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Energia e potenza con una femminilità elegante: intervista a Cecilia Bernardi (Diva Scarlet)

divascarlet_inter01Quattro ragazze, partendo da Bologna, stanno insegnando al mondo della musica italiana il loro rock, quello più puro. Chitarre che graffiano, batteria che picchia e la voce potente di Sarah sono un marchio di fabbrica che ormai le orecchie più attente riconoscono al primo ascolto. I testi delle Diva Scarlet sono curati, mai scontati e in questo album assumono particolare importanza, trattando anche temi sociali di particola rilevanza. Una band che sa generare una dimensione live che si rivela come un’unione tra l’energia elettrica e la femminilità. Per il loro secondo album, Non+Silenzio, hanno scelto la via dell’autoproduzione per non avere vincoli. LostHighways ha colto l’occasione per porre qualche domanda a Cecilia Bernardi, chitarrista della band.

Le Diva Scarlet sono ormai una realtà consolidata nel panorama musicale, ma come siete arrivate ad essere quello che siete oggi e da dove è nato il vostro nome?
Il nostro percorso è segnato dalla volontà, dalla costanza e dalla fortuna. Approdate in Mescal quasi per caso, senza averlo nemmeno cercato, ci siamo impegnate costantemente per migliorare la nostra tecnica e i nostri spettacoli e, grazie ai ragazzi della nostra agenzia (un tempo Mescal Live, oggi Estragon Booking) che hanno sempre creduto in noi, abbiamo potuto suonare in giro per l’Italia e migliorare ed eccoci qua! Diva Scarlet è il nome che abbiamo scelto per questa avventura: l’eleganza delle dive del cinema degli anni ’30 con la fortuna di Miss Scarlet del Cluedo (quella che parte sempre per prima).

Pochi aggettivi per raccontare la musica delle Diva Scarlet a chi ancora non la conosce.
Essenziale, potente, elegante. Sono abbastanza pochi?

Avete diviso il palco con diversi gruppi di spicco del cosiddetto circuito “indie” in Italia (Afterhours, Marlene Kuntz, Cristina Donà, Subsonica, Morgan, Massimo Volume). Cosa avete appreso da loro? C’è stato qualcuno che vi ha influenzato in modo particolare?
E’ stato un onore dividere il palco con artisti di questo calibro, da ognuno di loro abbiamo potuto imparare qualcosa. E’ stato sicuramente fondamentale poter vedere dei professionisti al lavoro così da vicino, con la giusta umiltà che ci ha permesso di crescere molto.

Ho avuto il piacere di vedervi live qualche anno fa (come supporto degli Afterhours) e mi aveva colpito la vostra energia sul palco. Come descriveresti un live delle Diva Scarlet?
Grazie per i complimenti. Il nostro live cerca sicuramente di trasmettere energia e potenza, ma vuole anche mostrare una femminilità elegante, non esibita e lontana dalla volgarità.

Avete avuto la possibilità di suonare anche all’estero. Ci puoi parlare di questa esperienza? Che differenze ci sono tra il pubblico straniero e quello italiano?
Suonare all’estero è stata un’esperienza molto importante per noi e anche gratificante: siamo andate in Olanda e abbiamo proposto il nostro repertorio esattamente come in Italia, senza tradurre i testi, e il pubblico ha molto apprezzato. Mi è sembrato che in Olanda ci fosse molto più interesse per la musica dal vivo e per la scoperta di nuovi gruppi, a differenza dell’Italia che conosce una crisi senza precedenti in cui la gente non si muove più per scoprire, ma solo per i gruppi che già conosce.

divascarlet_inter03Non+Silenzio arriva a quattro anni di distanza dal vostro album d’esordio, Apparenze. Raccontaci un po’ questa lunga “gestazione”.
Innanzitutto abbiamo portato in giro Apparenze per un anno e mezzo. Per realizzare l’album abbiamo impiegato praticamente un anno e altrettanto per trovare il modo di pubblicarlo… et voilà! Più avanti spiegherò nel dettaglio tutte le traversie che abbiamo dovuto affrontare!

