em></strong> <strong><em>Over</em></strong>, <strong><em>Dawn</em></strong>). Tecnicamente ne esce un buon prodotto, accattivante, ma poco originale. Si sente un po&#8217; troppo la eco di band come Placebo, Stereophonic e questa è un po&#8217; la pecca dell&#8217;albim, che nel complesso però risulta molto gradevole.</p>
<h2 class="sectionhead" style="text-align: justify;">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span>BKM Production - 2010</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Federico Marchetti Florio (voce, chitarra) – Marcello Cravini (chitarra lead) - Vinicio Vinago (batteria, percussioni) - Alberto Piccolini (basso)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Automatic</li>
<li>Runaway boy</li>
<li>Golden mind</li>
<li>Time to</li>
<li>I play</li>
<li>Morphine</li>
<li>South road</li>
<li>On my own</li>
<li>Lady truth</li>
<li>Over</li>
<li>I’ll go</li>
<li>Dawn</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links:</span><a href="http://www.myspace.com/gcpamusic">MySpace</a></p>
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		<item>
		<title>In2i - da&#8217;namste</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2010/03/08/in2i-danamste/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:59:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

		<category><![CDATA[Yesterday Roads]]></category>

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		<description><![CDATA[Riscoprirsi senza una coperta nel mezzo degli inverni interiori che ci portiamo dietro da una vita. Come il diradarsi della Nebbia nella campagna che si risveglia si alza il sipario su In2i, album d’esordio del gruppo campano da’namaste. La sospesa incipienza di Chiara come d’assenza lievita sulla tela dello spleen tessuta mirabilmente su ritmiche ipnotiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/03/in2i.jpg" alt="in2i" width="200" height="200" />Riscoprirsi senza una coperta nel mezzo degli inverni interiori che ci portiamo dietro da una vita. Come il diradarsi della <em><strong>Nebbia</strong></em> nella campagna che si risveglia si alza il sipario<span> </span>su <strong>In2i</strong>, album d’esordio del gruppo campano da’namaste. La sospesa incipienza di <strong><em>Chiara come d’assenza</em></strong> lievita sulla tela dello spleen tessuta mirabilmente su ritmiche ipnotiche di chitarre e batteria di pregevole fattura. <strong><em>Mira le cattedrali</em></strong> poteva far parte della soundtrack di film come B<strong>lade runner</strong> o <strong>Matrix</strong>. La voce di Teresa Tedesco<span> </span>disegna cerchi di raggio variabile che si espandono nella stanza interiore dell’ascoltatore, un esempio di tale effetto è nell’impetuosa <strong><em>Nebbia</em></strong>. I continui cambi di tempo e le virate vocali di colore maschile/femminile di Teresa e Francesco Tedesco magicamente disorientano e conducono ad una cifra stilistica dei da’namaste veramente originale ed unica, come accade in brani quali <strong><em>L’uomo ed il resto</em></strong> ed il capolavoro <strong><em>Inverno Inverno Inverno Inverno</em></strong>. I testi sono dialoghi di riflessione indirizzati verso l’esterno. Da questo punto di vista colpisce <strong><em>Per Nulla e tutto</em></strong> e <strong><em>Pre-Visione</em></strong>. Sembra un progetto partorito dalla mente geniale di Steven Wilson. Un disco che ammalia nel tempo e si fa strada nei meandri più segreti dell’animo umano. Un disco da riprendere all’infinito. Un disco che resta.<span> </span></span></p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span> Tomato - 2008</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Francesco Tedesco (Vocals, Guitars, Back. Vox) - Teresa Tedesco (Vocals, Guitars, Back. Vox) - Giulio Citarella (Bass) Rita Marchitiello (Drums).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li> Chiara come d&#8217;assenza</li>
<li> Mira le cattedrali</li>
<li> Nebbia</li>
<li> L&#8217;uomo e il resto</li>
<li> Come ora</li>
<li> Per nulla e tutto</li>
<li> Pre-visione</li>
