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1933 – Campidilimoni

recensione_campidilimoni-1933_IMG_201606Il marchigiano Campidilimoni (Sebastian Procaccini) realizza con questo EP il secondo capitolo di una trilogia che, dopo l’esordio Tra la vita e la morte avrei scelto la metrica, dovrebbe concludersi in autunno. Fuori dai canoni dell’hip-hop, le cinque tracce attirano l’attenzione per le basi inusuali e che non saccheggiano dischi altrui con campionamenti indiscriminati, grazie anche all’accurata produzione di Gian Marco Monti (sic). 1934 è un’introduzione fatta di passi che scivolano a frequenze irregolari su un piano di sapone posto in mezzo a un campionario di effetti e rumori che anticipano i contenuti dell’EP. L’autoanalisi di Dettagli, dopo un inizio che richiama Army of me di Björk, si sviluppa in una costruzione della frase e in un’intonazione che talvolta ricorda certe soluzioni dei Bluvertigo, “per caso ti sei chiesto come mai in questo testo io non parli di mio padre”. Un tremolante basso fretless e un piano subacqueo atono, che sembra fuori tempo, costruiscono il giro armonico stralunato per Il più grande dei miei rischi. Un tappeto crescente di rombi e colpi sfilacciati di batteria elettronica, simili a rumori d’ambiente, fa da cornice decadente al testo di angosciante chiusura meccanica di Venerdì (“ogni venerdì è un incentivo per lo spaccio”). Parole pronunciate a fatica come fermate da un blocco inerziale che giustifica il riferimento del titolo al libro di John Fante 1933, un anno terribile. Ero(e) è forse il brano che nell’alternanza strofa rappata – ritornello cantato rientra di più nelle strutture del genere, ma con una cura dei dettagli e dell’arrangiamento che ne rende apprezzabile l’ascolto anche ai non amanti dell’hip-hop.

Credits

Label: Bananophono records – 2016

Line-up: Sebastian Procaccini

Tracklist:

  1. 1934
  2. Dettagli
  3. Il più grande dei miei rischi
  4. Venerdì
  5. Ero(e)

Link: Sito UfficialeBandcampFacebook

1933 – streaming

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