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Scacco al Maestro Voll. 1 e 2 – Calibro 35

calibro 35 Scacco al Maestro“Devo cercare di realizzare una colonna sonora che piaccia sia al regista, sia al pubblico, ma soprattutto deve piacere anche a me, perché altrimenti non sono contento. Io devo essere contento prima del regista. Non posso tradire la mia musica” (Ennio Morricone)

Chi meglio dei Calibro 35 poteva concepire e realizzare, centrando a pieno l’obiettivo, un omaggio doppio, come i due tempi di un film, al compianto maestro Ennio Morricone, due anni dopo la sua scomparsa. Un gigante che incute timore per la statura lirica delle sue composizioni e per l’impareggiabile prolificità, solo per cinema e tv si contano oltre 500 colonne sonore. Una figura che ha influenzato più di una generazione di musicisti e cineasti, contribuendo in maniera straordinaria alla riuscita e al successo di una quantità incredibile di film. Immagini inscindibili dalla musica, suoni che istantaneamente risvegliano la memoria di fotogrammi, attimi, scene, sequenze e personaggi del cinema internazionale. Un autore che ha continuato fino alla morte la sua multiforme ricerca, senza perdere nulla dell’iniziale freschezza e audacia. Ed è proprio l’audacia che anima questo progetto dei Calibro 35, che affrontano l’ardua sfida di raccogliere un’eredità monumentale, senza scivolare nell’agiografia sentimentale o nel vuoto tecnicismo. Naturalmente sarebbe impossibile affrontare il corpus morriconiano in un unico lavoro, smielato e vacuo risulterebbe uno striminzito best of, e allora i Calibro 35, fedeli alla propria idea fondante, allargano il poco che basta l’orizzonte degli omaggi già tributati al maestro lungo il corso della loro intera discografia, confezionando un racconto ardente e granitico. Spaziando in un repertorio focalizzato su un decennio della produzione di Morricone per il cinema, dal 1964 di Per un pugno di dollari al 1974 di Milano odia: la polizia non può sparare. Affrontando, dunque, tanti episodi “minori” in termini di notorietà, ma che rappresentano ciascuno un aspetto del modus operandi del compositore romano,  capace di costruire grandiose architetture giocando con l’accostamento di elementi semplici come le sue melodie cristalline. Il primo volume si apre con Arena, scritta per lo spaghetti western Il Mercenario di Sergio Corbucci (1968) utilizzando, per precisa richiesta del committente, il fischio etereo che aveva reso celebre la Trilogia del dollaro. Quel fischio inconfondibile dal quale Morricone aveva tentato invano di smarcarsi già dopo il successo di Per un pugno di dollari, cedendo infine alle pressioni di Leone, ovviamente innamorato del suono prodotto dal maestro Alessandro Alessandroni, qui interpretato dall’ospite di lusso Matt Bellamy dei Muse, in una orchestrazione più epica e dai suoni dilatati, in luogo della scarnificata e rumoristica versione originale. La classe operaia va in paradiso è il tema portante dell’omonimo  film (1971), secondo atto della “trilogia della nevrosi” di Elio Petri. La musica marziale e asfissiante si fonde al frastuono dei motori della fabbrica, accompagnando i titoli di testa di una pellicola, si diceva allora, che centellina gli interventi musicali al minimo indispensabile, per sottolineare ossessivamente precisi momenti: l’ingresso in fabbrica, le proteste, gli scontri con la polizia, la sconfitta, il disarmante ritorno alla fabbrica. Il tema ideato da Morricone si arresta appena finiscono i titoli di testa, lasciando subito il posto al ticchettio snervante della sveglia di un’altra giornata di lavoro, uguale a tutte le altre, che conduce alla devastante alienazione del protagonista, un Gian Maria Volonté in stato di grazia. E quei titoli vengono citati alla lettera nel video promozionale, diretto da Trilathera, della nuova versione dei Calibro 35, con la band in abiti da operaio che esegue il brano tra le catene di montaggio automatizzate di una fabbrica moderna. L’incisione è stata realizzata col contributo fondamentale di Sebastiano de Gennaro alle percussioni e Beppe Scardino al sax baritono, riuscendo in una personale versione delle schiaccianti compulsioni dell’originale, del suo drammatico epilogo. Naturalmente non poteva mancare in un album dei Calibro dedicato a Morricone Svegliati e uccidi, dall’omonimo instant movie (1966) sulle vicende di Luciano Lutring, diretto da Carlo Lizzani e considerato assieme a Banditi a Milano (1968), dello stesso autore, il precursore del genere polizziottesco. I Calibro lo avevano eseguito dal vivo a Londra nel 2018 nella rassegna Church of Sound e ne incidono ora una versione retta da un drumming poliforme che accentua i caratteri di inconsapevole prog ante litteram che affiora in tante partiture di Morricone. Classico dei classici, Il buono, il brutto, il cattivo, dall’omonimo capolavoro di Sergio Leone (1966) si muove con spavaldo rispetto in un territorio sacro eppur dissacrante, conservandone tutta la grandiosità e la verve ironica. Cosa avete fatto a Solange, tratto dall’omonimo thriller (1972) di Massimo Dallamano, gioca su melodie nostalgiche che precorrono le sofferte strade di C’era una volta in America, grazie allora al timbro angelico e sensuale di Edda Dell’Orso, qui interpretato dai synth di Massimo Martellotta, i cui vocalizzi sublimi ebbero un ruolo fondamentale nelle musiche maestose di C’era una volta il West (1968), alla resa possente di un personaggio energico come Jill McBain / Claudia Cardinale. Un tema immortale che qui trova nuovi accenti nella voce intonata di Diodato, che si mescola fluida all’arrangiamento discreto. Di tutt’altro segno è Un tranquillo posto di campagna, dal secondo movimento scritto per l’omonimo film di Elio Petri (1969), che rappresenta una delle più significative trasfusioni dalla musica colta alle colonne sonore. La partitura originale venne infatti  eseguita dal Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, in cui convergevano le istanze avanguardistiche del Conservatorio di Santa Cecilia e dell’Accademia Filarmonica Romana. Cage, la musica concreta, il rumorismo, la voglia di sperimentare, animano l’attività di quel gruppo di compositori-esecutori sin dal 1959. Il tema quasi fanciullesco enunciato anche lì dalla voce candida di Edda Dell’Orso si inquieta ora nei fiati di Gabrielli, passando dalla tarantella sfilacciata