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	<title>Lost Highways</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
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		<title>Tutti usciamo di casa &#8211; MasCara</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 11:14:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piera Tedde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo l’ep L’amore e la filosofia (2010), arriva Tutti usciamo di casa, il primo full length dei varesini MasCara. Si tratta di un concept album che vuole tracciare il passaggio dall’età adolescenziale alla maturità, percorso mai facile, fatto di rinunce ed addii, speranze ed entusiasmo, idiosincrasie per ciò che ci sembra vecchio ed insieme l’intuizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mascara_2012.jpg" alt="" width="187" height="200" />Dopo l’ep <strong><em>L’amore e la filosofia</em></strong> (2010), arriva <strong><em>Tutti usciamo di casa</em></strong>, il primo full length dei varesini MasCara. Si tratta di un concept album che vuole tracciare il passaggio dall’età adolescenziale alla maturità, percorso mai facile, fatto di rinunce ed addii, speranze ed entusiasmo, idiosincrasie per ciò che ci sembra vecchio ed insieme l’intuizione che ciò che siamo è dato anche dalle nostre radici. Un disco che diventa il racconto epico di un viaggio verso un nuovo modo di percepire che tiene con sè i ricordi e l’essenza di ciò che si è stati. Un viaggio che inizia nell’urgenza della giovinezza di <strong><em>Dorian</em></strong> <strong><em>(post-modern)</em></strong> e che finisce con <strong><em>L’ultimo viaggio di Argo</em></strong>, mitica nave che ci traghetterà al di là di questo spazio-tempo terreno. Un viaggio fatto di sontuosi arrangiamenti tra musiche enfatiche e atmosfere dark in cui si ergono testi ricercati, trama portante di un album che colpisce dal primo ascolto per la sua identità marcata, nonostante i richiami a gruppi nostrani come i Diaframma, i primi Litfiba e gli Scisma e a gruppi internazionali come gli Editors e i Cure. Un lavoro di qualità da ascoltare attentamente e che pone i Mascara in piena luce nella nuova scena indie italiana.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Eclectic Circus &#8211; 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Luca Antonio Fusaro (voce e chitarra) – Claudio Piperissa (chitarra) – Marco Piscitiello (basso) – Simone Scardoni (synth, piano rodes, pianoforte, violoncello) – Nicholas Negri (batteria, percussioni)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Dorian (post-modern parte I)</li>
<li> I giorni di Urano contro</li>
<li> Tutti uscimmo di casa</li>
<li> Da uomo a uomo</li>
<li> La stanza</li>
<li> Di gioia e rivolta</li>
<li> Dorian (post-modern parte II)</li>
<li> Un figlio lo sa</li>
<li> Tempo prendimi per mano</li>
<li> Reprise</li>
<li> L’ ultimo viaggio di Argo</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.mascarawave.it/">Sito Ufficiale</a>,<a href="https://www.facebook.com/pages/MasCara/43783019398">Facebook</a></p>
<h2 class="sectionhead">Tutti usciamo di casa &#8211; Video</h2>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/MxxnHHGq0Yo?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Don’t love me &#8211; Teresa Mascianà</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/05/16/don%e2%80%99t-love-me-teresa-masciana/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 11:09:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piera Tedde</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Teresa Mascianà è tecnico del suono di alcuni artisti italiani, come ad esempio Roy Paci, e bassista di diverse band che spaziono in stili che vanno dal rock al folk. Don’t love me è il suo primo lavoro solista. Un album di chiara matrice pop-rock che non entusiasma particolarmente con i suoi testi semplici a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/masciana-cover.jpg" alt="" width="200" height="200" />Teresa Mascianà è tecnico del suono di alcuni artisti italiani, come ad esempio Roy Paci, e bassista di diverse band che spaziono in stili che vanno dal rock al folk. <strong><em>Don’t love me</em></strong> è il suo primo lavoro solista. Un album di chiara matrice pop-rock che non entusiasma particolarmente con i suoi testi semplici a cui corrispondono melodie ben suonate tecnicamente, soprattutto i suoni della sezione ritmica, ma che non graffia come il rock di Patti Smith a cui la cantautrice calabrese vorrebbe ispirarsi. Un disco che scorre leggero senza particolare lode o infamia chiudendosi con la cover di P.J. Harvey <strong><em>Good Fortune</em></strong>.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Dcave Records &#8211; 2012 – 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line up: </span>Teresa Mascianà</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>People</li>
<li> Don’t love me</li>
<li> My word</li>
<li> I think is better</li>
<li> This song is for you</li>
<li> Forever</li>
<li> Out of there</li>
<li> Too late</li>
<li> Good Fortune</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.teresamasciana.com/">Sito Ufficiale</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Dentro il viaggio trascendentale dei Lunatic Soul: intervista a Mariusz Duda</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/05/16/intervista-mariusz-duda/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 10:51:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

