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Nymphs & Weavers – Burning Saviours

Forse ibernati? Non c’è altra possibilità per dare spiegazione al suono dei Burning saviours. Più di trent’anni passati nel ghiaccio della Svezia dovrebbero segnare anche i corpi più tenaci, ma la band non accusa alcuna carenza. Certo che il mondo ora deve apparire a loro davvero strano. Per buona parte delle persone, i vinili sono ormai obsoleti e i concerti si trasmettono in streaming su internet rendendoli visibili davanti ad uno schermo. Un mondo assurdo agli occhi di capelloni svedesi che professano con fede la venerazione del suono graffiante degli anni ’70. La giovane band spiazza per l’autenticità vintage del suono, tra potenti riff di chitarra e basso e spettacolari incursioni flautistiche che facilmente rimandano ai grandissimi Jethro Tull. Citazioni o mere emulazioni che siano, il quintetto svedese appare immediatamente simpatico, anche solo per quel particolare cantato che porta con sè una cadenza e un timbro molto nordici, insoliti e curiosi.
Nymphs & Weavers si apre con una schitarrata tipicamente seventies che strizza l’occhio ai Black Sabbath e, perchè no, ai Deep Purple. L’atmosfera muta lievemente in Pondhillow’s Finest dove un organo entra in gioco aggiungendo un tocco speciale ad un pezzo molto orecchiabile e con un bridge in cui la chitarra e il basso si rincorrono velocemente su gradini dai bordi stondati e morbidi. In The Spellweaver il ritmo rallenta cercando di ricreare un clima più cupo, fino all’apertura sul finale, dove un assolo di chitarra apre gli spazi donando vero e proprio ossigeno. Fin dal primo istante di Woodnymph il flauto fa da padrone ad un pezzo che alterna ritmi serrati alla leggerezza di un canto e una melodia che porta la mente alla delicatezza che i Led Zeppelin sapevano raggiungere in alcuni loro unici brani. Dreaming of Pastries parte con l’acceleratore pigiato, continuando per tutto il brano, fino ad esplodere in un potente assolo dal carattere metal. Il magico suono dell’hammond torna a colpire con più efficacia in Signs: un pezzo con ritornello orecchiabile, una cascata di riff potentissimi che non può non piacere agli amanti del genere. I Burning saviours riescono anche a colpire con un pezzo tipicamente epic, dove un’orda di cavalieri sembrano brindare a suon di boccali di birra attorno ad un grande tavolo imbandito. Il folk, l’epic metal e i suoni degli anni ’70 si fondono assieme in questa insolita ma apprezzabile impresa.
Un album potente, adatto a chi ama constatare che qualche capellone di una volta ancora esiste, ma per chi nella musica cerca sempre qualcosa di nuovo, Nymphs & Weavers è un album assolutamente inutile.

Credits

Label: Transubstans Records – 2007

Line-up: Mikael Marjanen (voce e chitarra acustica) – Andreas Eriksson (chitarra) – Henry Pyykkö (chitarra) – Fredrik Evertsson (basso) – Martin Wijstrom (batteria)

Tracklist:

  1. Looking After The Phyre
  2. Pondhilllow´s Finest
  3. The Spellweaver
  4. Woodnymph
  5. Dreaming Of Pastries
  6. Signs
  7. Trinity
  8. Hillside Mansion
  9. Exposed To The Heat Of Solace

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