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As The Love Continues – Mogwai – Live Premiere@Tramway (Glasgow) 13/02/21

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Ci si domanda ancora se abbia un senso la vendità di live in streaming in epoca di pandemia. La risposta è: Sì! Meglio del silenzio assordante del lockdown e soprattutto perchè dietro c’è la possibilità di muovere un mercato ed un settore che al momento sarebbe statico ed in estinzione. Questa sera mi sono convinto ancora di più che tali operazioni abbiano un senso. Sono le 21.00 di un sabato pre-San Valentino e pre-Carnevale, fuori c’è un insolito coprifuoco. Ecco posizionarmi sul mio divano, in prima fila nella piena immersione del mio Dolby surround 5.1. Si parte con lo streaming ed eccoci proiettati nelle ambientazioni sonore del decimo album della band scozzese dal titolo As The Love Continues.  Improvvisamente le pareti del mio salotto diventano molli, i pilastri diventano casse armoniche di emozioni. Il battito del cuore si accelera e decelera in extrasistole benefiche. Ci dimentichiamo per un momento dell’isolamento che viviamo da mesi. La ritmica quasi cardiaca di To the Bin My Friend, Tonight We Vacate Earth è il giusto incipit del viaggio post-rock che stiamo per intraprendere, che ci ricorda con quel crescendo “rossiniano” il decollo di una navicella da un pianeta in sofferenza. Poi chiusi nell’abitacolo di questa navicella il vocoder di Dominic Aitchison ci ricorda con Here We, Here We, Here We Go Forever che esplorare universi paralleli del proprio subconscio da fermi è sempre possibile. Finalmente Dry Fantasy (il primo singolo) ed atterriamo in una terra dove un caledoscopio di suoni conduce alla pura lievitazione spirituale, dove Vangelis ed i Pink Floyd si fondono in galassie infinite. Un climax ascendente prog che conduce ai brividi shoegaze di Ritchie Sacramento, dove ritorna la voce di Dominic Aitchison, questa volta nuda, senza effetti e capisci che alla fine la scelta di comporre musica strumentale è solo una scelta estetica e non dettata da un limite tecnico. Il viaggio intergalattico continua sorvolando valli multisoniche e scalando montagne di vibrazioni chiaroscure. Si sente ancora una volta tutta la produzione “epico-space” di Dave Fridmann (MGMT, The Flaming Lips, Mercury Rev, Tame Impala) che aveva caratterizzato anche il precedente lavoro Every Country’s Sun. In Fuck Off Money il polistrumentista Barry Burns si cimenta nel vocoder in maniera sincronizzata con il paesaggio sonoro che descrive con i synth. Ipnosi sonica da pelle d’oca. Ceiling Granny rientra nei brani dove i Mogwai decidono di non costruire ambientazioni cinematiche ma di espandere il suono, di incendiarlo di shoegaze e spasmi al limite del metal. A tutta quest’esplosione di energia risponde la nuova notturna climax ascendente di Midnight Flit. Dopo tutta la tensione dei brani precedenti ci si distende nei mari concentrici di Pat Stains. Si aggiunge al viaggio la più pop Supposedly, We Were Nightmares. Mentre in It’s What I Want to Do, Mum la fine del viaggio è nel grembo di nostra madre, quello spazio di stelle diventa liquido amniotico, ricominciamo a nuotare da dove eravamo partiti, da dove eravamo puro pensiero. Sul finale si ripercorrono alcune parentesi passate come How to Be a Werewolf da Hardcore Will Never Die, But You Will o Like Herod dal debut-album Young Team con una coda rumoristica da brividi. In definitiva questo live premiere in streaming ha suscitato le stesse emozioni di un live in auditorium perchè il post-rock si vive dentro, è un esperienza solitaria con gli altri che non necessariamente devi avere accanto. C’è una possibilità per far sopravvivere la fruizione della musica, soprattutto per questo tipo di musica, che non ha bisogno degli stadi ma di tanta concentrazione e propensione dell’anima.


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