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Love finds an altar for forbidden fires: intervista a Giuliano Dottori.

I primi vagiti dell’anno 2007 hanno accompagnato Lucida, album di debutto di Giuliano Dottori. Dieci canzoni dall’intimità, semplici eppur ac-curate nelle soluzioni metriche, delicate perché so-stenute da arrangiamenti sapienti, sentiti, ri-cercati. Dieci canzoni a scandire il tempo surreale nelle profondità del cuore. Dentro. Poi fuori, moltiplicando sensi e interpretazioni. Dall’autore a chi le ascolta per potersi ri-trovare. Potere della musica, dell’arte: dalla sponda del singolare alle tempeste del plurale, da una voce a infiniti battiti. Dopo l’accoglienza favorevole della critica e svariate date in giro da nord a sud dell’Italia, Giuliano Dottori ci racconta qualche frammento dei suoi pensieri… (Foto 1-2 by David Bez, foto 3 by Andrea Rainoldi)

Sono passati diversi mesi da quando Lucida ha cominciato a viaggiare fuori da te. Come sta, adesso?
In questi ultimi mesi sono emersi difetti che alla fine del 2006, quando ho chiuso il disco, ovviamente non avevo ravvisato. Credo di aver sbagliato tracklist, oltre ad una serie di piccoli dettagli di mix. Ma questo è normale. Al di là di queste pippe continuo a considerare Lucida un bel disco, molto denso e molto stratificato. È un disco che, nel suo piccolo, è destinato a durare. Ne è testimonianza l’attenzione che continua a meritarsi, nonostante io non sia certo bravo a ideare trovate pubblicitarie e nonostante la mia etichetta sia – anche se non ufficialmente – morta da sei mesi. In questo senso Lucida non sta bene per niente: è notizia di pochi giorni fa che è finito fuori catalogo Audioglobe, dato che Ilrenonsidiverte non esiste più. Dunque se qualcuno lo volesse comprare lo potrebbe fare solo scrivendomi. Peccato.

Lucida ti racconta. Non mi riferisco, banalmente ad un’autobiografia sentimentale (sarebbe riduttivo). Racconta te come musicista. I testi ti rivelano sapiente nell’orchestrare le parole, incastrandole in modo originale ma senza esasperare fino a destrutturare (Rancori e segreti, Endorfina…); gli arrangiamenti, curati da te, evocano “mani” che accarezzano, rispettano gli strumenti e non freddezza delle soluzioni facili che molti scelgono, penso in particolar modo a Ogni giorno, Nel cuore del vulcano e Milano e io.
Era una mia urgenza “dimostrare” di sapere fare un bel disco. Un disco forte in ogni aspetto. Quando si esordisce a trent’anni dopo un decennio passato in vari progetti, credo sia normale avere quest’urgenza. Sui testi ho lavorato per sottrazione, ho ricercato la sintesi massima, perché se scrivi testi lunghi o sei Bob Dylan oppure risulti noioso. Sulla musica al contrario ho lavorato per addizione di strati sonori. In Ogni giorno o in Rancori e segreti o in Lucida avevo voglia di mischiare la scrittura classica con strutture rock: quindi grande cura delle parti e sommo rispetto dell’armonia. Il mio obiettivo per il futuro a breve termine è riuscire a fare qualcosa di simile all’ultimo di Morgan, che è semplicemente meraviglia allo stato puro.

A proposito dei testi, quale “senti” più compiuto e riuscito rispetto alle tue intenzioni di partenza?
Io… trovo che Lucida e Alibi siano testi che striscino mirando dritto, da centro a centro

Lucida
è sicuramente il mio testo migliore. Alibi ha forza argomentativa, ma c’è meno poesia. Credo che anche Nel cuore del vulcano sia un buon testo, molto lineare e diretto e per questo molto efficace.

Quale tra le tue canzoni potrebbe avere una traduzione visiva? Quale riesci a “vedere”?
Come sai non ho realizzato alcun video per questo disco. Mi piacerebbe realizzare un grande progetto di videoarte su Milano e io… del tipo farne dieci versioni diverse e parlare di questa città sempre più ignorante e sempre più priva di identità. Non ho avuto ancora il tempo per pensarci bene. Comunque su Alibi un video-citazione di Eternal Sunshine of the Spotless Mind sarebbe stato perfetto!

Lucida è una finestra socchiusa sull’amore, anzi sul modo di sentirlo, di viverlo come sentimento che non ammette soluzioni estreme, nel bene e nel male. Permane, in forme diverse nonostante tutto… in chiaroscuro.
Non so, qui andiamo in un campo minato. Non amo parlare dei temi delle mie canzoni. Leggevo stamattina una recensione di Lucida su Tribe in cui si criticava il mio parlare troppo d’amore. Pensa che tutto il disco si può anche leggere da tutt’altro punto di vista. Ovviamente non ti dirò quale.

