Home / Recensioni / Album / Napa Asylum – Sic Alps

Napa Asylum – Sic Alps

Con una formula “fuori tempo massimo”, intesa proprio come “fuori dal mondo e dai confini annessi”, il formato triangolare dei californiani Sic Alps – qui “sformato” per la discesa nella formazione dell’ex chitarra dei Comets On Fire Noel Von Harmonson – ha dato al mondo il suo terzo album: Napa Asylum, un taglio verticale di garage ecografico – senza saracinesca – psichedelico e lo-fi che procura “na rota metedrinica” da sfangare stravaccati con bibende a go-go liberi da ogni obbligo sociale ed umano.
Sì, la glabra fustigazione di menefreghismo, cazzeggio, giuggiole senza brodo e fancazzismo sono le prime cose che si accostano a questo slittato almanacco di ben ventidue canzoni che istintivamente portano a storcere il naso, ma una volta scardinate le difese precostituite che si hanno in dotazione, si svela una continua e indolente “discesa paradisiaca” nel loro mondo raffazzonato e anti-eroe, un mondo in cui Barrett, Devendra Banhart, i Fab Four storditi, i Velvet di Nico e spremute di segala cornuta quanto basta giocano liberamente a suonare vintage con i coni sfondati e intrisi in tutta quella goduriosa istanza di libertà senza freni, senza stop da rispettare.
Dal weird all’indie, passando per la moltitudine derivativa dell’humus slacker garage & Co, la band scorrazza lisa e rattoppata in un deliro efficientissimo d’umori e ritmi in maggiore, vecchi tapes su 8 piste chissà come ritornati in vita e che riprendono aria, dolcezza e vento dentro un’accorata piacevolezza d’antan, tra i pavementiani sollazzi e gli allori ovattati della Castro Avenue di Frisco; Matt, Mike e Noel possono benissimo definirsi una “mina chiamata divagazione sui territori inespressi e voraci della concettualità dello sballo naturale”, uno sbattere in faccia e nelle orecchie le alienazioni, il noise di sogni e notti in bianco come una liberazione di una tribù generazionale che non riconosce più paternità, fedi e onde da cavalcare a pelo.
Ci sono dentro tutte le vibes degli anni sessanta, un pizzico di Big Sur, il folk spennato Ball of fame, Low kid, la preghiera storta di looner Country medicine, le psichedelie allucinate di shake Zepp epp e le zampate beat Turtle soup e May ltd, che farebbero gola a Warhol.Tracce che sembrano trailer, suoni che paiono spilli, colori che accecano ricordi, ma quello che alla fine dimostra essere il riassunto di tutto è la paranoia urbana che, per una volta tanto, si tramuta in feeling e sensazioni, un rumoroso e serrato atto magico prêt-à-porter.

Credits

Label: Drag City – 2011

Line-up: Matt Hatman (voce, chitarra) – Mike Donovan (basso, batteria) – Noel Van Harmonson (chitarra, voce)

Tracklist:

  1. Jolly
  2. Eat happy
  3. Cement surfboard
  4. Country medicine
  5. Do you want to give $$?
  6. Saint Peter writes his book
  7. Zeppo Epp
  8. Trip train
  9. Ball of fame
  10. Ranger
  11. My my lai
  12. Wake up, it’s over
  13. Meter man
  14. Occult display
  15. Wasted a church
  16. Turtle soup
  17. The first white man to touch California soil
  18. Super Max lament on the way
  19. May Ltd
  20. Low kid
  21. March of the skyes
  22. Nathan Livingston Maddox

Links:Sito Ufficiale,MySpace

Ti potrebbe interessare...

ork_screamnasium

Screamnasium – O.R.k.

Veniamo da un periodo pandemico, costretti ad essere rintanati in quattro mura con la paura …

Leave a Reply