nel tritacarne delle dissonanze della versione originale alle orgiastiche trame di un funky totalmente destrutturato da spinte centrifughe. Una stanza vuota riprende lo strumentale, secondo di quattro arrangiamenti, dall’original soundtrack del citato Svegliati e Uccidi, cantato in apertura dell’album dalla stessa protagonista Lisa Gastoni. Già nell’omonimo album d’esordio dei Calibro 35 del 2008, in scarnificato tetro arrangiamento, stavolta, retta da un tema di chitarra desertica colma di un riverbero che crea voragini di piacevole malessere nel petto di chi l’ascolti, diventa un torrido slow blues con tanto di assolo d’organo che oscilla tra Alan Price e Brian Auger. Trafelato, dalla colonna sonora di Giornata Nera per l’Ariete (1971) di Luigi Bazzoni e utilizzata in Crime and Dissonance, una rara raccolta di temi minori di Morricone compilata da Alan Bishop per la Ipecac Recordings poco dopo la scomparsa del maestro, è anche il primo brano mai suonato dalla band, un groove indiavolato per una sezione ritmica esplosiva su cui corrono le dissonanze sincopate dei solisti. L’uomo dell’armonica, ovviamente dall’immenso capolavoro di Sergio Leone C’era una volta il West, è la perfetta rappresentazione in musica di un personaggio, quello dal volto fiero impenetrabile di Charles Bronson, portando in sé il tormento del ricordo indelebile e il suono da brividi del proprio alter ego malvagio, Frank / Henry Fonda. La memoria devastante prende qui il sopravvento, dilatando il tema dell’armonica negli spazi desolati del West, prima di annegare nel sangue caldo e vischioso di una vendetta tanto attesa, chiudendo tra le lacrime il primo capitolo di questo passionale omaggio. Autore di arrangiamenti straordinari per tutti gli anni ’60, dai guizzi epocali per Edoardo Vianello a Sapore di sale per Paoli e Se telefonando per Mina, nel 1971 Morricone collabora con Joan Baez per la colonna sonora del capolavoro di Giuliano Montaldo Sacco e Vanzetti, mettendo a punto un inno mondiale della contestazione, Here’s to you. I Calibro 35 in apertura del secondo volume di Scacco al Maestro scelgono invece la durissima invettiva The Ballad Of Sacco And Vanzetti, dallo stesso film, affidando la parte della possente antica lirica voce di Joan Baez alla corposa rarefatta spiraliforme interpretazione di Joan As Police Woman, che s’insinua in un drammatico gioco di specchi, metafora di prigionia e morte. Passaggi Nel Tempo, dall’atipico e desolato western invernale Il grande silenzio (1968) di Sergio Corbucci con uno straordinario Jean-Louis Trintignant muto e un gelido Klaus Kinski, cui deve tanto Hatefull eight (2015) di Tarantino, che non a caso ha voluto fortemente Morricone per la colonna sonora che ritrova quelle atmosfere di rarefatta inquietudine e squarci di sanguinosa violenza. Proposta dai Calibro già nel terzo album Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale (2012) con arrangiamento scarnificato che deriva dalle esplorazioni quasi tribali dell’originale, Passaggi nel tempo sfocia qui nel prog incattivendo il riff e accelerando il ritmo di base tolto dalla Sagra della Primavera di Igor Stravinskij. Per Un Pugno Di Dollari (1964), primo capitolo della Trilogia del dollaro, di Leone, porta con sé tutto il sapore della lotta nella tromba malinconica rovente affilata di Roy Paci. Nelle allucinate ossessioni di un basso acidulo sul drumming jazzato si riconoscono le radici dei Vanishing Twins e del lato oscuro di Gabrielli che guarda con morboso interesse il torbido noir con Giancarlo Giannini diretto nel 1971 da Paolo Cavara La Tarantola Dal Ventre Nero, con la complicità del polistrumentista Alessandro Cortini, dei Nine Inch Nails, che modula la schizofrenica componente rumoristica del brano. L’anima ritmica dei Calibro 35 che infonde groove al più soave dei fraseggi è ben rappresentata da Allegretto Per Signora, ugualmente tratto da un’altra pellicola “minore” del vasto filone del cinema italiano pruriginoso e trasgressivamente erotico a cavallo tra anni ’60 e ’70, Le foto proibite di una signora per bene (1970), diretto da Luciano Ercoli. Filone che annovera tra le prove meglio riuscite o comunque degne di nota Metti una sera a cena, che contiene uno dei più celebri temi di Morricone, e nel quale rientra per certi versi anche Indagine su Un Cittadino Al Di Sopra di Ogni Sospetto, che alla trama erotica aggiunge la cruda riflessione politica sul potere. Già nel primo album dei Calibro, priva di mandolino e scacciapensieri, Indagine si fa ora più corposa nel basso stoppato, nel tema affidato alla chitarra elettrica, nei contrappunti dei fiati, nei delay debordanti. Da Django Unchained (2012) proviene invece l’unica escursione nel terzo millennio di questo doppio omaggio: Ancora Qui, interpretata anche stavolta da Elisa. All’epoca Morricone dichiarò di aver scritto il brano solo per lei e che Tarantino non aveva saputo scegliere le musiche per i suoi film, ma poi il regista deve aver trovato argomenti convincenti per far cambiare idea al maestro appena tre anni più tardi. In La Lucertola, tema portante di Una lucertola con la pelle di donna (1971) secondo thriller diretto da Lucio Fulci, il flauto di Gabrielli prende il posto della suadente voce femminile nel fraseggio principale, con in mente un ritmo andino memore degli esotismi di là da venire di Mission (1986). Milano Odia: La Polizia Non Può Sparare, dall’omonimo film del 1974 diretto da Umberto Lenzi, i Calibro l’avevano già affrontata nel loro secondo album Ritornano quelli di… Calibro 35 (2010) e qui ne rinforzano il ritmo martellante e le componenti quasi hard-rock del riff arricchendone la miscela esplosiva con angoscianti divagazioni psichedeliche. Le stesse che unite al jazz d’avanguardia, in linea con la prima fase elettrica di Davis, e alle sperimentazioni orchestrali più dissonanti si fondono negli alambicchi dei primi horror di Dario Argento come il Il Gatto A Nove Code (1971) che ripropone con ritmo a suo modo compatto gli incubi macabri partoriti dalla mente di Morricone. E una tesa linea di follia lega quelle atmosfere all’ossessione morbosa di Gian Maria Volontè e al carillon inquietante di Per Qualche Dollaro In Più (1965) che recupera tutta l’epicità di un gran finale ancora una volta nella turbolenta, sanguinosa tromba di Roy Paci. E la partita si chiude con un impetuoso e imparabile scacco matto.