<li> Inverno/Inverno/Inverno/Inverno</li>
<li> La pancia dei pesci</li>
<li> L&#8217;idea del secolo</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links: <a href="http://www.myspace.com/in2i">MySpace</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pretty prizes - Psychopathic Romantics</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2010/03/08/pretty-prizes-psychopathic-romantics/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:57:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[DEMO/EP/Singoli]]></category>

		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Stridore lisergico. Fiamme di umore. Cerchi concentrici di ebbra dissonanza. Chiaroscuri schizzati di pastosa tempera psichedelica. Atmosfere mediterranee si alternano a galoppate progressive al limite del metal. In Free Barabbas gli Psychopathic Romantics sembrano dei Porcupine Tree ubriachi che si risvegliano nei panni di Mark Lanegan. Il secondo lavoro Pretty Prizes della band casertana Psychopathic [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/03/pretty-prizes-cover.jpg" alt="pretty-prizes-cover" width="200" height="200" /></a>Stridore lisergico. Fiamme di umore. Cerchi concentrici di ebbra dissonanza. Chiaroscuri schizzati di pastosa tempera psichedelica. Atmosfere mediterranee si alternano a galoppate progressive al limite del metal. In <strong><em>Free Barabbas</em></strong> gli Psychopathic Romantics sembrano dei Porcupine Tree ubriachi che si risvegliano nei panni di Mark Lanegan. Il secondo lavoro <strong><em>Pretty Prizes</em></strong> della band casertana Psychopathic Romantics è il disco della maturità. Sorprendono i passaggi melodici ed i cambi di mood mai scontati già presenti nel primo disco <a title="Recensione" href="http://www.losthighways.it/2008/06/01/altered-education-psychopathic-romantics/"><strong><em>Altered Education</em></strong></a>.<span> </span>A tratti si può sentire quell&#8217; art-rock alla Peter Gabriel con cadenze morriconiane che può esplodere in deflagrazioni floydiane o implodere in dolci oniriche melodie. Sintesi della loro attitudine sono brani come <strong><em>Silent Venom</em></strong>, <strong><em>Trasparent Smiles</em></strong> e <strong><em>F.</em></strong> Intense le tessiture di mandolino in <strong><em>Ventuno</em></strong>. Il loro progetto piace anche fuori dai nostri confini e speriamo che nel Bel Paese ci si accorga presto del talento di questa band. Fantastici perchè non classificabili.</span></p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span> Autoprodotto - 2010</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Mario “Dust” La Porta (Drums, Vocals) - Vincenzo Giambattista Tancredi (Bass) - Augusto De Cesare (Guitars, Mandolin) - Filippo Jr. Santoiemma (Guitars, Bouzouki, Sitar) - Raffaele Frascadore (Vocals, Kazoo, Flute, Guitars, Bouzouk).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li> What Did You Leave For Us?</li>
<li> Democracy&#8217;s Pill</li>
<li> Transparent Smiles</li>
<li> The Definition Of Life</li>
<li> Free Barabbas</li>
<li> Silent Venom</li>
<li> Ant Farm</li>
<li> F.</li>
<li> Mother Nature Latest&#8217;s Madness</li>
<li> 21 [Ventuno]</li>
<li> I Came Here</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links: <a href=" http://www.myspace.com/psychopathicromantics">MySpace</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Fragile. Nesliving Vol. 2 - Nesli</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2010/03/08/fragile-nesliving-vol-2-nesli/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:54:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Album]]></category>