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		<description><![CDATA[Lunatic Soul non è solamente il side-project di Mariusz Duda, leader dei Riverside, ma è soprattutto un viaggio trascendentale nel labirinto spirituale che ognuno di noi può attraversare. La voce e il basso di una delle più interessanti band post-progressive dell’ultimo decennio ha sentito l’esigenza di esprimersi in una forma d’arte diversa, dando alla luce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/lunatic_soul.jpg" alt="" width="300" height="225" /></strong>Lunatic Soul non è solamente il side-project di Mariusz Duda, leader dei Riverside, ma è soprattutto un viaggio trascendentale nel labirinto spirituale che ognuno di noi può attraversare. La voce e il basso di una delle più interessanti band post-progressive dell’ultimo decennio ha sentito l’esigenza di esprimersi in una forma d’arte diversa, dando alla luce una trilogia (<em><strong>Lunatic Soul</strong>, <strong>LunaticSoul II</strong>, <strong><a href="http://www.losthighways.it/2011/11/21/impressions-lunatic-soul-recensione/" target="_blank">Impressions</a></strong></em>) della resurrezione, dell’auto-interrogazione spirituale su un aldilà che non spaventa. Si intrecciano suggestioni sonore che si dipanano dall’ambient alla word-music con il collante del prog e dell’elettronica. Abbiamo deciso di incontrare una tra le personalità più interessanti della musica europea di oggi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è nata l’idea di questo tuo solo project?</strong><br />
Ero stufo dei tempi (molto spesso dialtati) dettati dal sistema discografico. Con i Riverside in media stavamo realizzando un disco ogni due anni. Sappiamo che effettivamente quello è il tempo tra tour e promozione dell’album, ma due anni sono veramente tanti! Così ho deciso di riempire i periodi vuoti nella creazione di qualcosa non nell’ambito Riverside. Questa è stata la prima ragione, poi volevo provare a cimentarmi in differenti approcci musicali… un approccio alternativo-orientale-ascetico, senza chitarre elettriche, quello che non avrei mai realizzato nei Riverside.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qual è il principale concetto dietro la trilogia dei Lunatic Soul?</strong><br />
E’ la storia di un viaggio attraverso l’adilà. La mia versione di quello che ci aspetterebbe dall’altra parte. Sto abbandonando la religione concentrandomi di più sui pensieri sulle cose che lasciamo indietro e sull’intenzione di trovare un proprio posto nella vita. Il motivo del viaggio è veramente importante per me. Quale debba essere questo viaggio – anche fuori dalla realtà &#8211; è sempre una metafora della vita. Lunatic soul racconta la storia di un uomo che dopo la morte ha una chance di tornare alla vita. Ha due opzioni. La prima:  può conservare questa memoria e l&#8217;esperienza da una precedente vita ma tutto quello che ha fatto sarà dimenticato dalle altre persone, lui stesso sarà dimenticato.  La seconda opzione: altre persone saranno consapevoli di ciò che ha raggiunto nella vita ma lui non ricorderà. Inizierà dal taglio.  Come insegniamo dal secondo album, il protagonista ha probabilmente scelto la prima opzione, perché su una collina noi troviamo una vecchia ed abbandonata lapide.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Impressions</em> sembra il lavoro più sinestetico rispetto ai precedenti due&#8230; <img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Lunatic_Soul_Mariusz_Duda.jpg" alt="" width="235" height="353" /></strong><br />
Ecco, prima di tutto è un album strumentale. Secondo, per migliorare l’effetto delle mie stesse idee e visioni nell&#8217;ascolto, ho deciso di non usare nessun titolo così che tutti potessero interpretare questa musica soggettivamente, creando delle proprie immagini associative.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In <em>Impressions</em> sono scarse le parti vocali ma esso sembra raggiungere più forza evocative rispetto ai precendenti album. Cosa pensi a riguardo?</strong><br />
Per me gli album bianco e nero di Lunatic Soul formano un dittico parlando di una sola storia. Impressions è il suo supplemento musicale. Esso è un album che non inserirei insieme al bianco o al nero a comporre un unico album, ma un disco che costituisce un elemento inerente alla storia. Il suo carattere strumentale enfatizza la storia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Impressions</em> potrebbe essere la colonna Sonora di un film. Quale genere di film per esempio?</strong><br />
Un film dove il reale si fonde con il surreale. Un film dove nulla è quello che sembra dall’inizio. Io penso ad un&#8217;atmosfera tipica dei film di David Lynch, oppure ad un film di Darren Aronofsky.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parlami della musica elettronica nelle tue ultime composizioni&#8230;</strong><br />
L’elettronica c’è sempre stata e sempre ci sarà nella mia musica. Sono cresciuto con i Tangerine Dream. Io sogno di poter scrivere solo musica strumentale un giorno, ma basata tutta su diversi tipi di arpeggi e delays che io amo. Questi effetti di elettronica sono molto attenuati nei miei progetti Lunatic Soul e Riverside.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quale canzone di <em>Impressions preferisci?</em> </strong><br />
Amo tutto l’album, ma <strong><em>Impressions VII<img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Lunatic_Soul_2in.jpg" alt="" width="300" height="300" />I</em></strong> è particolarmente vicina al mio cuore. Ricordo che questo brano è sbucato fuori suonando il piano durante le sessioni di registrazioni di <em><strong>ADHAD</strong></em>. Ho sempre saputo che un giorno Lunatic Soul avrebbe prodotto un album totalmente strumentale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I tuoi prossimi passi con i Riverside?</strong><br />
Proprio ora stiamo registrando il nostro quinto album. Vogliamo ritornare alle melodie, a canzoni ambiziose, a quello che abbiamo sempre realizzato al meglio, molto di più di soliti giochetti con quasi metal  o prog-metal.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali sono i cinque dischi che suggeriresti ad un amico per un viaggio?</strong><br />
