Home / Recensioni / EP/Self Released / Tramedannata – Pennelli di Vermeer

Tramedannata – Pennelli di Vermeer

C’era, tanto tempo fa, una città che sfornava idee, teatro di una delle scene più vive e sperimentali del rock italiano, nonostante il forte legame con la propria tradizione musicale classica: Napoli, la città dei vicoli e della pizza, dei luoghi comuni e delle contraddizioni fu anche e soprattutto un polo di riferimento per il rock progressivo, una quarantina di anni addietro.
Formazioni storiche come Il Balletto di Bronzo, i Napoli Centrale, il primissimo Alan Sorrenti e soprattutto gli Osanna trovarono negli eterni contrasti della terra del mandolino il terreno fertile per i loro rivoluzionari esperimenti musicali. E ancora, fu tra queste strade strette da cui si innalzavano i miasmi della spazzatura mescolati ai profumi del mare che si tenne il Be In Festival, lo storico happening della musica rock progressiva che all’inizio dei ’70 caratterizzò il panorama musicale cittadino. Col passare degli anni, con il cambiare dei gusti e l’imbastardimento degli stili tutto è andato a scemare e a scomparire finché il prog non è rimasto che un nome relegato all’ambiente degli addetti ai lavori e di pochi appassionati.
Ora, improvvisamente, ecco comparire sulla piazza un gruppo che sembra aver raccolto il testimone di quella generazione artistica coraggiosa e dimenticata, i Pennelli di Vermeer che si collocano proprio lì, in quella nicchia lasciata vuota negli anni, in quello spazio dove sono nate, cresciute e morte le idee creative che andarono fin da allora in controtendenza rispetto alla richiesta di un prodotto facilmente assimilabile. Nonostante ciò che vanno dichiarando, il loro è un sound marcatamente progressivo. Un vanto, più che una discriminante.
Il loro rock è carico, saturo delle atmosfere barocche e altamente “stilose” di quella che fu definita, superficialmente, musica per chi fa musica.
L’EP Tramedannata propone una struttura armonica dei pezzi… completa, complessa e di classe, una struttura della frase musicale difficilmente riscontrabile nella musica attuale. La band cura la musica come una madre culla un figlio, con un’attenzione ai testi in cui si nota quell’ironia che mancava da troppo tempo. Ne è un esempio la prima traccia, Sulla mia scrivania: un’ode agli ossessivi compulsavi, una giustificazione e un invito all’ansia.
In Aldiladellaldilà le tastiere di Raffaele Polimena creano un tappeto armonico in bilico tra atmosfere inglesi e nostrane e lascia intravedere gli studi classici di cui non ci si stupisce, visto il suo tocco nelle loro esibizioni live. Esibizioni fortemente caratterizzate dall’estro del bravissimo cantante Pasquale Sorrentino, che proprio in Aldiladellaldilà si concede a vocalizzi incalzanti e trascinanti. La pipa operaia è il brano in cui si notano maggiormente le lezioni dei grandi, pur apprezzandone il lavoro di svecchiamento apportato ad un genere troppo bistrattato.
Il coraggio di questi giovani maestri del rock è tale da portarli a confrontarsi, per gioco o per dovere di mercato, con Princesa (un pezzo dei più forti del nostro Faber nazionale) e a cambiarlo radicalmente. Un’operazione che può spiazzare ma che poi lascia felicemente soddisfatti, fosse solo per il già citato coraggio.
Possiamo davvero trovare tanto in questa formazione, da scale arabe ad ‘a soli’ distorti del chitarrista Pasquale Palomba, dai cambi di tempo alle linee di basso di Giovanni Santoro, ora semplici e incisive, ora complesse e articolate che la batteria di Marco Sorrentino completa con grinta.
Un lavoro perfetto, sonoro, d’impatto e in cui si notano solo due difetti: l’eccessivo tecnicismo, croce e delizia del prog, che spesso porta la band a creare passaggi fin troppo complessi o a volte chiaramente riconoscibili, (La pipa operaia ricorda le prime cose della PFM e il fantasma dei Genesis aleggia su quasi tutte le tracce). L’altro è l’istrionismo talvolta esasperato del cantato che in alcuni casi risulta troppo marcato.
I Pennelli di Vermeer sono, al di là di tutto, una realtà decisamente attuale, il che è strano se si pensa alla loro musica.
Una realtà di cui si sentiva la mancanza. I loro angoli vivi saranno smussati, ne siamo sicuri, con i lavori successivi… che, sinceramente, aspetto con impazienza. La stessa impazienza con cui aspettavo una band come i Pennelli di Vermeer.

Credits

Label: EW Records – 2007

Line-up: Pasquale Sorrentino (voce e chitarra acustica) – Giovanni Santoro (basso) – Raffaele Polimeno (tastiere) – Pasquale Palomba (chitarra elettrica) – Marco Sorrentino (voce e batteria)

Tracklist:

  1. Sulla mia scrivani
  2. Onde
  3. La pipa operaia
  4. Aldiladellaldilà
  5. Princesa
  6. Videotrack) La pipa operaia

Links:Sito Ufficiale,MySpace

Ti potrebbe interessare...

Ex-Re-Album-Packshot-SMALL

S/T – Ex:Re

Flusso di coscienza del naturale processo di autoeliminazione. Come elaborare un lutto, processare la fine …

Leave a Reply