Home / Editoriali / Il Male che fa bene: Zen Circus Live @ Duel Beat – Pozzuoli (NA) 28-12-25

Il Male che fa bene: Zen Circus Live @ Duel Beat – Pozzuoli (NA) 28-12-25

Zen_Circus_live_duelbeat_28_12_25In una gelida sera post-natalizia, il popolo alternativo partenopeo risponde in massa all’ennesima tappa del tour promozionale de Il male, ultimo lavoro discografico degli Zen Circus. Il Duel Beat di Pozzuoli è stracolmo, proprio come gli altri club italiani che hanno accolto la band nell’ultimo mese. Non c’è da stupirsi: parliamo di un gruppo con una carriera pluridecennale che, con il suo folk‑punk cantato in italiano, ha saputo interpretare i pensieri di una fetta transgenerazionale di quell’Italia che vive di poche certezze e molte domande.

In modo geniale, e perfettamente coerente con il tema centrale dell’album, il concerto si apre con l’Imperial March di John Williams, dalla colonna sonora di Star Wars. Subito dopo, l’atmosfera esplode con l’impeto punk della title track Il male: la folla la canta come se fosse già un classico del repertorio del combo pisano.

Da qui in avanti si crea un vero scambio energetico tra palco e pubblico. Alla guasconeria del bassista Ufo e di Appino, i ragazzi sotto palco rispondono con pogo indiavolati degni dei migliori anni Novanta. È un susseguirsi di inni irresistibili, pescati tanto dal nuovo disco quanto dal repertorio storico della band.

Si parte dai primi brani in italiano, come Vent’anni e Figlio di puttana da Villa Inferno (realizzato con Brian Ritchie dei Violent Femmes), per poi passare ai pezzi di Andate tutti affanculo, tra cui la title track e l’immancabile Canzone di Natale, perfetta per il periodo. Non mancano i pilastri della discografia zen: La terza guerra mondiale, Non voglio ballare, Ilenia, Canta che ti passa, Appesi alla luna. In questi momenti il live si trasforma in un gigantesco karaoke collettivo, come solo certo cantautorato viscerale – quello degli Zen – sa generare.

Lo spettacolo degli Zen Circus è un vero circo dell’anima, un riflesso della vita stessa: si passa dalle risate fragorose (memorabile la “corsa dei gommoni” sulla folla tra Appino e il maestro Francesco Pellegrini, in un revival da Giochi senza frontiere) ai momenti di nostalgia e introspezione, con ballad come Non ed È solo un momento.

Dopo circa due ore e ben 24 brani, il concerto si chiude con il consueto bis: L’anima non conta e il crescendo finale di Viva. Menomale che ci sono ancora gli Zen, a ricordarci cosa significa un concerto carico di energia punk e schiettezza folk: niente biglietti regalati per riempire un palazzetto, solo fan che si riconoscono in ciò che cantano. Meglio urlare Il male che accontentarsi del Bene Artificiale.

Zen_Circus_live_duelbeat_28_12_25_canotti

Ti potrebbe interessare...

BIS-2-700x1024

Fuori dal teatrino nazional-popolare: intervista a Umberto Maria Giardini

In occasione della recente uscita di Olimpo diverso, abbiamo incontrato l’autore di questo nuovo capitolo discografico …

Leave a Reply