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Colori, luci ed ombre del rock: Nirvana e Lou Reed in Galleria

La musica è immortale, lo sappiamo tutti. Per questo serve la fotografia. L’immagine ha forse meno potenza emozionale della musica, permane nelle persone con meno facilità rispetto alla musica, ma l’immagine fotografica della realtà (o di una frazione di realtà) diventa complementare per comprendere la musica. Per comprendere cosa c’è oltre ed intorno ad essa.
Tra le foto dei grandi miti della musica, adoro perdermi in quegli scatti che hanno fermato un istante durante un live inquadrando anche il pubblico. Passo in rassegna i volti, l’abbigliamento, le pose, gli sguardi. Penso alle vite di ognuno di loro, cosa faranno ora? Forse qualcuno è morto e non sa nemmeno di essere esposto in una mostra. Qualcuno potrebbe aver rinnegato la sua gioventù, altri forse oggi mostrano con orgoglio quelle foto ai nipoti, per dire “io c’ero, e se vuoi ti racconto…”.

Nirvana: Punk to the people

Nelle fotografie c’è la storia, più che nella musica. C’è la società, ci sono i luoghi (che splendidi quei palchi fatiscenti, che incantevoli quelle stanze d’albergo che odorano di naftalina e tabacco).
Quindi è a questo che serve la fotografia d’autore nel rock, ad allargare lo spettro e inserire la musica in un contesto offrendo le prove della sua esistenza.
Senza la fotografia, senza le immagini, il mito della Seattle del grunge sarebbe poco più di una fiaba dalle tinte noir. Ed è proprio grazie alle immagini che in quegli incredibili e complessi anni a cavallo tra gli ’80 e i ’90 il grunge divenne mito. Furono i pantaloni strappati di Kurt Cobain, i suoi capelli biondi a coprirgli il volto, il suo corpo schiantato sulla batteria, il sorriso equino di Dave Grohl, il corpo sgraziato di Krist Novoselic curvo sul suo basso. Furono i locali bui e soffocanti dove si alternavano Mudhoney, Nirvana e Soundgarden, furono quei palchi sgangherati, furono i set dei videoclip, furono i lati “umani” degli scatti rubati alla routine.
Insieme alla piccola e dolcissima Frances Bean Cobain, Kurt è incantevole come un “padre qualsiasi”; i giovanissimi Soundgarden abbracciati come quattro ragazzini in gita scolastica incarnano quella normalità che rende il mito ancora più forte, perchè vero e reale.
Una foto, su tutte, mi ha colpito. Kurt sdraiato a terra, primo piano sul suo volto addormentato, leggermente fuori fuoco la sua chitarra stesa di fronte a lui; un asciugamano bianco candido a coprire e scaldare il sonno del mito del grunge.
Da sola quella fotografia infonde tenerezza, ma unita alla musica dei Nirvana riesce a trasportare in un mondo di incubi e contraddizioni che hanno sede nell’essenza dell’essere umano, completando la visione, rendendola più forte, e ancor più immortale.
Nirvana: Punk to the people è una mostra allestita alla Galleria ONO ARTE CONTEMPORANEA di Bologna, composta da diverse fotografie scattate da Charles Peterson, Kevin Mazur e Kirk Weddle. Non solo i Nirvana, ma una panoramica sul grunge nella quale sono presenti anche scatti che ritraggono Soundgarden e Mark Lanegan, oltre alla locandina ed alcune foto del concerto dei Nirvana a Baricella (BO) nel 1991. In mostra fino al 16 Febbraio 2014.

Lou Reed & The Velvet Underground: Steve Schapiro

Steve Schapiro è un fotografo sotto le cui lenti sono passati volti che hanno fatto la storia. La musica, il cinema, la politica: molto di ciò che ora è ricordato come “grande” è stato catturato dall’obbiettivo del fotografo newyorkese.
Lou Reed, insieme ai Velvet Underground, fu oggetto di alcuni magici scatti realizzati da Schapiro nella Grande Mela, nella seconda metà degli anni ’60.
I Velvet Underground, sotto l’ala forte ed ingombrante di Andy Warhol, divennero una band di successo anche grazie alla presenza della cantante Nico.
Molti dei tredici scatti che compongono la mostra fotografica ritraggono Lou Reed e Nico nella bellezza più naturale del dialogo, altri invece li vedono in posa insieme allo stesso Warhol con tutta la sua aurea misteriosa.
Scatti che conservano la bellezza di alcuni momenti incredibili, di un fermento artistico e culturale che probabilmente non ha trovato eguali fino ad oggi. La grande industria dell’arte che spicca e si espone con tutta la sua forza proprio anche grazie all’immagine della quale Warhol era un saggio conoscitore e visionario manipolatore. La musica dei Velvet Underground è nascosta sotto gli occhiali scuri e nei sorrisi discreti di Reed, nelle labbra di Nico, negli scuri palchi sui quali si esibisce la band.
Fotografie di grande qualità offrono uno sguardo raffinato sul mondo di Reed e dei Velvet Underground, grazie ad un occhio che magistralmente sa cogliere i dettagli, con un approccio cinematografico che esalta l’energia del protagonista.
Non è infatti stato il caso a volere che Schapiro è divenuto pochi anni dopo questi scatti il fotografo di scena de Il Padrino – parte terza, Taxi Driver e molti altri film della Paramount.
Questa allestita alla Galleria Ono non è una grande mostra in termini di quantità di materiale, ma certamente lo è per la qualità, che come è ovvio andrebbe gustata con calma soffermandosi su ogni scatto per lunghi minuti, al fine di assorbire i dettagli e le luci che con eleganza sanno stupire l’osservatore e trasmettergli le emozioni peculiari della grand
e fotografia.
Lou Reed & The Velvet Underground: Steve Schapiro
è una mostra allestita alla Galleria ONO ARTE CONTEMPORANEA di Bologna. Tredici fotografie di uno dei più famosi ed influenti fotografi viventi, insieme ad altri scatti di Adam Ritchie, Lisa Law e Anton Perich. La mostra sarà visitabile fino al 28 Febbraio 2014.

 

 

 

 

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