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Disconoir – Gatto ciliegia contro il grande freddo

Attento al gatto… potresti essere tu la prossima vittima! Attento, c’è in giro uno strano gruppo di efferati criminali che arriva da Torino e che si fa chiamare Gatto ciliegia contro il grande freddo. Tutto ha avuto inizio qualche mese fa quando è comparso quello che all’apparenza era solo un disco ma che già nel titolo avrebbe dovuto lasciarci presagire quel che sta accadendo, Disconoir. Dalla sua uscita ci sono già state vittime, uccise da chitarre taglienti, da bassi penetranti, avvelenate da melodie affascinanti. Il tutto avviene con grande professionalità e con un modus operandi ormai chiaro. Prima ti ammaliano, ti ipnotizzano con Quando eravamo re, un miscuglio magico di chitarra e piano elettrico, di chitarra acustica, di basso che produce una melodia lenta, modulata, quasi rassicurante, seducente come il canto delle sirene di Ulisse, tra i Mogway e i Giardini di Mirò. Una volta che ti hanno tra le loro mani ti prendono e ti dicono che per stasera sono spiacenti ma… Niente baci alla francese: inizio cupo, ritmo che ti fa venire in mente una qualsiasi strada porticata della provincia italiana, nessuno in giro. Chi ti salverà adesso? Chi potrà sottrarti dalle mani del terribile Dottor Killdare che affila le sue armi? E allora le chitarre e i bassi sembrano diventare più cattivi, più energici, e a tratti la musica ti fa venire in mente quelle scene dei western con il buono e il cattivo che stanno per sfidarsi a duello sotto il solo cocente. Il finale è incalzante, tutto il gruppo si stringe attorno a te, ti circondano ma poi si allontanano perché è troppo presto per finirti, vogliono che nutri una speranza di salvezza, ti addolciscono nuovamente e ti accorgi che hanno anche un complice, tal Moltheni che porta con sé un’arma nuova, la voce… fresca come “le frasche che frusciano al vento”. È lì, accanto a te e ti sussurra di questa strada in pietra che brilla di notte, come fosse bianca e la luce compare all’improvviso, il ritmo accelera, la melodia diventa più complessa e di nuovo senti una vertigine nella testa (Stella che non dimentica). La situazione si sta facendo sempre più rischiosa. Adesso sei nel buio totale, Noir n. 5, senti solo degli strani rumori e una voce di sottofondo di cui non capisci le parole. Cos’è quel rumore che continua a farsi sentire con un ritmo così preciso, senza sosta? E adesso ne senti un altro, come di qualcosa che viene trascinato e la tensione sale sempre di più. Sei sul punto di non farcela e nuovamente loro si fermano, tornano a coccolarti, a rassicurarti con Song Songun e addirittura ti commuovono con la Confessione di un cuoco criminale, con il suo sussurro angoscioso accompagnato da quella chitarra che ad ogni pizzicata ti fa vibrare, ti emoziona. E poi accade quello che non ti saresti mai aspettato, ti guardano negli occhi e ti lasciano andare, mentre scappi senti il ritmo liberatorio, l’apertura rock di Stella che non ricorda niente, ti fa luce la voce di Pier Ferrantini e tu continui a correre, via, sempre più veloce. Ma una volta al sicuro, non vuoi fare altro che lasciarti rapire un’altra volta. Ci sei caduto anche tu nella trappola del gatto… sornione, con una zampata ha saputo lasciarti dentro un’impronta profonda, un’impronta di grande musica.
Attento al gatto… potresti essere tu la prossima vittima!

Credits

Label: Mexicat/42 Records – 2008

Line-up: Fabio Perugina (chitarra elettrica, drum programmin, programmazione archi) – Massimo Viale (hitarra acustica ed elettrica, synth) – Gianluca Della Torca (basso) – Christian Alati (piano elettrico, synth, organo) – Lucio Sagone (batteria e percussioni); Ospiti: Moltheni (voce in #4) – Pier Ferrantini (voce in #7) – Corrado Nuccini (chitarra in #8)

Tracklist:

  1. Quando eravamo re
  2. Niente baci alla francese
  3. Dottor Killdare
  4. Stella che non dimentica
  5. Noir n° 5
  6. Song songun
  7. Stella che non ricorda niente
  8. Confessione di un cuoco criminale
  9. Alla fine dei conti
  10. Tempo dopo
  11. Come una milonga

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