		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Per le risate, le lacrime, per le giornate più belle, perchè troverai sempre qualcuno come te. Per le parole, per le battaglie, per gli errori, gli schiaffi, gli insulti, perchè c&#8217;è sempre qualcuno più bravo di te… Ho smesso di guardare la vita al contrario Perchè non può essere un documentario Io non torno indietro, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/03/nesli-fragile-nesliving-vol-2.jpg" alt="nesli-fragile-nesliving-vol-2" width="200" height="200" /></span></em><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">&#8220;</span><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Per le risate, le lacrime, per le giornate più belle, perchè troverai sempre qualcuno come te. Per le parole, per le battaglie, per gli errori, gli schiaffi, gli insulti, perchè c&#8217;è sempre qualcuno più bravo di te… Ho smesso di guardare la vita al contrario Perchè non può essere un documentario Io non torno indietro, piuttosto sparo Dritto nel petto del mio futuro</span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">&#8220;</span></em><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">. Bastano queste frasi strappate dalle liriche di brani<span> </span>come <strong><em>L’inizio</em></strong> e <strong><em>Non tornerò</em></strong>, tratti da <strong><em>Fragile. Nesliving Vol. 2</em></strong> del rapper italiano Francesco Nesli Tarducci. Il fratello di Fabri Fibra fotografa alla perfezione la generazione nata negli anni ottanta. Una voce spietata che proprio su atmosfere ritmiche tecno-house di quegli anni sputa in faccia il nichilismo che attraversa le anime fragili dei giovani d’oggi. Sentirsi diverso nella costante perdita di punti riferimento a tutti i livelli. Le prime sette tracce sono pugni allo stomaco per tutti coloro che sono precari di lavoro e di vita. Se in <strong><em>Corri in Fretta</em></strong> il sogno del giovane che racconta è rapinare una banca, le generazioni precedenti hanno fallito veramente alla grande. In <strong><em>Una vita non basta</em></strong> è un alternarsi di umori e instabilità dello sbandato senza certezze. </span><br />
<span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Nesli denuncia qualche limite nella scrittura di testi d’amore, ma è sintomo di genuinità. Ascoltare questo disco hip-hop ben curato nei suoni dallo storico Big Fish (Sottotono) significa leggersi un saggio di sociologia sulla decadenza di valori e ideali della nostra società odierna. Per molti l&#8217;hip hop riesce a tradurre meglio di altri generi musicali il grosso fardello che si porta dentro l’ultima generazione. </span></p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span> Doner Music - 2009</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> Francesco Nesli Tarducci (voce) Marco Greganti (chitarre).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li> L’Inizio</li>
<li> Non Tornerò</li>
<li> Credimi</li>
<li> Se Tu Non Sei Qui</li>
<li> Io Non Sono Come Voi</li>
<li> Corri In Fretta</li>
<li> Una Vita Non Basta</li>
<li> Fragile</li>
<li> Se Perdi</li>
<li> Non Mi Sembra Vero</li>
<li> My First Love</li>
<li> La Fine</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links: <a href="http://www.myspace.com/neslipark ">MySpace</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Black Clouds &#038; Silver Linings - Dream Theater</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2010/03/08/black-clouds-silver-linings-dream-theater/</link>
		<comments>http://www.losthighways.it/2010/03/08/black-clouds-silver-linings-dream-theater/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:51:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Album]]></category>

		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo vent&#8217;anni di carriera sai già cosa ti aspetta quando introduci nel tuo lettore un disco dei Dream Theater. Il decimo capitolo del teatro sogno ha tinte più oscure con raggi di speranza, come presagisce il titolo Black Clouds &#38; Silver Linings. Ogni loro disco è denso di contenuti. Con The Shattered Fortress si celebra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/03/dt_2009.jpg" alt="dt_2009" width="200" height="200" />Dopo vent&#8217;anni di carriera sai già cosa ti aspetta quando introduci nel tuo lettore un disco dei Dream Theater. Il decimo capitolo del teatro sogno ha tinte più oscure con raggi di speranza, come presagisce il titolo <strong><em>Black