<strong><em>Lost Highway &#8211; Soundtrack</em></strong>, Lynyrd Skynyrd – <strong><em>Second Helping</em></strong>, The Beatles – <em><strong>White Album</strong></em>, Solar Fields – <strong><em>EarthShine</em></strong>, Chemical Brothers – <strong><em>Exit Planet Dust</em></strong></p>
<h2 class="sectionhead">Impressions V – Preview</h2>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="270" height="18" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/05 Impression V.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="270" height="18" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" allowfullscreen="true" flashvars="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/05 Impression V.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x971B7A&amp;backcolor=0xffffff" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf"></embed></object></p>
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		<title>Sigur Rós: streaming diffuso e contemporaneo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:53:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amalia Dell'Osso</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Sigur Rós Valtari Hour Avevamo già anticipato qualche notizia sull&#8217;uscita del nuovo disco della band islandese a questo link. Valtari arriverà il 28 luglio. I Sigur Rós lanciano un&#8217;iniziativa sui generis: a partire dalle 19 di domani (ore 20 qui da noi) sarà possibile partecipare ad un &#8220;ascolto&#8221; condiviso! Grazie ad alcune stazioni radio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Sigur Rós<br />
Valtari Hour</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="size-full wp-image-18658 aligncenter" title="sigur600_150512_1337066534_27_" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/sigur600_150512_1337066534_27_.jpg" alt="" width="480" height="360" /><br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Avevamo già anticipato qualche notizia sull&#8217;uscita del nuovo disco della band islandese a questo <a href="http://www.losthighways.it/2012/03/29/sigur-ros-il-nuovo-album/">link</a>.<br />
<em><strong>Valtari</strong></em> arriverà il 28 luglio.<br />
I Sigur Rós lanciano un&#8217;iniziativa sui generis: a partire dalle 19 di domani (ore 20 qui da noi) sarà possibile partecipare ad un &#8220;ascolto&#8221; condiviso! Grazie ad alcune stazioni radio e siti internet che sostengono l&#8217;operazione sarà possibile ascoltare in streaming contemporaneo e mondiale i brani dell&#8217;attesissimo nuovo capitolo discografico della band.<br />
Una finestra da cui affaccarsi sul mondo dei Sigur Rós sarà anche il loro sito ufficiale con una pagina dedicata all&#8217;ascolto: <a href="http://sigur-ros.co.uk/valtari/hour/">sigur-ros.co.uk/valtari/hour</a>, dove è già cominciato il countdown.<br />
Un bel modo per lanciare il disco secondo un concetto di vera condivisione e diffusione.<br />
Via Twitter usando la hashtag #valtarihour sarà possibile leggere in tempo reale commenti e partecipare direttamente all&#8217;evento in corso con foto e considerazioni che verranno pubblicati sulla pagina dei Sigur Rós.</p>
<h2 class="sectionhead">Valtari &#8211; Preview</h2>
<p><iframe src="http://player.vimeo.com/video/39194761?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0&amp;color=ffffff" width="500" height="281" frameborder="0" webkitAllowFullScreen mozallowfullscreen allowFullScreen></iframe></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Cento giorni da oggi – Amor Fou</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/05/14/cento-giorni-da-oggi-amor-fou/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 16:07:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Amalia Dell'Osso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[La musica non è un monolite che si erge contro il passare del tempo e delle sue rivoluzioni. La musica è come un orologio molle. Vive di soggettività. Di mutevolezza. Di stile in movimento. Una band non può e non deve essere uguale a se stessa, cadendo nel gioco dell’autocitazione rassicurante. Una band vive il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/centogiornidaoggi_2012.jpg" alt="" width="200" height="200" />La musica non è un monolite che si erge contro il passare del tempo e delle sue rivoluzioni. La musica è come un <em>orologio molle</em>. Vive di soggettività. Di mutevolezza. Di stile in movimento.<br />
Una band non può e non deve essere uguale a se stessa, cadendo nel gioco dell’autocitazione rassicurante. Una band vive il mistero e la leggerezza dell’ispirazione, dettata dagli eventi, dai sentimenti.<br />
E’ tutto molto semplice. Le cose cambiano. E meno male. Ma, attenzione. C’è un segreto. Una matrice originaria che resta inalterata, oltre le soluzioni formali, oltre le strutture tematiche. Una matrice che accomuna i registri stilistici che segnano quelle carriere votate all’esplorazione, al fermento creativo.<br />
Gli Amor Fou affidano a questo maggio il loro terzo disco, <strong><em>Cento giorni da oggi</em></strong>. Un disco particolarmente diverso rispetto ai precedenti <strong><em>La stagione del cannibale</em></strong> (Homesleep, 2007) e <strong><em>I moralisti</em></strong> (EMI, 2010). Diverso perché rimanda ad un altro immaginario, ad altri referenti, ad altri incastri nei testi, nel nome di una fruibilità più estesa. Ma restano immutate quell’eleganza, quella consapevolezza, quella lucidità, quell’attitudine al pop contaminato che non puoi attribuire ad altri, se non agli Amor Fou. Identità. Questo il segreto. Qualunque strada scelgano di intraprendere, i quattro di Milano hanno una precisa, inconfondibile identità.<br />
