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	<title>Lost Highways</title>
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	<description>Seek your mood, Find your lost highways!</description>
	<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 17:59:26 +0000</pubDate>
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		<title>Canti Silvani - Enrico Falbo</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 17:59:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[DEMO/EP/Singoli]]></category>

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		<description><![CDATA[La danza della terra. Il ritorno al grembo ctonio. La ricerca delle radici per chi non conosce la frontiera tra l&#8217;oggi e il domani. Archi in costante sospensione.  L&#8217;odissea gitana della valle perduta. Nel mondo di falsi dei, come i cellulari e la televisione, c&#8217;è ancora un bardo che canta La solitudine è vento, Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/08/cantisilvani.jpg" alt="cantisilvani" width="200" height="179" />La danza della terra. Il ritorno al grembo ctonio. La ricerca delle radici per chi non conosce la frontiera tra l&#8217;oggi e il domani. Archi in costante sospensione.  L&#8217;odissea gitana della valle perduta. Nel mondo di falsi dei, come i cellulari e la televisione, c&#8217;è ancora un bardo che canta <strong><em>La solitudine è vento, Il canto elfico dell&#8217;aurora e La fabula di Orfeo</em></strong>, intraprendendo <strong><em>Il viaggio verso Zora</em></strong>. La voce perduta della natura è intrappolata nei <strong><em>Canti Silvani</em></strong>, opera prima di Enrico Falbo, giovane compositore del Sannio. Dove i Sigur Rós raccontano le terre islandesi Enrico Falbo svela i tesori nascosti dei boschi delle sue origini. Affascinati dalla liricità della viola a quella delle corde della chitarra con ritmiche epiche e suadenti, si può restare incantevolmente sorpresi davanti alla danza di una zingara che trasmuta in driade e poi fata. Il punto di contatto tra la world music di colossi come Peter Gabriel o Brendan Perry e le atmosfere zigane di Bregović. C&#8217;è il respiro della terra, c&#8217;è il lato oscuro della felicità. Gli inserti vocali di Enrico Falbo ricordano le ammalianti ascese di Jónsi. <strong><em>Canti Silvani</em></strong> è un incredibile capolavoro di magia sonora. Se avete voglia di emozionarvi ancora, di bagnarvi di gioia panteistica non perdete questo piccolo gioiello.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span>Autoprodotto</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial"> Enrico Falbo (viola, violino, harmonium, chitarra classica ed elettrica, basso, taisho koto, flauto, percussioni,s arangi, elettronica, noise, voce); musiche composte ed eseguite da Enrico Falbo; registrato e mixato da Enrico Falbo in “Casa Falbo”; mastering: Marco Boscaino - Grande Mago Studio (Benevento); disegni: Antonella Angelino; progetto grafico: SCUR GraficARt </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Canti Silvani</li>
<li>Viaggio verso Zora</li>
<li>Henosis</li>
<li>Valzer Stellare</li>
<li>Canto elfico dell’aurora</li>
<li>La solitudine è vento</li>
<li>Fabula di Orfeo</li>
<li>Espiazione della Luce</li>
<li>La danza delle fate</li>
<li>Overture del  Non- Ritorno</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links:</span><a href="http://www.myspace.com/enricofalbo">MySpace</a></p>
<h2 class="sectionhead">Canti Silvani - Preview</h2>
<p><object width="270" height="18" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" type="application/x-shockwave-flash"><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/Enrico Falbo - Canti Silvani.mp3&amp;width=270&amp;height=18&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x00ffff&amp;backcolor=0x000000" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object> <strong> </strong> <strong> </strong></p>
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		<item>
		<title>“Abbiamo bisogno di pensieri nuovi, di una via diversa per stare bene tra noi esseri umani”: intervista a Nicola Manzan (Bologna Violenta)</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 11:29:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Arduini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Editoriali]]></category>

		<category><![CDATA[Interviste]]></category>

		<category><![CDATA[first-article]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è un artista che potremmo definire una delle rivelazioni di questo 2010 musicale. Bologna Violenta è lo  pseudonimo dietro il quale si nasconde Nicola Manzan, violinista, polistrumentista, compositore e arrangiatore che ha collaborato con diverse realtà tra i quali Baustelle, Ligabue, Paolo Benvegnù e che attualmente è entrato ne Il Teatro degli Orrori in veste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/08/bolognaviolenta_inter01.jpg" alt="bolognaviolenta_inter01" width="300" height="225" />C&#8217;è un artista che potremmo definire una delle rivelazioni di questo 2010 musicale. Bologna Violenta è lo  pseudonimo dietro il quale si nasconde Nicola Manzan, violinista, polistrumentista, compositore e arrangiatore che ha collaborato con diverse realtà tra i quali Baustelle, Ligabue, Paolo Benvegnù e che attualmente è entrato ne Il Teatro degli Orrori in veste di chitarrista e violinista. Col suo album<strong><em> <a href="http://www.losthighways.it/2010/08/05/il-nuovissimo-mondo-bologna-violenta/">Il nuovissimo mondo</a></em></strong> ha portato una ventata nuova nel panorama musicale italiano. Il suo electro-gridcore estremo arriva dritto come un pugno allo stomaco di chi l&#8217;ascolta. Distorsioni di chitarra e violino accompagnate da campionamenti intrisi di crudele ironia sono elementi che catalizzano gli ascoltatori. Gli abbiamo posto qualche domanda per cercare di capire cosa c&#8217;è dietro questo interessantissimo progetto. (<strong><em>Mondo militia</em></strong> e <strong><em>Maledetta del demonio</em></strong> sono in streaming autorizzato)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Partiamo dall&#8217;inizio: da dove nasce l&#8217;idea di Bologna Violenta?</strong><br />
