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Jim Morrison. Per danzare e salvarci con la divina ironia delle parole

Nel disco An American Prayer (uscito nel 1976, cinque anni dopo la morte di Jim Morrison, assemblava la musica dei Doors con alcun poesie registrate da Jim in occasione del suo ventisettesimo compleanno) il trinomio “Parole Potere Trance” viene definito “Il grande dono” (Lament).
La potenza della parola, alla quale sacrificare tutto il resto, anche la resistenza del proprio corpo, diventa prestissimo l’unica ragione di Jim. Per dare alla sua Musa una voce che ne avrebbe favorito la diffusione, egli scelse una delle tante passioni, la musica. Si fece accompagnare dal chitarrista Robby Krieger, dal batterista John Densmore e dal tastierista Ray Manzarek, conosciuto agli studi di cinematografia presso l’UCLA, l’Università della California di Los Angeles. Un gruppo di musicisti dalle solide e molteplici basi, che conobbe da subito la preziosa magia dell’incontro. Il primo album, The Doors, lasciò senza fiato pubblico e critica, la band divenne presto leggenda e Jim una rockstar. L’adorazione per la parola bruciava ancora, mentre il poeta veniva risucchiato nella più potente e lontana immagine mediatica. Mai come in questo caso mi è sembrato giusto leggere i testi delle canzoni, come fossero poesie, perché questa è in realtà la loro prima e vera anima. Jim Morrison & Doors. Canzoni contiene i testi dei sei album del gruppo al completo (The Doors, Strange Days, Waiting for the Sun, The Soft Parade, Morrison Hotel, L.A. Woman), quelli di The Doors in Concert (relativi ai concerti dal vivo della band californiana, sono stati eliminati dagli altri cataloghi per andare a costituire un’unica e definitiva pubblicazione) e il già citato An American Prayer; inoltre, articoli degli anni in cui i Doors illuminarono od oscurarono, a seconda della critica, la scena musicale americana, un’intervista a Paul Rothchild, primo produttore dei Doors ed una importante introduzione di Danny Sugerman, loro secondo manager. Le parole di Jim volevano scuotere, catapultare l’uomo a contatto con la parte primordiale di se stesso, quella persa nelle prigioni dell’industrializzazione (“lo smog ti sommergerà molto presto”, Ship of Fools), sepolta nelle guerre cieche (The Unknown Soldier), occultatata nei retaggi familiari e sociali (“impara a dimenticare”, Soul Kitchen). Sicuramente i primi due album, ma anche Waiting for The Sun, raggiungono i vertici lirici cui Jim aspirava. Nell’insieme questo libro ci restituisce Morrison nel suo lato ingenuo, anche se non dimentica il carisma innegabile della rockstar, quell’aspetto invadente di sé da cui Jim scappò quando si rifugiò a Parigi poco prima di morire. Jim Morrison & Doors. Canzoni è una silloge “per danzare e salvarci con la divina ironia delle parole” (Lament, An American Prayer).

Una preghiera americana (An American Prayer)

Conosci il violento andamento
sotto le stelle?
Sai che esistiamo?

Reinventiamo gli dei, tutti i miti
delle epoche
Celebriamo simboli da antiche, profonde foreste
….
Sai che siamo condotti al massacro
da pacati ammiragli?
E che quei grassi generali ottusi sono oscenamante
assetati di sangue giovane
Sai che siamo governati dalla TV?

Jim Morrison & Doors. Canzoni (tutti I testi originali, con la traduzione), Milano, Edizioni Blues Brothers, 2008

 

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