Clouds &amp; Silver Linings</em></strong>. Ogni loro disco è denso di contenuti. Con <strong><em>The Shattered Fortress</em></strong> si celebra la conclusione della saga, che il batterista Mike Portnoy (ex-alcolista) dedica agli alcolisti anonimi, iniziata con <strong><em>The glass prison</em></strong> in <strong><em>Six Degrees of Inner Turbulence</em></strong> e proseguita con <strong><em>This Dying Soul</em></strong>, <strong><em>The Root of All Evil</em></strong>, <strong><em>Repentance</em></strong> presenti negli album successivi <strong><em>Train of Thought</em></strong>, <strong><em>Octavarium</em></strong>, <strong><em>Systematic Chaos</em></strong>. I minutaggi da progressive anni settanta sono l’attitudine che domina brani come <strong><em>A Nightmare to Remember</em></strong>, The <strong><em>Best of Times</em></strong> e <strong><em>The Count of Tuscany</em></strong> dove su cavalcate classiche emerge un’attenzione più spiccata alla melodia come non accadeva da tempo nei loro ultimi album, ricordando i capolavori <strong><em>A</em><em> change of Seasons</em></strong> e <strong><em>Awake</em></strong>. La simbolica copertina è un chiaro riferimento a questo ritorno della melodia che brilla perfettamente nella più radiofonica <strong><em>Wither</em></strong>. Ancora una volta bisogna ammettere che quando la tecnica ha anima e sostanza realizza veri gioiellini. Lo testimoniano il primo piazzamento del disco nella fase di debutto nella Billboard Top Internet Albums e il secondo nella Billboard Top Rock Albums. Tra i migliori dischi progressive degli ultimi dieci anni. <span> </span><span> </span></span></p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span> Roadrunner Records - 2009</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"> James LaBrie (Vocals) - John Myung (Bass) - John Petrucci (Guitars) - Mike Portnoy (Drums) - Jordan Rudess (Keyboards).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li> A Nightmare to Remember</li>
<li> A Rite of Passage</li>
<li> Wither</li>
<li> The Shattered Fortress</li>
<li> The Best of Times</li>
<li> The Count of Tuscany</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links: <a href="http://www.myspace.com/dreamtheater">MySpace</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Frammenti di realtà, troppo veri, troppo forti: intervista a Simona Gretchen</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2010/03/08/intervista-simona-gretchen/</link>
		<comments>http://www.losthighways.it/2010/03/08/intervista-simona-gretchen/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:44:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gessi</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Sveglia alle 7.00 di un lavorativo martedì mattina. Accendo il computer per controllare la posta e trovo una e-mail inviata alle 4.37. Probabilmente a quell&#8217;ora vagavo in sogni che non ricordo. In quel buco nero che mi aveva inghiottito a mezzanotte e stava per risputarmi in pasto ad un nuovo giorno, proprio alle 4.37, l&#8217;insonne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/03/gretchen_inter03.jpg" alt="gretchen_inter03" width="300" height="201" />Sveglia alle 7.00 di un lavorativo martedì mattina. Accendo il computer per controllare la posta e trovo una e-mail inviata alle 4.37. Probabilmente a quell&#8217;ora vagavo in sogni che non ricordo. In quel buco nero che mi aveva inghiottito a mezzanotte e stava per risputarmi in pasto ad un nuovo giorno, proprio alle 4.37, l&#8217;insonne Simona Darchini aveva appena finito di rispondere alle mie domande via e-mail. La giovane cantautrice romagnola si apre a noi, ci presenta la misteriosa Simona Gretchen e ci parla del suo acclamato disco d&#8217;esordio, <a href="http://www.losthighways.it/2010/01/17/gretchen-pensa-troppo-forte-simona-gretchen/"><strong><em>Gretchen pensa troppo forte</em></strong></a><em>.</em> La profondità dei suoi brani è stata capace di conquistare pubblico e critica, e rispondendo a queste domande ci aiuta a conoscere meglio la sua musica. (<strong><em>Cera</em></strong> è in streaming autorizzato)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Simona, il tuo è stato un esordio molto potente. Pochi esordi possono vantare recensioni ed attenzioni su riviste e giornali importanti come è successo. Ti aspettavi tutto questo?</strong><br />
