Home / Recensioni / Album / L’Evidenza – Diego Mancino

L’Evidenza – Diego Mancino

L’amore in ogni sua declinazione è la cifra di questo disco. Ne è l’origine, il motore. In qualche modo ne è lo scopo. È lo sfondo di ogni singolo brano. È il filo che inanella istanti e costruisce la storia. Per Diego Mancino, poi, l’amore è la vera rivoluzione per la sua capacità di dissolvere l’apparenza. L’Evidenza parla d’amore, sì, ma lo fa in modo molto maturo. L’attenzione è tutta rivolta alla parola e al suo significato. Si canta poesia fatta di cuore e tecnica letteraria: abbondante è l’uso di figure retoriche e metafore che si inseriscono all’interno di un preciso gioco narrativo. Ogni orpello invece decade dal punto di vista strumentale: la struttura musicale è molto semplice e affidata all’incontro di pianoforte, chitarra e batteria. Palese è il richiamo al cantautorato di una volta, non solo nella forma ma anche nel cantato. La voce di Mancino accompagna dolcemente l’ascoltatore alla comprensione del senso generale per la sua coerenza e consistenza. E fin da subito il messaggio è dato forte e chiaro. Tutte le distanze è il primo pezzo nonché il primo singolo che anticipa l’uscita del disco. Mette a confronto un uomo e una donna, diversi per natura, ma capaci di avvicinarsi se guidati dalla forza dell’amore: “davvero capisci la lingua che parlo. Sublimi sciocchezze. La rivoluzione sta arrivando”. In Le cose inutili, scritto a quattro mani con Max Zanotti (voce dei Deasonika), vince il senso di sicurezza che nasce da un solido rapporto. “Non mi voglio fermare” è ripetuto con ostentazione e convinzione a unire i dubbi e le sfide provenienti dall’esterno al conforto del nido domestico: “fuori l’aria è un bollore e noi chiusi qui sognandoci”. Più fresco l’attacco di L’evidenza sta crollando, brano che dà titolo al disco. Forse anacronistico rispetto al nostro tempo, con questo pezzo, Diego Mancino si sofferma sull’incendio amoroso, sui suoi effetti e sulla sua necessità: “nutrirsi di qualcosa. Sopravvivere a qualcosa. Bisogna credere in qualcosa per dannarsi l’anima per qualcosa”. Estraneo al contesto in cui si muove Mancino è L’amore è freddo, grazie all’arrangiamento de The Reverse (Dj Aladyn e Dj Myke). Un colpo di fucile apre il brano mostrando la faccia più dura dell’amore, quella delle delusioni e delle illusioni che si sprecano nei rapporti sbagliati. “Credevi davvero che uccidere un uomo facesse più bello il tuo vestito”. L’amore qui cambia sembianze: “l’amore è un cane che viene dall’inferno…È un lupo con gli occhi di ghiaccio…È un sasso”. Completamente differente è l’atmosfera di Una torta in cielo, dalla strofa leggermente cantilenata e ricca di scorci di fantasia bambina. Qui il sogno non è più una dimensione intima ma un’ulteriore esperienza di condivisione, e il concetto è nuovamente reiterato secondo le modalità che contraddistinguono il disco. Teneramente Mancino si domanda “chissà dove finiscono i sogni che ho sognato”. Una batteria prepotente caratterizza Sonnambulo determinando un’aria confusa e pesante, quella di un uomo che si sveglia in un luogo che non conosce, con accanto una donna di cui poco ricorda e cerca conferme in lei. È l’occasione per riflettere su come si è percepiti dall’esterno e su ciò che si mostra di sé. Al contrario, una blanda risata crea una situazione decisamente rilassata e sciolta in Satellite. Il brano si muove su due piani: da una parte quello astrale su cui si costruisce la strofa, dall’altro quello terreno dal quale sono tratte le immagini del ponte tra strofa e ritornello. “Essere speciale, cuore di formica, con un gesto solo mi fai decollare. Gesù da balera. Dio sperimentale”. Niente di meglio da fare è un invito all’ottimismo, al guardare le cose con un certo fatalismo ma senza perdersi d’animo: “non c’è niente di meglio da fare che cambiare strada e ridere forte, tanto la sorte non sente ragione”. L’efficacia della trama è data dall’uso di scene semplici e quotidiane, appartenenti alla vita di tutti. Così come in La prima volta, una marcetta che racconta fedelmente un incontro, non doverosamente il primo, ma quello in grado di lasciare traccia di sé. “La prima volta non è mai una sola”. Cantautore milanese, Diego Mancino è profondamente legato alla sua città, di cui ne analizza le contraddizioni in Milano è l’impossibile. È una dichiarazione d’amore e odio verso quella città grande, geograficamente e in termini di possibilità. Ma proprio nella sua grandezza genera un senso di straniamento e invisibilità, come se tutto si disperdesse distratto, come se concedesse tutto ma non permettesse di raggiungerlo. “Avere il mondo in tasca e non sentire niente, desiderare tutto e non amare niente”. A parte te torna a esplorare l’amore nella sua definizione più antica, quella dell’amor cortese, dove la donna è il fulcro di ogni desiderio e intenzione. “A parte te vedevo solo case vuote…desideravo cose idiote.” L’ultimo brano, Soli non si è mai, urla la fedeltà dell’artista alla musica e viceversa. A chiudere il disco, ancora un messaggio ottimista: tutto può succedere, ma laddove esiste una passione non può esserci né solitudine né tradimento. L’esaltazione è completamente rivolta al potere salvifico dell’arte in tutte le sue manifestazioni.
E ci si lascia salvare dall’arte quando è cosi spontaneamente rappresentata da un artista che, pur appartenendo alla scena alternativa, non si discosta poi così tanto da quegli autori che prima di lui hanno incorniciato la canzone italiana.

Credits

Label: Radio Fandango – 2008

Line-up: Diego Mancino (voce, pianoforte, chitarra elettrica, synth, cori) – Alessio Russo (batteria) – Filippo Sabatini (basso) – Tomas Pincigher (chitarra elettrica) – Sandro Mussida (pianoforte, piano elettrico, fender rhodes, organo hammond, arrangiamenti e direzione archi) – Roberto Dell ‘Era (chitarra eltrrica, basso semiacustico) –
Enrico Gabrielli (clarinetto, flauto, glockenspiel) – Nicola Baronti (pianoforte, piano elettrico) –
Emanuele Ranieri “lillo” (basso) Massimo Luca (chitarra acustica) – Cesare Malfatti (chitarra slide) –
Lorenzo Rovati (primo violino) – Gemma Longoni (secondo violino) – Fabio Morabito (viola) – Pietro Nappi (violoncello) – The Reverse ( dj myke svedonio dj aladyn) (turntablism, synth, acoustic percussion).

Tracklist:

  1. Tutte Le Distanze
  2. Le Cose Inutili
  3. L’evidenza Sta Crollando
  4. Satellite
  5. Niente Di Meglio Da Fare
  6. La Prima Volta
  7. L’amore E’ Freddo
  8. Milano E L’impossibile
  9. Una Torta In Cielo
  10. Sonnambulo
  11. A Parte Te
  12. Soli Non Si E’ Mai

Links:MySpace

Ti potrebbe interessare...

Daniele Sepe - The cat with the hat

The cat with the hat – Daniele Sepe

Quello tra Daniele Sepe e Gato Barbieri è un rapporto di vecchia data. Fonte di …

Leave a Reply