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Amico fragile

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Era estate, era il 2002. Avevo sedici anni.
Stavo passando le vacanze nel paesino dell’Appennino che da sempre mi accoglie e ristora corpo e animo (si narra che all’interno della bottega, l’anziana baffuta al banco dei salumi quando mi vide ad appena 20 giorni di vita disse a mia madre: “Vedrà come crescerà bene con l’aria di quassù”, mentre nel mio naso entrava per la prima volta l’intenso profumo del salame e della mortadella).
Era una giornata delle solite: molto verde e azzurro intorno, pochi amici, un lettore cd e gli auricolari, il fiato affannato per le salite, la lentezza dei minuti che si avvicendavano nel corso della giornata.
Tornavo a casa dal tanto atteso passaggio in edicola (nota per i millennials: dicasi “edicola” quel luogo nel quale si acquistavano quotidiani, fumetti, settimana enigmistica, giocattoli, libri e cd musicali allegati alle più disparate riviste).
La mia curiosità in ambito musicale era agli albori, quindi a larghissimo spettro e senza criterio. Per questo compravo riviste dai nomi tanto banali ma elettrizzanti: Rock Sound, RockStar e le compilation Punk’O’Rama.
Funzionava così (anche in questo caso lo si precisa per i millennials): si lottava 10 min con la pellicola che avvolgeva la custodia del cd, si apriva la custodia e si contavano quanti dentini che tenevano fermo il cd in realtà si erano rotti, si raccoglieva da terra il cd sperando non si fosse graffiato eccessivamente, lo si inseriva nel lettore cd portatile, si premeva play e si leggeva il titolo del brano sul retro della custodia.
Poi si ascoltava, per davvero.
In quel momento tra le mani avevo una compilation allegata a Rock Star: cover di ogni tipo e genere. Andavano molto più di moda rispetto ad ora. In fondo le cover erano un modo bellissimo per scoprire due artisti in un colpo solo: autore originale ed esecutore della cover. Capitavano peró anche versioni orribili, che forse sono la vera ragione dello strano ronzio che ogni tanto a 33 anni sento all’orecchio sinistro.
Quel giorno, tra tutte, c’era questa. Amico fragile (Fabrizio De Andrè), nella versione degli Epo, band napoletana che non conoscevo affatto (così come De Andrè, in realtà).

Oggi sono quello che sono anche grazie a quella giornata, a quella scoperta che conservo ancora tra i ricordi.

Gli Epo oggi sono quello che sono (un progetto musicale magnifico che meriterebbe l’attenzione di tutti) anche senza quel mio ascolto. La musica va avanti da sola.

Per me la musica era un’amica di cui non avere paura: non si aspettava nulla da me, non potevo deluderla e nemmeno farla arrabbiare. La migliore amica.
A distanza di tempo ho capito però che la musica è anche ricca di fragilità, ed anche se non chiede alcunchè non significa che io non possa fare qualcosa per lei.

Oggi ad esempio,
provo
con un Grazie.

Amico fragile – Epo (cover Fabrizio De Andrè)

Amico fragile – Fabrizio De Andrè (live)

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