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IV – Black Mountain

recensione_blackmountain-IV_IMG_201605Tornare dopo sei anni e licenziare un album intitolato IV come alcuni illustri predecessori è una spavalderia che possono permettersi in pochi, e al contempo una dichiarazione di totale autonomia dal mercato attuale che macina tutto in una manciata di attimi spesso irrilevanti. I canadesi si riallacciano alla loro seconda fatica In the future del 2008, mettendo un po’ da parte la chitarra granitica di McBean in favore delle tastiere di Jeremy Schmidt, dimostrando più che in ogni altro album di essere una band compatta, dove ognuno interpreta il suo ruolo senza primedonne.
Per questo l’album si apre con la lunga Mothers Of The Sun, un vecchio brano tenuto nel cassetto che contiene in sé tutti gli elementi verso cui gravità la band, riff scolpiti nel marmo, voci maschili e femminili che duettano o si scontrano, aperture visionarie, tempi dilatati, crescendo immaginifici, chitarre psichedeliche, ritmiche corpose, in definitiva tutte le influenze e le epiche aspirazioni dei Black Mountain. Metaforicamente si tratta del racconto del viaggio compiuto dalla misteriosa figura incappucciata che ascende verso la vetta vertiginosa di una montagna a rischiarare la valle con la sua lanterna magica, immagine carica di alchemiche allegorie contenuta nella copertina interna di un altro celebre IV (ma quel IV era in realtà un titolo di comodo).
Il rischio passatista viene subito spazzato via dall’hard glitterato di Florian Saucer Attack, in cui la voce di Amber Webber trova accenti pop che nella corsa del refrain ricordano addirittura la Beatrice Antolini di Pinebrain (ma questa è una suggestione solo di chi scrive). Una pausa che ci proietta nuovamente, in Defector, nel ritmo cadenzato dei Pink Floyd, qui telaio per la trama imbastita dalle voci differenti di McBean e Webber e per un set di tastiere che rinnovano l’angosciante benvenuto alla “macchina” musicato dagli ex compagni di Barrett. Ed è forse proprio il sogno perduto di questi che informa You can dream di una struttura ciclica e corale da beatnik californiani fine anni ’60, mentre precipita nel filtro robotico dell’electrowave, tra rumori di computer, interferenze elettriche e sintetizzatori. Un groviglio metamorfico da cui emerge Constellations, una Trampled under foot allucinata, rallentata e annerita da una pece vischiosa che paralizza i movimenti.
La cupa deriva dell’album trova un binario di luce grazie a una coppia di ballate di sapore divergente: Line them all up, delicata e romantica per il timbro fluente di Webber, aperta da un epico arrangiamento orchestrale che cita la suite Atom Hearth Mother; e Cemetery breeding, visceralmente gonfiata dall’energico intreccio delle due voci e lo scorrere ondoso dei tasti di Schmidt.
In (over and over) The chain, lo space rock degli Hawkwind incontra il krautrock psichedelico di Shine on you crazy diamond; un riff oscuro, ritagliato sulla stoffa pesante dei Black Sabbath, regge un mantra catartico squarciato da un solo urticante della chitarra, che poi esce di scena sprofondando nel liquido denso di un pozzo senza fondo.
E intanto, sopra le colline e lontano, dai pieni anni ‘70 risuonano le dolci note acustiche di Crucify me, bozzetto rievocativo delle più pure e leggere pulsioni di un’epoca: da ascoltare distesi su prato, coi fiori tra i capelli.
Space To Bakersfield, nel più ambizioso dei finali, prende in prestito il giro armonico di Comfortably numb, uno dei vertici dei Floyd, riuscendo in una rilettura personale di un classico inarrivabile, attraverso la voce accorata e armoniosa della Webber e il lungo assolo finale, carico di wah-wah, tutto giocato sulla misura dosata di chi trattiene in sé un mondo in tumulto e lo confida al suo amico più caro in un tenue, lacrimoso sussurro.

Credits

Label: Jagjaguwar – 2016

Line-up: Stephen McBean (lead vocals, backup vocals, guitars, claps, synth, percussion, keyboards) – Arjan Miranda (bass, bass synth, guitar, bass pedals, ebow guitar) – Jeremy Schmidt (synths, bass synth, sequences, hammond, vocoder, mellotron) – Amber Webber (lead vocals, claps) – Joshua Wells (drums, percussion, claps, piano, synth, rhodes piano, backup vocals, sequences, bass synth, phase rhodes, wurlitzer) – Warren Hill (backup vocals) – Eyvind Kang (viola and violin) – Josiah Boothby (french horn)

Tracklist:

  1. Mothers of the sun
  2. Florian saucers attack
  3. Defector
  4. You can dream
  5. Constellations
  6. Line them all up
  7. Cemetery breeding
  8. (over and over) the chain
  9. Crucify me
  10. Space to Bakersfield

Link: Sito Ufficiale, Facebook

IV – streaming

Florian Saucer Attack – video

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