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Grimalkin – Pattern-Seeking Animals

Pattern-Seeking Animals - Grimalkin Cover RGB-fc8ed71aIl prog come un gatto notturno: silenzioso, magico, inafferrabile. C’erano notti, nel Medioevo, in cui si diceva che i gatti grigi camminassero tra i villaggi come messaggeri. Non animali, ma segni: presagi, spiriti familiari, compagni delle streghe e dei viandanti. Creature che non appartenevano a nessuno, e che pure sembravano conoscere ogni porta, ogni soglia, ogni segreto. Grimalkin entra così: come un animale antico che attraversa la nostra epoca senza fretta, portando con sé un bagliore di magia e un’eco di tempi lontani. I Pattern-Seeking Animals non aprono un disco: aprono un varco. Un passaggio dove il prog non è più un genere, ma una forma di incantamento — un modo di raccontare storie che profuma di pergamena, di torce accese, di castelli immersi nella bruma. E dentro questo varco si muovono ombre familiari: la teatralità dei Genesis più visionari, le malinconie dei Marillion più notturni, le cavalcate melodiche dei Camel, e quella spiritualità tutta italiana che appartiene a PFM, Banco, Le Orme. Non come citazioni: come spiriti guida. Con Maybe All A Dream il disco si apre come una visione che potrebbe essere stata scritta in un manoscritto. La voce di Ted Leonard arriva come un canto da una torre lontana, un richiamo che non sai se provenga dal mondo reale o da un sogno. Il brano ondeggia, si piega, si rialza: un moto che ricorda certe aperture dei Genesis più fiabeschi, ma filtrato da una sensibilità moderna, quasi da cronaca di un sogno medievale. A Flower Yet To Grow è una ballata che sembra sbocciare in un giardino chiuso da mura, dove ogni fiore è una promessa e ogni promessa è un destino. La melodia ha un tocco italiano, un modo di piegare le frasi che ricorda la dolcezza di Impressioni di Settembre o la malinconia di Non Mi Rompete. Un fiore che non è ancora nato, ma già sa di esistere. Nello stessa scia è anche l’altra ballata Things I don’t do. In Jade Sky Jimmy Keegan costruisce un cielo di percussioni come se stesse battendo su scudi e armature. Ogni colpo è un lampo, un riflesso metallico che si incastra con la chitarra come due guerrieri che si studiano. È il brano più nervoso, più vivo, più “urbano” del disco. Un cielo che non è sereno: è vigile. In Traveler On The Wrong Road Home ritroviamo il viandante che sbaglia strada, una figura antica quanto le ballate medievali. Lo abbiamo visto nei racconti di Peter Hammill, nei personaggi smarriti di Fish, nei pellegrini di Banco. Qui torna come un uomo che non cerca la meta: cerca il motivo per cui si è perso. Il brano scorre come un sentiero che si biforca senza mai decidere dove portare. Traveler On The Wrong Road Home è un brano che lavora sulla disorientazione controllata: armonie familiari ma con deviazioni, ritmica stabile ma con micro‑spostamenti, melodia diretta ma con finali sospesi. Fantastiche le trombe‑ombra, trombe‑presagio, trombe che non dichiarano ma suggeriscono. In Slowly Falls The Flying Man la band costruisce un crescendo che non esplode mai, un’onda che si avvicina senza infrangersi. Tra Jethro Tull e Yes. È qui che Grimalkin mostra la sua natura più profonda: non è un disco che vuole stupire, ma un disco che vuole accompagnare. La chiusura è una carezza. E’ I Dream The World. Una canzone che sembra uscita da un vecchio vinile di fine anni Settanta, quando il prog aveva smesso di essere titanico e aveva iniziato a diventare umano. Un sogno che non riguarda il mondo: riguarda chi lo guarda. Grimalkin è un disco che non si ascolta: si segue. Come un gatto che attraversa la casa di notte, lasciando dietro di sé una scia di silenzio e magia. I Pattern-Seeking Animals non cercano la complessità, non cercano la perfezione, non cercano il virtuosismo. Cercano immagini. E le trovano.  La band — Ted Leonard, Jimmy Keegan, Dave Meros e il compositore‑regista John Boegehold — continua a camminare lontano dall’ombra di Spock’s Beard, scegliendo un prog che non costruisce cattedrali ma visioni, un linguaggio meno ossessionato dalle architetture e più vicino alla luce delle immagini, alla materia dei film, a quella scrittura che non descrive: mostra.

Credits

Label: GEP – Giant Electric Pea – 2026

Line-up:
Ted Leonard (voce, chitarre) – Jimmy Keegan (batteria, percussioni) – Dave Meros (basso) – John Boegehold (tastiere, composizione, produzione)

Tracklist:

1. Maybe All A Dream

2. A Flower Yet To Grow

3. Jade Sky

4. Things I Don’t Do

5. Break Away

6. Traveler On The Wrong Road Home

7. Slowly Falls The Flying Man

8. I Dream The World

Link:
GEP – Giant Electric Pea

Maybe All A Dream – Lyric Video

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Pattern‑Seeking Animals

Grimalkin


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