Credits

Label: Virgin Music / Universal Music Group / Woodworm – 2022

Line-up: Sebastiano De Gennaro (Percussion) – Enrico Gabrielli (Piano, Organ, Clavinet, Electric Piano Rhodes, Saxophone, Flute) – Giuseppe Scardino (Baritone Saxophone) – Luca Cavina (Bass) – Fabio Rondanini (Drums, Percussion) – Matthew Bellamy (Guitar, Whistle) – Massimo Martellotta (Guitar, Synthesizer) – Giovanni Versari (Theremin) – Valeria Sturba (Theremin) – Mirko Cisilino (Trumpet) – Chiara Ludovisi (Viola) – Federica Quaranta (Viola) – Samuele Bianchi (Violin) – Yoko Morimyo (Violin) – Caterina Coco (Violin) – Doriana Bellani (Violin) – Giovanni Volpe (Violoncello) – Valentina Sgarbossa (Violoncello) – Diodato (Vocals) – Elisa (Vocals) – Joan As Police Woman (Vocals) – Beppe Scardino (Baritone Saxophone) – Sebastiano De Gennaro (Drums) – Roy Paci (Trumpet) – Alessandro Cortini (Tuner)

Tracklist:

Volume 1

    1. Arena
    2. La Classe Operaia Va In Paradiso
    3. Svegliati E Uccidi
    4. Il Buono, Il Brutto E Il Cattivo
    5. Cosa Avete Fatto A Solange?
    6. C’Era Una Wolta Il West
    7. Un Tranquillo Posto Di Campagna
    8. Una Stanza Vuota
    9. Trafelato
    10. L’Uomo Dell’Armonica

Volume 2

    1. The Ballad Of Sacco And Vanzetti
    2. Passaggi Nel Tempo
    3. Per Un Pugno Di Dollari
    4. La Tarantola Dal Ventre Nero
    5. Allegretto Per Signora
    6. Indagine su Un Cittadino Al Di Sopra di Ogni Sospetto
    7. Ancora Qui
    8. La Lucertola
    9. Milano Odia ; La Polizia Non Può Sparare
    10. Il Gatto A Nove Code
    11. Per Qualche Dollaro In Più


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