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An End Has A Start – Editors

Dopo il successo del primo lavoro in studio (The Back Room, 2005), disco di platino e vessillo di un successo esplosivo in America che l’ha resa diretta antagonista degli Interpol, la band di Birmingham ha lanciato nel ventre del MERCATO l’album del “periodo cupo eppur maturo”: An End Has A Start.
Cupo perché la vita implica lo scontro ed il confronto con la morte, dunque eventi dolorosi e ricerca di motivazioni per sterzare diventano passi trasfigurati nel percorso artistico degli Editors.
Nell’epoca del canale MySpace, contradditorio/ingannevole e capillare come ogni strumento di diffusione di massa, gli Editors “hanno liberato” (per un periodo prolungato) ogni traccia e l’hanno resa accessibile a chiunque abbia avuto voglia di assaggiare prima dell’acquisto: un segnale di intelligente apertura alle provocazioni delle nuove strategie di promozione, un atto di manipolazione consapevole della rete. Internet può fagocitare ed alienare, ma anche essere un semplice strumento per favorire la conoscenza di prodotti in modo agile e diretto… non è una novità il discorso sull’indipendenza dell’utente!
Gli Editors sono un interessante caso di linea di confine tra la promozione tradizionale e quella in rete che abbatte ogni logica di limitazione spazio-temporale.
La produzione di An End Has A Start è firmata Jacknife Lee, dunque punti di riferimento quali Snow Patrol, U2 possono favorire un orientamento per chi ha bisogno di linee di definizione; magari il colore dell’album può riportare in mente un ripasso delle pagine scritte dai Joy Division, magari può riportare la memoria alle fluorescenze della new-wave… ma attenzione alle gabbie mentali! Il
background diventa gap per un fac-simile… gli Editors vantano quel quid, quel famoso valore aggiunto tangibile che ne rende il sound godibile e che si concretizza in una struttura testuale (in primis) riconoscibile, identificabile. E… basta l’attacco del primo pezzo a gettare luce sul manifesto concettuale/strumentale dell’intero album: Smokers Outside The Hospital Doors ha una struttura monumentale eppur densa di aperture delineate dai voli di chitarra e dalle evoluzioni coristiche… “Someone turn me around/Can I start this again?/Now someone turn us around/Can we start this again?”.
The Weight of The World
dilata i tempi e innesca una fruizione emotiva a cadenze struggenti.
Bones
è una sorta di centro di massa dell’album: l’alfa e l’omega del codice musicale targato Editors.
Spiders sparge sul piano infinito dell’immaginazione sfumature di grigio e disegni dal tratto schizzato e ispirato dalla malinconia di pezzi perduti… Hold out your hand/ Hold out your hand/Come back to me/ Come back to me”.
Well Worn Hand è un notturno, un sipario lentamente calante sulle mani che sfiorano il bianco e il nero di un piano mentre la voce di Tom Smith scandisce la fenomenologia del ricordo… “I don’t want to go out on my own anymore/I cant face the night like I used to before/I’m so sorry for the things that they’ve done/ I’m so sorry about what we’ve all become”.
An End Has A Start… perchè “senza musica la vita sarebbe un errore” (F. Nietzsche).

Credits

Label: Kitchenware – 2007

Line-up: Tom Smith (Voce, Chitarra) – Chris Urbanowicz (Chitarra) – Ed Lay (Batteria) – Russel Leetch (Basso)

Tracklist:

  1. Smokers Outside The Hospital Doors
  2. An End Has A Start
  3. The Weight of The World
  4. Bones
  5. When Anger Shows
  6. The Racing Rats
  7. Push Your Head Towards The Air
  8. Escape The Nest
  9. Spiders
  10. Well Word Hand

Links:Sito Ufficiale,MySpace

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Un solo commento

  1. Ora questa è al posto giusto! Grande recensione della migliore realtà musicale odierna!

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