L&#8217;idea nasce dalla delusione di vari progetti nati e morti di continuo, dall&#8217;incertezza nel futuro, ma soprattutto dal desiderio di fare qualcosa di completamente mio, senza altre persone coinvolte. Sentivo la necessità di registrare dei pezzi che, ascoltandoli, mi piacessero dall&#8217;inizio alla fine. Abitavo a Bologna e non era il periodo più felice della mia vita. Avevo un lavoro normale e parecchio tempo libero; ho cominciato a registrare e abbastanza rapidamente si è sviluppato il progetto Bologna Violenta, come omaggio alla città che mi ospitava e al cinema italiano di serie B, che ritengo molto vicino, per attitudine, ad un certo tipo di hardcore (e sto parlando di musica, non di film XXX). Musica fatta con tanta passione e pochi mezzi, con risultati magari discutibili, ma con un messaggio forte e spesso di denuncia del momento storico in cui viene creata. Da qui è nato il primo disco, con 26 pezzi da 26 secondi, vagamente ispirati ai poliziotteschi. Maurizio Merli col mitra in mano in copertina (fotocopiata) e cdr, tutto assolutamente DIY, 3000 copie distribuite. Dopo vari concerti e varie avventure con altre band, a gennaio è uscito <strong><em>Il Nuovissimo Mondo</em></strong>, un disco di sicuro più completo e più centrato del precedente, ispirato ai cosiddetti mondo movies.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il nuovissimo mondo</em></strong><strong> che ci presenti non è sicuramente dei più rassicuranti. Siamo davvero a <em>l&#8217;ultimo atto</em> o abbiamo ancora qualche speranza?</strong><br />
A dire la verità non lo so. L&#8217;ultimo pezzo del disco, infatti, pone l&#8217;interrogativo <strong><em>L&#8217;uomo: ultimo atto?</em></strong>, ovverosia, c&#8217;è ancora una qualche speranza per il futuro o siamo alla fine? Una fine che forse è già avvenuta e di cui noi stiamo semplicemente raccogliendo i cocci senza rendercene conto? E che futuro ci aspetta, visto che continuiamo a vedere atrocità incredibili perpetrate dall&#8217;uomo alla natura, ma soprattutto ai suoi simili? Non ho molte speranze per un futuro migliore. Se tutti cercassimo di vivere una vita felice senza per forza agire a scapito degli altri il mondo sarebbe un posto di sicuro più accogliente e vivibile. Ma non è così, le continue guerre per motivi (quasi) sconosciuti, le religioni che spargono odio e paure, il nostro esserci abituati a vedere la morte &#8220;in diretta&#8221;, sono solo alcune delle questioni che continuano a farmi rimanere dubbioso sul futuro del genere umano. C&#8217;è però anche da dire che sono ottimista di natura, e quindi un lumicino di speranza ce l&#8217;ho sempre, e cerco di fare del mio meglio perché almeno il mio, di mondo, sia migliore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parlaci un po&#8217; del videoclip del brano <em>Trapianti giapponesi</em> (regia di Duilio Scalici, ndr). Io lo trovo inquietante, ma al contempo molto ironico. Direi che rispecchia pienamente lo spirito del tuo album.</strong><br />
<strong><em>Trapianti Giapponesi</em></strong> è un pezzo ispirato ad una sequenza di <strong>Emanuelle e le porno notti</strong>, un mondo movie sui generis in cui si parla di cose curiose dal mondo del sesso. Duilio Scalici ha fatto un ottimo lavoro, non gli ho dato indicazioni precise, e devo dire che ha centrato in pieno lo spirito del pezzo, in cui c&#8217;è dell&#8217;ironia, ma anche una certa dose di cinismo e crudezza. A me piace molto il contrasto tra le scene parlate, che definirei tutto sommato &#8220;innocenti&#8221;, e il forte impatto dell&#8217;operazione chirurgica e del pene sezionato. C&#8217;è da dire, tra l&#8217;altro, che le scene dell&#8217;operazione sono originali, filmati che Duilio stesso ha recuperato chissà dove. E comunque sì, direi che il video è assolutamente rappresentativo di un po&#8217; tutto il disco, in cui l&#8217;ironia e l&#8217;aggressione sonora vanno a braccetto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: left;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/08/bolognaviolenta_inter02.jpg" alt="bolognaviolenta_inter02" width="230" height="307" />Hai collaborato con diverse realtà: mi vengono in mente Paolo Benvegnù, i Baustelle, Ligabue e adesso Il Teatro degli Orrori. Sono artisti molto diversi tra loro. Cosa hai portato di queste esperienze nel tuo progetto e nella tua musica in generale?</strong><br />
Da ogni collaborazione, che sia duratura oppure occasionale, cerco di imparare qualcosa, di crescere come musicista. Adoro il fatto di poter &#8220;entrare&#8221; nei mondi di altri artisti. Penso sia una fortuna poter collaborare con musicisti che arrivano da realtà ed esperienze così diverse. Con Il Teatro Degli Orrori, ad esempio, si tratta di suonare ed interpretare pezzi che già amavo quando li ho sentiti su disco, quindi molto nelle mie &#8220;corde&#8221;. Coi Baustelle è stato diverso, ho dovuto imparare pezzi che non conoscevo affatto, entrare in un mondo, appunto, che non era mio, se non in parte. Poi ci sono esperienze &#8220;estreme&#8221;, vedi con Ligabue, in cui è richiesta solo grande professionalità. Ma in genere non è quello che cerco. L&#8217;interazione con altri musicisti, lo scambio di idee, il mettersi in gioco comune, ecco, questo mi piace! Ovviamente le varie esperienze si sommano, si intrecciano, e stanno formando il mio &#8220;orecchio&#8221; e il mio modo di comporre. Ma non solo, negli ultimi anni ho imparato molti meccanismi del famigerato music business, e questa è una cosa a mio avviso molto importante, soprattutto per evitare di farsi fregare (cosa che comunque a me capita abbastanza regolarmente). Mi diverte anche registrare cose che non mi piacciono, così posso almeno essere conscio di ciò che non voglio sentire nella mia musica!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La tua formazione è classica, essendoti diplomato al conservatorio. All&#8217;apparenza è molto lontana da quello che fai. E&#8217; realmente così o ci sono punti in comune tra le due cose?</strong><br />
