Home / Recensioni / Album / The midnight room – Jennifer Gentle

The midnight room – Jennifer Gentle

Questa notte, a mezzanotte, entrerò nella tua stanza, ubriaco di fantasmi ti sussurrerò all’orecchio gemiti di piacere. I miei passi saranno ritmi sghembi nel buio del tuo io. La mia psichedelia ti scaverà l’anima, cavalcherò le tue paure e svolazzerò nelle tue lenzuola bianche. Take my hand ed ascolta il mio coro notturno di speranza nella dissonanza che si fa bellezza sonica. It’s in her eyes la libertà da questi spettri che mi inseguono e si beffano di me. Oh mia Electric princess, danziamo al ritmo dello spaghetti rock, del miglior avant-pop di oggi: quello dei Jennifer Gentle! Prima band italiana ad essere prodotta dalla mitica Sub Pop che scoprì i Nirvana. Syd Barret non è morto! La sua vena artistica è rinata nell’estro del miglior Brecht. La pantomima della morte è celebrata con l’ironia dell’esperimento che si fa sorriso macabro del traghettatore dello Stige in Ferryman. In Granny’s House colpi di becco straziano un piano e squarciano i nostri corpi come gli impiccati di Villon. Non ci resta che avvicinarci di più nel vento dell’organo di questa notte perdendoci…Come Closer. The Midnight room è già nella storia del rock perché ride e balla con la morte. Ascoltando The ringhing telephone ci dimenticheremo delle due Alabama song interpretate dai Doors e poi da David Bowie. Con la sua strega gentile Marco Fasolo manipola la tradizione della musica sixty regalandoci una musica che sfiora il Mussorgsky di Una notte sul Monte Calvo per approdare ad un’opera rock difficile da dimenticare. Stati uniti e Gran Bretagna li adorano e noi ci perdiamo come sempre nella nostra accidia italica.

“Fratelli umani, che ancor vivi siete, non abbiate per noi gelido il cuore, ché, se pietà di noi miseri avete, Dio vi darà più largo il suo favore. Appesi cinque, sei, qui ci vedete: la nostra carne, già troppo ingrassata, è ormai da tempo divorata e guasta; noi, ossa, andiamo in cenere e polvere. Nessun rida del male che ci devasta, ma Dio pregate che ci voglia assolvere!” – De André/Bentivoglio.

Credits

Label: Sub Pop – 2007

Line-up: Marco Fasolo (voce, chitarre, basso, batteria, piano, harmonium, campana) – Ospite: Beatrice Antolini al piano in Electric Princess.

Tracklist:

  1. Twin Ghosts
  2. Telephone Ringing
  3. It’s in Her Eyes
  4. Take My Hand
  5. The Ferryman
  6. Electric Princess
  7. Quarter to Three
  8. Mercury Blood
  9. Granny’s House
  10. Come Closer

Links:Sito Ufficiale,MySpace

Ti potrebbe interessare...

Kaitlyn Aurelia Smith - The Mosaic Of Transformation

The Mosaic Of Transformation – Kaitlyn Aurelia Smith

“Questa musica è bella perché mi rilassa” è probabilmente uno dei commenti che trovo più …

2 commenti

  1. bellissima recensione…anche se non credo che sia proprio una questione di “accidia” italica…

    probabilmente se Marco Fasalo si fosse chiamato Mark Fasal, e sul passaporto avesse avuto scritto “London-UK” sarebbe risultato a molti italiani, assai più “cool”.
    Il profeta in patria è sempre visto male, ma prima o poi verrà dato a Cesare ciò che è di Cesare.
    Io, nel mio piccolo, lo farò presto, a Bologna, andando ad applaudire le “colonne sonore” di sogni, incubi e visioni di “Marco Fasolo”!

    vabbè…intanto li ascolto!

  2. Mi sono esaltata leggendoti.
    Non li ho mai ascoltati.
    Ma tu mi hai incuriosito.

Leave a Reply