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Entering Heaven Alive – Jack White

entering_heaven_alive_J_whiteLo strano caso del Dottor Jekyll e del Signor Hyde. La pandemia ci resistuisce uno Jack White in balia di una doppia personalità artistica, concretizzata nell’uscita di due album nello stesso anno. Due album come le due facce opposte di una stessa moneta… un’immensa artisticità senza argini. Da un lato c’è il primo capitolo Fear of the Dawn, frutto dell’anima “Hyde” di Jack White, dove si è travolti dal rumore, dalla sperimentazione bizzarra, zeppo di chitarre esagerate dal suono quasi carnevalesco. Dall’altro lato c’è questo secondo capitolo Entering Heaven Alive, partorito sicuramente dal lato “Jekyll” della rockstar di Nashville, dove l’elettricità si spegne per un approccio più acustico e cantautorale, impossibile da giustapporre a quello funk-rock hip-pop di Fear of the Dawn. Ma tutto questo non deve meravigliare per chi conosce la genialità del ex-White Stripes perchè già nel 2016 nel suo set Acoustic Recordings 1998-2016 aveva riunito brani folk dei suoi vari progetti. Poi se a questa sua manifesta attitudine folk si aggiunge il suo recente matrimonio con Olivia Jean, cantante e chitarrista militante nell’universo Black Belles, gruppo garage rock dal piglio gotico di Nashville, si possono comprendere anche questi testi basati sul tema dell’amore di molte ballad come All Along the Way e Queen of the Bees in chiave primi Beatles per intederci. La natura quasi unplugged di Entering Heaven Alive lo porta ad essere un disco più sottile e riflessivo, più introspettivo ed enfatizzato da melodie pop che flirtano con una varietà di stili musicali, su tutti il folk anni sessanta-settanta. Ed ecco che la tracklist del disco parte da ballad come A Tip From You to Me dove si intravedano aperture melodiche alla Stairway to Heaven e poi si passa a I’ve Got You Surrounded (With My Love) dal sapore pop barocco degli Zombies fino a Please God, Don’t Tell Anyone, dove affiora lo stesso mood di Pearl di Janis Joplin o dei primi lavori di Bonnie Raitt. If I Die Tomorrow è il singolo più profondo, una ballata western in cui White racconta la sua paura di morire prima di sua madre. Invece si respira il folk primi anni settanta con l’apporto degli archi (violino e violoncello) in Help Me Along. Ogni cerchio si chiude a testimoniare che questo disco è stato generato nelle stesse sessioni di registrazione con una rivisitata versione di Taking Me Back che si spoglia dell’anima digitale di Fear of the Dawn per approdare sui lidi di un quasi ragtime. Tutte queste atmosfere e sfumature sono possibili grazie ad una squadra impressionante di musicisti di supporto: dall’utility man dei Queens of the Stone Age Dean Fertita al violinista e polistrumentista di Nashville Fats Kaplin, alla chitarra acustica dell’artista americano d’altri tempi Pokey Lafarge. Viva l’incoerenza di Jack White, che ha il pregio di non filtrare il suo immenso talento, di non mettere freno alla sua infinita palette di colori chitarristici per regalarci emozioni vere al di là di barriere di genere.

Credits

Label: Third Man – 2022

Line-up: Jack White – vocals (all tracks), acoustic guitar (1–4, 8–11), percussion (1, 2, 6, 7), drums (2, 7, 8, 10), electric guitar (tracks 2, 5, 8), bass guitar (tracks 2, 4, 7, 8), ukele bass (track 2), Hammond organ (track 2), vibraphone (track 3), Wurlitzer piano (track 3), additional perscussion (tracks 3, 5), Chamberlin drum machine (track 5), Mellotron M4000D (track 6), Hammond Solovox (track 6), piano (track 7), analog Mellotron (track 8), Septavox synthesizer (track 8).

Tracklist:

1. A Tip from You to Me
2. All Along the Way
3. Help Me Along
4. Love Is Selfish
5. I’ve Got You Surrounded (With My Love)
6. Queen of the Bees
7. A Tree on Fire from Within
8. If I Die Tomorrow
9. Please God, Don’t Tell Anyone
10.A Madman from Manhattan
11.Taking Me Back (Gently)
Link: Official Site.

If I Die Tomorrow – Video

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