Mi piace pensare che i miei pezzi potrebbero essere suonati da un quartetto classico, come se fosse musica &#8220;contemporanea&#8221;. Mi sono diplomato in violino e per parecchi anni ho suonato e registrato con varie orchestre. La musica da camera mi ha insegnato a stare su un palco da solo, lo studio dell&#8217;armonia mi ha insegnato a mettere le note al posto giusto per ottenere un determinato effetto sull&#8217;ascoltatore. La musica classica è alla base della costruzione dei pezzi di Bologna Violenta più di quanto potrebbero esserlo il blues o il metal. La più grande differenza tra quello che faccio io e quello che fa un&#8217;orchestra è la sonorità (gli strumenti usati, quindi) e la velocità di esecuzione (anche se devo ammettere che il terzo tempo del <strong><em>Concerto per Violino</em></strong> di Cajkovskij è assolutamente un pezzo grind). Ciò che ho imparato al conservatorio mi aiuta ad esprimere me stesso attraverso la musica, conoscerne il linguaggio mi consente di suonare con più coscienza e di comporre in modo consapevole. Ci tengo comunque a sottolineare che la mia capacità compositiva non potrà mai eguagliare quella dei grandi maestri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>&#8220;Nessuna politica. Nessuna religione. Bervismo per più&#8221;</em></strong><strong>. Raccontaci un po&#8217; da dove nasce questo motto, questa sorta di filosofia che stai diffondendo. Sta avendo successo?</strong><br />
&#8220;Nessuna politica - Nessunna religione&#8221; è un motto anarcopunk, ed io mi ci ritrovo in pieno, soprattutto coi tempi che corrono. Anche se sono conscio del fatto che l&#8217;uomo avrà sempre bisogno di essere governato e che sentirà sempre una spinta verso un certo tipo di spiritualità. &#8220;Bervismo per più&#8221; è una frase nata da sola, scritta di getto su un foglio, e che mi è rimasta in presso per molto tempo prima di poter pensare che potesse essere un modo per identificare un pensiero nuovo, un diverso modo di vedere la vita, in positivo e in negativo, ma più in positivo. Abbiamo bisogno di pensieri nuovi, di una via diversa per stare bene tra noi esseri umani, e non sono le vie che ci danno i politici o i religiosi. Penso che abbiamo il diritto di fare qualcosa di nostro senza andare a farsi imbrigliare in false moralità e in stupide convinzioni. Ovviamente non ho la pretesa di essere un filosofo, o di creare una nuova corrente di pensiero. Mi piace semplicemente pensare che se fossimo tutti Bervisti, sarebbe una buona cosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Che rapporto ha Nicola Manzan con il web? Pensi che sia un mezzo utile per la musica o che serva solo ad alimentare ulteriormente la cultura del &#8220;mordi e fuggi&#8221; facilitando la diffusione, ma non permettendo di approfondire veramente quello che si ascolta?</strong><br />
Ho un buon rapporto col web. Penso che se non ci fosse stato MySpace un progetto come Bologna Violenta sarebbe rimasto qualcosa di molto underground. I social network sono molto utili alla diffusione della musica, ed hanno una caratteristica molto importante dal mio punto di vista, ovvero che sono molto democratici. Non importa quanto &#8220;pimpi&#8221; il tuo profilo; se la musica fa schifo, fa schifo e basta. E non importa se sei i Metallica o un gruppo sconosciuto, ciò che conta è principalmente quello che esce dalle casse. Ho vissuto in prima persona il passaggio dalle lettere &#8220;normali&#8221; alle email: alla fine degli anni 90 spedivo i demo in cassetta, ora arrivano direttamente le email col link per scaricare o sentire la musica direttamente dal computer. Questo non mi piace molto, sembra di essere parte di continue catene di Sant&#8217;Antonio, tutto molto impersonale, troppo facile e spesso privo di passione. Di sicuro tutto ciò alimenta la cultura del &#8220;mordi e fuggi&#8221;. Si possono scaricare centinaia di dischi senza poi ascoltarli mai, ma penso anche che ciò non sia necessariamente un danno per l&#8217;industria musicale. Se uno scarica un disco e poi non lo ascolta, è come se non lo avesse scaricato! E se qualcuno scarica il mio disco (e sono in tanti, io compreso) e poi viene al concerto e compra il cd, di cosa mi posso lamentare?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>So che stai tenendo diversi concerti un po&#8217; in tutta Italia. Come ti sta accogliendo il pubblico?</strong><br />
Ho fatto molti concerti negli ultimi tempi e un po&#8217; ovunque in Italia. In ogni città c&#8217;è un&#8217;accoglienza diversa, quello che vedo è che il pubblico viene sempre più numeroso e &#8220;preparato&#8221;. La maggior parte delle volte chi non mi ha mai sentito resta un po&#8217; turbato, e posso dire che quando questo avviene l&#8217;obiettivo è centrato. Del resto il concerto è in gran parte ispirato ai mondo movies, che erano fortemente indirizzati a shockare lo spettatore (non a caso erano chiamati &#8220;shockumentary&#8221;). Mi piace molto suonare in posti nuovi, dove la gente non mi conosce. Nelle brevi pause tra un pezzo e l&#8217;altro posso sentire il silenzio di tomba che c&#8217;è in sala. Come se la mia musica togliesse il fiato a chi la ascolta. Conto con l&#8217;autunno di riprendere il tour in maniera ancora più serrata, l&#8217;esperienza dal vivo per me è fondamentale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/08/bolognaviolenta_inter03.jpg" alt="bolognaviolenta_inter03" width="300" height="243" />Col tuo primo album hai esplorato il mondo dei poliziotteschi e ora ti sei ispirato ai mondo-movie. E per il futuro? Come sarà il seguito de <em>Il nuovissimo mondo</em>?</strong><br />
