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Il buon gioco d’azzardo: intervista a Samuel Katarro

samuelkatarro_inter0310La presentazione del nuovo disco di Samuel Katarro è un evento irrinunciabile in questo venerdì d’Aprile e LostHighways coglie l’occasione per porre alcune domande al giovane musicista toscano.
Il nuovo assetto nei live che lo vede accompagnato da Simone Vassallo e Francesco D’Elia (Wassilj Kropotkin) è ovviamente al centro della discussione in cui cerchiamo di capire alcuni “perché” del nuovo The Halfduck Mystery. Stanco e sfinito, Alberto Mariotti (il suo nome all’anagrafe) ci parla con scioltezza tra le pacifiche incursioni nel camerino da parte dello staff Trovarobato, un cellulare che suona e la pioggia che ha iniziato ad abbattersi sulla tetto di lamiera. A voi due chiacchiere con uno dei personaggi più bizzarri e talentuosi della musica italiana, che con il nuovo album ha audacemente mescolato le carte in tavolo. (Pop Skull è in streaming autorizzato; foto di Duccio Burberi)

Sempre in aprile ma dell’anno scorso eri qui al Locomotiv di Bologna a parlarci del tuo album d’esordio Beach Party. Tantissimi ti hanno descritto come qualcosa di tremendamente nuovo nella proposta musicale italiana. Sinceramente le tante lusinghe e strombazzamenti mediatici, seppure all’interno del contesto ridotto “di nicchia” ed “indipendente”, ti hanno mai impaurito?
In un primo momento sì, sentivo di avere delle responsabilità in qualche modo. Alla fine mi ci sono un po’ abituato. Avevo già delle canzoni, non dico pronte, ma già delle idee definite ed ho deciso di non pensare ad altro se non a quello che intendevo fare.

Non penso che tu passi le tue giornate in attesa delle recensioni pendendo dalle labbra dei critici delle più importanti testate o dai redattori delle webzine, ma ti sarai chiesto come sarà accolto il nuovo The Halfduck Mystery. Cosa ti aspetti?
Certo, quando controllo la posta faccio un giro per vedere se è uscito qualcosa. Qualcuno sicuramente rimpiangerà il disco precedente, ma è normale perchè c’erano delle caratteristiche di base molto differenti. Il primo disco girava intorno al blues e la matrice era quella. Ora nel nuovo album no, anche se dal vivo poi quell’approccio viene fuori nei pezzi nuovi, soprattutto nella voce.
In Beach Party c’era un’idea molto forte ed intuitiva mentre questo nuovo disco, secondo me, a livello di scrittura è esageratamente migliore, e ha forse bisogno di più ascolto e più riflessione. E’ un disco più compiuto ma a modo suo ancora più strambo; ci sono degli azzardi armonici davvero notevoli.

Proprio in occasione della presentazione di Beach Party, intervistato da LostHighways, avevi annunciato che i tuoi progetti sarebbero molto mutati nel tempo e che addirittura ai tempi stavi già lavorando ad un probabile singolo composto interamente da campionamenti, eccetto il tuo canto. Si tratta forse di I am the Musonator?
Sì, è proprio I am the Musonator. All’inizio c’era l’idea di farlo uscire come singolo, ma poi mi è stato sconsigliato in quanto era un pezzo molto vario e differente dal resto. The Halfduck Mystery invece si amalgama molto bene, soprattutto dal vivo, dimensione nella quale è completamente suonato.

samuelkatarro_inter0110Questo brano è un’eccezione totale rispetto al resto del disco. Se nel precedente album avevamo di fronte un Samuel Katarro quasi one man band, oggi la band l’abbiamo vista live e sentita nel disco. In particolare il disco è molto ricco e vario. Dando a Cesare quel che è di Cesare, quanto è stato importante l’apporto creativo dei singoli musicisti che hanno partecipato alle registrazioni?
Tantissimo. I musicisti li ho scelti perchè avevano delle determinate caratteristiche. Per questo loro dovevano essere liberi ed infatti hanno avuto molto spazio creativo. Era così che volevo perchè mi piace di loro il modo di suonare molto anticonvenzionale.

