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Urgono tante, singole, dirompenti rivolte personali: intervista a Pier Adduce (Guignol)

A due anni dal loro ultimo album, Addio Cane!, tornano i Guignol con una nuova line up e il lavoro Ore piccole (in esclusiva streaming tra le nostre pagine). Quest’ultimo è un album di vite notturne che esorcizzano i loro demoni diurni sullo sfondo di una metropoli come tante sparse in un Paese che tenta di sopravvivere a giorni in cui la serenità è un disagio. Abbiamo parlato con Pier Adduce, frontman e padre fondatore del gruppo, dell’album e di ciò che gli ruota intorno.

Ore piccole arriva dopo due anni da Addio Cane! con una nuova line up e una nuova produzione. Ci dici cosa è rimasto del percorso passato e cosa di nuovo porta questa trasformazione?
Sono rimasto io con tutto il bagaglio e il “fardello” di questi anni, appassionati e ricchi di vicende, personali, artistiche e di “resistenza” in un certo senso oltre che di condivisione. Ci si porta dietro l’amicizia e l’esperienza, ovviamente, e tutto quello che resta caro e prezioso del rapporto e dello scambio che si è vissuto in tanto tempo trascorso insieme. Non sarei ancora qui probabilmente a proseguire il discorso Guignol, di cui sono stato in bene e in male l’ispiratore e il traino portante, senza il passaggio dei vari compagni di viaggio che a proprio modo hanno lasciato qualcosa. D’altra parte arriva un momento in cui le strade devono dividersi e prendere altre direzioni perché le stesse restino vive e portatrici di idee, espressione, forma e sostanza. Questa trasformazione spero porterà altri progetti e un percorso nuovo, con una nuova, e vecchia, sana urgenza di esprimersi assieme a una più consapevole e matura capacità di gestirsi. Il resto poi lo dirà il tempo. Questa nuova formazione porta un suono rinnovato e più funzionale, secondo me, al nostro repertorio. È una band più solida nelle ritmiche e più essenziale e “asciutta” complessivamente, più adatta a veicolare il tipo di canzoni che abbiamo in repertorio lì dove serve far emergere testi e voce attraverso un uso più dinamico e scarno di basso e batteria e dove le coloriture di chitarre, violino elettrico, e-bow o altro, fanno da commento allo sfondo narrativo.

I rapporti con i tuoi nuovi compagni di viaggio come e quanto hanno influito nella nascita delle musiche e dei testi del nuovo album?
Sono stati molto importanti specialmente in funzione delle musiche.
È stata una combinazione fortunata che ha marcato un nuovo e proficuo inizio, spero, per i Guignol. I testi erano già pronti grosso modo la scorsa estate, periodo in cui eravamo rimasti di fatto un duo, con me alla voce e alle chitarre ed Enrico Berton alla batteria e alle percussioni. Facemmo alcune date in giro in versione semiacustica, con un set minimale, suonando le canzoni dell’album Addio cane!, più altre, in questa veste, ci siamo accorti che anche senza il contributo di altri strumenti e colori le stesse mantenevano un’efficacia e un impatto nuovi e diversi. È stato l’approccio con cui abbiamo messo in cantiere subito dopo i brani di Ore Piccole, dopo alcuni provini in sala prove, partendo da un drumming molto essenziale e ipnotico di Enrico e aggiungendo la mia chitarra e la voce. Arrivati poi Stefano Fascioli a mettere le linee di basso e Davide Scarpato ad aggiungere il suo tocco chitarristico da un lato e i graffi ritmici e un po’ deviati di violino elettrico dall’altro… tutto ha preso a crescere e a creare un sound diverso anche sui brani vecchi dei Guignol, che, reinterpretati, ci hanno comunque portato in giro a suonare fino alla fine del 2013 praticamente.
La scaletta dei brani di
Ore Piccole è stata poi impreziosita, arrangiata e suonata in vari episodi e con vari strumenti anche da un musicista e produttore di eccellenza come Giovanni Calella (Adam Carpet, Kalweit and the Spokes ecc…) già con noi sul palco in alcuni episodi del tour precedente.

