Home / Editoriali / Risolvere stati d’animo con ironia e introspezione: intervista a Ilaria Pastore

Risolvere stati d’animo con ironia e introspezione: intervista a Ilaria Pastore

ilariapastore_inter01Potremmo definire Ilaria Pastore una sorta di cantastorie. L’artista milanese ha da poco pubblicato il suo disco d’esordio, Nel mio disordine, una prospettiva tutta femminile sulla quotidianità, sullo scorrere del tempo, sulle diverse fasi della vita. L’album è nei negozi dall’8 aprile. I brani sono stati scritti, arrangiati e prodotti dalla stessa cantautrice milanese, in collaborazione con i musicisti Lucio Fasino, Antonio Fusco e il chitarrista e produttore Gipo Gurrado (con cui Ilaria firma anche la produzione artistica del disco). Losthighways coglie l’occasione per porle qualche domanda, per entrare nel suo mondo fatto di atmosfere sobrie, quasi sognanti.

Ci vuoi raccontare da dove arriva la tua passione per la musica e la voglia di farne un mestiere?
Ho sempre avuto una grande passione per la musica dal vivo quindi le parole “musica” e “mestiere” nella mia testa sono sempre andate di pari passo. Da sempre la scrittura è stato un mezzo di espressione fondamentale per me e cantare mi ha concesso emozioni uniche. Cosi da ascoltatrice di canzoni ho iniziato a crearle e negli anni ho fatto scelte di vita che mi permettessero di portare avanti questo grande amore, fino a farlo diventare qualcosa di concreto.

Nel mio disordine, il tuo disco d’esordio, arriva dopo una decina d’anni di live. Possiamo affermare che hai seguito un percorso inusuale rispetto alla norma. Come è nata questa esigenza di mettere tutto su disco?
Sono stati anni davvero intensi, pieni di esperienze e divertimento, di incontri speciali e ostacoli da superare. Salire e scendere dal palco ti fa scoprire tanto della vita e lo spettacolo live è diventato un punto fondamentale nel mio percorso umano e professionale. Ho proseguito negli anni cercando di migliorare ed accrescere il piacere di suonare e creare, stimolata anche dallo splendido interscambio con i musicisti che con me hanno intrapreso questa avventura. La voglia di concretizzare e le tante richieste del nostro pubblico hanno spinto tutti noi a fotografare il sapore creato in tante ore di prove e di live, producendo, insieme a Gipo Gurrado, un disco che descrivesse un po’ come siamo, senza attenerci a nessuna regola del commercio o della radiofonia, ma semplicemente esprimendoci con onestà, come fatto finora.

Ascoltare il tuo disco è come fare un viaggio tra ricordi, come leggere una sorta di diario. Da cosa prendi spunto per i tuoi testi?
Banalmente, ma anche necessariamente, dalle esperienze personali e di altri, dalle cose capite e dalle domande, dagli avvenimenti di tutti i giorni e da quelli speciali. Le canzoni arrivano improvvise oppure dopo mesi di “gestazione”, prendono vita e si fanno conoscere a volte prima che io stessa me ne accorga. Mi piace andare ad indagare nelle sensazioni e risolvere stati d’animo con ironia e introspezione cercando di fare di ogni canzone un piccolo mondo in cui stare fin quando ci va di farlo. I testi sono una parte fondamentale e li curo e li rileggo migliaia di volte, per capire se possono trasmettermi qualcosa, anche senza musica.