<strong><em>Cento giorni da oggi</em></strong> racconta in maniera diretta il mondo che abbraccia, quello dei giovani ai tempi dei social network, delle insicurezze più estreme, della precarietà di intenti lungo un futuro che ha perso ogni teoria di prospettiva, della libertà sessuale, dei bisogni emotivi primari e dei grandi paradossi in cui cadono, sullo sfondo di una società vista come una sequela di gif animate in cui tutto scorre, mescolandosi e confondendosi. La scrittura dei testi si apre alle suggestioni della parola come suono (<strong><em>Vero</em></strong> ne è l’esempio per eccellenza), al lessico del quotidiano contemporaneo così condizionato dalle rivoluzioni che congiungono i continenti attraverso i canali 2.0, dai gossip della politica, dai programmi televisivi, dai fenomeni settari. Il suono di questo disco sorride agli MGMT, ai Beach House, ai Talking Heads, al Battiato dei primi anni ’80. Dance intelligente, new wave, inserti dreamy. Il tutto assorbito e riletto in quell’angolo di mondo romantico e disilluso, brillante e acuto che si chiama Amor Fou.<br />
Il pregio di questo lavoro è nella compattezza, nel suo scorrere così piacevole dall’inizio alla fine, con picchi straordinari ovvero quella <strong><em>Goodbye Lenin</em></strong> (titolo da citazione cinematografica sottile che spinge il testo in un precisa direzione, a volerlo) che farebbe invidia ai Baustelle di un tempo, <strong><em>I 400 colpi</em></strong> e soprattutto <strong><em>Le guerre umanitarie</em></strong>, la perla più preziosa per testo, variazioni, impeto e amalgama tra le parti.<br />
Il tutto risponde ad un’immediatezza che fa centro al primo colpo, senza tradire quella profondità di senso che Alessandro Raina (ancora più padrone delle sfumature della sua voce) orchestra sempre con grande maestria.<br />
<strong><em>Gli Zombie nel video di </em></strong><strong><em>Thriller</em></strong>, <strong><em>Alì</em></strong>, <strong><em>La primavera araba</em></strong> sono brani che potrebbero insegnare regole nuove e buone ai despoti dei passaggi radiofonici.<br />
<strong><em>Cento giorni da oggi</em></strong>, un’altra grande lezione di nobile pop tenuta dagli Amor Fou.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Universal – 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;">Alessandro Raina (voce, chitarre) – Leziero Rescigno (batteria, percussioni, sintetizzatori, programming) – Giuliano Dottori (chitarre, basso, tastiere, cori) – Paolo Perego (basso, cori). Tutte le canzoni sono state scritte da Alessandro Raina (eccetto Goodbye Lènin, Una vita violenta, Zombie e I 400 colpi scritte da Alessandro Raina e Leziero Rescigno; Padre davvero e Guerre umanitarie scritte da Alessandro Raina, Leziero Rescigno e Giuliano Dottori). Tutti i testi sono di Alessandro Raina. Produzione artistica di Leziero Rescigno e Alessandro Raina. Registrato da Antonio “Cooper “ Cupertino presso Officine Meccaniche e Jacuzi Studio a Milano tra il 2011 e il 2012. Mixato da Antonio “Cooper” Cupertino presso Officine Meccaniche, Milano (eccetto Alì, Goodbye Lenin e Una vita violenta, mixate da Raffaele Stefani presso Fonologie monzesi, Monza). Masterizzato da Giovanni Versari presso La Maestà Studio (Tredozio, FC). Ospiti:  Alessandro Baronciani (voce in Radiante); Davide Autelitano (voce ne La primavera araba); Antiteq (programming in Forse Italia); Martino Allegretti, Guendalina Magnoni, Claudia Mondani, Vittoria Saldutti e Mariaelena Spagnoli del coro dei bambini della scuola di musica Cluster hanno cantato in Forse Italia e Zombie. Artwork e copertina di Sterven Jonger)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Gli Zombie Nel Video Di Thriller</li>
<li> Alì</li>
<li> Goodbye Lenin</li>
<li> Vero</li>
<li> Una Vita Violenta</li>
<li> I 400 Colpi</li>
<li> La Primavera Araba</li>
<li> Padre Davvero</li>
<li> Le Guerre Umanitarie</li>
<li> I Volantini Di Scientology</li>
<li> Forse Italia</li>
<li> Radiante</li>
<li> Tigri (The Song)</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://amorfou.it/">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.facebook.com/amorfou">Facebook</a></p>
<h2 class="sectionhead">Alì &#8211; Video</h2>
<p><iframe width="500" height="281" src="http://www.youtube.com/embed/cltcclJ_MM4?fs=1&#038;feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Indie Pride 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:59:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gessi</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Indie Pride Indipendenti contro l&#8217;omofobia Venerdì 18 maggio &#8211; Locomotiv Club &#8211; Bologna Musica, Amore e Orgoglio. Queste le tre parole d&#8217;ordine dell&#8217;Indie Pride. La musica è il collante di vite ed esperienze, la musica è attitudine, la musica è un modo d&#8217;essere, la musica è espressione e insieme comunicazione. L&#8217;Indie Pride sarà un evento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>Indie Pride</strong><br />
<strong>Indipendenti contro l&#8217;omofobia</strong></p>
<p style="text-align: center;">Venerdì 18 maggio &#8211; Locomotiv Club &#8211; Bologna</p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-18632 aligncenter" title="indiepride" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/indiepride.jpg" alt="" width="400" /></p>
<p style="text-align: justify;">Musica, Amore e Orgoglio. Queste le tre parole d&#8217;ordine dell&#8217;Indie Pride.<br />
La musica è il collante di vite ed esperienze, la musica è attitudine, la musica è un modo d&#8217;essere, la musica è espressione e insieme comunicazione.<br />
L&#8217;Indie Pride sarà un evento in cui musicisti, addetti ai lavori e realtà dello scenario indipendente si troveranno insieme a Bologna, nell&#8217;anno in cui ospita il Pride Nazionale, per unirsi e unire sensibilizzando su tematiche sempre più attuali quali il riconoscimento dei diritti ancora negati alle persone LGBT.<br />