Prima Marco Fasolo (Jennifer Gentle), ora Andrea Rovacchi (Julie’s Haircut). Quanto conta per te l’esperienza delle persone che sono al tuo fianco in fase di produzione del disco, e quanto realmente riescono a “mettere del proprio” nei vari lavori?
Con Marco Fasolo c’era la volontà che lui entrasse molto dentro al lavoro. Volevamo che ci mettesse del suo con il missaggio e molti particolari in modo diretto. Diverso è stato con Andrea; prima di lavorare con lui non lo conoscevo, ma devo dire che ci siamo trovati molto bene. Anche lui in fase di riprese e postproduzione ci ha dato tantissimi consigli e quindi, in modo diverso, anche lui ha inciso moltissimo a livello musicale. Gli siamo veramente grati.

Ci hai raccontato che più di un anno fa eri giunto in studio di registrazione con le idee chiarissime su ogni singolo dettaglio musicale del tuo Beach Party. Per The Halfduck Mystery è successo lo stesso?
In questo caso ancora di più! Se non avessimo avuto le idee chiare le registrazioni sarebbero durate di più rendendole più impegnative. Abbiamo chiamato anche altri musicisti a suonare, Francesco aveva già scritto per loro alcune partiture per archi e oboe, lasciando però più libertà ad altri. Entrare in studio con le idee chiare ti permette anche di risparmiare soldi e tempo, ma un margine di insicurezza ed imprevisto ci deve essere in quel momento. All’80% eravamo pronti e rigorosi, il resto è stato spontaneo frutto di quei momenti.

In questa nuovo status “allargato” (più musicisti, più suoni, più complessità) credi di avere trovato una situazione stabile a lungo, magari vedi già il tuo futuro con un’intera orchestra alle spalle? Oppure un ritorno indietro, all’essenzialità?
Adesso siamo in un periodo in cui dobbiamo provare il nuovo album, e l’attuale mi sembra la formazione migliore per fare ciò. Poi non dipende solo da me… bisognerà vedere se anche Francesco e Simone vogliono restare! Non sono solo io a decidere. Non sono sicuro di niente… potrei anche morire tra sei mesi!

Tornando alle tue canzoni ed alla tua creatività, The Halfduck Mystery è sicuramente un disco godibilissimo, anche se complesso e non immediato. Ti chiedo quindi di aiutare me e chi leggerà questa intervista a carpire alcuni dettagli in più. C’è un brano in particolare che in studio ti ha fatto dannare o ti ha dato più soddisfazione degli altri, oppure, credi che ci sia un pezzo che invece offre in assoluto il meglio nel live?
Ti dico la verità, ci sarebbe da parlare molto: Rustling è il pezzo con cui si apre il nuovo album, ed è il brano che mi piace di più. Dal vivo però non riusciamo ancora a dargli un forma compiuta. E’ molto complicato, la voce ha cambi di registro molto repentini; insomma è un casino! 9V è stato il pezzo più duro in fase di ripresa degli strumenti. I am the Musonator, invece, è stata una rivelazione nell’esibizione dal vivo; abbiamo provato a suonarlo, perchè effettivamente non era mai stato suonato, ed è paradossalmente uno dei pezzi forti del live.

Nel comunicato stampa di presentazione del disco tu stesso racconti ed elenchi i vari ascolti che hanno influenzato le tue creazioni. Non colpisce particolarmente, ma è un dato di fatto, che le influenze cui fai riferimento siano straniere. Pensi mai a Samuel Katarro all’estero? L’Italia non ti sta stretta? Perchè in fondo tu… di italiano hai solo l’accento toscano…
Sì, ci penso, ma la situazione è un po’ critica anche all’estero attualmente. In realtà però sono ambienti che non conosco e non riesco ad immaginarmici. Non è detto che non ci siano anche gruppi che “mi sverniciano”! Potrei andare a suonare in Germania e ritrovarmi ad essere il più stronzo degli stronzi! Potrei fare un sacco di cose belle, come anche fallire…

samuelkatarro_inter0210Una domanda riguardo ai testi: immagini grottesche e visionarie, a tratti cupe o scanzonate. Cosa si nasconde nei testi di The Halfduck Mystery? Te stesso o ciò che ti sta intorno?
Entrambe le cose. Soprattutto cose esterne viste da me, dal mio punto di vista. C’è molto della mia persona, forse anche troppo. A volte penso di aver pure esagerato. Ma poi quando le canto dal vivo, me le sento molto addosso; è tutto vero. Sono testi onesti.

Il Semipapero (Pink clouds over the Semipapero) è uno stadio evolutivo che lo vedrà prima o poi papero nella sua completezza?
Il semipapero in realtà è una storpiatura. Era semplicemente “semaforo”, che poi è diventato “semipapero”… insomma, una cazzata!

Pop Skul – (Radio Edit) – Preview

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