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Nuove scelte: intervista ai Mauve

I Mauve nascono nel 2005 da un’idea di Carlo Tosi (voce e chitarra) e Elda Belfanti (batteria e samples) a cui si uniranno la chitarra di Alberto Corsi e il basso di Matteo Frova. Podo dopo  registreranno il loro primo ep Sweet Noise on the sofà che nel 2007 viene pubblicato dalla milanese Canebagnato Records. Il primo album, Kitchen love, esce nel 2008 riconfermando lo stile evocativo e un po’ sognante della band di Verbania. Dopo oltre due anni arriva il loro nuovo disco The night all crickets died che segna l’esordio della band con l’etichetta verbanese Facelikefrog. Di questo e di altro abbiamo parlato con i quattro musicisti. Buona lettura!

The night all crickets died appare fin dall’inizio diverso dai vostri precedenti lavori, più cupo e tempestoso, con lo sguardo rivolto a generi musicali nuovi per voi. Penso al punk di Ahab, ad esempio. Cosa vi ha portato verso queste nuove direzioni musicali?
Carlo: mi fa piacere che tu colga questa differenza con il nostro passato perché sicuramente c’era la voglia di essere meno sognanti, suonando più ruvidi e diretti.
Alberto: Abbiamo passato tutto il 2010 – e parte del 2009 – praticamente rinchiusi in sala prove ad ascoltare, tagliare, suonare tutte le improvvisazioni e le idee che avevamo buttato giù subito dopo Kitchen Love. Il risultato ha stupito anche noi, ma la direzione che hanno preso i pezzi non è stata cercata di proposito; rispecchia piuttosto il nostro stato d’animo dell’ultimo anno, un po’ scuro e aggressivo, proprio come Ahab.

A proposito di cambiamenti, cosa vi ha portato a cambiare casa discografica?
Alberto: Il cambio di “rotta” ci ha portato ad intraprendere nuove scelte “discografiche”, anche per quanto riguarda grafica e artwork. Abbiamo così scelto di pubblicare il disco con Facelikeafrog Records, tra l’altro verbanese come noi. Rimane comunque un grande rapporto di stima reciproca e di amicizia con i ragazzi della Canebagnato, che ci hanno accompagnato in questi anni, contribuendo molto alla nostra crescita.

Qual è, secondo i Mauve, il brano migliore dell’ultimo disco?
Elda: Quello a cui sono più sentimentalmente legata è il brano di apertura, The Solitude of the Ship, anche se tutti in qualche modo mi rispecchiano e li sento mie “creature”. C’è Grasshopper in your hands al secondo posto, lo dice il contatore del mio ipod che la mette tra i brani più gettonati. In questo album la collaborazione tra noi è stata molto più stretta, è stato naturale scrivere un testo per Carlo (Grasshopper) oppure assemblarlo insieme (Summer Shade), ed è stato bello ricevere da Matteo il testo di Decay, azzeccato in pieno.
Alberto: Credo non si possa fare una classifica, o dire quale sia il migliore, perché siamo legati a tutti i brani del disco. Posso dirti però che dal vivo Grasshopper in your hands e Black dogs non smetteremmo mai di suonarli.
Matteo: Io dico Summer Shade. Secondo me è il pezzo più complesso del disco: le dinamiche, i cambi di atmosfera… mi piace. Mi piace anche il fatto che ci abbiamo messo le mani cento volte, modificandolo e rimodificandolo, riuscendo a migliorarlo di volta in volta. Summer Shade non è certo un pezzo nato di getto!

Posso dirvi che io ho particolarmente amato Ahab. Trovo che abbia una carica e un’energia incredibile. Ho letto un po’ sul vostro sito come è venuta fuori, si parla anche della suoneria di un cellulare. Ce la raccontate questa storia?
Alberto: È stato un lungo lavoro corale, perché risale appunto a tre anni fa; era comunque già nata “grezza”, in studio abbiamo aggiunto cori e sovrainciso chitarre, ma era uno dei brani che già funzionava di più.
Elda: Vedo che hai letto il nostro blog… è stata la prima novità dopo l’uscita di Kitchen Love, ricordo anche la data, la circostanza. Non avevo mai urlato nel microfono, e nelle primissime versioni erano parolacce! L’energia di cui parli nasce anche da questo “aspetto” grezzo (solo in apparenza): in studio ho cercato di non abbellire o complicare troppo quanto era nato spontaneamente. Il “motivetto” di chitarra può diventare ossessivo, messo in loop è da film horror: è diventato la mia suoneria del cellulare, l’unico modo per riconoscerlo! Magari ci lanceremo in questo settore, le suonerie… è un settore che funziona ancora?!

Che progetti hanno i Mauve per il futuro? Tour, nuove canzoni? Avete anche progetti paralleli a quello dei Mauve?
Alberto: Non faremo passare ancora altri tre anni per pubblicare un nuovo disco, quindi siamo già al lavoro su nuovi brani, nel frattempo prepariamo il tour estivo e per la prossima stagione. Intanto tra di noi c’è chi collabora con altri gruppi di Verbania, chi lavora nel cinema hard e chi pensa a moltiplicare la specie. Insomma, cerchiamo sempre di tenerci occupati.
Elda: Uno dei progetti su cui stiamo lavorando ora, oltre ai nuovi pezzi, è l’idea di una versione più tranquilla dei nostri live set. L’abbiamo pensata per contesti dove volume, urla e distorsioni non sono tollerati. Questa versione acustica si presta bene anche in ambiente “privato”: per alcuni musicisti non sono una novità i concerti privati in ambienti casalinghi… così anche noi offriamo una “Home Edition”, un set da salotto (o da giardino, cantina, garage, qualsiasi posto. Ci adattiamo e veniamo via con poco!

A proposito di progetti futuri, c’è qualche artista con il quale vi piacerebbe collaborare?
Alberto: Forse Kim Gordon. Proveremo a invitarla a cena!
Carlo: Magari insieme a Kazu Makino!

Tornando un attimo indietro invece, come è nato il vostro gruppo? Quali sono state le difficoltà che avete incontrato all’inizio o che incontrate ancora adesso nell’ambiente discografico
Alberto: È nato circa sei anni fa con Elda e Carlo, che già si conoscevano e hanno provato a suonare in due; poi mi sono aggiunto io e abbiamo iniziato insieme a fare le prime uscite live e a dare forma al primo EP, Sweet noise on the sofa. Da lì poi abbiamo iniziato un lungo percorso, e le difficoltà le abbiamo sempre incontrate, sia all’inizio (senza un’etichetta discografica), sia tre anni fa (senza distribuzione), sia in questo momento (in continua trattativa con le agenzie di booking). Credo comunque che gli ostacoli vadano superati, e fortunatamente siamo sempre riusciti ad andare avanti per la nostra strada.

E per finire, una domanda di attualità. In occasione delle recenti elezioni amministrative c’è stata una grande partecipazione da parte di musicisti, cantanti che si sono esposti molto più del solito. Cosa ne pensate?
Alberto: Nonostante il nostro cantante sia il sosia di un noto politico verbanese, non ci siamo mai esposti più di tanto, nè abbiamo mai partecipato attivamente alla vita politica. Abbiamo le nostre idee, certamente, e la musica può diventare anche un mezzo efficace per esprimerle. Personalmente, però, ho sempre pensato di separare la musica dalla politica, e Maometto da Babbo Natale. Che poi fondamentalmente, è uguale.

Ahab – Preview

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