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Unhappy the land where heroes are needed or lalalala, ok – Il Cielo di Bagdad

Qual è il retrogusto del romanticismo? La malinconia. Dettata da quella pulsione che vorrebbe spingere il corpo e l’anima verso stati ipotetici in cui s’annida una forma di splendida felicità. Tutto qui, semplice semplice. Senza alcuna ascendenza etica, intellettualistica. Aspirazione alla gioia. Come vorrebbe Pierrot, che piange pensando alla sua Luna nel cielo. Come gli eroi piccoli e anonimi che rendono migliore questo mondo senza far toppo rumore.
E cosa c’è di più romantico di un disco dedicato proprio a questi eroi piccini calati nelle trame del quotidiano, usando e strizzando l’occhio a Brecht? La regola imperante in questo gioco? Romanticismo, ok! Malinconia, ok! Ma gioia, tanta gioia! Un’esplosione di gioia che confluisce in quel lalalala, mantra che esorcizza l’infelicità e individua un punto di fuga verso cui lasciar confluire ogni prospettiva di bell’attesa.
Il Cielo di Bagdad compie il miracolo.Lo compie con Unhappy the land where heroes are needed or lalalala, ok, il secondo capitolo della sua magica storia. Scopre la voce solista che cerca il sostegno in una coralità delicatissima. Allontana con la semplicità ancestrale dei fanciulli ogni ombra e scopre il colore in un’allegra corsa di suoni che ripensano il passato strumentale in chiave post rock dell’esordio Export for malinconique e lo calano in un rock classico che si contamina ora di pop e orchestrazione affascinante, ora di folk universale.
Immaginate Jónsi che si unisce alle virate fantasiose degli Arcade Fire (It’s over è magnifica). Immaginate tutto il bello delle melodie possibili che calano dal cielo di Aversa come una pioggia che bagna questi sei ragazzi con un bagaglio di ispirazioni e attitudini da paese delle meraviglie. Menzione speciale per gli incantesimi del cappellaio matto Enrico Falbo che, insieme all’adorata viola, svela la sua collezione di strumenti dal mondo, inscenando un ventaglio di sfumature davvero sorprendenti che toccano l’apice in The Light place.
A parere di chi scrive un brano come We’r fine piacerebbe tanto ai Beatles!
Otto brani appena per il disco della svolta di un gruppo che schiera in volo sei eroi della leggerezza e dell’entusiasmo.
Bello. Bellissimo. Incantevole.

Credits

Label: Neverlab – 2012

Line-up: Nicola Mottola (chitarre e tastiere) – Angelo Albano (percussioni, tamburi e timpani) – Giulio Cestrone (chitarre) – Fausto Tarantino (voce e basso) – Enrico Falbo (viola e strumenti acustici della sua collezione) – Luca Buscema (batteria). Produzione artistica di Fausto Tarantino

Tracklist:

  1. LaLaLaLa, Ok
  2. The Light place
  3. We’ re fine
  4. It’ s Over.
  5. Happy Heroes
  6. Trees’ Love
  7. Stop! Stop! Stop!
  8. Shadows and Rainbows

Link: Fabebook

The Light Place

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