Un momento in cui non fermarsi ma muoversi a ritmo di musica per dire STOP all&#8217;Omofobia di cui ogni giorno siamo testimoni.<br />
Indie Pride vuole rivendicare che siamo liberi di essere quello che siamo, di amare chi amiamo!</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Indie Pride venerdì 18 maggio a partire dalle 20 vedrà salire sul palco del Locomotiv:<br />
<strong>Kisses from Mars</strong>, <strong>Mangiacassette</strong>, <strong>Simona Gretchen</strong>, <strong>Maria Antonietta</strong>, <strong>Heike has the giggles</strong>, <strong>Chewingum</strong>, <strong>2Pigeons</strong>, <strong>Iori&#8217;s Eyes</strong> e <strong>Drink to me</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non solo! Grazie a XL di Repubblica, mediapartner di Indie Pride, nel mese di maggio sarà possibile scaricare gratuitamente dal sito del magazine (http://xl.repubblica.it/) la compilation &#8220;Indie Pride&#8221;, che presenta tutte le realtà che hanno aderito all&#8217;iniziativa ed i loro artisti:<br />
<strong>La Tempesta</strong>, <strong>Irma records</strong>, <strong>Unhip Records</strong>, <strong>La Fabbrica</strong>, <strong>Foolica</strong>, <strong>Mescal</strong>, <strong>Picicca</strong>, <strong>Disco dada</strong>, <strong>Trovarobato/Sfera Cubica</strong>, <strong>Metatron</strong>, <strong>INRI</strong>, <strong>Controrecords</strong>, <strong>JaLa promotion</strong>, <strong>Erase Tape record</strong> (UK), <strong>Godzilla Market</strong>, <strong>Future Noise Musica</strong> (UK), <strong>Full Time Hobby</strong> (UK).</p>
<p style="text-align: justify;">Radio Città del Capo, mediapartner dell&#8217;evento, con la sua troupe condurrà l&#8217;Indie Pride con interviste e curiosità animando una serata piena di musica e impegno.</p>
<p style="text-align: justify;">Info<br />
Evento FaceBook: <a href="https://www.facebook.com/events/351799568202458/">www.facebook.com/events</a><br />
Pagina FaceBook: <a href="https://www.facebook.com/IndiePride00">www.facebook.com/IndiePride00</a><br />
Locomotiv Club: <a href="http://www.locomotivclub.it/">www.locomotivclub.it</a><br />
Bologna Pride: <a href="http://www.bolognapride.it/">www.bolognapride.it</a></p>
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		<title>I tanti colori della sera: All we need Festival @ Estragon (BO) 20/04/12</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2012/05/14/all-we-need-festival-estragon/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:51:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emanuele Gessi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Live report]]></category>

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		<description><![CDATA[All we need Festival inizia il suo percorso itinerante dall&#8217;Estragon di Bologna. Un festival che promuove la musica emergente e brinda alla sua “prima” con band e personaggi che però emergenti lo son ben poco: Mariposa all&#8217;attivo da più di dieci anni, così come Bugo e Marta sui tubi, mentre i Diaframma da circa una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/AllWeNeedFestival_010512.jpg" alt="" width="300" height="214" />All we need Festival inizia il suo percorso itinerante dall&#8217;Estragon di Bologna. Un festival che promuove la musica emergente e brinda alla sua “prima” con band e personaggi che però emergenti lo son ben poco: Mariposa all&#8217;attivo da più di dieci anni, così come Bugo e Marta sui tubi, mentre i Diaframma da circa una ventina. Insomma, non si parla di emergenti, semmai di musica underground, di nicchia o come volete, ma non “emergente”, un termine che a mio parere si potrebbe dare solo a chi ha all&#8217;attivo uno/due pubblicazioni (compresi demo ed ep).<br />
Un&#8217;altra piccola critica è da segnalare: non può un festival musicale iniziare alle 21 se la location scelta è un luogo fuori dal centro cittadino perchè sarà ben poco il pubblico che arriverà prima delle 22.<br />
Inevitabilmente giungo al locale qualche minuto dopo “l&#8217;ora x” e sento dal parcheggio la musica dei Mariposa: hanno già iniziato!<br />
Dentro all&#8217;Estragon siamo ancora in pochi, ma nel giro di un&#8217;ora tenderà a riempirsi di pubblico, specialmente giovane attirato da Marta sui tubi e Bugo. Il set dei Mariposa riprende lo stile e gli intenti promossi in <strong><em>Semmai Semiplaya</em></strong>, ultimo disco sfornato dalla band e da Trovarobato. Vecchi brani ripresi in una versione semiacustica e “portatile”, priva di batteria, basso e chitarra elettrici, ma ricca di percussioni elettroniche, tastiere e fiati. Poi ovviamente la voce della nuova cantante Serena Altavilla che dal vivo esalta fortemente i brani più dinamici senza riuscire comunque a spiccare in questa dimensione musicale ridotta all&#8217;osso.<br />
E&#8217; giunto il tempo di un pezzo di storia: Federico Fiumani continua a portarsi addosso il nome dei mitici Diaframma e con sé le canzoni di tanti anni di carriera. Il suono è ruvido, proprio come te lo aspetti, proprio come ragazzi della mia età non hanno mai sentito suonare con tanta naturalezza e originalità. Un live dei Diaframma è un tuffo nel tempo, sia per chi l&#8217;ha vissuto già e ne vive la nostalgia, sia come per chi ne ha solo sentito le note e le parole dalle cuffie di un iPod, ed ora è stordito, estasiato. Un live breve ma intensissimo, dove ogni cosa sembra essere al suo posto, dove ogni brano in scaletta è un vero e proprio diamante grezzo, che nelle sue asperità brilla di colori persi nel tempo. La cosa che più stupisce è certamente la personalità di Fiumani, che pare essere nato per stare sul palco e non si riesce ad immaginarlo fare altro che suonare e cantare per quanto ciò gli venga naturale.<br />
Al termine del live dei Diaframma la serata segue con Bugo in un quanto mai bizzarro avvicendamento.<br />
