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I love you, Honeybear – Father John Misty

recensione_FatherJohnMisty-honeybear_IMG_201503Dopo Fear Fun (2012), Josh Tillman licenzia il suo secondo album da solista con lo pseudonimo Father John Misty (“I like the name. You’ve got to have a name“). Dimenticata quasi del tutto l’esperienza come batterista nei Fleet Foxes, il nuovo corso artistico di Tillman è interamente affidato al canto, come afferma egli stesso senza mezzi termini: “I am truly singing my ass off all over this motherfucker“. E difatti, pur citando Scott Walker tra le sue fonti d’ispirazione, John Misty non è un crooner, decisamente. Intende l’album come un concept sull’amore, anzi sull’innamoramento e la possibilità di parlarne al di fuori di una “egemonia” culturale che costringe il tema nel solco dei noti stereotipi: cuore infranto e/o infantile banalità sentimentale che “brutalizes emotion“. Lo fa a partire dalla title-track nella quale il comunissimo nomignolo honeybear (ma l’autore sostiene di utilizzarne di più stupidi in privato) scandisce un ritornello che ondeggia come una ninna-nanna, secondo il più classico dei cliché, infrangendosi in un verso come “mascara blood ash and cum/on the Rorschach sheets where we make love“. Un procedimento, forse troppo programmatico in qualche caso, che ritroviamo ad esempio in Chateau Lobby #4 (in C for Two Virgins) le cui trombe mariachi, in tonalità di Do, raccontano romanticamente il primo amplesso di due novelli sposi e anche qui il miele viene lavato via dalle parole “Lift up your wedding dress someone was probably murdered in“. L’album, attraverso curatissimi arrangiamenti, si muove su un repertorio di temi e stili musicali che citano esplicitamente celebri esperienze dei decenni scorsi, ma sarebbe sbagliato prenderlo per una raccolta di inediti dei primi anni ’70: True Affection, con la sua fresca elettronica, che non sfigurerebbe nelle ultime prove di Caribou o Thom Yorke, nonché la specifica declinazione del tema dell’album (“when can we talk with the face/instead of using all these strange device?“), sta lì a ricordarci che siamo nel 2015, anche grazie a “questionable” interventi di batteria e voci che vanno a sommarsi più che armonizzarsi come avveniva nei Fleet Foxes. E infatti, dopo aver chiarito il concetto ecco che parte la chitarrina pulita e squillante in perfetto stile Byrds di The Night Josh Tillman Came To Our Apt. a riportare il tutto su binari più consoni all’indole dell’ex batterista, come il rock soul di When You’re Smiling and Astride Me, che cita alla lettera la chitarra pulita di George Harrison in un’avvolgente scoperta di sé (“truly see and be seen“). Il gioco delle citazioni chiama in causa anche i riverberi della Rumble di Link Wray che subentrano, nella coda, agli archi glissati di Nothing Good Ever Happens At the Goddamn Thirsty Crow, una dolce ballata folk, da settimana astrale di Van Morrison, con inserti ragtime filtrati anche dal White Album. L’organo psichedelico che introduce The Ideal Husband riporta alla mente la follia di Country Joe, mentre l’energica sequenza di due soli accordi è trainata dagli archi che ad ogni battuta salgono di tono come un aereo in decollo, e col ritmo incalzante anche la voce si fa più ruvida e cattiva. Ma dopo la sfuriata torna la quiete di un morbido piano che accompagna da solo, salvo delicati interventi d’archi, la voce corposa di Tillman che si innalza in picchi di lirismo che richiamano il secondo album dei Chicago in Bored In The USA, il cui refrain fa il verso alla più celebre hit di Springsteen, con un’ironia esplicitata da risate e finti applausi che rimbalzano da un canale all’altro. Dopo la ballata lineare Holy Shit, turbata da un brevissimo intermezzo preso in prestito da Sgt. Pepper’s, il concept si conclude, tra voci profonde e arpeggi inusuali su archi cristallini, con l’accorata I Went To The Store One Day, un inno al caso da cui nascono le cose più preziose “our golden years/All ’cause I went to the store one day/Seen you around, what’s your name?

Credits

Label: Bella Union / Sub Pop – 2015

Line-up: Josh Tillman (Voice, Horn Arrangements, Producer, String Arrangements) – Keefus Ciancia (Piano) – Benji Lysaght (Guitar) – Gabriel Noel (Bass, String Arrangements, Strings) – Andres Renteria (Congas) – Farmer Dave Scher (Lap Steel Guitar) – Alethea Mills (Vocals) – Chavonne Stewart (Vocals) – Arnie Barrera (Trumpet) – Jorge Cardenas (Violin) – Paul Cartwright (Arranger, Mandolin, Strings, Violin) – Elizabeth Bacher (Violin) – Hector Castro (Violin) – Daphne Chen (Violin) – Claire Courchene (Cello) – Fred Herrera (Horn Arrangements, String Arrangements) – Javier Rodriguez (Trumpet) – Thomas Lea (Viola) – Brian Walsh (Clarinet)

Tracklist:

  1. I love you, honeybear
  2. Chateau Lobby #4 (in C for Two Virgins)
  3. True Affection
  4. The Night Josh Tillman Came To Our Apt.
  5. When You’re Smiling and Astride Me
  6. Nothing Good Ever Happens At the Goddamn Thirsty Crow
  7. Strange Encounter
  8. The Ideal Husband
  9. Bored In The USA
  10. Holy Shit
  11. I Went To The Store One Day

Link: Sito Ufficiale, Facebook

I love you, Honeybear – streaming

Chateau Lobby #4 (in C for Two Virgins) – video

 

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