Ho molte idee in testa. Al momento sto cercando di capire quale di queste penderà il sopravvento sulle altre. Sto pensando di fare qualcosa di non necessariamente legato al cinema, potrei tornare a parlare di Bologna, oppure potrei dedicarmi a qualcosa di più introspettivo. E&#8217; presto per parlarne, ma penso che tra non molto ricomincerò a registrare e capirò man mano dove mi porteranno i nuovi pezzi. Di sicuro non riesco a stare con le mani in mano, e sono anche curioso di capire cosa uscirà stavolta.</p>
<h2 class="sectionhead">Il nuovissimo mondo - Preview</h2>
<p><object width="320" height="70" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" type="application/x-shockwave-flash"><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/bolognaviolenta.xml&amp;height=70&amp;width=320&amp;displaywidth=0&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x00ffff&amp;backcolor=0x000000" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /></object></p>
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		<title>s/t - Guido Maria Grillo</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 15:38:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni un&#8217;onda cantautorale sta bagnando sempre più la nostra penisola. Ma quanti di questi cantautori hanno la dote di scrivere una bella canzone e la capacità di interpretarla degnamente? C&#8217;è  poi tanto talento? Nel caso di Guido Maria Grillo ce n&#8217;è veramente tanto, si è davanti ad un&#8217;incantevole voce che oscilla tra quella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/08/gmariagrillo.jpg" alt="gmariagrillo" width="200" height="200" />Negli ultimi anni un&#8217;onda cantautorale sta bagnando sempre più la nostra penisola. Ma quanti di questi cantautori hanno la dote di scrivere una bella canzone e la capacità di interpretarla degnamente? C&#8217;è  poi tanto talento? Nel caso di Guido Maria Grillo ce n&#8217;è veramente tanto, si è davanti ad un&#8217;incantevole voce che oscilla tra quella lievitante ed eterea di Jeff Buckley e quella suadente di Cristiano Godano. Le strutture delle sue composizioni sono gocce di melodia strappata al vento.  Un modo di affrontare la materia Amore in tessiture liriche di gran classe. Il cantautore salernitano porta alla luce dalla tradizione della canzone popolare italiana degli anni sessanta (quella di Luigi Tenco per intenderci) un&#8217;armonia del cuore vestita di arrangiamenti moderni (alla Devics) con virate suggestive da brividi. <strong><em>Le nostre verità</em></strong> e <strong><em>Solitudine</em></strong> sono scrigni di bellezza da aprire e riaprire all&#8217;infinito. Unico peccato di questo disco d&#8217;esordio: non essere supportato da etichette indie famose.  Guido Maria Grillo è il talento che non ha bisogno di essere spinto, basta solo dargli una possibilità: essere ascoltato ed arrivare dritto sotto pelle.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span> Am productions - 2010</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span>Guido Maria Grillo (Voci, chitarre, orchestrazioni, percussioni, synth) – Mario Perazzo (Pianoforte) – Rocio Rosignoli (Violino).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li> Ferite di guerre</li>
<li> Quello che resta</li>
<li> Le nostre verità</li>
<li> Nulla sarà come prima</li>
<li> Un fiore va a dormire</li>
<li> Solitudine</li>
<li> Mai più</li>
<li> Inutili parole</li>
<li> Trasformati in vento</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links: <a href="http://www.myspace.com/guidomariagrillo">MySpace</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Close-up Vol.1 Love Songs - Suzanne Vega</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2010/08/05/close-up-vol1-love-songs-suzanne-vega/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 15:35:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Album]]></category>

		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono momenti nella vita in cui c&#8217;è bisogno di mettere a posto un cassetto, dove si sono accumulati ricordi, sensazioni indelebili. Ed ecco in quel momento, tra una carta ingiallita e una foto polaroid, aprirsi un varco spazio-temporale impressionante&#8230; e viene da quella morsa al cuore una strana domanda: come sarebbe stata? Come sarebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/08/close-up.jpg" alt="close-up" width="200" height="200" />Ci sono momenti nella vita in cui c&#8217;è bisogno di mettere a posto un cassetto, dove si sono accumulati ricordi, sensazioni indelebili. Ed ecco in quel momento, tra una carta ingiallita e una foto polaroid, aprirsi un varco spazio-temporale impressionante&#8230; e viene da quella morsa al cuore una strana domanda: come sarebbe stata? Come sarebbe andata se avessi scelto una frase diversa da dire o un vestito di un altro colore in quella determinata occasione? Quale sarebbe stata la direzione della mia vita? Suzanne Vega ha scavato nel suo cassetto di miracoli discografici (es. <strong><em>Marlene On The Wall</em></strong>, <strong><em>Small Blue Thing</em></strong>, <strong><em>Gypsy</em></strong>), li ha spogliati di quelle soluzioni pop che erano tanto in voga negli anni ottanta e ha messo in primo piano (<strong><em>Close-up</em></strong>) le melodie e le parole. Soprattutto ha deciso di riordinare il cassetto per le tematiche che hanno caratterizzato la sua geniale produzione. Con <strong><em>Close-up Vol.1 Love Songs</em></strong> si parte dalla tematica dell&#8217;amore. La sua voce non ha perso smalto, è quella di sempre, di quella ragazza che si esibiva nei localini del Greenwich Village, con attitudine alla Dylan. La sua carriera è stata coerente e ricca di scelte al di là dei compromessi. Quelle scelte che non le hanno garantito di restare su un&#8217;onda permanente di successo. Questa prima rivisitazione delle sue canzoni mette in evidenza una classe indiscutibile. Le sue canzoni sono talmente belle che qualsiasi vestito le metti addosso restano intattate di magia. Un esempio su tutte: <strong><em>Caramel</em></strong> in versione bossa nova è incredibile. Un disco che non contiene la famosa <strong><em>Luka </em></strong>(molto probabile sarà presente nel secondo capitolo di <strong><em>Close-up</em></strong> forse dedicato ai temi sociali tanto cari a Suzanne Vega) ma che brilla di bellezza pura e permette di scoprire perle nascoste di questa immensa artista. Quanti  musicisti odierni che stanno tracciando il ritorno del folk devono sentirsi debitori verso la signora Vega?</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span> Cooking Vinyl - 2010</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span> Suzanne Vega (voce e chitarra).<span style="font-size: 10pt; font-family: Arial;"><br />
