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La parola è un tramite: Diego Mancino @ Salumeria della Musica (MI) 31/03/08

Ancora una serata organizzata da Lifegate Radio secondo il modello del concerto – intervista. Ancora un’occasione per conoscere un artista non solo attraverso la sua musica, ma anche tramite il racconto di sé e del suo lavoro. È il turno di Diego Mancino, che per la prima volta su un palco presenta il suo nuovo disco L’Evidenza. Il pubblico è d’eccellenza: quello della Milano che suona e della Milano che ascolta con cura e che ha scelto di essere lì, in quel dato momento, a riempire ogni angolo della Salumeria della Musica.

Sono le 22.00 in punto quando Diego Mancino sale sul palco accompagnato dalla sua band e senza molti preamboli si siede al suo elegantissimo pianoforte a coda, situato alla destra del palco e, assecondando la batteria alle sue spalle esordisce con Tutte le distanze. Scalpita, senza tradire emozione. Si esprime, senza trattenersi in alcun modo. Senza sosta, continua con Milano è l’impossibile: intensa, vissuta, come se scorci della sua città gli passassero davanti agli occhi socchiusi. Poi si alza e si sposta al centro del palco, davanti all’asta del microfono per Sonnambulo, e il corpo dondola guidando la voce, guidato dalla potenza degli strumenti. La notte è breve in A parte te, così come il tempo misurato in istanti scanditi da un dito che lo stesso Mancino trattiene a mezz’aria. Musicista polistrumentale imbraccia la sua chitarra per intonare Una torta in cielo e non manca di interpretazione quasi teatrale ma ugualmente spontanea e naturale. Gli occhi si spalancano, le mani si estendono verso l’alto come a voler catturare e rendere terreni i sogni di cui indaga le sorti. E non ha limiti nel farlo. Non mi voglio fermare ripetuto all’infinito conclude Le cose inutili, lasciando sul palco e tra il pubblico un forte senso di libertà, come se non esistessero più distanze né tanto meno pareti a recintare lo spazio. The Reverse di Dj Aladyn e Dj Myke prendono parte allo spettacolo in L’amore è freddo, così come nel disco, animando ulteriormente la scena e conferendole sfumature completamente diverse dalle precedenti. Mancino conferma una grande fiducia nella parola e nel suo potere durante l’intervista che interrompe a più riprese il concerto, affermando che “è un tramite per comunicare e per trasmettere emozioni e individuando nella figura del poeta “l’unica persona in grado di poter salvare il mondo”. Il pianoforte torna ad essere protagonista assoluto per Soli non si è mai. Solo in un secondo momento e progressivamente si uniscono chitarra, basso e batteria a dar vita a un suono pieno e convincente. È lo stesso Mancino ad essere coinvolto, al punto di non temere l’errore tecnico e portare le mani alla bocca simulando un megafono con cui urlare all’esterno e debellare la solitudine. Una breve pausa separa dal pezzo che dà il titolo all’album precedente, Cose che cambiano tutto, cantato a gran voce dal pubblico presente e sempre più partecipe. Poi ancora pezzi nuovi scivolano con delicatezza dal palco ai tavolini sparsi davanti. E sono La prima volta e Niente di meglio interrotti dall’insolenza del pianoforte di La casa brucia e la ricerca di una pace relativa. Ancora non è tempo di spegnere le luci, nonostante il palco sia stato precocemente liberato. Ma è un attimo, ed eccoli nuovamente in posizione per l’ultimo brano, L’evidenza sta crollando, con un’ottimistica speranza dichiarata, non solo da un testo sereno ma anche dal sorriso che sembra dire tutto sul viso di Diego Mancino. E con quel sorriso a metà tra la soddisfazione e la compiacenza saluta il pubblico, nell’attesa di un nuovo palco e una nuova situazione in cui emozionarsi lasciando una parte di sé in chi si dispone all’ascolto.

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