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Resistenza illuminata e poetica: Marlene Kuntz @Piazza del Plebiscito (NA) 27/09/2019

marlene kuntz_Napoli0919Foto di Carmen Sigillo

27 Settembre. Alle spalle l’Equinozio d’Autunno, narcisi neri raccolti per rarità e semi di melograno d’inganno e amore a sigillare gli infiniti ritorni di Persefone tra Buio e Dedizione.
Settembre, eppure nell’aria resta sospesa l’eredità dell’estate: cielo terso dove danzano di luccichìo le stelle, brezza lieve che il mare inventa per piazza del Plebiscito, la più sontuosa piazza di Napoli. Tra luci soffuse, parole riecheggiano con tutto il loro peso tra le strade limitrofe a ricordare che Istruzione, Lavoro, Ambiente, Umanità riguardano ogni istante del nostro esistere. La voce di Landini, segretario generale della CGIL, è come una bolla che si espande, toccando nel profondo chi è presente in piazza per scelta o per caso. Napoli, infatti, accoglie gli appuntamenti fissati dalla Funzione Pubblica CGIL in occasione della nuova edizione di EffePiù, le Giornate nazionali dei Servizi Pubblici, dal titolo Orientati dalla Costituzione.
La musica viene invitata ad amplificare questi momenti di aggregazione e democrazia partecipata, e tra gli ospiti risaltano, per caratura artistica e coraggio di schieramento al fianco della Resistenza Illuminata e Poetica, i Marlene Kuntz, band di Cuneo sul podio di un trentennale successo alternativo declinato nella forma più nobile e furiosa del rock che fa del noise una musa speciale da invocare.
Al cuore originario dei Marlene Kuntz, ovvero Cristiano Godano (voce e chitarra), Luca Bergia (batteria), Riccardo Tesio (chitarra), si sono aggiunti nel tempo Davide Arneodo (polistrumentista) e Luca Lagash Saporiti (basso). Proprio questa formazione mette in scena sul palco un concerto sorprendente e devastante, che si fa esperienza catartica e onirica per il pubblico presente.
Napoli è una sorta di data zero per il 30:20:10 MK², un tour di dieci date fissate per celebrare trent’anni di carriera e vent’anni di Ho ucciso paranoia, seguendo la formula speciale del doppio set, acustico ed elettrico. Napoli è l’occasione per scaldare cuori, pelli, corde… e affilare gli artigli, nel segno di una rinascita che riporta alla grande ribalta un gruppo controtendenza e in piena coerenza con un’estetica complicata, raffinata, che pretende coinvolgimento assoluto e non banale approssimazione. La carica elettrica e il ruggito dei volumi vengono annunciati in anticipo dalla stessa band… e la promessa sarà più che mantenuta!
Napoli è diventata un’amante sfacciata di Marlene, infatti li richiama a sé dopo poche settimane dalla cerimonia tenutasi al Mercadante in occasione del Premio Le Maschere del Teatro Italiano, per essersi classificati primi nella categoria Migliori musiche per lo spettacolo teatrale Il Castello di Vogelod (regia di Fabrizio Arcuri).
Intorno alle 22.20 la furia dei Marlene innesca un rito misterico che rapisce tutto il pubblico, trasportandolo in una dimensione altra, dove mente e corpo si lasciano andare in un flusso estatico e straniante. Suonano quasi tutto Ho ucciso paranoia, con un’attitudine in equilibrio tra carnalità e misticismo. L’odio migliore, L’abitudine, Le putte si susseguono incandescenti e violente, estreme e prepotenti. Infinità disegna nell’aria la sua circolarità ipnotica, sublimando la delicatezza della poesia di Godano, così ricercata, così intima.
Lamento dello sbronzo, Un sollievo portano a compimento la celebrazione di un disco che, dopo vent’anni, risulta quanto mai moderno e così potente, per suono e senso, da ingoiarsi tutti, nuove leve incluse.

marlene kuntz_Napoli020919Foto di Alex Astegiano

Impressioni di settembre non è semplicemente una cover, schiude una visione sul brano della PFM, lasciando scorrere una reinterpretazione ammaliante e imponente.
La canzone che scrivo per te, Il genio (L’importanza di essere Oscar Wilde) continuano ad inebriare i presenti, mentre con Bellezza arriva il sigillo su questo concerto: “la bellezza salverà il mondo”, lo spettro di Dostoevskij aleggia sul mantra dei Marlene, essenza e senso di una forma di speciale Resistenza al vuoto, all’aggressività, all’ignoranza. E non a caso Bella ciao, nella sua rilettura struggente e sofferente, segue il filo rosso di una poetica che va ben oltre le ambiguità di un’inclinazione politica, di una retorica sociale e che, invece, semplicemente parla al cuore della Memoria e dell’Humanitas. La piazza si gonfia di un Credo laico che è un richiamo ad un’opposizione costruita sul passato, sul ritorno all’aggregazione, alla poesia, alla carta scritta, agli occhi che si incrociano per davvero, al silenzio che diventa dialogo in un abbraccio reale. Un Credo che da Napoli tende la mano a Riace in un’opposizione alla deriva di questi anni intonata dalla libertà di non nascondersi nell’abbandono alla corrente, perché anche essere in minoranza e “in direzione ostinata e contraria” è la risposta all’omologazione. Marlene non ha alcuna voglia di giustificare questi tempi, li contrasta, urlando e sussurrando sempre che le cose si cambiano con la poesia e la STORIA.
Nuotando nell’aria è uno dei brani più attesi e richiesti della band di Cuneo, prova di una tensione emotiva e sonora che, di volta in volta, accresce la sua imponenza. Tiratissima sul finale, si fa preludio della chiosa invasata che lascia il pubblico sperduto, arreso alla fascinazione di cui i Marlene Kuntz, unici e rari, ieri come oggi, sono capaci: Sonica travolge tutti, trascinando dentro un vortice d’estasi dove si annulla ogni distanza tra palco e platea.
Dove essere, con chi essere è una questione di scelta, di schieramento, di resistenza. È la scelta ad aprire un varco spazio-temporale in cui riconoscere la propria, vera, profonda natura. Nella notte del 27 Settembre, mentre Persefone torna ad amare le Tenebre, la natura di moltissimi ha avuto a che fare con il Sogno, con la sublimazione benefica della realtà. La musica è la chiave del varco. Questa musica.

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