Home / Autostop / Abbey Road, l’ultimo capolavoro dei Beatles compie cinquant’anni

Abbey Road, l’ultimo capolavoro dei Beatles compie cinquant’anni

Abbey-Road-01-photo-Iain-Macmillan-1938-2006L’ultimo album pubblicato dai Fab Four sarà poi Let it be, l’anno seguente con materiale risalente a gennaio, ma è Abbey Road, pubblicato il 26 settembre del 1969, l’ultima fatica che vede i Beatles insieme in studio, tra la primavera e l’estate di quell’anno.

Quando l’8 agosto la band esce dagli studi, per la celebre foto di copertina scattata da Ian MacMillan mentre attraversano le strisce dell’omonima strada del centro di Londra, ha appena riascoltato i missaggi, prima degli ultimi ritocchi, ed è per questo che sembrano quasi galleggiare, sono ebbri della leggerezza mistica di chi sa di aver compiuto un capolavoro.

Ben 17 brani, nati dal naufragio del progetto Get Back e del Rooftop Concert, che spaziano da un capo all’altro dell’universo beatlesiano, raccolti grazie soprattutto all’infaticabile impegno di McCartney, ma che vedono il rilevante contributo creativo e compositivo di tutti i membri del gruppo, prima che le tensioni interne portino all’inevitabile scioglimento il 10 aprile 1970.

Dal cupo rock’n’roll blues di Come Together di Lennon al frammento acustico fintamente incompiuto di Her Majesty di McCartney. Nel mezzo, scorrono in sequenza alcune delle migliori intuizioni della band e della musica di tutti i tempi. La dolce malinconia di Something scritta da George Harrison, che esegue qui anche uno dei suoi assoli più ispirati; l’ironica filastrocca  Maxwell’s Silver Hammer, di McCartney, che si diverte a cambiare registro inserendo subito dopo il grintoso doo-wop di Oh! Darling. Con la spensieratezza naïf  di Octopus’s Garden Ringo Starr si cimenta nel canto e, per la seconda e ultima volta nella storia del gruppo, anche nella scrittura, mentre il lato A si conclude con l’hard rock lancinante di I Want You (She’s So Heavy) di Lennon, con la lunga e inquietante coda strumentale, in anticipo sul prog dei King Crimson, che va a schiantarsi nel finale contro un taglio inatteso e netto come un colpo di scure. Ma le aperture verso il prog, che si afferma proprio nel corso del ’69, anche grazie all’influenza esercitata da quest’album che in realtà prog non è, non si fermano qui. Here Comes the Sun apre luminosamente il secondo lato con le trame acustiche del suo autore, ancora una volta Harrison, ma poi si evolvono verso le complicate architetture del finale da cui si innalza l’assolo di moog eseguito dallo stesso. Ancora, Because di Lennon, che inverte la sequenza di accordi della Sonata per piano in Do# minore, Opera 27 nº 2 di Beethoven, meglio nota come Al chiaro di luna, rappresenta un significativo esperimento in tal senso. E condivide questo approccio il lungo medley che si sviluppa su quasi l’intera seconda facciata dell’originario LP, una suite di un quarto d’ora che mette in sequenza come in un collage sonoro la melodia maestosa di You Never Give Me Your Money, di McCartney, l’esotica morbidezza di Sun King di Lennon, le escursioni ritmiche di Mean Mr. MustardPolythene Pam e She Came In Through the Bathroom Window, le armonie dolenti di Golden Slumbers, la coralità maestosa di Carry That Weight e il gran finale The End dove scorre a fiumi l’adrenalina, prima nelle trame percussive di Ringo (che, detto per inciso, è un grandissimo batterista) poi nel vorticoso assolo incrociato delle chitarre elettriche in cui si alternano e sovrappongono McCartney, Harrison e Lennon.

Col senno di poi, il verso conclusivo del brano, scritto da McCartney, rappresenta col suo amore cosmico, semplice e diretto, il vero commiato della band : ‘and in the end / the love you take / is equal to the love you make‘.

Ti potrebbe interessare...

marlene kuntz_Napoli020919

Resistenza illuminata e poetica: Marlene Kuntz @Piazza del Plebiscito (NA) 27/09/2019

Foto di Carmen Sigillo 27 Settembre. Alle spalle l’Equinozio d’Autunno, narcisi neri raccolti per rarità …

Leave a Reply