C’è un brano dell’album al quale se più legata e perché?
Mi viene spesso posta questa domanda e mi sto rendendo conto che il brano “preferito” cambia in base ai periodi che vivo. In questo momento Ora è quello che sento più vicino. Il tempo sta assumendo un significato molto particolare nella mia vita, l’attesa è un piacevole tragitto, non più un frangente difficile da sopportare.

ilariapastore_inter03Con Lucio Fasino e Antonio Fusco formate un trio ormai consolidato da diversi anni di collaborazione. Quali sono i punti di forza dei tuoi collaboratori, i motivi per cui hai deciso di suonare proprio con loro?
Antonio e Lucio sono due professionisti che provengono da estrazioni molto diverse e che hanno saputo creare una sezione ritmica molto particolare unendosi a questo progetto e quindi al mio modo di cantare, suonare e comporre. I loro punti di forza sono molteplici, primo su tutti l’enorme umanità e onestà che si riflette poi nel modo di suonare ed interagire. Sono bravi nel loro mestiere, hanno gusto e costanza nel fare le cose e mi hanno aiutata ad arrangiare in trio un repertorio particolare, cosa non semplice da fare. E’ stato inevitabile per me legarmi a loro e in certi casi lasciarmi anche guidare. Condividiamo molto ed oggi è stupendo ritrovarsi a festeggiare l’arrivo di questo disco che in pratica è una “foto di gruppo”!

Per farti conoscere hai partecipato a concorsi musicali e hai fatto la gavetta (a differenza di diversi tuoi colleghi che scelgono la strada dei cosiddetti reality/talent show o di internet), usando anche MySpace o il free-dowload. Pensi che siano utili questi mezzi per arrivare più facilmente al pubblico o che contribuiscano solo a generare un appiattimento dei prodotti, sacrificando la qualità?
Internet è ormai fondamentale per qualsiasi cosa. Io adoro navigare e proprio in rete trovo artisti straordinari che da sconosciuti diventano noti ed è chiaro (e triste) che senza questo canale non avrebbero potuto crearsi uno spazio tanto meritato. Questa è un’epoca dove la TV ha preso il sopravvento su qualsiasi altra attività di svago o di arricchimento culturale. La nostra radio oggi trasmette una percentuale minuscola di musica italiana e quella che viene trasmessa è per lo più proveniente dai talent show o legata ad artisti della nostra tradizione (a parte i casi di alcune radio che si impegnano per dare una svolta a tutto questo!). Ci si trova quindi ad avere poca scelta e si fa ben poca differenza tra ciò che è spettacolo e ciò che invece è musica. La televisione è sicuramente un “treno veloce” e non sempre va nella direzione opposta alla qualità, ma è innegabile che in questo momento spinga verso un appagamento momentaneo e non più verso l’accrescimento di talenti che durino nel tempo e questo significa creare enormi vuoti e un ricambio veloce e poco significativo.

Quali sono gli artisti a cui ti senti più legata e che hanno influenzato maggiormente il tuo modo di fare musica?
Tendenzialmente cerco di farmi influenzare emotivamente e non a livello stilistico. Non è semplice, ma penso sia importante provarci, per trovare un proprio modo di dire e fare le cose. Ho sempre avuto un ascolto “random”: passo dal rock alla musica tradizionale brasiliana, dalla musica italiana degli anni sessanta all’elettronica. Amo molto Björk, Ani di Franco, Gal Costa, Samuele Bersani, Niccolò Fabi, i The Police (la mia band preferita da sempre), i Metallica, Ivan Lins, Emiliana Torrini, Fiorella Mannoia e tanti altri.

ilariapastore_inter02C’è un brano che quando l’ascolti ti fa pensare “Come avrei voluto scriverlo io…”?
In questo momento mi viene in mente La canzone del tempo che passa di Gianmaria Testa.

Chiudiamo con la più classica delle domande. Quali sono i progetti futuri di Ilaria Pastore?
Progetti ce ne sono molti, ciò che conta è che abbiano un tragitto interessante, possibilmente contornato di palchi, italiani e non solo.

A volte – Preview

Ti potrebbe interessare...

epo_small

Il viaggio di Enea : intervista a Michele De Finis (EPO)

Tornano dopo ben tre anni dall’uscita dell’EP Serpenti. Il ritorno è sorprendentemente in lingua napoletana, …

Leave a Reply