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Chemmie – Joas As A Police Woman: il video

Non chiedermi perché. Non chiedermi cosa. È, voce del verbo accadere. Conta poco il senno e ancora meno conta il senso. Questione di odore, probabilmente. Questione di sangue. La mia pelle che acquista un senso nuovo se sovrapposta alla tua: la chimica dei sensi arresi ad uno sguardo. Non abbiamo niente in comune. Non abbiamo niente. Siamo materia grezza nelle mani di un istinto che preme ai fianchi, che trascina la lingua dalla gola alle tempie, capace di noi più di noi stessi. Proviamo a difenderlo il castello che siamo, duomo sfacciato nel deserto che abitiamo. Ci siamo scelti a dispetto dei modi, a dispetto dei se. Tu animale, io animale. Due animali, di razze diverse. A strapparti dal branco ho quasi sorriso, l’ho fatto più di una volta. Al sicuro fra le nostre pareti: due idiomi diversi e un solo corpo, due calori diversi e una sola tensione. È lì che ti avrei condotto, ancora e ancora. Anche adesso, ora che sento i segni delle unghie sulla schiena, ora che sei solo un animale che mi manca, un animale lontano che guardo da lontano. Non chiedermi perché e nemmeno cosa: resta il ma, un ma velenoso e mancino. Lo restituisco alle formule, al gioco, alla fuga: restituisco al mondo un ma claudicante, quello di chi, con le spalle nude, ha seguito la rotta del costato e non del buon senso. Mi tengo la forza nelle mani: mi tengo il coraggio e le sue sventure, quelle di chi, con le spalle nude, ha provato a lasciarsi mordere la carne dalla vita. We don’t have to die to get to heaven: qualcuno lo chiama Amore.

Chemmie è il terzo singolo tratto da The Deep Field di Joan Wasser (Joan as a Police Woman). Il video, affidato alla regia di Ben Reed ed uscito lo scorso agosto, parafrasa il pezzo con eleganza ed azzardo: l’ottava dimensione dell’amore, l’amore indocile, che innalza e consuma, viene  rappresentata con la favola romantica fra un licantropo ed una donna bellissima. È Joan la protagonista femminile dei quattro minuti di video, un video interamente giocato sulle dicotomie: ragione e non-senso, bellezza e ribrezzo, violenza e tenerezza. Si parte dall’epilogo per ricostruire i dettagli di un incontro che non trova nelle apparenze alcuna giustificazione. L’assoluta mancanza di grazia dell’uomo lupo e del branco che lo domina stana con prepotenza la malinconia dagli occhi della donna che ha amato senza una ragione, che avrebbe ucciso per conservarsi quel paradiso. La sensazione e l’atto si scontrano, quasi fosse nella lotta per possedere il significato, non nell’oggetto del desiderio. In assoluta sintonia con il pezzo, le immagini si compongono attorno al fulcro-sguardo: gli occhi di Joan, gli occhi dell’uomo lupo. I luoghi svuotati del girato indovinano l’umore di tutti i poi dell’amore con le tinte di grigio tipiche di certa solitudine. Il tempo e le immagini scorrono in sincrono in rare occasioni ed è una scelta precisa, che rimanda alla sospensione che precede il senno del poi. Un piccolissimo diamante grezzo, da vedere: intrigante.

Chemmie – Video

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