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Fifth – Blessed Child Opera

Immaginatevi dentro un cubo di vetro sigillato mentre una pioggia ne sferza dolcemente le pareti, lasciatevi anche tranquillamente rigare le guance da lacrime di passione e amarezza se premono per uscire, è giunto il tempo di tirare le corde tese dell’emozione ed il sipario dell’anima scorrerà come un elemento naturale di bellezza.
Non sempre lo spleen equivale a tappo  di un cromatismo pesto e mesto, ad uno stato paranoico che finisce sempre ad abbassare uno sguardo, altre versioni di questo stato d’animo latente arrivano a gocciare come una fresca rugiada su poesia e su di una sensuale corolla di canzoni che – agli opposti dell’enfasi – possono plagiarti ingombrantemente e felicemente il tuo vuoto dentro.
Paolo Messere ritorna con il logos Blessed Child Opera, e Fifth è il nuovo album che, alla sua dolcissima maniera, rappresenta l’immutato stato dell’arte di questa band, del suo raccontare tra le righe non scritte di voli, cadute e riprese acustiche che trasmettono un feeling delicato, confessionale se non addirittura intimo, con svolazzi jazz, caracollamenti tiepidi country looner, poca elettricità e archi che scremano pathos ed equilibrismi.
Alla sua maniera, dicevamo, e con essa una libertà soffice che trova il potenziale in sensazioni all’ascolto notturne, chitarre acustiche che arieggiano la tristezza di Nothing is in place when it should, Lonely friend,  che mettono il cappello da cowboy dinoccolato in Falling tra un banjo che strimpella a mandolino, un ritorno al centro degli anni ottanta per non perdere le radici in I will find, un fiore in bocca sotto stelle ficcanaso bagnate da archi nella stupenda ballad easy Between us, piccole movenze pop per Never to return on your steps ed infine il “delirio organizzato” di Promise circle, freejazz d’ance di clarinetti che esplodono, schizzano, beatificano un mantra interpretativo dal retrogusto ipnotico che nel suo giro vitale fa da diamante e castone all’intero lavoro discografico.
E’ tutto chiaro, nel giro delle cose di classe i BCO hanno sempre avuto una corte di riferimento e nessuno della critica della “penna rossa” può trovare appigli o nei per pregiudicare una piccola opera d’arte alternative. Nella migliore delle ipotesi un difetto questo disco lo porta, è affascinante, figuriamoci il pregio.

Credits

Label: Seahorse Recordings – 2011

Line-up: Paolo Messere (vocals, acoustic and electric guitar, loop station, electronics) – Giacomo Salzano (bass) – Maurizio Vitale (drum)

Tracklist:

  1. Nothing is in place when it should
  2. Falling
  3. Closed doors
  4. Clear sky optimistic
  5. Reflection after nothing
  6. I will find
  7. Ruby light
  8. Between us
  9. Keep me tight
  10. Never to return on your steps
  11. Lonely friend
  12. Promise circle

Links:Sito Ufficiale,MySpace

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