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Keith Emerson: il tastierista che rivoluzionò il rock con la musica classica.

keith-emersonRimbomba ancora quel colpo di pistola alla tempia di Keith Emerson sparato in quella notte tra l’11 ed il 12 marzo del 2016. Rimbomba ancora perchè in questo nefasto 2016 Keith Emerson è la seconda grande perdità del rock rivoluzionario del secolo scorso insieme a quella di David Bowie. Come Bowie, fu un grande talento e performer live. Come Bowie, cercò d’innalzare la musica cosidetta leggera a forma d’arte e mentre il Duca Bianco importò l’arte del teatro e della letteratura nel pop, Keith intersecò il mondo della musica classica con quello del Rock, sfruttando un’eccelsa innata tecnica pianistica. E’ stato tra i  grandi virtuosi del organo Hammand e tra i pionieri del sintetizzatore Moog, fu il primo a portare sul palco quel mostro di patches da connettere a mano durante l’esibizione live èer cambiare i suoni (immaginate che tutto questo oggi si fa velocemente con un Mac portatile). Fu il primo a rivisitare in chiave rock brani di musica classica, si pensi ad esempi come Pictures at an Exhibition, composizione pianistica del 1874 di Modest Musorgskij; Toccata, adattamento del 4° movimento del Concerto N°1 per pianoforte e orchestra (1961) di Alberto Ginastera, incluso in Brain Salad Surgery; The Only Way, ispirata al tema iniziale della Toccata e Fuga in Fa Maggiore BWV 540 di J. S. Bach, presente in Tarkus. Queste rivisitazioni hanno fatto scoprire il mondo della classica a più di un ragazzo della mia generazione e non solo. Grazie al suo innato talento nella composizione e nella conoscenza tecnica degli stumenti a tastiera, Keith Emerson è riuscito a far mergere un concetto fondamentale: si poteva fare arte e cultura durante un concerto di musica rock così come accade durante un concerto di musica classica. Per arrivare a tutti non era necessario rendere la musica il più pop possibile, ma c’era una strada alternativa che vedeva la massa capace di fruire musica più complessa e colta. Questa è stata la vera rivoluzione di Keith Emerson. I dischi degli Emerson, Lake & Palmer sono stati in cima alle classifiche di vendita negli anni settanta e non sono mai stati musica radiofonica. Il tallone di Achille di Keith Emerson è stata la sua enorme sensibilità ed attitudine al perfezionismo. In un’epoca in cui l’opinione della rete è cinismo quotidiano, uno come Keith non poteva resistere. Le critiche mosse alle sue ultime performance live, dove suonava con otto dita perchè affetto da una patologia nervosa degenerativa che gli stava togliendo il controllo della mano destra, sono state impietose ed ingiuste. Quelle opinoni da cortile web saranno dimenticate nel fiume di indiozia umana della rete mentre le note ed i dischi di Keith Emerson resteranno per sempre. Per sempre resterà quel Prometeo che osò rubare la classica per sperimentare nel rock.

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