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I migliori dischi italiani del 2018

15. Playlist – Salmo

salmo_201890MIN è la versione nostrana di This Is America (by Childish Gambino). Una fotografia spietata dell’Italietta medio-borgese di oggi che vuole la pistola e ha dimenticato la lingua Italiana. Salmo è l’unico rapper italiano che abbia un senso “rock”. Lo è perchè vende con molta sostanza e attitudine ma anche per un sound mai banale che caratterizza le sue basi. Soprattutto il rapper sardo ci piace quando scrive: «Non puoi ascoltare hip hop ed essere un razzista, le due cose sono incompatibili perché questa è una cultura black da sempre. Se dici “grande Salvini” devi bruciare i miei cd, o cambiare le tue cazzo di idee»

14. Undici canzoni di merda con la pioggia dentro – Giorgio Canali & Rossofuoco

giorgio-canali-rossofuoco-undici-canzoni-di-merda-con-la-pioggia-dentro“Come se avessimo bisogno di un’altra canzone di merda con la pioggia dentro” erano i versi con cui Giorgio Canali ci congedava in Orfani dei Cieli, ultimo brano del suo album Rojo del 2011. Il tempo che passa lo ha “calmato”, si urla meno, ma la consapevolezza di vivere in un mondo di merda (per restare in tema) rimane. La pioggia è presente in tutte le canzoni, come parola, come fenomeno atmosferico e, soprattutto, come stato d’animo. Una pioggia salvifica che lavi via tutte le brutture del mondo, che ci faccia sparire, una pioggia nella quale nascondersi e con la quale l’umore trova maggiori affinità. Il mondo va avanti, i nostri governanti cambiano, ma non cambia niente, i giochi di potere restano sempre gli stessi, ti senti diverso ma diverso non sei. La sensazione d’impotenza e rassegnazione rischia di divorarci. Per fortuna la rabbia riesce ancora a tenerci in vita e a non farci sopraffare.

13. Il fuoco in una stanza – Zen Circus

ZEN_Cover_3000px-stickerIl trio pisano continua a spaccare di brutto, ad essere un baluardo del rock alternativo italiano, molto coerenti nel loro percorso cantautorale, costruito in vent’anni di carriera senza scorciatoie e trucchi. In questo decimo capitolo commistionano ancora di più la loro attitudine punk-folk con le strade del pop e rock, ispessendo i chitarroni e accentuando le ballate di colori anni settanta. In mezzo all’inarrestabile flusso di rime e assonanze Il fuoco in una stanza scorre come un disco non immediato ma che alla fine lascia il segno raccontando sempre in maneira unica quei quadretti familiari della “repubblica provinciale d’Italia”.

12. La mentirosa – Flo

copertina-la-mentirosaLa ‘bugiarda’ del titolo non è una singola incarnazione di Flo, è la sintesi di un approccio recitativo che le consente, forte anche della sua rinnovata esperienza teatrale, di mettere in scena una galleria di personaggi, storie lontane e intime, tumultuose e delicate, di epiche eroine e sorelle innamorate, che rendono La Mentirosa una sorta di concept femminile, ma non un disco di genere, parola che non piacerebbe all’autrice. È in tal senso programmatico aver posto in apertura un brano come Babel, una piena straripante che fuoriesce dalle giungle tropicali con le percussioni carioca della Bateria Pegaonda per dilagare tra le strade di Rio come l’Orfeo Nero di Jobim. Le lingue mischiate della torre biblica diventano il simbolo antico e attuale di una visione musicale che non ammette confini, danzando sui fiati ritmici del Sud America, tra cori vitali e i pieni corposi degli accordi distorti della chitarra elettrica, una novità che annuncia un significativo cambio nella collaudata formazione che accompagna Flo. Per di più il brano è scritto assieme a Daniele Sepe, qui in veste di musicista, autore e produttore dell’album, che mette la sua colta e variegata esperienza al servizio della visione di Flo, mescolando le carte con zampate e citazioni impreviste.

11. Non abbiamo armi – Ermal Meta

Ermal-Meta-Non-abbiamo-armi-e1515778574363L’album di Ermal Meta è un caleidoscopio di emozioni, di immagini. Al centro la voglia di rivalsa, contrapposta alle istantanee di morte, portata sul palco di Sanremo con Non Mi Avete fatto Niente. Due voci opposte, ma complementari che intonano un inno alla vita, a un mondo che “si rialza col sorriso di un bambino”. Meta si racconta, si mette a nudo regalandoci un album che spazia dai suoni più scanzonati, come quelli di Dall’Alba al Tramonto, Io Mi Innamoro Ancora, Amore Alcolico o Molto bene, Molto Male, ad altri più intimistici. Non Abbiamo Armi è, forse, il migliore dei tre album di Meta. Un disco in cui il cantautore si racconta senza filtri, con la semplicità che contraddistingue il suo pop. Un album che arriva diretto e che crea dipendenza.

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