La band in gran carriera, poi lui zompando qua e là sul palco dell&#8217;Estragon. Un live certamente ben congeniato, che dà però molto peso al lato di puro intrattenimento personale più che musicale. Bugo non sta fermo un istante, si dimena, balla, salta, gira, gesticola e l&#8217;attenzione viene completamente catturata da questo, mettendo in secondo piano la band (bravi musicisti che offrivano un suono davvero ottimo) oltre che quella manciata di brani meritevoli che ha in repertorio. Questo è Bugo, ed evidentemente a molti piace ma mi piace pensare che anche la leggerezza deve avere un minimo di classe, cosa che questa sera non ho trovato in un cantante novarese troppo preso a strappare sul momento applausi effimeramente divertiti, piuttosto che belle emozioni che verranno ricordate.<br />
Conclusa la lunga esibizione di Bugo il palco si trasforma ed un tendaggio leggero va a dividere il pubblico dagli strumenti sul palco, pronti per essere suonati. Si spengono le luci del locale e si accende un proiettore. Sul tendaggio le immagini appaiono nitide e sgargianti mentre altre luci illuminano sapientemente i musicisti che si intravedono dietro il velo. L&#8217;effetto è affascinante ed il complesso gioco di luci e proiezioni offre uno spettacolo di notevole qualità e fattura. Il concerto va avanti coniugando magnificamente la musica alla curatissima scelta grafica e visiva.<br />
A lungo andare però il peso del velo a dividere chi sta sopra e sotto il palco si fa sentire in termini di partecipazione del pubblico, dettaglio non marginale in un live di una band come i Marta sui tubi: manca la possibilità di seguire ed incrociare gli sguardi dei componenti della band e creare quell&#8217;alchimia diretta, che scorre adrenalinica in tutte le direzioni.<br />
Dopo una lunga e contemplativa parte di concerto, fortunatamente il velo viene raccolto e l&#8217;esibizione esplode definitivamente.<br />
I Marta sui tubi si confermano un&#8217;ottima live band che ha dalla sua una notevole versatilità che la porta a provare nuove interessanti soluzioni di spettacolo, che per ora continuano a tendere all&#8217;innalzamento della  fondamentale componente musicale, e non a sminuirla a sottofondo.<br />
Terminato il live dei Marta sui Tubi (per la verità un po&#8217; più corto delle aspettative) il palco viene preparato per il dj-set dei Motel Connection. I potenti bassi picchiano nelle casse e bussano alle orecchie di quella parte di pubblico più incline all&#8217;elettronica.<br />
La serata si conclude lasciando un pizzico di amarezza per la realizzazione di un  evento forse un po&#8217; troppo ambizioso, con una scaletta eccessivamente ricca rispetto al ridotto tempo a disposizione; questo ha portato a condensare le esibizioni di tutte le band non appagando completamente parte del pubblico. (<a href="http://www.losthighways.it/lost-gallery-2/2012/All%20We%20Need%20Festival%20@%20Estragon%20%28BO%29%2020-04-2012/">Lost Gallery</a>)</p>
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		<title>Musica spiazzante, che colpisce chi ascolta: Ultimo Attuale Corpo Sonoro+Bologna Violenta @ Calamita – Cavriago (RE) 14/04/12</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Arduini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Live report]]></category>

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		<description><![CDATA[A volta bisogna fare chilometri e salti mortali per avere quello che si desidera. Soprattutto con la musica: se vuoi trovare quella giusta devi spesso armarti di cartina e buona volontà e partire verso l’ignoto. Così quando capita che leggi che a 10 minuti da casa ci sarà una serata che si prospetta davvero interessante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/bolognaviolenta_live0010512.jpg" alt="" width="300" height="225" />A volta bisogna fare chilometri e salti mortali per avere quello che si desidera. Soprattutto con la musica: se vuoi trovare quella giusta devi spesso armarti di cartina e buona volontà e partire verso l’ignoto. Così quando capita che leggi che a 10 minuti da casa ci sarà una serata che si prospetta davvero interessante ti stupisci e non puoi fare altro che andare.<br />
Stasera Bologna Violenta sarà a Cavriago e prima di lui suoneranno gli Ultimo Attuale Corpo Sonoro, che hanno attirato la mia attenzione fin dai primi ascolti. Verso le 23 la band veronese sale sul palco. Il Calamita è un piccolo club, un ambiente davvero intimo per un concerto a stretto contatto con chi suona. La band di Gianmarco Mercati ci presenta i brani tratti dal loro ultimo lavoro in studio, <strong><em>Io ricordo con rabbia</em></strong>. Testi duri, che colpiscono a fondo e lasciano il segno. Brani declamati, urlati, sputati in faccia al pubblico che ascolta attento. Perché non si può non prestare attenzione alla musica degli UACS. Brani ricchi di citazioni, di storie e di storia. Brani che raccontano dei tormenti dell’uomo, come <strong><em>Della tua bocca</em></strong>. Brani che raccontano le pagine più nere della storia come la strage di Ustica (<strong><em>Flight data recorder</em></strong>), la P2 e la sua convivenza con la politica (<strong><em>Tessera P2#1816</em></strong>), l’<em><strong>Undici settembre 1973</strong></em><em>, </em>ma anche parole dedicate a Pasolini e al suo omicidio (<strong><em>Empirismo eretico</em></strong>, dall’album <strong><em>Memorie e violenze di Sant’Isabella</em></strong> del 2009). Parole dure e poesia che si mescolano nelle letture che anticipano ogni brano e nei testi. Rock e rabbia portati sul palco magistralmente. Un set intenso nonostante sia abbastanza breve (poco più di mezz’ora per lasciare lo spazio al set successivo), che conferma gli Ultimo Attuale Corpo Sonoro come una delle realtà più interessanti. Un progetto denso di contenuti che sa come trasmetterli a chi li ascolta.<br />
