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Destroyer – Black Mountain

Black Mountain - DestroyerFuture Shade, nome forse ispirato dalla Dodge Destroyer, modello futuribile del 1985 ormai fuori produzione, è l’ideale sequel dell’album In the future (2008). L’ombra futura si proietta inquietante sull’intero sviluppo dell’album. Già a guardare la copertina si resta interdetti dalla cassa da impianto stereo ad alta fedeltà che si staglia in primo piano, come un monolite di Kubrick, sulla costa rocciosa di un mare agitato in contrapposizione alla nera rupe biforcuta che si erge all’orizzonte come la torre di Sauron, in uno strano miscuglio di fantascienza tecnologica e fantasy tradizionale a base di draghi, orchi ed elfi. È un po’ la chiave di lettura del quinto album della Montagna Nera canadese, guidata dall’estro lisergico di Stephen McBean, mezzo Tony Iommi mezzo Drugo de Il Grande Lebowski. Ne scaturiscono attacchi granitici come nel brano d’apertura, stemperati da una fluidità pop che discende dai primi Boston, tanto nei riff a catena quanto nel controcanto di Rachel Fannan, già voce degli Sleepy Sun, che conferisce evanescenza liquida in luogo della ruvida concretezza di Amber Webber di cui ha preso il posto. Ma non è la sola ad approdare nel combo, completato per l’occasione da Adam Bulgasem dei Soft Kill, Kliph Scurlock dei Flaming Lips e Kid Millions degli Oneida, compagni di scuderia della Jagjaguwar.
I riff di nero profondo di Horns Arising collidono con tastiere fluide da cui emergono le voci robotiche di certi esperimenti dell’ultimo Neil Young, approdando in un verde campo della bucolica Albione, per incontrare l’eco acustico di The writ dei Black Sabbath, dal quale si prosegue verso l’irruente prog scandinavo dei Motorpsycho e degli assoli penetranti di Hans Magnus Ryan. Malgrado un titolo che farebbe credere ad una citazione letterale degli Yes, Closer to the Edge si dipana inquietante su un loop di tastiera che disegna uno scenario da distopia malinconica e assorta come in Blade Runner, ma con in più un’ansia nevrotica che non lascia presagire nulla di buono. High Rise si gioca invece su un riff insistito e diretto che potrebbe venir fuori da uno dei primi album degli Stooges se il canto di McBean e Fannan non fosse appena più educato e lineare di quello di Iggy Pop. Ma nella coda strumentale i vocalizzi violenti di Fannan, scagliati nel vortice di chitarre e tastiere, ricordano addirittura il finale apocalittico di Even better than the real thing degli U2. E da quel vortice si precipita nella bizzarria psichedelica di marca sixties di Pretty Little Lazies, con la sua intro misterica che lascia il posto a una strofa presa liberamente in prestito da Pictures of Matchstick Men, che chiudeva il quasi omonimo esordio degli Status Quo, del 1968. E dopo uno sprint hard rock che ribalta lo sviluppo armonico su fragorose rullate il brano continua con una coda processionale che introduce la magia nera della successiva Boogie Lover, quasi una versione alternativa del brano di apertura adattata alle esigenze del culto misterico di un gruppo di adepti, mentre si inerpicano sulla nera torre della copertina, sospinti dal suono assordante del gigantesco altoparlante che la fronteggia. E così anche in Licensed to Drive, nata da un tessuto di sottili pizzicati e profondi tasti da requiem, si incontra, come in ogni concept che si rispetti, una ripresa del tema di Cl0ser to the edge sparato qui a razzo dal ritmo forsennato, quasi metal, che macina ogni ansia futura sotto i colpi di chitarre affilate e timpani assordanti. Sarà per questo che l’album si chiude infine con lo scenario desertico, da vecchio film post atomico, di FD’72, in cui la voce asciugata dal disincanto punk di McBean si gonfia di un pathos profondo, degno del Bowie più cupo e sofferto di Diamond dogs.

Credits

Label: Jagjaguwar – 2019

Line-up: Andy Anderson (Bass) – Adam Bulgasem (Drums) – Rachel Fannan (Vocals) – Steve Fishman (Bass) – Kid Millions (Drums) – Stephen McBean (Bass, Composer, E-Bow, Engineer, Acoustic Guitar, Electric Guitar, Linn Drum, Organ, Percussion, Producer, Vocals) – Arjan Miranda (Bass, E-Bow, Acoustic Guitar) – Jeremy Schmidt (Artwork, Composer, Engineer, Keyboard Arrangements, Mellotron, Synthesizer, Vocoder) – Kliph Scurlock (Drums) – Brad Truax (Bass) – Brooke Worrel (Vocals)

Tracklist:

  1. Future Shade
  2. Horns Arising
  3. Closer to the Edge
  4. High Rise
  5. Pretty Little Lazies
  6. Boogie Lover
  7. Licensed to Drive
  8. FD’72


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