</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li> Small Blue Thing</li>
<li> Caramel</li>
<li> “(If You Were) In My Movie</li>
<li> Gypsy</li>
<li> Marlene On The Wall</li>
<li> (I’ll Never Be Your) Maggie May</li>
<li> Harbor Song</li>
<li> Headshots</li>
<li> Song In Red And Grey</li>
<li> Stockings</li>
<li> Some Journey</li>
<li> Bound</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links: <a href="http://www.myspace.com/suzannevega ">MySpace</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Gemini - Stella Diana</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2010/08/05/gemini-stella-diana/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 15:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Album]]></category>

		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Ritornano gli Stella Diana dopo l&#8217;acclamato disco d&#8217;esordio Supporto Colore, di due anni fa. L&#8217;attitudine new wave alla Joy Division lascia il posto a quella dei New Order. Gli eterni e Mira sintetizzano questa mutazione alla perfezione. Caulfield è imprevedibile armonia di rumore interiore. Ra è un muro di accelerazione sonora su picchi di melodia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/08/stella_diana_gemini.jpg" alt="stella_diana_gemini" width="200" height="187" /></a>Ritornano gli Stella Diana dopo l&#8217;acclamato disco d&#8217;esordio <strong><em>Supporto Colore,</em></strong> di due anni fa. L&#8217;attitudine new wave alla Joy Division lascia il posto a quella dei New Order. <strong><em>Gli eterni</em></strong> e <strong><em>Mira </em></strong>sintetizzano questa mutazione alla perfezione. <strong><em>Caulfield</em></strong> è imprevedibile armonia di rumore interiore. <strong><em>Ra </em></strong>è un muro di accelerazione sonora su picchi di melodia istantanea. <strong><em>Gemini</em></strong> è un disco solido ben immerso in una scelta stilistica sapientemente delineata. Un disco maturo in cui la band napoletana pone l&#8217;accento sulle sue doti principali: una buona scrittura di liriche esistenziali su tessiture post-punk  Il cantato italiano alla Battiato fornisce un tocco di originalità al loro progetto. Le fragorose impennate di noise (quasi di stampo shoegazing) sottolineano ancora una volta la grande attitudine di questa band verso lidi storici come quelli dei Sonic Youth o My Bloody Valentine.  Avere dei riferimenti di questo tipo può facilmente far cadere in clonazioni di basso profilo ed invece siamo davanti ad un disco che convince in tutto e per tutto. Possiamo sicuramente dire che gli Stella Diana al secondo giro si confermano come una bella realtà dell&#8217;underground partenopeo.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span> Siete señoritas gritando - 2010</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span> Giacomo Salzano (Basso) - Massimo Del Pezzo (batteria) - Raffaele Bocchetti (chitarre) - Dario Torre: chitarra (voce).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Shohet</li>
<li>Gli Eterni</li>
<li>Mira</li>
<li>Kingdom Hospital</li>
<li>Caufield</li>
<li>Paul Breitner</li>
<li>Ra</li>
<li>Happy Song</li>
<li>Bill Carson</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links: <a href="http://www.myspace.com/stelladiana">MySpace</a></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Hard Stories - Giobia</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2010/08/05/hard-stories-giobia/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 15:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Album]]></category>

		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Svegliarsi nel deserto danzando sotto la luce di un sole rosso fuoco. Miraggi di estasi senza fine. Alcolici. Lisergici. Ipnotici. Riecco i Giobia che ripropongono la loro ricetta a base di psichedelia e garage in questo loro secondo lavoro Hard Stories. Un disco assolutamente di genere che piacerà sicuramente ai fautori dei Pink Floyd barrettiani. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/08/giobia.jpg" alt="giobia" width="200" height="199" />Svegliarsi nel deserto danzando sotto la luce di un sole rosso fuoco. Miraggi di estasi senza fine. Alcolici. Lisergici. Ipnotici. Riecco i Giobia che ripropongono la loro ricetta a base di psichedelia e garage in questo loro secondo lavoro <strong><em>Hard Stories</em></strong>. Un disco assolutamente di genere che piacerà sicuramente ai fautori dei Pink Floyd barrettiani. <strong><em>Jaws</em></strong> penetra il cervello. <strong><em>My soundtrack for Life</em></strong> e <strong><em>Electric Light</em></strong> sembrano partorite dai più celebri nostrani Jennifer Gentle. C&#8217;è un&#8217;attitudine sixty che predomina in ogni traccia di questo disco. Lo spirito garage esplode in <strong><em>Underground</em></strong>. In alcuni passaggi ricordano anche i moderni Kasabian. <strong><em>Are you lovin&#8217;me more</em></strong> è un&#8217;intensa cover degli Electric Prunes che conferma la qualità di questa band milanese. La Jestrai ci crede nel progetto e fa bene. Bisogna supportare questi generi in via di estinzione.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span> Jestrai - 2010</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span> Stefano Basurto (voce, chitarre) – Stefano Betta (batteria) -  Paolo Basurto (basso) – Saffo Fontana (Organo, Violino).</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li> Hard Stories</li>
