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Bright green field – Squid

SquidNon c’è nessuna relazione tra la serie di successo mondiale Squid game e gli Squid, solo casualità favorita dalla nostra lentezza che ci porta a recensire ad ottobre un album pubblicato il 7 maggio. L’esordio della band di Brighton merita assolutamente attenzione anche con mesi di ritardo, per il vitalissimo slancio con cui macina ritmo mescolando generi e suoni in una formula molto personale ad alta tensione. Il ritmo è il fondamento dell’estetica della band, e sembra per questo incredibile che il cantante degli Squid sia proprio il batterista Ollie Judge e ci si chiede come faccia durante i concerti a eseguire quelle ritmiche da metronomo e prodursi al contempo in parti vocali allucinate e isteriche che rinverdiscono i fasti sperimentali del giovane David Byrne con attidune seccamente punk. Dopo l’intro sci-fi di Resolution Square, la declamazione acida di G.S.K. descrive un paesaggio distopico mentre plana sulle spirali fumogene dei fiati di Laurie Nankivell, ma è Narrator coi suoi 8 minuti e 28 secondi di durata a offrire un chiaro paradigma del sound del gruppo col suo battito incessante di chitarre galoppanti e scivolose, sul quale s’imbastiscono trame post rock in costante salita, cantilene ossessive e ripetute come un mantra in una danza mistica di dervisci rotanti (I’ll play my part, I’ll play my part, I’ll play my part …), sprofondando entro vortici lisergici di chitarre slabbrate e urla ansimanti dell’ospite Martha Skye Murphy, altrove liricamente dolce e qui valchiria dissennata. Come non pensare ad Adrian Belew che si nevrotizza mentre ripete allo sfinimento I repeat myself when under stress in Indiscipline dei riformati King Crimson (1981). A quell’esperienza, quella insuperata trilogia, sembra rimandare anche il funky stratificato di Boy Racers, che intreccia chitarre di segno opposto nel disegno ossessivo di una giostra da cui non si può scendere senza mandarla in frantumi e finire in un mondo di distorsioni robotiche e lamenti indecifrabili e poco rassicuranti, dal quale decollano con dolorosa separazione le astronavi roboanti di una civiltà sconosciuta, interpretate dalle tastiere trasfigurate di Arthur Leadbetter. In una continua altalena di caos e calma, la fantascienza non è finita e ingabbia i protagonisti di Paddling in un ritmo forsennato da impossibile techno wave, con la voce ieratica di Syd Barrett in collisione coi Sex Pistols, fuggendo a rotta di collo dall’omologazione. Documentary Filmmaker gioca su un intreccio jazzato da brass session che saltella e rallenta in continua metamorfosi, dalle frenesie metropolitane alla quiete dei tramonti, al ronzio soffuso che precede la notte e il sonno. Gli arpeggi dei Radiohead maturi definiscono l’orizzonte sonoro di 2010 offrendo lo sfondo alla declamazione di due voci divergenti, ordine contro caos, squarciate da eruzioni improvvise di prog noise, mentre i fiati tornano a rassicurare e curare ferite antiche nelle vibranti note di The Flyover. Un ristoro che dura poco, perché il punk schizofrenico di Peel St. è in agguato e pronto a rompere ogni equilibrio nelle deflagrazioni amare di una caduta inarrestabile che si risolve con una inaspettata liberazione, “and now I’m free / there’s no warden following me”. Ed è un funky al rallentatore quello di Global Groove, che si contrappone a un caldo tema jazz che sarebbe piaciuto a Horace Silver, scivolando nella notte tra conversazioni distanti e feedback che deragliano. Ma naturalmente la conclusione dell’album non può che essere ritmica e urticante, that’s why I don’t go outside, l’equivalente drammaticamente serio del Nun voglio ascì di Aldolà Chivalà: Pamphlets suona come un atto di accusa e una proclamazione violenta di anarchica asocialità, rifiuto nichilista del mondo contemporaneo, macinato in un frullatore di corde acuminate e pelli pestate, girandole in fiamme e grida disperate quanto liberatorie. Ascoltiamole a tutto volume e urliamo insieme a loro.

Credits

Label: Warp Records – 2021

Line-up: 

Ollie Judge (lead vocals, drums) – Louis Borlase (guitar, bass guitar, vocals) – Arthur Leadbetter (keyboards, strings, percussion) – Laurie Nankivell (bass guitar, brass, percussion) – Anton Pearson (guitar, bass, vocals, percussion)

Tracklist: 

    1. Resolution Square
    2. G.S.K.
    3. Narrator (featuring Martha Skye Murphy)
    4. Boy Racers
    5. Paddling
    6. Documentary Filmmaker
    7. 2010
    8. The Flyover
    9. Peel St.
    10. Global Groove
    11. Pamphlets

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