No! Speravo in qualche buon riscontro, certo &#8230; ma non mi sarei mai potuta aspettare tutto ciò.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il tuo rapporto con la musica come è nato? Simona Gretchen quando si è presentata a Simona Darchini? </strong><br />
Nell&#8217;estate del 2008. Simona Darchini stava un po&#8217; a pezzi. Gretchen forse non esisterà affatto ma sa pur sempre essere un&#8217;ottima amica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La scelta di esporti con il tuo nome singolo, e non quello di una band da cosa è dipesa? </strong><br />
Dal fatto che il progetto è mio. I testi e la musica sono miei. Mi andava di prendere al 100% le mie responsabilità. Che la cosa piacesse o venisse stroncata poco importava, semplicemente quel disco rappresentava me in quel momento, senza troppi ripensamenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I brani di <em>Gretchen pensa troppo forte</em> sono prima di tutto canzoni. La parola ha il suo peso. Talvolta si tratta di macigni. Quanta autobiografia c&#8217;è nelle tue narrazioni? </strong><br />
Le mie narrazioni sono totalmente autobiografiche. Parlo di me, di persone e cose intorno a me. Poi un paio di brani del disco raccontano di sogni notturni. Ma pure quelli sono veri, e altrettanto autobiografici.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tu &#8220;nasci&#8221; come musicista: basso, se non sbaglio. Per un disco non basta però&#8230;</strong><br />
Ho suonato anche la chitarra, il basso e il piano nel disco. Direi che può bastare, no?<br />
Preziosi sono stati poi gli interventi di Lorenzo Montanà, mio produttore artistico, Gianluca Lo Presti, Valentina Grotti e Nicola Manzan, che con la loro partecipazione hanno reso più ricco di colori <strong><em>Gretchen pensa troppo forte</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/03/gretchen_inter02.jpg" alt="gretchen_inter02" width="230" height="307" />Come e quando è nata la collaborazione con Nicola Manzan?</strong><br />
L&#8217;ho conosciuto ad un concerto di Alessandro Grazian, che accompagnava al violino in tour. L&#8217;avevo visto altre volte dal vivo, con i Baustelle per esempio, ed ero, da molto prima, fan del suo progetto Bologna Violenta. Non c&#8217;è molto da dire&#8230; dopo un paio di volte che ci si vedeva in giro gli ho lasciato qualche brano da ascoltare dicendogli che mi sarebbe piaciuto se avesse suonato nel mio disco.<br />
Con mio grande piacere -e stupore- ha accettato ed ha partecipato alle registrazioni di <strong><em>Vuota</em></strong> (alla viola), <strong><em>Cera</em></strong> e <strong><em>Due apprendisti</em></strong> (al violino).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le canzoni di Gretchen pensa troppo forte a quando risalgono? Alcune di esse erano già presenti nel tuo primo ep&#8230;</strong><br />
L&#8217;ep era uscito a settembre del 2008. Alcuni brani sono stati in effetti stati scritti fra luglio e agosto di quell&#8217;anno. Altro materiale si è aggiunto nel corso dell&#8217;inverno. Un paio di brani, <strong><em>Alpha Ouverture</em></strong> e <strong><em>Fockus</em></strong>, addirittura in fase di registrazione del disco.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Spesso il tuo nome viene affiancato a quello di Vasco Brondi come in una sorta di competizione o parallelismo. Come reagisci all&#8217;accostamento di Simona Gretchen al lavoro di altri? </strong><br />
