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Un artista unico: Mauro Ermanno Giovanardi @ Fuori Orario Taneto di Gattatico (RE) 12/11/11

Ci sono posti che hanno un alone di magia, che si portano dietro ricordi e il Fuori Orario è sicuramente uno di questi per quanto mi riguarda. Ogni volta che ci entro mi assalgono una marea di emozioni, come se un pezzo di cuore rimanesse davanti a quel palco dopo ogni concerto. E questa volta il cuore ce l’ho lasciato per un artista davvero unico, che sa emozionare come pochi: Mauro Ermanno Giovanardi.
Ricordo la prima volta che l’ho visto dal vivo: era il 2003, ToraTora Festival in quel di Castelnovo Monti. Un vento gelido ci teneva compagnia. Giovanardi era con i La Crus, seduto su uno sgabello al centro del palco stretto nel suo giubbino di pelle nera. La sua voce era riuscita a scaldare la platea.
Questa volta sarà da solo, senza quel Cesare Malfatti che per tanti anni ha formato con lui una delle band più valide in circolazione. Alle 23 sale sul palco per regalarci quasi due ore di emozioni. Parte col brano Se perdo anche te (cover di Gianni Morandi), tratto dal suo ultimo lavoro in studio Ho sognato troppo l’altra notte?. Un album incantevole, per certi versi anche magico, che stasera dal palco riversa tutta la sua bellezza sul pubblico. Parla d’amore Giovanardi, di quell’amore sensuale, delle sue tentazioni (Il diavolo, proposta in coppia con Violante Placido, che tornerà con lui per proporre il brano dell’Equipe 84 Bang Bang), dell’amore che anche se “non la cerco e dovunque la trovo, è parola di vento e bagliore” (Desiò). Dal vivo Joe dimostra di essere un artista eccezionale, che con la sua raffinatezza riesce a far rivivere i grandi cantautori reinterpretando brani come Inverno di Fabrizio De Andrè o Io sono uno di Tenco, e con i suoi pezzi crea una linea di congiunzione, come se avesse rubato un po’ di quell’epoca per farcene dono. Con la sua musica senza tempo, con la sua voce calda e avvolgente incanta la platea. Passa con naturalezza da Cristina Donà, con una splendida interpretazione della sua Stelle buone, a Demetrio Stratos presentando Chi mi aiuterà dei Ribelli, dai Non voglio che Clara (Le paure) a Patty Pravo (Se perdo te). In mezzo tanta poesia scaturita da brani come Un garofano nero, Testamento d’amore, Ricordare, Cuore a nudo. Brani che coprono quasi vent’anni di musica e di intensità regalate sempre con estrema maestria. Non può mancare Io confesso, presentato all’ultimo Festival di Sanremo e che ha rappresentato una sorta di chiusura di un ciclo. Il pubblico si innamora di Joe, del suo modo di muoversi, del suo sguardo rivolto chissà dove, come se stesse fissando qualcosa che solo lui può vedere, tanto da costringerlo a rientrare sul palco quattro volte. Il finale non può che essere affidato a Il vino, brano dei La Crus.
Due ore che volano, che ti lasciano in bocca quel sapore che solo la Buona Musica può donare. Uno spettacolo offerto da un artista come pochi, di quelli che meriterebbero sicuramente molta più attenzione di quella che riescono ad ottenere. (Foto di Katia Arduini)

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