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L’ascesa e la caduta di una stella attraverso immagini e musica: Velvet Goldmine – (T. Haynes, 1998)

“Le storie sono quel che resta degli imperi, come le antiche rovine. Tutto ciò che si è dimenticato rimane negli oscuri sogni del passato e minaccia costantemente di riemergere.” E a far riemergere queste storie ci ha pensato Todd Haynes, nel 1998, quando ha deciso di farci fare un tuffo negli anni ’70, nel pieno dell’epoca del Glam Rock, per raccontarci la storia di Brian Slade nel suo Velvet Goldmine.

“Anche se il film che state per vedere è un’invenzione andrebbe proiettato al massimo del volume”. Dopo questa premessa partono le note di Needle In The Camel’s Eye, interpretata da Brian Eno, e sullo schermo scorrono i volti di un gruppo di ragazzi e ragazze. Questa folla colorata ed eccentrica si ritrova sotto un palco ed entra in scena la star: Brian Slade (Jonathan Rhys-Meyer). E’ il delirio! Inizia il concerto, ma dopo poco un colpo di pistola uccide il cantante tra gli sguardi attoniti della platea. Parte un flashback tra le immagini che ci raccontano chi è Brian Slade, da dove arriva il suo successo, il fatto che abbia cambiato il modo di fare musica, che sia stata una meteora che ha sconvolto il perbenismo della Londra dei primi anni ’70. Alla fine si scopre che la storia dell’omicidio non era altro che un bluff e questo si rivela un vero colpo di grazia per la carriera di Slade.
Haynes ci fa fare un salto in avanti, un salto di quasi dieci anni. Siamo a New York, nel 1984, nella redazione di uno dei giornali più importanti. Ad Arthur Stuart (Christian Bale) viene chiesto di ripercorrere con la memoria quasi dieci anni, di tornare con la testa a Londra e scrivere un articolo su Slade perché lui se lo ricorda. Parte un viaggio, un viaggio che porterà Arthur a scavare nella vita di quello che era uno dei suoi miti, incontrando i volti che hanno scandito la sua ascesa al successo, leggendo articoli di giornale. Questo viaggio costringe Arthur a ricordare, a ripercorre un periodo della sua vita che ormai aveva sepolto nella memoria, a rivedere facce che ormai pensava facessero parte di un’altra storia, a riscoprire quell’Arthur che credeva di aver lasciato in Inghilterra molti anni prima.
Todd Haynes ci fa conoscere il primo produttore di Brian, che sulle note di 2HB (interpretata da Thom York) ci racconta il suo incontro con Slade e com’è nata la loro collaborazione artistica. Questi racconti ci portano ad un festival. Da un palco parte un urlo e veniamo travolti e sconvolti dalle note di TV Eye degli Stooges. E’ l’incontro chiave della vita di Slade, quello che lo segnerà, che lo porterà a fare determinate scelte, non tutte positive per lui: sul palco c’è Curt Wylde (Ewan McGregor). Le immagini che scorrono danno vita ad una delle scene, a mio parere, più intense del film: McGregor è semplicemente perfetto nella sua interpretazione ed è impossibile non rimanere incollati allo schermo, non rimanere incantati. Passa qualche anno e cambia lo scenario. Le note di Ballad of Maxwell Demon (Shudder To Think) e della ritmata e coinvolgente The Whole Shebang (Grant Lee Buffalo) scandiscono l’ascesa vertiginosa all’onore delle folle di Brian Slade e del suo look fatto di lustrini, paillette e capelli colorati. Ormai è una vera e propria icona del Glam Rock.
“Dal momento che Brian Slade entrò nelle nostre vite niente fu più come prima”. Ritorniamo al presente e al viaggio nella memoria di Arthur. Questa volta incontra Mandy Slade (Tony Collette), ex moglie di Brian. Ancora una volta, è la voce di Thom York con le note di Ladytron a fare da cornice al primo incontro tra Mandy e Brian. Mandy ci racconta di Brian, di Curt Wylde, di come questa amicizia cambiò totalmente Brian e di come finì tutto, fino ad arrivare al famigerato omicido-beffa. Haynes sceglie ancora una volta di accompagnare le immagini con note e voci importanti: Satellite Of Love (Lou Reed), Bitter Sweet (Thom York), 20th Century Boy dei T-Rex (interpretata dai Placebo e soprattutto da un divino Brian Molko) e Gimme Danger degli Stooges, che ci viene presentata da un biondissimo Ewan McGregor che nei panni di Curt Wylde è un clone quasi perfetto di Iggy Pop. E’ sconvolgente, quasi ipnotico.
Velvet Goldmine è un film che ti porta a viaggiare con la mente, a scoprire (o riscoprire) il mondo luccicante del rock dei primi anni ’70. Ci mostra che dietro un bel trucco non sempre si nasconde una bella donna, spesso è solo una maschera, che la realtà a volte sa anche essere molto amara, soprattutto la vita di una star. Nella storia di Slade e Wylde si può leggere un po’ del David Bowie e di Iggy Pop dell’epoca (guardatevi la scena dove Brian Slade canta Baby’s On Fire e sul palco sale Curt Wylde con la sua chitarra e ditemi se non vi ricorda qualcosa!). Velvet Goldmine è un film da vedere. Un film per chi all’epoca era troppo piccolo o ancora non era nato, un film per chi c’era e vuole rivivere un po’ di quelle emozioni. Il tutto è reso possibile dalle scelte di Haynes: interpreti calati alla perfezione nella parte, sguardi che esprimono anche quello che i dialoghi non sempre dicono e una colonna sonora d’eccezione, che ti accompagna in questo splendido viaggio nel tempo. Il finale non ve lo svelo, dovrete scoprirlo voi.
“Esprimi un desiderio e vedrai te stesso su un palcoscenico, messo a nudo con le ghirlande intrecciate nei capelli. Vedrai, è una piacevole sorpresa.”

