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Notes to an absent lover – Barzin

barzinPoi arriva sempre la notte. Ti guardi allo specchio con la faccia bagnata e per un attimo tutto ti passa davanti come se quel vetro potesse riflettere scene di vita vissuta sepolte forzatamente tra i meandri del cervello, nascoste al cuore. Per un attimo ti assale quella malinconia di tempi andati, ti siedi sul bordo del letto, la testa tra le mani che viaggia districandosi tra le immagini molteplici e confuse. Poi ti stendi e tutto diventa più chiaro, si addolcisce e tinge gli occhi di quel liquido biancastro e salino che si infrange su un sorriso amaro. Sguardo ai tempi andati tra nostalgia, rimpianto e consapevolezza di crescita, nonostante tutto, seppur in maniera totalmente diversa da come si sognava ad occhi aperti diversi anni prima. È tempo di ricordi e di tirare le somme anche per Barzin. Il cantautore canadese giunge al suo terzo album con la maturità di chi sa guardare e cantare l’assenza, scavando dentro di sé, con la consapevolezza di ciò che ha comportato, di ciò che si è perso e ciò che si è guadagnato con la costante malinconia toccante di chi, solo perché oramai distante, può comprendere a fondo un passato denso di persistenti emozioni. Così Notes to an absent lover sceglie sempre la delicatezza per mostrare tutte le facce di un sentimento che commuove nel suo romantico fantasticare tra il dolore per ciò che non è più e la speranza per ciò che potrà essere. Una fragilità emotiva che costantemente si dipana dalle tinte calde e sofferte della voce di Barzin accompagnata sempre dall’intimità della chitarra acustica che, con discrezione, si inserisce a sostrato portante di ogni brano. Brani che poi sanno farsi anche grandi, ma con moderazione. Gli arrangiamenti d’archi trasognanti brillano sugli ovattati ritmi della batteria spazzolata e del basso, come danza leggiadra su fili di lana sospesi nel vuoto. Il piano spesso si inserisce coi suoi fiochi color pastello e la lap steel guitar dilata le atmosfere rendendole ancor più eteree. La pacata voce femminile di Melissa McClelland rende indimenticabilie l’intreccio candido, sottolineando il contrasto e poi l’armonioso fluire in simbiosi con quella di Barzin (Nobody Told Me, Stayed Too Long In This Place). Poi ancora il clarinetto, il vibrafono, il rhodes, l’organo. Tutti contribuiscono con la modestia e la passione di chi sa agire nel proprio piccolo per contribuire alla costruzione di una bellezza che perderebbe qualcosa senza il loro delicato apporto. Ogni nota, ogni parola sono sentite e sofferte, dense di sensazioni autentiche e vive. Un disco introspettivo e romantico che sa commuovere e rendere fragili pur nella semplicità di un cantautorato non di certo avulso dal folk tradizionale. Un piccolo scrigno di verità, riflessione e delicatezza che sa coinvolgere emotivamente con le sue melodie capaci di far risuonare le stanze più intime e solitarie dell’animo umano.

Credits

Label: Monotreme Records – 2009

Line-up: Barzin (Vocals & Guitars) – Nick Zubeck (Electric Guitar e Lap Steel Guitar) – Marshal Bureau (Drums) – Darren Wall (Double Bass) – Robbie Grunwald (Piano, Vibraphone & Rhodes) – Melissa McClelland (Back-up Vocals) – Mike Findlay (Electric Guitars) – Karren Graves (Viola) – Anna Redekop (Violin) – Alex Grant (Cello) – Merlin Williams (Clarinet & Bassoon) – Burke Carroll (Pedal Steel Guitar) – Mitch Girio (Electric Bass on Look What Love Has Turned Us Into intro) – Tim Bovaconti (Electric Guitar on Look What Love Has Turned Us Into) – Don Kerr (Drum Machine & Shakers on The Dream Song)

Tracklist:

  1. Nobody Told Me
  2. Words Tangled In Blue
  3. Soft Summer Girls
  4. Queen Jane
  5. When It Falls Apart
  6. Lost
  7. Stayed Too Long In This Place
  8. Look What Love Has Turned Us Into
  9. The Dream Song

Links:Sito Ufficiale,MySpace

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