Nel nuovo EP Someone, somewhere, Bonnie Kemplay continua a muoversi nella geografia fragile delle relazioni e della memoria, ma con una maturità che sorprende. Le sei tracce sembrano scritte in una stanza che cambia forma: una città nuova, un corpo che guarisce lentamente, un’infanzia che torna a bussare. È un disco che vive nel passaggio, nella soglia, dove ogni dettaglio diventa rivelazione. Il singolo I’ve Known You è il punto più luminoso: una confessione sussurrata sul rapporto con il fratello, raccontata con la delicatezza di chi sa che l’amore non è sempre simmetrico. La voce di Bonnie scivola morbida, quasi timida, ricordando la vulnerabilità di Phoebe Bridgers, la sincerità diaristica di Julien Baker, la quieta intensità di Adrianne Lenker. Ma resta sempre sua: diretta, conversazionale, capace di trasformare un gesto minuscolo in un’emozione universale. I brani già pubblicati — Big Machine, Dandelions, Paper Angel — trovano qui un filo comune, come se fossero capitoli di un romanzo di formazione alt‑folk. L’influenza di Big Thief e Wilco si sente nella cura delle texture, mentre la malinconia sospesa ricorda la scrittura di Soccer Mommy o la dolcezza disarmata di Clairo. Someone, somewhere è il ritratto di un’artista che ha imparato a respirare diversamente: più giocosa, meno ossessionata dal controllo, più aperta all’imperfezione come forma di verità. Un ritorno che non cerca il clamore, ma lo merita — e che conferma Bonnie Kemplay come una delle voci più promettenti dell’alt‑pop contemporaneo.
Credits
Label: Dirty Hit – 2026
Line-up:
Bonnie Kemplay (voce, chitarra, songwriting) –
Sean Rogan (produzione) –
Benjamin Francis Leftwich (co-writing) –
Fenne Lily (co-writing)
Tracklist:
1. Big Machine
2. Bones
3. I’ve Known You
4. Paper Angel
5. Beginners
6. Dandelions
Link:
Sito ufficiale
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