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E quell’ombra dietro i personaggi: intervista a Nunzio Gringeri, regista video You should wear a dress – King Me

Ormai un anno fa abbiamo incontrato la musica della band belga King Me e ne siamo rimasti affascinati (Them brawlers, 2010). Oggi LostHighways ha l’onore di presentare il video di You should wear a dress incontrando per l’occasione il suo regista.
Una rapida chiacchierata con Nunzio Gringeri, impegnato in diversi lavori legati al mondo dell’immagine, ci consente di comprendere meglio alcuni dettagli, oltre che l’approccio alla realizzazione di un videoclip  perfettamente integrato e complice del clima surreale ed onirico del brano. (Si ringrazia Gianluca Maria Sorace – A cup in the garden per la collaborazione.

Andiamo con ordine: come è nato l’incontro tra te ed i King Me, che anche solo dal punto di vista geografico non pare così immediato?
L’incontro con i King Me nasce attraverso Barbara Tomasino (critico musicale e conduttrice di Stereo Notte), componente della John Doe Production che aveva già lavorato con i King Me per il video di Pretty Girls girato a Roma. Da qui la proposta di lavorare ad un pezzo del nuovo album dei King Me.

Il video di You should wear a dress lo trovo molto affascinante principalmente per due motivi: le continue interazioni dei soggetti con degli oggetti, spesso attraverso le mani (una bambola, un rossetto, un nastro, la sabbia, i bordi di una vasca, i capelli), ed i luoghi nei quali avvengono queste azioni (mare, una stanza, una vasca da bagno). Come sono state scelte queste immagini e cosa si è voluto cercare?
Abbiamo lavorato molto sul brano, tenendo conto del testo ma concentrandoci principalmente sulle suggestioni che creava. Il testo è surreale. Fin dal primo ascolto era prevalsa la sensazione che ci fosse dentro una grande malinconia, una felicità spezzata. Lavorando per sensazioni e concentrandoci sulle possibili figure che potevano restituire questa idea, abbiamo focalizzato l’attenzione su una struttura narrativa che dichiarava dalle prime battute questi intenti.

Il colore rosso è indubbiamente un dettaglio importante del video. Cosa rappresenta in questa narrazione?
Il rosso è il mio colore preferito e in questo lavoro è simbolo di vitalità e consapevolezza più o meno traditi.

Il cantante appare nel video con un abbigliamento eccentrico ed un ghigno quasi irrisorio. L’impressione è che sia lui il giostraio che decide i movimenti, le emozioni dei personaggi. Mi sbaglio?
No, non sbagli. Lui è il cantore, il perno della narrazione, l’ombra dietro i personaggi.

Il video è fluido ed onirico come la canzone: quali sono state le difficoltà nell’approccio ad un brano di questo genere?
L’unica difficoltà è stata limitarsi, perché il brano continuava a darci nuovi spunti e possibili immagini

Sei solito lavorare per immagini con la musica? Come si è differenziato il lavoro per questo video rispetto alle precedenti tue opere?
Musica e immagini sono la mia ossessione. E’ magico il momento in cui le immagini si poggiano sul suono, l’iterazione di questi due modi espressivi genera sempre nuovi significati. In questo lavoro riporto molte delle mie esperienze fatte nel campo della videoart e nelle performance, i fili rossi, le bambole, ma chiaramente il campo di gioco è diverso.

Se ne parla tanto, ma è ancora difficile capire veramente il fenomeno: ogni evento viene ripreso con i più disparati mezzi (smartphone, telecamera compatta). Si crea così un surplus di dati, di immagini, spesso di scarsissima qualità. Credi che questo eccesso vada a discapito della qualità delle produzioni professionali? Mi spiego: c’è il rischio di “abituarsi” alla bassa qualità?
Credo che la democratizzazione tecnologica sia un bene, e secondo me non intacca le produzioni professionali. La marea di immagini che produciamo e digeriamo in un solo giorno sono specchio della nostra società. Per quanto riguarda la bassa qualità devo dire che ultimamente ho visto degli ottimi lavori in low-fi. Lo scarto, secondo me, lo fa l’idea.

Il videoclip è sempre stato un qualcosa di ambivalente: da una parte il lato “commerciale” (spiccato negli anni ’90) e dall’altro quello più artistico e complementare alla musica. Questo binomio è ancora così marcato? A tuo parere c’è un avvicinamento tra queste due componenti, o un allontanamento radicale?
Il videoclip è un terreno fertile per le idee e la sperimentazione. La tendenza negli ultimi anni è quella di ammorbidire l’aspetto commerciale, non facendolo svanire ma trasformandolo, a favore della creatività.

You should wear a dress – Video

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