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Comportamenti umani, nulla da capire: intervista a Dilis

I sogni. Un ragazzo partenopeo che crede nell’arte di scrivere canzoni. I suoi primi passi. In punta di piedi approda attraverso la Seahorse Records di Paolo Messere al mondo dei dischi ed esce dalla sua stanzetta. Nelle sue canzoni c’è l’incomprensibilità dei comportamenti umani. Nulla da capire è un disco d’esordio che promette un percorso da maturare. Un disco sincero nei sentimenti. In alcuni brani come Nulla si intravede dove il talento di Dilis potrebbe arrivare. Tra Tenco e Nick Drake è difficile starci ma potrebbe non essere un’impresa impossibile per Pietro Di Lietro aka Dilis. Losthighways cerca di vedere poesia dove altri sono ciechi, ecco perché abbiamo scelto di approfondire questo progetto (Nulla è in streaming autorizzato).

Come e quando è nata l’idea di voler iniziare quest’avventura di cantautore?
Dopo che La Condizione Danzante si sciolse non avevo intenzione di formare un nuovo gruppo. Stavo già scrivendo qualcosa di diverso rispetto alle sonorità della band e non volevo smettere, quindi decisi di tentare l’avventura.

Come nascono le tue canzoni? Sembra di rintracciare un’urgenza personale di svelare un mondo interiore abbastanza in conflitto con quello che lo circonda…
In sostanza cerco di interpretare quello che percepisco dai comportamenti umani che spesso sono incomprensibili. Da questo deriva anche un po’ il titolo del disco, ma cerco soprattutto attraverso le mie canzoni di raccontare quello che in realtà nego a me stesso. E’ una sorta di terapia.

Le tue canzoni sono ben strutturate e funzionano anche in una versione acustica semplice. Come sono nati gli arrangiamenti dei brani? Quanto sono stati importanti i contributi di Paolo Messere e Ilario Scarico (El-ghor)?
I miei brani nascono in versione acustica, scrivo dovunque mi capiti, per me è stata una continua sorpresa vedere le diverse facce di una canzone appena si aggiungeva un arrangiamento. Devo dire che  i miei compagni di viaggio, Ilaria, Flavio e Giovanni, mi hanno dato una grossa mano nelle registrazioni e nelle idee che hanno portato, per non parlare di Paolo che è stato bravissimo a saperci indirizzare sulle sonorità.

Nulla è un brano che mi ha colpito e che secondo me include degli elementi veramente interessanti su cui lavorare per far evolvere la tua scrittura. Cosa pensi a riguardo?
Facendo riferimento alle realtà che nego a me stesso, Nulla è una di queste realtà, ho scritto questa canzone in un momento non proprio felice e mi ritorna spesso come monito o magari solo come conforto, e pensare che non volevo registrarla. E’ passato ormai un anno dalle registrazioni del disco e sicuramente il mio modo di comporre è cambiato, comunque ho cercato di fare un riassunto di tutto quello che avevo fatto. Nulla e Diventiamo Cattivi sono le ultime canzoni che ho composto e credo che seguirò quel percorso.

Quali sono i tuoi referenti artistici principali? Sembra di scorgere Lucio Battisti, Radiohead ed Elliot Smith…
Sono molto legato alla musica italiana da Lucio Battisti a Luigi Tenco, fino ad arrivare a Paolo Benvegnù e Niccolò Fabi, così come lo sono con artisi del calibro dei Radiohead , Jeff Bukley e Nick Drake.

Quale brano del disco ti rappresenta di più?
Credo che in questo momento Diventiamo Cattivi sia la canzone che più mi rappresenta, a volte riusciamo ad essere cattivi anche con le persone che più amiamo senza rendercene conto, spesso è quello che ci circonda  a renderci ciechi e non riusciamo più ad interpretare  i segnali che ci vengono mossi.

L’artwork di Muhe è molto bella… ha qualcosa di Tim Burton… come è nata?
A Luigi “Muhe” bisogna dare carta bianca, ha fatto davvero un lavoro eccellente, ma non avevo alcun dubbio.

Quanto è difficile suonare live per chi come te propone la musica cantautoriale?
Nessuno può vivere senza la musica, ma stranamente nessuno la considera un lavoro, la musica è un hobby…  quando si è giovani si tende a sognare di poter vivere della tua passione, ma non si ha la necessaria esperienza per capire che i tuoi sogni non li puoi trasportare nel contesto in cui vivi, e quando lo capisci magari è troppo tardi. La musica è passione, è divertimento, e se manca tutto questo non ha alcun senso, personalmente credo che continuerò a comporre ma senza l’ansia di dover emergere a tutti i costi. Altrimenti si rischia di perdere di vista cose assai più preziose.

Quale artista ti piacerebbe aprire?
Mi piacerebbe aprire un concerto di Paolo Benvegnù, lo stimo molto sia come artista che come persona. Ha dato tanto e mi piacerebbe conoscere il suo lato umano, sono sicuro che potrebbe darmi qualche consiglio

Cinque canzoni del passato a cui sei legato per particolari motivi?
Jesus Christ Pose (Soundgarden),  i Soundgarden mi ricordano i miei primi gruppi le giornate intere ad ascoltare musica quando tutto era una continua scoperta, in assoluto uno dei miei primi ascolti.
No Surprises (Radiohead), associo i Radiohead ai tempi de La Condizione Danzante, spesso la proponevamo come cover, degli anni bellissimi.
Vedrai Vedrai (Luigi Tenco), questa canzone invece l’ascolto quando sono giù di morale, mi dà  forza.
Place to be (Nick Drake) , quando ascoltai per la prima volta Nick Drake scoprii un mondo completamente nuovo, riesce quasi in silenzio ad entrarti dentro.
Lover, You Should’ve come over (Jeff Buckley), questa canzone invece è legata ad una persona per me molto importante.

Nulla – Preview

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