Home / Voyager 3 (... ovvero dischi da regalare agli alieni) / Introspection / Migration – J.H. Guraj

Introspection / Migration – J.H. Guraj

 

#0010

Migrazioni, ma come categoria profonda che sagoma l’esistenza in un costante peregrinare, da un luogo dell’anima all’altro, da una prospettiva all’altra, da un destino all’altro. J.H.Guraj è l’alterego di Dominique Vaccaro, fattosi conoscere fino a qui per un’intensa attività di artigianato elettroacustico e sperimentazione, improvvisazione elettronica e musica concreta, sonorizzazioni per teatro e performance. Nato e cresciuto nella comunità arbëreshë di Firmo, in provincia di Cosenza, bolognese di adozione, ruba il nome a un raccoglitore di salvia conosciuto tra le montagne albanesi e dalla performance elettronica/sperimentale degli esordi si concede la parentesi di un fosco intimismo fatto di suggestioni ancestrali. L’Albania resta solo un tassellino immaginifico, ma pur vivido rimane il profumo e la suggestione delle minoranze etniche, negli echi, nel vociare indistinto come sottofondo al proprio racconto solitario del mondo, nei suoni della natura, in questo plumbeo scorrere delle note come acqua che cade da una grondaia. Perché se di migrazioni si parla, non c’è confine che tenga, né geografico, né etico o estetico. Nel suo rarefatto incedere ad un bozzettismo senza concetto e troppi programmi, questo Introspection/Migration, prova seconda della sua produzione discografica, edita per la Maple Death Records di Jonathan Clancy, è opera straordinariamente evocativa di folk blues chitarristico, devoto al fingerpicking di scuola primitivista americana (alla Takoma school dei John Fahey e Robbie Basho, ma anche a James Blackshaw) ma soprattutto a un avant-garde acustica di grande ispirazione, che nemmeno dovrebbe stupire a guardare il background del suo autore. Uscito quasi un anno fa (luglio 2020), lontano dai riflettori e dal chiacchiericcio delle classifiche di fine anno, per noi merita già un posto nel nostro baule cosmico, chissà che un giorno ci venisse voglia di autunni da accarezzare e viaggi da continuare a fare, pur dall’intimo ritrovato delle nostre solitudini domestiche.

GENERE: Avant-Folk, American Primitivism
PAESE: ITALIA
LABEL: MAPLE DEATH (2020)

[bandcamp width=350 height=350 album=1961518886 size=large bgcol=ffffff linkcol=0687f5 minimal=true]

Ti potrebbe interessare...

Litania Sibilante – Italian Instabile Orchestra

  #0006 Ironia della sorte che una delle esperienze italiane del jazz contemporaneo più quotate …

Leave a Reply