E&#8217; sempre interessante riflettere sugli accostamenti che vengono fatti. Alcuni me li aspettavo, altri per nulla. Riguardo Vasco Brondi, penso che i nostri modi di scrivere siano molto diversi (a livello tecnico, soprattutto), ma ho apprezzato da subito il suo progetto. Credo ci accostino fondamentalmente per via dell&#8217;età (quasi la stessa) e il terreno comune sul quale ci muoviamo (questo cosiddetto &#8220;cantautorato indie&#8221;, più o meno contaminato da atmosfere noise). Non vedo invece motivo alcuno di competizione: se c&#8217;è una cosa che proprio non mi sembra, quella è riconoscerci uno copia dell&#8217;altro!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Stai girando in lungo ed in largo. Hai modo di vedere più chiaramente un ambiente che fino a poco tempo fa consideravi da una prospettiva opposta. Come ti sembra la famigerata &#8220;scena indipendente&#8221;? Senti di appartenerci?</strong><br />
La trovo piena di proposte interessanti. E&#8217; l&#8217;unica scena possibile cui desidero appartenere. Credo poi stia alla critica e al pubblico decretare se io sia riuscita in qualche modo ad entrare a farne parte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Canti <em>&#8220;a volte è più forte il pensiero di avere pensato qualcosa di vero&#8221;</em>. Cosa intendi con queste parole, che forse sono il fulcro del tuo intero album?</strong><br />
Intendo dire che esistono frammenti di realtà che intuiamo, a volte, senza saperli gestire: sono troppo pesanti, troppo veri, troppo forti. La cosa affascinante è riuscire ad accettarli, a convivere con loro.<br />
Tutto il disco ruota effettivamente intorno a episodi o persone che mi hanno colpito al punto da affascinarmi e traumatizzarmi, in un certo senso, allo stesso tempo. Riuscire a viverle (e vivere quei momenti) intensamente, e senza uscirne pazzi, è forse ai miei occhi la sfida più intrigante.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tra una data live e l&#8217;altra stanno già nascendo nuovi brani o per ora preferisci dedicarti completamente a raccogliere i frutti della pubblicazione del tuo primo album?</strong><br />
Più che altro, da quando è cominciata la promozione del disco, non ho un minuto di respiro o quasi. Ho qualche idea per il futuro, ma solo allo stato embrionale. Mi piace pensare al Presente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Credi che il tuo &#8220;fare musica&#8221; abbia trovato definitivamente la propria strada, oppure sai che qualcosa cambierà? Ci sono nuove altre direzioni che ti stimolano od incuriosiscono?</strong><br />
Il proprio fare musica penso non dovrebbe mai e poi mai &#8220;trovare&#8221; una strada. Quella bisogna reinventarla continuamente, o si finisce per far della musica mestiere. E non è ciò che mi interessa.<br />
Concepisco questo disco come a sé, svincolato da eventuali evoluzioni/involuzioni/sviluppi/percorsi e quant&#8217;altro. E se ce ne sarà un altro (o ci saranno mie partecipazioni in altri progetti, a nome Simona Gretchen o meno) prenderà la strada che gli si addice in quel momento.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/03/gretchen_inter01.jpg" alt="gretchen_inter01" width="300" height="225" />Entrambi, in vesti differenti, siamo appassionati di musica ed oltre che crearla, immagino che tu ne ascolti anche molta. A volte mi capita di ascoltare musica ed accorgermi che questa è come se fosse sempre stata dentro di me, in una sorta di letargo. L&#8217;artista l&#8217;ha esternata, svegliando un angolo di me che non conoscevo. Ti è mai capitato di apprezzare talmente tanto un brano od un album, da sentirlo tuo? </strong><br />
Con qualche brano mi è capitato. Ma intendiamoci, il senso che do a questa esperienza è legata al fatto che qualcosa mi abbia dato tanto a livello emozionale da entrarci a capofitto e non riuscire a non pensarci per giorni, non a una sorta di presunzione per cui mi sarei sentita in grado di partorire qualcosa di simile.<br />
Ascoltare per la prima volta brani come <strong><em>The aeroplane flies high</em></strong> o <strong><em>Dancing barefoot</em></strong> o <strong><em>2+2=5 (The lukewarm)</em></strong>, per esempio, è stata in questo senso un&#8217;esperienza indimenticabile.</p>
<h2 class="sectionhead">Cera – Preview</h2>
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