Come nascono le tue canzoni? Secondo quali linee emergono da te?
Nascono nei momenti più disparati… un verso mentre sto cucinando, una parola mentre sto guidando, un giro di accordi mentre cazzeggio con la chitarra davanti a Studio Sport (l’unica cosa che guardo in televisione oltre alle partite del Milan). Poi comincia la fase di assemblamento di questi appunti, fase che dura qualche giorno o qualche anno. Insomma non ci sono regole. Cerco di tenermi libero di testa. Ti confesso che ultimamente comincio ad aver voglia di lavorare insieme ad altri musicisti alle idee che mi vengono. Ritornare ad un approccio da band. Forse anche perché ora sto scrivendo cose più rock, più suonate. Chissà. Vedremo.

Raccontami la musica che ti ha formato e ti ha portato poi a seguire strade personali, “autonome”.
Io sono sempre stato un po’ schizofrenico musicalmente. Mi sono diplomato in Conservatorio e ho fatto studi musicali anche all’Università, però mi sono formato musicalmente soprattutto con il rock e il blues degli anni Sessanta-Settanta… passavo interi pomeriggi a improvvisare sui dischi di Jimi Hendrix, di BB King, dei Led Zeppelin, di Aretha, di Otis, di Lightnin Hopkins, degli Stones, dei Pink Floyd. Poi sono venuti gli U2, i Pearl Jam, i Nirvana, la roba dei miei tempi e della mia giovinezza. Infine, con la “quasi-maturità”, Beck, i Radiohead, i Supergrass, Neil Young, Elliott Smith, Nick Drake. A questi aggiungerei un po’ di musica colta, che senz’altro mi ha segnato: la Scuola napoletana del primo Settecento, la musica tardomedioevale, Shostakovich, Stravinski, Steve Reich, Fabio Vacchi, Bach, Cage. Meglio non pensare a quanta musica meravigliosa è stata scritta!

Giuliano come si percepisce? Cosa pensa della sua dimensione creativa… e della sua intensa voce?
Sono sempre stato un po’ complessato sulla mia voce, nascendo chitarrista. Ora la accetto, ma sono consapevole che devo ancora trovare la mia dimensione più autentica. In generale mi percepisco come un musicista di talento, e al tempo stesso un musicista piuttosto colto. Insomma ho una buona opinione di me, ma l’aver studiato mi ha insegnato a mantenere sempre un atteggiamento umile e di profondo rispetto. Mi manca qualche guizzo di follia, questo credo sia il mio difetto più grande.

Sei un musicista a largo raggio, il tuo universo artistico è alimentato da tante collaborazioni: dagli Atleticodefina agli Amor Fou…
Come ti dicevo, nasco come chitarrista ed è dunque naturale legarmi anche ad altre band in questa veste. Veste che per altro mi diverte molto di più di quella cantautoriale, data la minore esposizione e la minore responsabilità. Aggiungo che data la situazione discografica avere più di un progetto è ormai una necessità. Ma – almeno per ora – non faccio di necessità virtù, dato che non riuscirei mai a fare solo il cantautore. Ho bisogno di avere le giornate piene di cose da fare, sennò mi deprimo subito. E poi ci sono tantissime cose da fare con la musica e mi interessano quasi tutte. Non ho voglia di ripiegarmi su me stesso.

E… cosa mediti? Quali strade seguirà ancora la tua musica?
Mi piacerebbe moltissimo cominciare a curare qualche produzione. Direi che questa cosa va in cima alla lista. E spero di cominciare presto. Tra pochi mesi avrò sistemato il mio seminterrato milanese che diventerà a tutti gli effetti un ministudio di registrazione. Quella sarà la base operativa, al resto dovrò pensare io.

Grazie, per la “musica”.

 

* Love finds an altar for forbidden fires – Eternal Sunshine of the Spotless Mind: Eloisa to Abelard (A. Pope)

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5 commenti

  1. Se la matassa ha un bandolo non necessariamente è utile ri-trovarlo: meglio addentrarsi fra lo sgomento del filo quando, attorcigliato, produce calore, emana sfumature.
    Grazie, Amalia, per la cura, l’attenzione. Grazie, Giuliano, per l’onestà.

  2. Giuliano è un tesoro che non vogliamo perdere! In Lost LastFm c’è la sua “alibi” in free download che è tra Nick Drake e Elliot Smith che brividi!

  3. grande Giuliano… noi speriamo invece di sentirne parlare in giro ancora a lungo di te:)… un disco davvero importante… Amalia, grazie della sensibilità… al solito:)…

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