Tempo di liberare il palco e Nicola Manzan è pronto per occuparlo. O meglio, non sarà proprio lui a salire sul palco, ma Bologna Violenta, la sua one-man band. Una sorta di alter ego cattivo e arrabbiato di Nicola. Questa sera ci presenterà il suo nuovo lavoro, <strong><em>Utopie e piccole soddisfazioni</em></strong>. Quella di Bologna Violenta non è musica per tutti: il suo grindcore è per palati forti. Chitarra distorta, quasi martoriata, elettronica capace di stordire e rumore, tanto rumore. Bologna Violenta è tutto questo, ma anche tanta crudele e tagliente ironia data da inserti di canti tradizionali polacchi, di cori dei monaci benedettini che fanno da contraltare alle urla angosciate di persone torturate (<strong><em>Il convento sodomita</em></strong>), di cut-up di dialoghi tratti dai cosiddetti mondo-movie o dai poliziotteschi anni ‘70. Naturalmente non mancheranno quelli che ormai sono diventati dei classici per l’artista trevigiano: <strong><em>Il sommo fallo</em></strong>, <strong><em>Maledetta del demonio</em></strong>, <strong><em>Trapianti giapponesi</em></strong> (tratti dall’album del 2010, <strong><em>Il nuovissimo mondo</em></strong>) e pezzi tratti anche dal primo omonimo album del 2006. Sul finale Manzan imbraccia il suo violino per incantarci con le note di <strong><em>Blue Song</em></strong>, un esempio dalle improvvise orchestrazioni per archi e dalle melodie che Bologna Violenta è capace di far apparire in mezzo al caos creato dalla sua musica. Quaranta minuti che spiazzano e violentano il pubblico che rimane attonito, ma divertito dalle splendide doti di intrattenitore di Nicola.<br />
Il 14 aprile 2012 il Calamita ha riunito sul palco due progetti davvero particolari, tra quelli meno incasellabili della scena italiana. Musica spiazzante e ricca di contenuti, fatta per colpire in maniera forte l’animo di chi la ascolta e che lascia il segno. (Foto di Katia Arduini)</p>
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		<title>Porto via con me ricordi che non passano mai: Il Teatro degli Orrori @ Fuori Orario Taneto di Gattatico (RE) 13/04/12</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:47:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Arduini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Live report]]></category>

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		<description><![CDATA[A volte capitano delle coincidenze che ti portano ad essere nel posto giusto nel momento in cui ne hai davvero bisogno. Così capita che il giorno del tuo compleanno coincida con una data de Il Teatro degli Orrori proprio nella tua città e finalmente sai cosa rispondere alla fatidica domanda “Cosa ti regalo?”. Come al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/il-teatro-degli-orrori_live010512.jpg" alt="" width="300" height="225" />A volte capitano delle coincidenze che ti portano ad essere nel posto giusto nel momento in cui ne hai davvero bisogno. Così capita che il giorno del tuo compleanno coincida con una data de Il Teatro degli Orrori proprio nella tua città e finalmente sai cosa rispondere alla fatidica domanda “Cosa ti regalo?”.<br />
Come al solito, arrivo al Fuori Orario troppo presto (prima o poi mi daranno le chiavi per aprire). Meglio così: posso scegliere meglio la posizione da cui godermi lo spettacolo. Mi sistemo e mi metto in attesa. Verso le 22.30 salgono sul palco i 2Pigeons: Kole Laca e Chiara Castello ci presentano i loro brani in un set che sembra uscire direttamente da un altro pianeta.<br />
Poi arriva la band di Capovilla sul palco per presentarci il loro nuovo lavoro in studio, <strong><em>Il mondo nuovo</em></strong>. La partenza è affidata a <strong><em>Rivendico</em></strong>: un’esplosione rock che scatena il pubblico. La band sembra essere uscita totalmente rigenerata dai problemi avuti lo scorso anno che sembravano averli portati sull’orlo dello scioglimento. Marcello Batelli, nuova seconda chitarra, sembra perfettamente integrato con il resto della band e Kole Laca con le sue tastiere porta quel qualcosa in più ai brani. “<em>Porto via con me ricordi che non passano mai</em>” (<strong><em>Non vedo l’ora</em></strong>) perché un set de Il Teatro degli Orrori ti lascia davvero ricordi indelebili. Potenza espressiva, nei gesti e nei suoni. Il ritorno di Giulio Ragno Favero in pianta stabile si sente. Una scaletta che verte per lo più sui brani del nuovo album: tante storie, tanti nomi che raccontano di emarginazione, di mancanza, di pazzia. Nei testi che Capovilla declama dal palco ci sono città come <strong><em>Skopje</em></strong>, dove una famiglia aspetta il ritorno del padre, viaggi come quello che porta da Cleveland a Baghdad col pensiero di andare lì per fare qualcosa di buono e poi trovarsi a pensare che arruolarsi “<em>sia stata una cattiva idea</em>”. E poi nomi, tanti nomi: <strong><em>Pablo</em></strong>, <strong><em>Martino</em></strong>, <strong><em>Doris</em></strong>, <strong><em>Monica</em></strong>. Nomi scanditi dalla batteria di Frank Valente che picchia furioso le pelli. La chitarra di Gionata Mirai è impaccabile nel seguire le parole che Pierpaolo Capovilla canta, urla, racconta da un palco che sprigiona un muro di note e rumore che si abbatte sul pubblico. Nel set trova spazio anche <strong><em>Per nessuno</em></strong>, brano contenuto nel singolo <strong><em>A sangue freddo</em></strong>. Capovilla prende il microfono e ci racconta la storia di un operaio ucciso dal suo datore di lavoro solo per aver preteso quello che gli spettava, Mirai imbraccia la chitarra acustica e partono le note di <strong><em>Ion</em></strong>, uno dei momenti più alti del live. Subito dopo arriva <strong><em>Direzioni diverse</em></strong>, brano tratto dall’album precedente e riveduto e corretto in una versione più elettronica grazie agli effetti delle tastiere di Kole Laca. <strong><em>Il terzo mondo</em></strong> precede <strong><em>E lei venne!