Canzoni in Solo è il punto in cui Mirco Passione Mariani torna a chiamarsi per intero, intrecciando il proprio presente creativo con una storia fatta di incontri decisivi — da Rava a Capossela, da Ribot a Bollani, fino alla follia luminosa degli eXtraLiscio. Un disco registrato senza filtri, nato tra Bologna e la campagna, dove improvvisazione, quotidianità e memoria diventano materia viva. LostHighways.it ha avuto il piacere di approfondire con l’artista questo nuovo capitolo, che profuma di radici, libertà e future esplorazioni sonore.
Canzoni in Solo segna il momento in cui hai scelto di presentarti come Mirco Passione Mariani. Quanto è stato un gesto artistico e quanto un ritorno alle radici familiari? Che cosa cambia nel tuo modo di raccontarti?
Dopo “Musica per sconosciuti” mi è venuto in mente di fare un disco di canzoni per depositare quello che avevo in testa, un disco senza troppe sovrastrutture, avevo bisogno di nuove fondamenta per far crescere la mia nuova musica futura e per questo ho deciso di usare il soprannome di mio nonno che ho gridato: Passione. Una parola che si lega benissimo a ciò che faro’ da qui in avanti, musica che non ammicca a nessuna moda ma che ha la presunzione di cercare strade nuove.
Hai registrato queste trenta tracce in presa diretta, senza editing né correzioni. Che cosa succede dentro di te quando decidi di lasciare la musica così com’è, nuda, senza protezioni? È più un atto di coraggio o di fiducia?
Il coraggio e il rischio in musica si traducono spesso in improvvisazione ed è la cosa che oggi mi appartiene di più, lo stimolo più grande è proprio quello di far convivere l’improvvisazione con la canzone che è una forma musicale chiusa, con una forma ben definita. Molte canzoni di questo disco sono nate copio così, da una improvvisazione, poi registrate e spesso lasciate con testi inventati. Proprio per questo motivo non vedevo la necessità di passare a fasi di correzioni, sorvaincisioni infinite e soprattutto di missaggio e masterizzazione. Non è un ritorno alle origini della Musica ma è un liberare l’istinto selvaggio che spesso ben descrive chi siamo.
Il Labotron di Bologna e l’UgoBar degli Ensini sono quasi personaggi del disco. Quanto hanno inciso gli odori, le voci, la vita quotidiana sul modo in cui queste canzoni sono nate?
Il Labotron di Bologna ha fatto nascere le prime note di Canzoni in solo, i primi dialoghi con i miei amici musicisti e l’idea del progetto: registrare canzoni brevi, tutti i generi e nessuno, tutte le lingue esistenti e inventate; poi però ai primi di gennaio ho sentito la necessità di chiudermi all’Ugobar in campagna, un po’ isolato con mia figlia Viola, che seguiva passo passo le registrazioni e mi accudiva. Proprio li, col camino acceso, profumo di cibo e amici che passavano, è nata una piccola magia: scrivere e registrare canzoni in un solo istante. 60 registrate e 30 finite nel disco: un album di fotografie, dove ci sono varie stagioni, epoche, diversi innamoramenti, colori e luci e atmosfere istantanee e irripetibili.
Nel tuo percorso hai attraversato mondi diversissimi — da Rava a Capossela, da Ribot a Bollani, fino agli eXtraLiscio. In che modo questo bagaglio ha influenzato la libertà sonora di Canzoni in Solo?
Ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa di importante, Rava l’improvvisazione e l’errore inteso come opportunità, suonare con Bollani è come stare dentro un bellissimo circo, dove giochi al gioco della musica, Vinicio è la mia collaborazione più lunga, è la concentrazione e la dedizione nell’inseguire la propria passione. Marc Ribot è uno dei primi sogni che si avvera, con una musicassetta spedita a New York con la posta per poi trovarsi in studio e in turno con lui nel lontano 1996.
Extraliscio è la mia avventura più pazza, più punk proprio perché in qualche maniera normalissima, ma senza rete. Proprio l’eccesso di questa esperienza mi ha portato a quello che sono oggi e a comprendere cosa oggi voglio dalla musica.
Cerchi nell’Acqua è un omaggio delicato e potente a Paolo Benvegnù. Cosa ti legava a quel brano e cosa hai cercato di restituire reinterpretandolo dopo la sua scomparsa?
Con Paolo eravamo amici e dalla sua scomparsa mi porto dietro il pensiero di una collaborazione tanto desiderata e mai avvenuta. Per fortuna che con “Saluti da Saturno” registrammo una canzone insieme. Cerchi nell’acqua è semplicemente una delle più belle canzoni della musica italiana che ribadisce in maniera prepotente il livello artistico elevato e raro di Paolo.
Nel disco parli di “arrampicate musicali in solitaria” e di un viaggio intergalattico su un trattore. È un’immagine bellissima. Che cosa rappresenta davvero questo viaggio? Una fuga, un ritorno, o un modo per restare vivi?
Il trattore per certi versi in questi due anni è stato un po’ come il mio migliore amico. Mi ha saputo ascoltare, in sella al trattore ho fischiettato e cantato e registrato sul telefonino tante melodie e il suo suono è stato un accompagnamento fondamentale. Una fuga dalla musica delle radio italiane che mi ha nauseato, un ritorno alla mia passione per la musica rumoristica, il trattore quando acceleri o rallenti è molto simile al suono dell’intona rumori di Luigi Russolo. Ma la cosa più importante che non pensavo possibile è scoprire che potevo vivere fuori dal mondo della musica. Ho passato un vita intera a ricercare suoni e strumenti dimenticati e mai sentiti, e trovarmi a parlare con i miei vicini di erba da tagliare, orto e attrezzi per la campagna è stato qualcosa di potente, mi sono allontanato ma allo stesso tempo mi sta fiondando dentro a una musica ancora da esplorare. E’ per questo che come ti dicevo questo disco andava depositato, serviva una base su cui fondare la mia pazza musica che verrà.
L’immagine del trattore mi ha fatto pensare a Una Storia Vera di David Lynch. Secondo te, Canzoni in Solo potrebbe essere la colonna sonora di un film del passato? Quale ti viene in mente subito, d’istinto?”
Penso che il legame con “Una storia vera” che tu hai citato sia forte, non sei il solo a pensarlo, proprio Vinicio quando è venuto al Labotron ad ascoltare il disco appena finito di registrare, qualche giorno dopo mi ha mandato un messaggio dicendo che il disco gli aveva fatto venie voglia di riguardare questo film. Anche se non ci avevo mai pensato, ti confesso che il mio suono del trattore e queste canzoni in cerca di qualcosa, si sposerebbero benissimo con il viso del protagonista in sella al tagliaerbe che va alla ricerca di qualcosa … di suo fratello.
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