<li> Old Jim</li>
<li> Jaws</li>
<li> My Soundtrack For Life</li>
<li> Electric Light</li>
<li> Underground</li>
<li> Momentum</li>
<li> Are You Lovin&#8217;Me More (But Enjoy It Less)</li>
<li> The Cage</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links: <a href="http://www.myspace.com/giobia">MySpace</a></span></p>
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		<title>You Have No Control - A DIY Tribute To Fugazi - AAVV</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 15:25:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vladimiro Vacca</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Free Download]]></category>

		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Come se vent&#8217;anni non fossero trascorsi. Come se l&#8217;Oceano Atlantico fosse un laghetto e la distanza America-Italia fosse ridotta a zero. Le gabbie culturali di allora, la voglia di confezionare la musica come scatolette di fagioli squisiti non si è mai estinta. I porci volano davvero ed anche il concetto di indipendenza è diventato una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/08/copertinayhncmedio.jpg" alt="copertinayhncmedio" width="200" height="200" />Come se vent&#8217;anni non fossero trascorsi. Come se l&#8217;Oceano Atlantico fosse un laghetto e la distanza America-Italia fosse ridotta a zero. Le gabbie culturali di allora, la voglia di confezionare la musica come scatolette di fagioli squisiti non si è mai estinta. I porci volano davvero ed anche il concetto di indipendenza è diventato una moda nei cantucci della metropoli. La musica indipendente violentata e sfruttata per vendere un cocktail in più. Tutti bravi a riempirsi la bocca. Dov&#8217;è il rumore che strazia la finta quiete della tirannia dell&#8217;Occidente? Bisogna ripartire dalla base. Bisogna partire dagli schiaffi del punk e dell&#8217;hardcore. Bisogna ricominciare a gridare <strong><em>You have no control</em></strong>. Quale modo migliore per farlo se non scaricando in free-download questa incredibile compilation di cover di quei Fugazi che portarono alto il vessilo dell&#8217;America anti-reganiana che non è tanto diversa da quella italo-berlusconiana odierna? Tutti i brani della band di Washington D.C. sono reinterpretati da un folto numero di band della scena underground partenopea degli ultimi anni in chiave originale, accentuando i colori noise. Tra tutte le cover emergono la <strong><em>Cashout</em></strong> degli Insula Dulcamara, la <strong><em>Bulldog</em></strong><strong><em> Front</em></strong> degli Iride, la <strong><em>Break</em></strong> di Gino Fastidio, la <strong><em>Life</em></strong><strong><em> and Limb</em></strong> dei Nouer, la <strong><em>Waiting</em></strong><strong><em> room</em></strong> dei Lev, <strong><em>Do you like me</em></strong> dei Fuzz, la <strong><em>Repeater</em></strong> dei L&#8217;Enfance Rouge e la sublime <strong><em>Long distance runner</em></strong> dei Das Auge. C&#8217;è tanto rumore e voglia di libertà in questo bel progetto Do it Yourself napoletano, frutto della sinergia del collettivo politico-musicale Get up Kids!, la sala di registrazione di Officina 99 e la fanzine A&#8217;rraggia. Nel segno del rifiuto del copyright e delle sue logiche proprietarie: su questo disco niente bollino SIAE e massima libertà di masterizzazione e download.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span> Get-up-kids - 2010</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li> Iride – Bulldog front</li>
<li> L’enfance rouge – Repeater</li>
<li> Nasov – Merchandise</li>
<li> Fuzz – Do you like me?</li>
<li> K-conjog – Arpeggiator</li>
<li> Gino Fastidio – Break</li>
<li> Insula Dulcamara – Cashout</li>
<li> Lidryca – Turnover</li>
<li> Nembrot – Pink frosty</li>
<li> Nouer – Life and limb</li>
<li> Bandiera dell&#8217;odio – Bed for the scraping</li>
<li> Lev – Waiting room</li>
<li> Ultimo giro – Great cop</li>
<li> Mejerchol’d – Break</li>
<li> DasAuge – Long distance run</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links: <a href="http://www.get-up-kids.org/scarica/You_No_Have_Control_-_A_DIY_Tribute_To_Fugazi.rar">Free download  link</a>; <a href="http://www.get-up-kids.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=130&amp;Itemid=1">Sito Ufficiale</a></span></p>
<h2 class="sectionhead">You no have control - Preview</h2>
<p><object width="320" height="110" data="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" type="application/x-shockwave-flash"><param name="flashvars" value="&amp;file=http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/youhavenocontrol_list.xml&amp;height=110&amp;width=320&amp;displaywidth=0&amp;autostart=true&amp;repeat=true&amp;frontcolor=0x00ffff&amp;backcolor=0x000000" /><param name="src" value="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/mp3player.swf" /></object></p>
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		<title>Mondo Cane - Mike Patton</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 15:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Arduini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Album]]></category>

