Mojave 3 sono sempre stati una frontiera silenziosa: tre figure — Neil Halstead, Rachel Goswell, Ian McCutcheon — che dopo il collasso stellare degli Slowdive hanno scelto di non esplodere, ma di svanire dolcemente, reinventandosi in una musica che non chiedeva più di essere guardata, bensì ascoltata come un respiro. Nelle loro canzoni c’è la polvere delle strade secondarie, il chiarore di un pomeriggio che non finisce, la malinconia che non fa male ma accompagna. Halstead porta con sé una scrittura che sa di folk crepuscolare e di country sussurrato, Goswell intreccia armonie che sembrano arrivare da un’altra stanza della casa, mentre McCutcheon tiene tutto insieme con una batteria che non incalza: accarezza. La reissue dell’intera discografia — Ask Me Tomorrow (1995), Out of Tune (1998), Excuses for Travellers (2000), Spoon and Rafter (2003), Puzzles Like You (2006) — è più di un ritorno in catalogo: è un invito a riascoltare il percorso di una band che ha attraversato dieci anni cambiando pelle senza mai perdere la propria anima. Dai primi bozzetti acustici, quasi demo, che Ivo Watts-Russell trasformò in un debutto leggendario, fino alle aperture elettroniche, ai glockenspiel, alle melodiche, alle tinte psichedeliche e luminose degli ultimi lavori. Cinque dischi che raccontano una storia di sottrazione e poi di espansione, di intimità e poi di colore. Cinque dischi che tornano ora, rimasterizzati ad Abbey Road, come un archivio emotivo finalmente riaperto: nitidi, delicati, vivi.Un’occasione per ritrovare quella band che non ha mai urlato, ma che ha lasciato un’eco lunga, come un tramonto che continua a brillare anche quando la notte è già arrivata.
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