Post punk, blues, cantautorato italiano, echi folk e pop, tutto questo nella musica e nei testi dei Guignol. Da dove trai maggiore ispirazione per il tuo creare?
Da nulla di stilisticamente definito o etichettabile con questo o quello. Dipende da quello che scrivo di solito, anche perché generalmente parto dai testi e dalle immagini. Può capitare che sia anche un riff di chitarra o un motivetto che mi suona in testa o un beat che detta un tempo, ma generalmente parto da un verso, un’immagine e da come lo stesso mi suona in testa. Il resto poi, fissata magari una linea armonica di base, lo vedo insieme al gruppo in un secondo momento.
Parto, quasi sempre, da un approccio iniziale di voce e chitarra. Lo stile, il tiro, l’umore ecc… è sempre stato nei Guignol il frutto di una mescolanza ibrida, dove entra un po’ tutto quello che è il nostro bagaglio di esperienze e ascolti, che provenga dal post-punk, dal blues, dalla canzone, dalle colonne sonore di tanti film che ci piacciono, da sottofondi sonori metropolitani o bucolici o da altro ancora, è indifferente.

Ore piccole è un viaggio nella notte di quella che potrebbe essere una qualsiasi grande città, ma in cui io riconosco la Milano degli “sbagliati” di MR. Faust, dove chilometri di muro tolgono infinito allo sguardo, ma che, nonostante ciò, riesce a generare poesia nei racconti delle anime che nel buio abitano. Qual è il tuo rapporto con Milano e anche tu, come me, non trovi che si sia un po’ persa nel suo essere avanguardia del Paese?
Io non credo in Milano come avanguardia del Paese da molto tempo ormai.
La Milano notturna degli “sbagliati” di Mr Faust è solo un modo romanzato e cialtronesco di cantare quelle residue, possibili forme di resistenza umana attraversanti le pieghe e i luoghi rifugio in mezzo ad altri solitari irriducibili della notte. Per quello che riguarda il presente, col suo tessuto sociale, politico, culturale ecc.. questa è una città in caduta libera dagli anni ’80 per quello che ne so, che ho vissuto e visto. È una città che ancora galleggia sul suo presunto, piccolo e provinciale complesso di superiorità dettato dal mito della produttività e del primato economico che vantava nei decenni passati e che ora vede solo macerie e smarrimento. Milano è una realtà di disgregazione e solitudine riscontrabili in larghissimi strati della sua popolazione da parecchio tempo, la crisi economica ha solo acutizzato e reso più opprimente il tutto. La cosiddetta “rivoluzione arancione” è durata una primavera, e già li pareva avere il respiro corto. Tuttavia, Milano porta con sè e dentro di sè, innumerevoli casi singoli o di gruppi sparuti di persone capaci di slancio e iniziativa, su base strettamente volontaria, incredibilmente tenaci anche contro ogni evidenza e contro ogni intento mercificatorio o di speculazione a scopo affaristico (le cittadelle della moda, l’Expo’, le derive autoritarie repressive della Moratti degli anni passati ecc..). Cova sempre a Milano, nei suoi “anfratti”, sotto la “cenere”, qualcosa che andrebbe coltivato e conosciuto meglio, che potrebbe avere maggior respiro ma che poi resta li in semi clandestinità quasi. Forse tu alludevi a questo aspetto! Manca un’anima “popolare” poi a Milano, non c’è più nemmeno nei suoi quartieri storici, ormai irriconoscibili. I personaggi alla Jannacci per dire, non abitano più qui.

