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I migliori dischi italiani del 2019

05. Tradizione e tradimento – Nicolò Fabi

GATEFOLD_FABI_tradizione tradimento.inddTradizione e tradimento non è musica di sottofondo. Nicolò parla di emozioni come pochi cantautori italiani contemporanei. E’ l’evoluzione massima della nostra tradizione da De Andrè in poi. Ci fa guardare allo specchio e ci fa andare oltre, in un mondo dove non esistono barriere e i sentimenti hanno la supremazia.

04. A – Blindur

blindur_aLo scorrere della nostra vita odierna è un vortice che non ci permette di andare oltre l’immanente. La frenesia urbana ci assale alla gola e non ci permette di assaporare la poesia dell’invisibile, la possibilità di una rivoluzione. I nostri sogni sono bagnati di pioggia e sono rimasti attaccati al parabrezza di quella macchina della nostra vita che corre corre in strade inutili, dove non abita più l’amore con la A maiuscula dell’omonimo titolo del secondo disco di Blindur. Il cantautore partenopeo Massimo De Vita conferma il suo enorme talento nella scrittura di canzoni che sanno leggere nei nostri cuori malati travolti in un’effimera società consumistica.

03. Beautiful Sadness – Fil Bo Rivafil-bo-riva

Progetto che unisce i talenti di due amici: Filippo Bonamici e il chitarrista Felix A. Remm. Ottimo esordio dove si mescolano la passione per la musica italiana anni sessanta e un rock alternativo ben curato. Tra Nico Fidenco e Chris Martin come lo testimonia la bellissima ed intensa L’impossibile. Inglese e italiano si mescolano in nome della ricerca melodica perfetta.

02. Il nuotatore – Massimo Volume

il nuotatoreI Massimo Volume sono la rock band più visionaria della nostra Italia. Capaci di narrare storie con una poesia della parola come pochi. Testi ricchi di cultura. Hanno reiventato il post-rock immergendolo in una dimensione senza tempo attraverso il reading e la declamazione, raggiungendo un’originalità incredibile.

01. Enea – Epo

cover-Epo_2019Tre anni di gestazione. Tre anni di viaggio per ritornare a casa. Per ritornare alle proprie radici. Ritornare a sperimentare con lo strumento più semplice ma più ricco di sfumature, per descrivere l’anima errante: la voce in lingua madre napoletana. Enea degli EPO riesce a muoversi in un equilibrio impossibile tra le atmosfere post-rock di band come i Sigur Rós e Mogwai e quelle alternative-pop di certi Elbow, con un’attitudine cantautorale tra il primo Pino Daniele ed i contemporanei Patrick Watson e Father John Misty.

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