		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà che sono un&#8217;inguaribile romantica, sarà perché sto invecchiando o più semplicemente sarà perché la musica, quella buona, non ha età, ma da un po&#8217; di tempo mi affascina la musica vintage, quella che usciva dai juke-box italiani tra gli anni &#8216;50 e &#8216;70. Con queste premesse potete ben capire che la mia attenzione non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/08/mike-patton-mondo-cane10.jpg" alt="mike-patton-mondo-cane10" width="200" height="180" />Sarà che sono un&#8217;inguaribile romantica, sarà perché sto invecchiando o più semplicemente sarà perché la musica, quella buona, non ha età, ma da un po&#8217; di tempo mi affascina la musica vintage, quella che usciva dai juke-box italiani tra gli anni &#8216;50 e &#8216;70. Con queste premesse potete ben capire che la mia attenzione non poteva che essere catturata da <strong><em>Mondo Cane</em></strong>, nuovo progetto di quel genio eclettico che risponde al nome di Mike Patton. Credo che non ci sia bisogno di presentazioni, ma per chi avesse vissuto su un altro pianeta nell&#8217;ultimo ventennio vi ricordo che il signore in questione è stato mente dei Faith no more, creatore ed ispiratore dei <strong>Fantomas</strong>, dei Mr Bungle, dei <strong>Tomahawk</strong> e dei Peeping Tom, dimostrando di essere un cantante versatile come quasi nessun altro. L&#8217;operazione di per sè non è originalissima: nell&#8217;ultimo periodo gli artisti italiani sembrano aver riscoperto la musica d&#8217;altri tempi. Ma se mi avessero detto che un americano avrebbe reinterpretato (e in italiano per di più!) certe perle, non ci avrei creduto. Che Patton amasse l&#8217;Italia è cosa nota (ha vissuto per diversi anni a Bologna e nel 1997, in collaborazione col sassofonista John Zorn ci aveva regalato <strong><em>Pranzo oltranzista</em></strong>, un affresco musicale dedicato a <strong>Filippo Tommaso Marinetti</strong> e alla sua cucina futurista), ma con questo album ha dimostrato di essere anche un estimatore della nostra musica più tradizionale. <strong><em>Mondo Cane</em></strong> non è solo un&#8217;operazione di recupero, ma è una vera e propria ricerca. Stupisce il fatto che Patton non si sia limitato a reinterpretare e a rendere un po&#8217; suoi brani celeberrimi come <strong><em>Il cielo in una stanza</em></strong> o <strong><em>Senza fine</em></strong>, non si è accontentato. E&#8217; andato a recuperare Fidenco (<strong><em>L&#8217;uomo che non sapeva amare</em></strong>), un pezzo di Morricone (<strong><em>Deep Down</em></strong>, incluso nella colonna sonora del film <strong>Diabolik</strong> di Mario Bava del 1968), i Blackmen (<strong><em>Urlo negro</em></strong>). Si è cimentato con Tenco e Bongusto, ma andando a ricercare pezzi minori (<strong><em>Ore d&#8217;amore</em></strong> è una cover del pezzo <strong><em>The world we knew</em></strong> di Sinatra mentre <strong><em>Quello che conta</em></strong> è un brano che ha interpretato Tenco nel film <strong>La cuccagna</strong>), ha ripescato un Gianni Morandi d&#8217;epoca. Si è divertito con Buscaglione e si è cimentato pure nella canzone napoletana con <strong><em>Scalinatella</em></strong> di Murolo, sempre con un perfetto accetto british che fa anche sorridere.<br />
Con <strong><em>Mondo Cane</em></strong> Mike Patton si è messo in gioco dimostrando una buona dose di coraggio. Ha creato un album affascinante, ben suonato (anche grazie all&#8217;apporto di Roy Paci e Alessandro Stefana) che incanta. L&#8217;album è solo un assaggio di quello che sta portando in giro da un po&#8217; di tempo. Se queste sono le premesse, il live è decisamente imperdibile!</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span>Ipecac Recordings – 2010</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Mike Patton (voce) – Roy Paci (tromba) – Alessandro Stefana (chitarra) – Orchestra “Arturo Toscanini”</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Il cielo in una stanza (Paoli/Mina)</li>
<li>Che notte! (Buscaglione/Chiosso)</li>
<li>Ore d&#8217;amore (Bongusto/Migliacci/Sigman/Kaempfert)</li>
<li>Deep down (Morricone)</li>
<li>Quello che conta (Salce/Morricone)</li>
<li>Urlo negro (Blackmen)</li>
<li>Scalinatella (Murolo/Bonagura/Cioffi)</li>
<li>L&#8217;uomo che non sapeva amare (Fidenco/Pallavicini/Mogol)</li>
<li>20 km al giorno (Arigliano/Massara/Mogol)</li>
<li>Ti offro da bere (Morandi/Meccia)</li>
<li>Senza fine (Vanoni/Gragnaniello)</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links:</span><a href="http://www.mikepatton.de/">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.myspace.com/pattonmike">MySpace</a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il nuovissimo mondo - Bologna Violenta</title>
		<link>http://www.losthighways.it/2010/08/05/il-nuovissimo-mondo-bologna-violenta/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 15:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Katia Arduini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Album]]></category>

		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Nicola Manzan non è certo uno sconosciuto nel panorama musicale italiano: ha collaborato come violinista, polistrumentista, compositore e arrangiatore con diverse realtà, tra le quali Baustelle, Paolo Benvegnù, Giovanni Ferrario, Alessandro Grazian, Ligabue, Moltheni, OfflagaDiscoPax, Yuppie Flu. Attualmente è chitarrista e violinista de Il Teatro degli Orrori. Nasce a Treviso nel 1976 e si diploma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/08/bologna-violenta-il-nuovissimo-mondo.jpg" alt="bologna-violenta-il-nuovissimo-mondo" width="200" height="200" />Nicola Manzan non è certo uno sconosciuto nel panorama musicale italiano: ha collaborato come violinista, polistrumentista, compositore e arrangiatore con diverse realtà, tra le quali Baustelle, Paolo Benvegnù, Giovanni Ferrario, Alessandro Grazian, Ligabue, Moltheni, OfflagaDiscoPax, Yuppie Flu. Attualmente è chitarrista e violinista de Il Teatro degli Orrori. Nasce a Treviso nel 1976 e si diploma in violino nel 1997. Nel 2006 pubblica una raccolta di pezzi ispirati ai film poliziotteschi degli anni &#8216;70, dando vita al progetto solista Bologna Violenta. Il risultato è un cdr autoprodotto composto da 26 tracce da 26 secondi di electro-grindcore strumentale distribuito in tutto il mondo tramite il circuito DIY. Nel 2010 esce per l&#8217;etichetta Bar La Muerte il secondo album, intitolato <strong><em>Il nuovissimo mondo - Dramma in XXIII atti sulla sorte del mondo e sul declino del genere umano</em></strong>, una sorta di omaggio ai film-documentario (i famosi <em>mondo-movie</em>) degli anni &#8216;60 e a tutte le loro derivazioni.<br />