Credits

Regia: Todd Haynes – Sceneggiatura: Todd Haynes, James Lyons – Casting: Susie Figgi – Scenografia: Christopher Hobbs – Costumi: Andy Powell – Trucco e Acconciature: Peter King – Direttore della Fotografia: Maryse Alberti – Suono: Peter Lindsay – Montaggio: James Lyons – Supervisore alla musica: Randall Poster – Colonna sonora: Carter Burwell – Co-prodotto da Olivia Stewart – Co-produttori esecutivi: Chris J. Ball, William Tyrer – Produttore esecutivo per Single Cell: Sandy Stern – Produttori esecutivi: Scott Meek, Michael Stipe – Prodotto da Christine Vachon – Scritto e diretto da Todd Haynes

Cast
Curt Wylde: Ewan McGregor – Brian Slade: Jonathan Rhys-Meyer – Mandy Slade: Tony Collette – Arthur Stuart: Christian Bale

Soundtrack

Label: London Recordings – 1998

Tracklist:

    1. Needle In The Camel’s Eye – Brian Eno
    2. Hot One – Shudder To Think
    3. 20th Century Boy – Placebo
    4. 2HB – The Venus In Furs
    5. T.V. – Wylde Ratttz
    6. Ballad of Maxwell Demon – Shudder To Think
    7. The Whole Shebang – Grant Lee Buffalo
    8. Ladytron – The Venus In Furs
    9. We Are The Boys – Pulp
    10. Virginia Plain – Roxy Music
    11. Personality Crisis – Teenage Fanclub with Donna Matthews
    12. Satellite Of Love – Lou Reed
    13. Diamond Meadows – T-Rex
    14. Bitter’s End – Paul Kimble and Andy Mackay
    15. Baby’s On Fire – The Venus In Furs
    16. Bitter-Sweet – The Venus In Furs
    17. Velvet Spacetime – Carter Burwell
    18. Tumbling Down – The Venus In Furs
    19. Make Me Smile (Come Up And See Me) – Steve Harley

Le Bands
The Venus In Furs
Thom Yorke (Radiohead) – Johnny Greenwood (Radiohead) – Andy Mackay (Roxy Music) – Bernard Butler (ex-Suede) – Clune David Gray – Paul Kimble (ex-Grant Lee Buffalo) – Jonathan Rhys Meyers (Brian Slade)

Wylde Ratttz
Thurston Moore (Sonic Youth) – Steve Shelley (Sonic Youth) – Mike Watt – Ron Asheton (ex-Stooges) – Mark Arm (ex-Mudhoney) – Jim Dunbar – Don Fleming – Ewan McGregor (Curt Wylde)

Brani nel film, ma non nella colonna sonora
Sebastian (The Venus In Furs) – My Unclean (Wylde Ratttz) – Dead Finks Don’t Talk (Brian Eno) – Gimme Danger (Wylde Ratttz) – People Rockin’ People (Nathan Larson) – Avenging Annie (Andy Pratt) – The Fat Lady of Limbourg (Brian Eno) – A Little of What You Fancy Does You Good (Lindsay Kemp) – Tutti Frutti (Callum Hamilton) – Do You Want To Touch Me (Gary Glitter Band of Gold – Fredda Payne) – Get In the Groove (The Mighty Hannibal) – Cosmic Dancer (T. Rex)

Trailer


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2 commenti

  1. Bellissimo focus su un film che ho visto e rivisto. La sovrapposizione di icone rock dell’epoca con quella soundtrack creata per l’occasione…è geniale!

  2. Il film è assolutamente magnifico. Per me, troppo giovane per essere fisicamente presente all’epoca dei fatti, ha rappresentato un affresco incredibile di quegli anni e, per quanto romanzato, mi ha aiutato a costruire una memoria storica che da sola non avrei potuto avre. Il cast è variegato e azzeccato come poche altre volte, Rhys Meyers è, a mio parere, in stato di grazia. E l’ammiccamento a Oscar Wilde rende tutto perfetto. Una pellicola che riscopro volentieri ogni volta.

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