Nella canzone L’albero è forte il disagio del vivere odierno che soffoca i giorni in questo “Paese col grande buco intorno” in cui sono “finiti i sogni e le fortune, mai più tutele o garanzie… un medioevo di ritorno”. La musica, e più in generale l’arte e la cultura, secondo te devono dare il proprio contributo alla ricostruzione di questa nazione che lenta precipita tra le sue macerie?
Il grande buco col Paese intorno”!!Sì, più che mai in momenti come questi! L’arte, in senso ampio, va presa poi per quello che è, senza ammantarla di eccessiva enfasi e demagogia, perché da sempre è un po’ puttanesca, infida e contraddittoria. L’importante però è che non sia banale o stupidamente consolatoria o meramente intrattenitrice. Dovrebbe dare voce, o almeno spunto di riflessione, alle coscienze critiche (certo!) se queste sanno poi a loro volta mettersi in gioco. Non parlo di rivoluzioni ma di tante, singole, dirompenti rivolte personali, prima delle grandi svolte sociali in cui credo poco, francamente.
Di sicuro tutto ciò non passa dallo sproloquiare o dal buttare via tempo ed esistenze filtrandole da e nei social network.

Bambini sempre più adulti e adulti sempre più bambini in un gioco di ruoli che risente del vuoto intorno. Quanto “i panni sporchi stesi ad asciugare fuori dai nostri balconi” sono colpa della nostra generazione a volte un po’ troppo distratta?
Il problema non è la “distrazione” in sè quanto il fatto che spesso coincide con altre cose tipo la leggerezza, la superficialità, la complicità colpevole, la codardia, l’edonismo, la vanità ebete di chi sta essenzialmente lì a rimirarsi l’ombelico… dipende! Tornare ad essere bambini e scrollarsi di dosso strutture e preconcetti di una vita, a volte può essere salutare per un adulto. Può essere rigenerante e perfino rivoluzionario, se ci riesci! Resta comunque il problema dell’esempio e del modello di riferimento che offri a un bambino, quando questo ti osserva. Pur invertendo i ruoli resta chiaro che agli adulti spettano comunque maggiori responsabilità.

Con quale delle dieci tracce inizierete per presentare al pubblico Ore piccole il 20 marzo al Beat75 di Milano?
Chissà… credo con
Mr Faust, bruciante!

Oltre la data di presentazione puoi darci qualche altra data in cui sentirvi live?
Saremo in giro per un po’ tra Nord e Centro Italia, in formazione completa o ridotta a seconda dei luoghi:
14 mar – Bar Dante, Acqui Terme (AL),

15 mar – Arci Pantagruel, Casale Monferrato (AL)

22 mar – LoFAi, Piacenza, 27 mar – Lab, Torino,

3 apr – Biberon, Torino (acustico)

4 apr – Circolo Vallescuropasso, Cigognola (PV)

5 apr – Paradise Rock, Mariano Comense (CO)

11 apr – FashioN Colls, Genga (AN), 12 apr – Cacio & Pere Bar, Siena

13 apr – Le Mura Music Club, Roma,

17 apr – Arci The Hustler, Torino

3 mag – il Barazzo, Bologna,

8 mag – Arci Lo Fai, Milano ( +Julitha Ryan AUS)

15 mag – La Locomotiva, Vimercate (MB)

www.guignol.it

Grazie.
Grazie a voi.

Guignol’s playlist – streaming Spotify

Abbiamo chiesto a Pier Adduce di selezionare in una breve playlist che potesse rappresentare le influenze personali che hanno contribuito a creare il background dei suoi Guignol. Questa è la lista “dettata dell’istinto di oggi”, ovviamente incompleta dei “mille altri”. Tra i tanti, Pier cita anche Einsturzende Neubauten, David Bowie, Hugo Race, Anna Calvi, Nadine Saha,Billie Holiday, Lady Day, Cesare Basile, Bachi da Pietra, Lilith and the Sinnersaints.

Gun Club – The fire of love > tutti i dischi di J.Lee Pierce mi hanno sconquassato in un mix di gioia e malessere
Lou Reed – The Bed > una coltellata data a freddo… questa e altre 50 sue, con i Velvet Undeground in cima alla lista dei miei/nostri preferiti di sempre!
Neil Young – Ambulance Blues > voce e chitarra uniche per un brano che mi mette ancora adesso i brividi

Bob Dylan – Ballad of a thin man
> un padre dalla voce sgradevole, l’ho sempre considerato cosi’ Dylan, ma del cui timbro non riesco a fare a meno

Fabrizio De Andrè – Canzone del padre
> inarrivabile!


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