Già dalla copertina, un manifesto funebre per annunciare la nascita (o la morte?) de<strong><em> Il nuovissimo mondo</em></strong>, è chiaro che quello che ci presenta Bologna Violenta è un mondo che non lascia scampo: ventitré tracce, la maggior parte della durata di 30 secondi o poco più, che raccontano le crudeltà dell&#8217;uomo. L&#8217;ascoltatore viene violentato, rivoltato e sconvolto dal violino e dalla chitarra di Manzan che accompagnano campionamenti tratti dai mondo-movie, dai poliziotteschi e dagli horror anni &#8216;80. Racconti crudeli, ricchi di cinica ironia. Arrivati alla traccia 12 si ha un attimo di respiro: nel brano <strong><em>Blue Song</em></strong> (colonna sonora del film <strong>Milano Trema</strong> dei fratelli De Angelis) il violino di Manzan crea suggestioni romantiche che coccolano l&#8217;orecchio dell&#8217;ascoltatore regalandogli un breve riposo. Ma il viaggio attraverso le brutture della razza umana riprende subito. Un viaggio che destabilizza, che ci lascia con una domanda: <strong><em>L&#8217;uomo: ultimo atto?</em></strong><br />
Il disco di Bologna Violenta non è sicuramente facile: è disturbante, è morboso, ma al contempo affascinante. O lo ami o lo detesti, ma ad ogni modo arriva dritto al sodo.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span>Bar la Muerte – 2010</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Nicola Manzan (chitarra, violino)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>Il nuovissimo mondo</li>
<li>Morte</li>
<li>Trapianti giapponesi</li>
<li>Danze cecene</li>
<li>El Grindo</li>
<li>Un virus terrificante</li>
<li>Le regine delle riviste porno</li>
<li>Il sommo fallo</li>
<li>Maledetta del demonio</li>
<li>Chirurgia sociale</li>
<li>Nudo e crudele</li>
<li>Blue Song</li>
<li>La donna nel mondo</li>
<li>Mondo militia</li>
<li>Il trionfo della morte</li>
<li>La mattanza</li>
<li>Il declino della musica contemporanea</li>
<li>Un Paese pietoso</li>
<li>Stronzi</li>
<li>Una buona cosa</li>
<li>Sono diventati tutti mostri</li>
<li>Pistola e dare ordini</li>
<li>L&#8217;uomo: ultimo atto?</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links:</span><a href="http://www.myspace.com/nicolamanzan">MySpace</a></p>
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		<title>Le tragifavole – Duecento Bullets</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 14:58:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rosa D'Ettore</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Album]]></category>

		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Le Tragifavole sono un fumetto e sono un disco. Sergio ha disegnato come se la sua matita fosse uno strumento musicale, spinto da una forte ispirazione. E le note delle canzoni dei 200 Bulletts aggiungono colori al suggestivo chiaroscuro delle tavole&#8221;.
Queste sono le parole di Tito Faraci, autore della prefazione al fumetto Le tragifavole che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img style="margin: 2px 6px; float: right;" src="http://www.losthighways.it/wp-content/uploads/2010/08/letragifavole.jpg" alt="letragifavole" width="200" height="200" />&#8220;<strong>Le Tragifavole</strong> sono un fumetto e sono un disco. Sergio ha disegnato come se la sua matita fosse uno strumento musicale, spinto da una forte ispirazione. E le note delle canzoni dei 200 Bulletts aggiungono colori al suggestivo chiaroscuro delle tavole&#8221;</em>.<br />
Queste sono le parole di Tito Faraci, autore della prefazione al fumetto <strong><em>Le tragifavole</em></strong> che apre il disco dei Duecento Bulletts..<br />
La contaminazione tra fumetto e musica rende <strong><em>Le tragifavole </em></strong>un prodotto eccezionale.<br />
Quattro storie brevi si sviluppano attraverso i tratti delineati da Sergio Gerasi, disegnatore e batterista dei Duecento Bulletts.<br />
<strong><em>Il burattinaio</em></strong> è la storia di un uomo che diventa di legno ed entra così nel mondo che meglio comprende. <strong><em>Salute e Solitudine </em></strong>racconta  di un uomo solo che riesce a far sparire tutte le persone a cui rivolge la parola. <strong><em>Una mia faccia</em></strong> è invece l&#8217;ultima storia che introduce il disco: un uomo riflettendo il proprio volto nei Navigli di Milano vede riflesso ciò che gli pare. Riesce a vedere la faccia dei diversi autori delle sue storie, quella delle ragazze alla moda ( <strong><em>Una ragazza YèYè</em></strong> ), quella di Giorgio Gaber, quella di Jack Kerouac, quella del bambino senza memoria con una zip sulla testa ( <strong><em>Bambino con la zip</em></strong> ). <strong><em></em></strong><br />
Tra ballate rock e influenze che giungono sino a Beatles, tra amori e odori, scorrono i brani che concludono la narrazione iniziata con il fumetto. La tentazione di ascoltare per la seconda volta il disco rileggendo il fumetto è forte. Impossibile resistere ad un&#8217;opera così innovativa.</p>
<h2 class="sectionhead">Credits</h2>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Label: </span>Duecento200Bullets / ReNoir Comics</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Line-up: </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Arial">Massi Squillace ( voce, chitarra e pianoforte ) – Dario Zanaboni ( voce e chitarra) – Andrea Soldati ( basso elettrico ) – Sergio Gerasi ( batteria e matite)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="color: #00ffff;">Tracklist:</span></p>
<ol>
<li>La Mia Faccia</li>
<li>Gli Anni dei Pupazzi di Gomma</li>
<li>Una ragazza YèYè</li>
<li>Al Cinema Gratis</li>
<li>Bambino con la Zip</li>
<li>Vecchio Angelo Mezzanotte</li>
<li>Odore</li>
<li>La Massa</li>
<li>Un’altra mezz’ora</li>
</ol>
<p><span style="color: #00ffff;">Links:</span><a href="http://www.200bullets.com">Sito Ufficiale</a>,<a href="http://www.myspace.com/200bullets">MySpace</a></p>
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