</em></strong> e <strong><em>Compagna Teresa</em></strong>, brani tratti dal primo album della band, quel <strong><em>Dell’impero delle tenebre</em></strong> che a distanza di cinque anni riesce ancora ad infiammare il pubblico con la sua violenza rock. La storia di <strong><em>Adrian </em></strong>rappresenta un altro dei picchi massimi del live e ci porta verso una breve pausa. La fase finale parte con <strong><em>Dimmi addio</em></strong> e <strong><em>Io cerco te</em></strong> per poi lasciare il posto a tre classici de Il Teatro degli Orrori: <strong><em>La canzone di Tom, Il turbamento della gelosia</em></strong> e <strong><em>A sangue freddo</em></strong>. Sul finale arriva la meravigliosa <strong><em>Lezione di musica </em></strong>che incanta il pubblico chiudendo due ore di pura energia. Due ore durante le quali Il Teatro degli Orrori ha dimostrato, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che sa far male con le sue stilettate rock, nonostante i problemi tecnici che durante tre brani hanno tolto l’audio alla voce. Un Capovilla meno propenso a fare sermoni rispetto al passato, degno rappresentante della teoria che non serve il “bel canto” per immobilizzare il pubblico. Bastano uno sguardo quasi mefistofelico e un sorriso beffardo accompagnati da attitudine e carisma da vendere. (Foto di Katia Arduini)</p>
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		<title>Il diavolo sta nei dettagli &#8211; Amerigo Verardi/Marco Ancona</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:45:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Catia Manna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Album]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il diavolo sta nei dettagli ovvero un richiamo a prestare attenzione agli aspetti apparentemente insignificanti della realtà. La stessa foto sul retro della copertina dell’album sembra metterci alla prova: i nomi del duo pugliese che ha dato alla luce questo lavoro, Amerigo Verardi (cantautore e produttore) e Marco Ancona (leader dei Fonokit), sono invertiti rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/verardi-e-ancona_2012.jpg" alt="" width="200" height="180" />Il diavolo sta nei dettagli</em></strong> ovvero un richiamo a prestare attenzione agli aspetti apparentemente insignificanti della realtà. La stessa foto sul retro della copertina dell’album sembra metterci alla prova: i nomi del duo pugliese che ha dato alla luce questo lavoro, Amerigo Verardi (cantautore e produttore) e Marco Ancona (leader dei Fonokit), sono invertiti rispetto alle immagini che li rappresentano. Il titolo del disco contiene tuttavia anche un’altra chiave di lettura: i testi, di entrambi gli autori, non sono immediati e richiedono particolare attenzione. Il brano più potente di questo album dalla solida base elettroacustica è senza dubbio <strong><em>Gente che ti vuole bene</em></strong>, trascinante e crudo come il suo ritornello (“<em>Grazie dei fiori non vuol dire niente/ Grazie di esistere non vuol dire niente/ detto da certa gente che ti vuole bene</em>”). Inoltre, all’interno dello stesso testo, nel suo dettaglio, si riconoscono citazioni ironiche di successi della musica leggera italiana: <strong><em>Grazie di esistere</em></strong> (Ramazzotti), <strong><em>Grazie dei fiori</em></strong><em> </em>(Nilla Pizzi), <strong><em>Penso pos</em></strong><em>itivo</em> (Jovanotti). La stessa ironia su cui nasce <strong><em>Baby Sitter</em></strong>, canzone altrettanto accattivante che conosce il suo momento di bellezza nell’assolo chitarristico di stampo harrisoniano; qui, paradossalmente, sono i lavori più umili quale quello della baby sitter ad arricchire le persone. <strong><em>I figli dei mirafiori</em></strong>, pezzo dal sapore country, pone invece l’attenzione sulla recente e purtroppo non facile condizione degli operai FIAT; non un dettaglio, anche se come tale ci viene comunicato. La forza indiscussa di questo album è indubbiamente il suono come conferma la floydiana <strong><em>Contatto</em></strong>, brano di oltre undici muniti che riporta le celebri parole con cui Pasolini accusò, poco prima di morire, la classe dirigente italiana. <strong><em>Il diavolo sta nei dettagli</em></strong>, collaborazione assai riuscita fra Amerigo Verardi e Marco Ancona, si chiude sfumando <strong><em>Mano nella mano</em></strong>, già presente nel disco <strong><em>Il paese è reale</em></strong> (progetto del 2009 firmato Afterhours).</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Label: </span>Lobello Records &#8211; 2012</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Line-up: </span>Amerigo Verardi (voce, chitarra acustica, basso) &#8211; Marco Ancona (voce, chitarra acustica, basso, piano Rhodes, lap steel, chitarre elettriche) &#8211; Gianluca De Rubertis (piano Rhodes, synth, bass synth) &#8211; Paolo Provenzano (batteria elettronica, shaker, cori e campioni) &#8211; Nicoletta Nardi (cori in #9) &#8211; Vincenzo Assante (voce narrante in #7 – estratto dallo spettacolo teatrale Il salento di Pasolini di V. Assante)</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="color: #971b7a;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Un’onda non frena</li>
<li> Stanco stufo stupido &amp; da solo</li>
<li> Gente che ti vuole bene</li>
<li> Baby sitter</li>
<li> Pure questo è amore</li>
<li> I figli dei mirafiori</li>
<li> Contatto</li>
<li> Majorindielosersuperstar</li>
<li> Mano nella mano</li>
</ol>
<p><span style="color: #971b7a;">Links:</span><a href="http://www.facebook.com/pages/Amerigo-Verardi-e-Marco-Ancona/170960199583233">Facebook</a></p>
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