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Mulch – Kalweit and the Spokes

Ci sono dischi che hanno bisogno di essere ascoltati più volte per essere apprezzati, per coinvolgerti. E poi ci sono dischi che in pochi secondi riescono ad attrarti con tutta la loro forza. Inizi ad ascoltarli e all’improvviso lasci perdere quello che stavi facendo, alzi il volume, chiudi gli occhi e vorresti arrivare in fretta fino alla fine perché sei ansioso di conoscerne il contenuto totale, di farlo tuo.
Ecco,
Mulch è uno di questi dischi. Fin dall’inizio si percepisce di essere di fronte ad un album di grande livello, completo, equilibrato nel dosare riferimenti musicali e culturali.
Mulch
è il secondo album dei Kalweit And the Spokes ed esce a tre anni di distanza da Around the Edges di cui è la perfetta prosecuzione. Anche in Mulch ritroviamo infatti la stessa presenza forte ed intensa dell’America di Georgeanne Kalweit, il suo Minnesota, i piccoli centri da un lato e i territori senza confini, pieni di contaminazioni, dall’altro. Contaminazioni che sono l’anima di Mulch. Se dovessi ascriverlo infatti ad un genere musicale ben definito non ci riuscirei.
Kate and Joan
è esempio, una canzone la cui intro mi ha ricordato le sonorità dark ed elettroniche di band italiane di respiro internazionale come I Giardini di Mirò, con la voce della Kalweit che fa tornare in mente la Pj Harvey cupa e spettrale, inquietante e attraente di White Chalk.
Se la traccia d’esordio è un’intensa espressione dei ricordi e del mondo familiare di Georgeanne,
Liquor lyle’s e Barbie bit the dust riflettono sul mondo contemporaneo, giocando, nel secondo pezzo citato, con ironia sullo stereotipo femminile della famosa bambola. Il ritmo si fa più vivace, diventando da centripeto a centrifugo. C’è spazio poi per lo sperimentalismo musicale della titletrack dove il rumore diventa musica e per la virata più rock di Appliance e di Hank’ s Hour.
Ogni singolo brano di
Mulch è un racconto ben definito non solo nei testi ma anche e sopratutto nelle melodie così fortemente evocative senza essere prepotenti. Wetutanka è in questo senso una canzone perfetta. La nostalgia verso qualcosa che non c’è più, verso un posto ormai lontano ma vivo nei tuoi pensieri ti arriva immediata. Ma ognuno può identificarvi il proprio posto, la propria persona.
Mulch
è un disco di rara bellezza, nella sua interezza. Poetico, suggestivo, emozionante. Ogni sua componente, dall’intensissima voce di Georgeanne alle evidenti armonie musicali, fino alla copertina, è in perfetto equilibrio. Tutto contribuisce a creare un lavoro di assoluto livello.

Credits

Label: Irma Records – 2013

Line-up: Georgeanne Kalweit (voce) – Giovanni Calella (chitarre) – Mauro Sansone (batteria)

Tracklist:

  1. Kate and Joan
  2. Liquor Lyle’s
  3. Barbie bit The dust
  4. Mulch
  5. Appliance
  6. Murky Stuff
  7. No need
  8. Pea Green sky/li>
  9. Hank’s Hour
  10. Pull The draps
  11. Wetutanka
  12. Fifth daughter

Link: Facebook

Hank’s hour – video

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