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Peace Trail – Neil Young

recensione_neilyoung-peacetrailIMG_201702Cos’altro dire di Neil Young, cinquant’anni e più di carriera e 37 album? Una vecchia gloria che non vuole mollare, e perché dovrebbe farlo? Uno che può permettersi di farsi cancellare dalle riprese di Woodstock, persino tagliare dall’annuncio dello speaker (“ecco a voi Crosby, Stills, Nash.”). Rimanere al buio ed essere più celebre dei sodali, nell’oscurità a scrivere centinaia di canzoni, bellissime canzoni. Guidare follemente dal Canada alla California, nel cuore dei sixties, per ritrovare una voce tonante e formare una band. Tornare solo su un palco vuoto, chitarre e armoniche, la voce un di angelo che sgorga lenta da una maschera ruvida, lama d’acciaio che affonda e brucia nel ventre di chi l’ascolta come la melodia delle sirene.
Oggi Young cammina sul suo sentiero di pace, sempre uguale a sé stesso sempre diverso, incute rispetto con la sua ombra mentre i suoi passi avanzano fra le fronde come un orso leggendario a cui nessun cacciatore oserebbe sparare. Al sicuro nella sua capanna tra gli alberi non teme nulla, accanto a sé solo due amici ad aiutarlo a ricercare l’essenza. Un suono scarno, ossuto, solitario. Ma non si tratta di un esilio dal mondo. Semmai del lucido sguardo di un osservatore privilegiato che racconta le cose al suo modo, senza mezzi termini.
Attacchi acidi della chitarra riempiono il solco di Le noise e una morbida tastiera risale fino a Sleeps with angels, una vita di ritorni mentre something new is growing.
Armoniche distorte come treni che deragliano, incidenti imprevedibili, colpi inattesi che non lasciano scampo.
Blues sussurrati sul rimbombo dei timpani che riecheggiano in qualche desolato bordello del Delta. Inviti persuasivi a conoscere la realtà, a venire alla luce, come un terrorista suicida che fa parapendio, mentre John Oaks, un alter ego che protegge gli alberi, muore per mano di una Legge che lo ha fatto uscire di strada, suonando un copione di Woody Guthrie e Pete Seeger. Ballate che tagliano come vetri infranti che amoreggiano sul pavimento, ballate che assorbono voci robotiche acquistate su Amazon, ballate di voci che si rincorrono nel racconto dello smarrimento di questa nuova generazione, cresciuta nelle ombre purpuree di Hendrix ma che ha il suono di una TV.
Ballate.

Credits

Label: Reprise Records – 2016

Line-up: Neil Young (voice, guitar) – Jim Keltner (drums) – Paul Bushnell (bass)

Tracklist:

  1. Peace Trail
  2. Can’t Stop Workin’
  3. Indian Givers
  4. Show Me
  5. Texas Rangers
  6. Terrorist Suicide Hang Gliders
  7. John Oaks
  8. My Pledge
  9. Glass Accident
  10. My New Robot

Link: Sito Ufficiale, Facebook

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