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The Rebirth – Taster’s Choice

tasterE’ ormai qualche tempo che nelle multiformi e variegate strade del metal, coi suoi milioni di sottogeneri e suddivisioni sempre crescenti, si fa strada una tendenza piuttosto evidente. Abbandonati i suoni più classici dell’heavy metal eighties, portati avanti soltanto da pochi e snobbati nostalgici o da quelle stesse band di 20 anni fa dotate di una longevità impressionante, le nuove band si sentono maggiormente legate a sonorità estreme; quei suoni duri e pesanti, compatti, chitarre distorte e cazzute, batteria incalzante con tappeto di doppia cassa, accompagnati spesso e volentieri da voce in growl o in screaming. Una tendenza che hanno ben dimostrato le tantissime band scandinave (nate come i funghi negli utlimi anni) e americane, che sembra quasi gli scorra nelle vene questo genere anche se le une legate in maniera indissolubile alla melodia sempre imperante e le altre legate a sonorità hardcore più pesanti e claustrofobiche. Il centro Italia poi ha per tradizione sfornato diverse band che negli anni hanno affrontato il metal con competenza, riscuotendo anche discreto successo. A conferma di tutto ciò i livornesi Taster’s Choice si inseriscono a perfezione in questa moderna tendenza, più forse legati alle intenzioni e agli stilemi del Nord Europa che a quelli americani, ma che guardano con piacere anche alla scena nostrana già perseguita da Klimt 1918 o A Room With a View. The Rebirth è il loro secondo lavoro e se c’è una cosa che si nota da subito è senza dubbio l’esperienza oramai decennale che vantano. Il disco suona bene, per non dire in maniera perfetta, piacevole all’ascolto, anche troppo. Un wall of sound potente, compatto e deciso che si può acquisire solo con l’esperienza e con una grande produzione, che pure oramai si barcamena tra luoghi comuni e suoni fin troppo uguali e impersonali, affidata all’esperto Ettore Rigotti dei Disarmonia Mundi. E allora chitarre distorte che espandono riff ora energici, ora furiosi, ora melodici, batteria imponente sempre picchiata con potenza ed energia impressionanti e seguita alla perfezione dalle pulsazioni del basso. Sul tutto si innestano le voci, ora pulite e limpide, ora filtrate, ora grintose e forti, ora con tutta la rabbia del growl. 11 brani in un susseguirsi di accelerazioni e decelerazioni continue, parti cadenzate e monolitiche con potenti obbligati sulle quali è il growl a farla da padrone, parti più sciolte che seguono la melodia e sulle quali spesso si innesta la voce pulita, il tutto anche all’interno dello stesso brano. E di certo non ci si può sentire tanto innovatori da poter creare nuovi generi se si sente forte la presenza dei synth che entrano spesso a farsi portavoce delle melodie o ad accrescere la tensione e le percussioni che di tanto in tanto evocano atmosfere tribali. Che sia Electronic metal core? No, semplicemente In Flames o Dark Tranquillity tanto per citarne due; Tribal metal core? No, solo Sepultura. Gli unici momenti di respiro sono concessi solo alla fine del disco tra le chitarre acustiche e gli archi sintetizzati della title track che sfociano nel piano sorretto dai loop elettronici in evoluzione di The Rebirth 0. Davvero coraggiosa invece la reinterpretazione tra funk e hardcore di Superstition di Stevie Wonder.
Ottimo lavoro, di livello internazionale ma che corre il serio rischio di finire nel cesto immaginario di quei dischi che magari dopo i primi momenti di entusiasmo passeggero associ troppo a Colony degli In Flames o Roots dei Sepultura.

Credits

Label: Bagana Records/Edel – 2009

Line-up: Daniele Nelli (voce) – Pietro Marsili (batteria) – Mattia Biagini (basso) – Luca Pezzini (chitarra) – Francesco Tonarini (percussioni) – Fabrizio Pagni (synth & loops)

Tracklist:

  1. Make Your Game
  2. Wallbalast
  3. Our Symphony
  4. Soundtrack of a Violence
  5. Enjoy the Noise
  6. Shiny Tears
  7. Bang Bang
  8. Box of Illusion
  9. Superstition – a tribute to Stevie Wonder (Demo Version)
  10. The Rebirth
  11. The Rebirth 0

Links:Sito Ufficiale,MySpace

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