Trovo che i testi delle Diva Scarlet siano curati, mai scontati. Inoltre, nell’album Non+Silenzio assumono particolare importanza, trattando anche temi sociali d’attualità (la violenza sulle donne nella title track, il rispetto per l’ambiente nel brano Souvenir). Da cosa partite per scriverli?
Partiamo sempre da piccoli spunti, da episodi della nostra vita. Ad esempio Non+Silenzio nasce da un’esperienza di volontariato che Sarah ha portato a termine presso La casa delle donne per non subire violenza, onlus di Bologna che offre un aiuto concreto alle vittime di soprusi domestici, mentre per scrivere Souvenir Sarah si è ispirata alla storia di una spiaggia sarda, famosa per il suo colore rosato, che sta scomparendo a causa del comportamento dei turisti che ne portano a casa un po’ per ricordo.

Per l’album Non+Silenzio vi siete avvalse della collaborazione di Giulio Favero (Il Teatro Degli Orrori, One Dimensional Man) e Moltheni, due artisti molto diversi tra loro. Che cosa hanno aggiunto alle Diva Scarlet?
Giulio ha aggiunto uno straordinario sound al nostro disco e quella vena rock che volevamo assolutamente nell’album; Moltheni ha lasciato la sua inconfondibile impronta in La giusta distanza, con quell’atmosfera particolare, e negli arrangiamenti di chitarra di qualche altro brano che però non posso rivelare!

Per il primo album vi siete affidate alla Mescal, scelta non confermata per la produzione del secondo disco. Ci vuoi provare a spiegare le ragioni che vi hanno portato a sciogliere questo sodalizio e a decidere di autoprodurvi?
Avevamo accordi precisi con Mescal riguardo il nostro secondo disco, che avrebbe dovuto rappresentare un sostanzioso passo in avanti rispetto ad Apparenze. Al momento di cominciare a concretizzare però Mescal ha invece ritenuto di dover rivedere al ribasso gli impegni e a quelle condizioni abbiamo deciso di cambiare etichetta. Siamo entrate nella scuderia di Red Led per la quale abbiamo realizzato Non+Silenzio. Ad un mese dalla prevista uscita Universal ha comprato V2 con cui Red Led aveva un contratto di esclusiva, e la situazione del disco è tornata ad essere indefinita. A quel punto abbiamo deciso di fare da sole: orma il disco era pronto da un anno e rischiava di invecchiare nelle nostre mani!

Fino a qualche anno fa si doveva fare una lunga gavetta, “sbattersi” un bel po’ e poi non era certo che si sarebbe “arrivati” mentre oggi basta partecipare ad un reality o ad un presunto talent show per vendere milioni di dischi. Non trovi che questa tendenza porti a prodotti tutti uguali in cui conta più l’apparenza della sostanza?
Sicuramente è così, ma in realtà la cosa più grave è che questi prodotti ottengono una grandissima visibilità sbarrando completamente la strada agli altri artisti. Quindi non solo queste produzioni invadono il mercato con prodotti senza anima, ma danneggiano il lavoro di quanti questa visibilità se la devono sudare.

divascarlet_inter02La rete come mezzo di distribuzione della musica. Cosa ne pensi?
E’ senza dubbio il futuro, uno dei pochi mezzi che hanno le produzioni indipendenti per competere con altre con più risorse.

Come ultima domanda ti faccio la più banale di tutte: quali sono i progetti delle Diva Scarlet?
Tra poco uscirà nelle radio il secondo singolo, Immagina di cui abbiamo anche realizzato il video in questi giorni. Poi torneremo all’estero, in Italia e in Lituania e poi sarà ora di pensare al terzo album!

Souvenir – Preview

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